{"id":50862,"date":"2013-04-11T20:15:57","date_gmt":"2013-04-11T18:15:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=50862"},"modified":"2016-12-04T04:07:48","modified_gmt":"2016-12-04T03:07:48","slug":"musica-e-umanita-di-nobuyuki-tsujii-con-valery-gergiev","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/musica-e-umanita-di-nobuyuki-tsujii-con-valery-gergiev\/","title":{"rendered":"Musica e umanit\u00e0 di Nobuyuki Tsujii con Valery Gergiev"},"content":{"rendered":"<p align=\"JUSTIFY\"><em>Torino, Auditorium \u201cGiovanni Agnelli\u201d, I Concerti del Lingotto 2012-2013\u00a0 <\/em><br \/>\n<strong>Orchestra Sinfonica del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo <\/strong><br \/>\nDirettore <strong>Valery Gergiev <\/strong><br \/>\nPianoforte <strong>Nobuyuki Tsujii\u00a0\u00a0<\/strong><br \/>\n<em>Giuseppe Verdi <\/em>: Ouverture da <em>La forza del destino<br \/>\nP\u00ebtr Il\u2019i\u010d \u010cajkovskij <\/em>: Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in si bemolle minore op. 23<br \/>\n<em>Dmitrij \u0160ostakovi\u010d <\/em>: Sinfonia n. 5 in re minore op. 47<br \/>\n<em>Torino, 8 aprile 2013<br \/>\n<\/em><br \/>\n<strong>Un giovane pianista giapponese capace di affrontare i grandi concerti del repertorio romantico \u00e8 un fenomeno artistico al quale il pubblico \u00e8 abituato da molti anni,<\/strong> che suscita sempre ammirazione e simpatia. Quando per\u00f2 si ascolta un <strong>pianista giapponese venticinquenne, non vedente dalla nascita, suonare il concerto n. 1 di \u010cajkovskij con straordinaria abilit\u00e0 tecnica,<\/strong> con impeccabile controllo della tastiera, con inflessibili concentrazione e intensit\u00e0 esecutiva, e in pi\u00f9 con totale umilt\u00e0 e semplicit\u00e0, allora all\u2019ammirazione si aggiungono stupore, commozione, riflessione sul potentissimo valore dell\u2019arte e sulla sua forza compensativa, almeno nella vita di uomini non comuni. Di fronte alla minuta, mobilissima persona di <strong>Nobuyuki Tsujii<\/strong>, alla sua esplicita felicit\u00e0 nel cimentarsi con un testo musicale tanto bello quanto impervio, ognuno di noi non \u00e8 pi\u00f9 nella veste di pubblico davanti a un esecutore, non \u00e8 pi\u00f9 spettatore davanti all\u2019artista e al professionista dello strumento, ma diventa testimone della vera <em>humanitas<\/em>, di quei caratteri perenni che troppo spesso l\u2019uomo dimentica, e che invece l\u2019arte e la tenacia degli artisti straordinari obbligano a riconsiderare, come per la prima volta. L\u2019esito di chi si impegna in un tale sforzo sconvolge anche chi assiste; il miracolo \u00e8 avvenuto, lo si pu\u00f2 commentare, ma guai a interrogarsi sul perch\u00e9 sia avvenuto. Vi sono manifestazioni dell\u2019arte, le cui motivazioni restano misteriose: impongono il rispetto, con il silenzio, con le lacrime agli occhi; soprattutto il critico, talvolta, non deve fare altro che tacere.<br \/>\n<strong>Il concerto n. 1 per pianoforte e orchestra di \u010cajkovskij non apriva la serata<\/strong> all\u2019Auditorium \u201cGiovanni Agnelli\u201d del Lingotto di Torino con l\u2019Orchestra del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, ma ne era certamente il momento pi\u00f9 atteso, grazie alla presenza di Tsujii; ed \u00e8 giusto renderne subito conto, come conviene a una circostanza eccezionale. Il pianista entra accompagnato dal direttore, prende posto allo strumento e attacca con molta naturalezza, sgranando note, gruppetti, arpeggi e agilit\u00e0 senza alcuna esitazione; anzi, pi\u00f9 il passaggio \u00e8 irto di difficolt\u00e0 (come nella lunghissima cadenza del I movimento, <em>Allegro non troppo e molto maestoso<\/em>, o al centro del III movimento, <em>Allegro con fuoco<\/em>), pi\u00f9 Tsujii accentua la