{"id":51883,"date":"2013-05-02T00:06:34","date_gmt":"2013-05-01T22:06:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=51883"},"modified":"2015-04-25T16:05:28","modified_gmt":"2015-04-25T14:05:28","slug":"bologna-teatro-comunale-norma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/bologna-teatro-comunale-norma\/","title":{"rendered":"Bologna, Teatro Comunale: &#8220;Norma&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Bologna, Teatro Comunale, Stagione Lirica 2013<br \/>\n<\/em><strong>\u201cNORMA\u201d<br \/>\n<\/strong>Tragedia Lirica in due atti su libretto di Felice Romani, dalla tragedia\u00a0<em>L\u2019infanticide\u00a0<\/em>di Alexandre Soumet<br \/>\nMusica di\u00a0<strong>Vincenzo Bellini<br \/>\n<\/strong><em>Oroveso\u00a0<\/em>SERGEY ARTAMONOV<br \/>\n<em>Norma\u00a0<\/em>MARIELLA DEVIA<br \/>\n<em>Pollione\u00a0<\/em>AQUILES MACHADO<br \/>\n<em>Adalgisa\u00a0<\/em>CARMELA REMIGIO<br \/>\n<em>Flavio\u00a0<\/em>GIANLUCA FLORIS<br \/>\n<em>Clotilde\u00a0<\/em>ALENA SAUTIER<br \/>\nCoro e Orchestra del Teatro Comunale di Bologna<br \/>\nDirettore\u00a0<strong>Michele Mariotti<br \/>\n<\/strong>Maestro del Coro\u00a0<strong>Andrea Faidutti<br \/>\n<\/strong>Regia\u00a0<strong>Federico Tiezzi<br \/>\n<\/strong>Scene <strong>Pier Paolo Bisleri <\/strong>Sipari e fondali<strong> Mario Schifano <\/strong>Costumi<strong> Giovanna Buzzi<br \/>\n<\/strong>Luci<strong>\u00a0Gianni Pollini<br \/>\n<\/strong><em>AllestimentoTeatro Comunale di Bologna in coproduzione con Fondazione Teatro Verdi di Trieste e Fondazione Petruzzelli e Teatri di Bari<br \/>\nBologna, 21 aprile 2013 <\/em><\/p>\n<p><strong>Temo che non importi a nessuno, ma prima di ogni altra considerazione \u00e8 necessario constatare che ancora una volta si \u00e8 trattato del solito concerto in costume\u00a0<\/strong>tipico dei teatri d&#8217;opera taliani e ribadire, ancora una volta, che il melodramma sarebbe un&#8217;altra cosa. Se i direttori artistici credono che questo \u00e8 ci\u00f2 che vogliono vedere gli spettatori, potrebbero almeno fare a meno di pagare un regista e lasciare gli attori liberi di improvvisare, con risultati sicuramente pi\u00f9 artisticamente ragguardevoli.<\/p>\n<figure id=\"attachment_51914\" aria-describedby=\"caption-attachment-51914\" style=\"width: 133px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/II-atto-norma.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-51914\" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/II-atto-norma-133x200.jpg\" alt=\"\" width=\"133\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/II-atto-norma-133x200.jpg 133w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/II-atto-norma-511x768.jpg 511w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/II-atto-norma-270x405.jpg 270w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/II-atto-norma.jpg 1333w\" sizes=\"auto, (max-width: 133px) 100vw, 133px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-51914\" class=\"wp-caption-text\">Mariella Devia<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Questo allestimento di <em>Norma<\/em>, nato nel 1991 per il Petruzzelli di Bari<\/strong>, andato in fumo insieme al teatro e <strong>riportato in vita nel 2008 a Bologna<\/strong>, sembra in buona sostanza uno spettacolo di Pier Luigi Pizzi, cio\u00e8 una serie di <em>tableaux vivants <\/em>(o, piuttosto, <em>mourants<\/em>) privi di qualsivoglia valore teatrale o attenzione alla recitazione, tra colonne neoclassiche, figuranti disposti geometricamente, belle scene e belle luci. Con la differenza che qui le luci erano molto sporche e le scene sostituite da alcuni disegnini estorti a Mario Schifano, che, come avviene quasi sempre in questi casi di pittori coinvolti in scenografie teatrali, riprodotti in formato gigante come fondali sono risultati di pessimo gusto, e ancora di pi\u00f9 quando messi a stridere con colonne neoclassiche e sedie stile impero di pizziana memoria. Peraltro, Pizzi almeno non sostiene nel suo curriculum di essere un &#8220;esponente di spicco della neoavanguardia&#8221; come Federico Tiezzi. (Come pubblicato dal Comunale di Bologna, il curriculum di Tiezzi \u00e8 decisamente surreale: &#8220;Regista, drammaturgo e attore \u00e8 tra gli esponenti di punta della neoavanguardia. Successivamente [successivamente a che cosa?] affronta una ricerca sul linguaggio drammaturgico da cui scaturiscono spettacoli dichiaratamente aperti a uno sguardo sulla contemporaneit\u00e0 [?], e che segnano, tra il 1978 e il1982, l&#8217;affermazione della sua compagnia a livello europeo.&#8221;. Come se fosse antani.) In tempi di vacche magre, si pu\u00f2 lodare la volont\u00e0 del Teatro Comunale di Bologna, di recuperare allestimenti anzich\u00e9 porne in scena nuovi (tanto per non fare largo ai giovani), ma in ogni caso questo sarebbe proprio uno spettacolo da sotterrare definitivamente.<\/p>\n<figure id=\"attachment_51912\" aria-describedby=\"caption-attachment-51912\" style=\"width: 290px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/I-atto-oroveso-con-coro.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-51912\" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/I-atto-oroveso-con-coro-290x182.jpg\" alt=\"\" width=\"290\" height=\"182\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/I-atto-oroveso-con-coro-290x182.jpg 290w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/I-atto-oroveso-con-coro-1024x644.jpg 1024w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/I-atto-oroveso-con-coro-270x169.jpg 270w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/I-atto-oroveso-con-coro.jpg 2000w\" sizes=\"auto, (max-width: 290px) 100vw, 290px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-51912\" class=\"wp-caption-text\">Sergey Artamonov (Oroveso) e Coro (Atto I)<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Forse il lettore \u00e8 tra coloro che pensano che &#8220;con queste opere di belcanto un regista non pu\u00f2 fare niente&#8221;.<\/strong> Chi scrive, al contrario, pensa che il soggetto di <em>Norma<\/em>, la fine di un amore e di una famiglia clandestina collocata all&#8217;interno di un conflitto tra il nazionalismo di un popolo occupato e il colonialismo di un esercito occupante, sia ricchissimo di spunti e che la raffinata drammaturgia musicale di Bellini, pur se