capacit\u00e0 di legare frasi e periodi, per conferire alla musica sempre pi\u00f9 fluidit\u00e0, in un crescendo d\u2019intensit\u00e0 e di ritmo. Il carattere emozionante dell\u2019esecuzione non \u00e8 racchiuso nell\u2019espressione dei sentimenti, ma nella forza del suono, nella vitalit\u00e0 di ogni singola nota, in particolare di quelle acute, lame d\u2019acciaio in un cielo luminoso e terso. L\u2019<em>Andantino semplice<\/em> che costituisce il II movimento scorre rapido e pacato come una parentesi di lirica pace in mezzo a duplice, fragorosa burrasca. Nel movimento finale l\u2019accompagnamento di Gergiev assume infatti tratti espressionistici, soprattutto nel vortice dei fiati (oboe, flauto, clarinetto) in dialogo continuo con il pianoforte. La conclusione liberatoria e trionfale \u00e8 salutata dal pubblico con martellanti applausi, rivolti soprattutto al pianista; e Tsujii ringrazia, inchinandosi su ogni lato del palcoscenico, con la semplicit\u00e0 e la naturalezza dei magnanimi.<strong> Gratificato dall\u2019entusiasmo crescente, il pianista torna allo strumento e attacca la parafrasi di Liszt del quartetto \u00abBella figlia dell\u2019amore\u00bb, dal <\/strong><strong><em>Rigoletto<\/em><\/strong><strong>:<\/strong> la suona con grazia, e con l\u2019usuale resa capillare di tutte le difficolt\u00e0 tecniche. Ma il <em>bis<\/em> \u00e8 soprattutto un omaggio al pubblico italiano, e all\u2019amore per il melodramma verdiano in un anno speciale: altro gesto indimenticabile di generosit\u00e0 e di sincerit\u00e0 di Nobuyuki Tsujii.<br \/>\nCon l\u2019operista di Busseto il concerto si era aperto, perch\u00e9 Gergiev aveva diretto<strong> la sinfonia dalla <\/strong><strong><em>Forza del destino<\/em><\/strong>, puntando soprattutto sulle pause (lunghissime) tra una sezione e le altre nella prima parte, e poi sull\u2019evidenza dei fiati e dei pizzicati dell\u2019arpa. Nel finale, mentre gli archi legano le frasi in strette ballettistiche, anche i corni disegnano in sottofondo striature morbide e sinuose, che ammiccano gi\u00e0 al \u010cajkovskij seguente: giusto fragore e languore <em>\u00e0 la russe<\/em>, molto personale. Un Verdi <em>sui generis<\/em>, ma godibilissimo, specie in quel momento bisognoso di piglio e di originalit\u00e0 come la pagina iniziale di un concerto. Stupisce, dunque, il confronto tra questo eseguito a Torino e il Verdi del <em>Macbeth<\/em>, che Gergiev sta dirigendo alla Scala, ma in maniera inspiegabilmente scialba, senza alcun vigore (e forse anche senza troppa passione).<br \/>\nIl programma torinese \u00e8 invece di per s\u00e9 appassionante, nella sua struttura tradizionalmente \u201ccronologica\u201d: del 1869 \u00e8 l\u2019<em>ouverture<\/em> verdiana, del 1874 il concerto solistico. E dopo l\u2019intervallo il direttore rientra per guidare la \u201csua\u201d Orchestra di San Pietroburgo nella Sinfonia n. 5 di \u0160ostakovi\u010d, ossia in un grande classico del sinfonismo russo del Novecento, tutto sospeso tra apparente esaltazione della politica stalinista e abile canzonatura dello stesso regime (\u00e8 del 1937, ed \u00e8 accompagnata in partitura dalla celebre chiosa: \u00abRisposta pratica d\u2019un artista a una critica giusta\u00bb). Ancora oggi, quando la televisione russa trasmett<strong>e un\u2019esecuzione della V Sinfonia di \u0160ostakovi\u010d, si usa commentare che evidentemente \u00e8 morto un dirigente della Nomenklatura &#8230;<\/strong><br \/>\nNel I movimento (<em>Moderato<\/em>) Gergiev esalta le contrapposizioni di sonorit\u00e0: in un\u2019atmosfera sobria, anche se con un tempo di base staccato piuttosto rapidamente, tanto sono netti gli accordi dell\u2019arpa quanto il flauto nel suo assolo appare come imbarazzato, incerto, offre l\u2019idea di una magnifica fragilit\u00e0. Sono gli interventi dell\u2019arpa a definire la \u201ctemperatura sonora\u201d nella prima met\u00e0 del brano, perch\u00e9 con il demoniaco ingresso del pianoforte tutto cambia: in un attimo le percussioni diventano padrone della scrittura sinfonica, che si gonfia fino al parossismo. \u00c8 quindi un incanto il ritorno tenue del flauto; che poi si accompagna a un corno, grottesco e burlone; per lasciare spazio alla raggelante celesta, nella chiusa del movimento: ecco dispiegata tutta l\u2019ambiguit\u00e0 stilistica e semantica del lavoro. L\u2019<em>Allegretto<\/em> \u00e8 forse il brano pi\u00f9 ambiguo, anche se manca il clangore delle percussioni; il precedente effetto del corno \u00e8 ripreso dai disegni maliziosi del primo violino, e Gergiev insiste sui flebili ricami degli altri archi: che cosa vorr\u00e0 dire? Forse che si sta preparando un momento assai pi\u00f9 complesso, come il III movimento (<em>Largo<\/em>), in cui l\u2019incertezza e la malinconia regnano incontrastate. Il direttore calibra sullo stesso piano i tremuli degli archi in pianissimo con la nuova incertezza lamentosa dei flauti (che diviene cos\u00ec la cifra della sua lettura, ben pi\u00f9 importante dei tratti magniloquenti affidati a timpani, tamburi, gong rangolanti e ottoni squillanti). Tutto appare contrapposto, speculare, rispetto all\u2019irruenza del I movimento; anzi, Gergiev riesce a contemperare la mestizia sussurrata con il fragore grazie alla peculiare espressivit\u00e0 con cui si sofferma proprio sul penultimo movimento. In attacco del finale (<em>Allegro non troppo<\/em>) le risonanze dell\u2019arpa &#8211; nuovamente marcate &#8211; creano un collegamento con l\u2019inizio della sinfonia, prima della sezione trionfale e della grandiosa coda, in cui il direttore continua a esaltare l\u2019ambiguit\u00e0 di gesti e stile <em>pompier<\/em> ridisegnati dal realismo sovietico.<br \/>\n<strong>Applausi altres\u00ec trionfali (ma di trionfo autentico) commentano l\u2019esecuzione della sinfonia<\/strong>, e predispongono a un <em>bis<\/em> dell\u2019orchestra: una scelta praticamente d\u2019obbligo, nel 2013, considerato che il concerto si era aperto con Verdi, e con un Verdi parafrasato da Liszt si era conclusa la prima parte. \u00c8 dunque il turno di Wagner, di cui Gergiev presenta il Preludio del <em>Lohengrin<\/em> come una poesia lirica e mistica, tutta protesa verso l\u2019alto: ottima purificazone, dopo tanto furore, dopo tante esplosioni sonore.<\/p>\n<p><em><br \/>\n<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Torino, Auditorium \u201cGiovanni Agnelli\u201d, I Concerti del Lingotto 2012-2013\u00a0 Orchestra Sinfonica del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo Direttore [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":102,"featured_media":50866,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1005],"tags":[14678,2717,153,6288,7537,7536,2290,1729],"class_list":["post-50862","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-concerti","tag-concerti","tag-dmitrij-sostakovic","tag-giuseppe-verdi","tag-i-concerti-del-lingotto","tag-nobuyuki-tsujii","tag-orchestra-sinfonica-del-teatro-mariinskij-di-san-pietroburgo","tag-petr-ilic-cajkovskij","tag-valery-gergiev"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/50862","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/102"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=50862"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/50862\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/50866"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=50862"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=50862"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=50862"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}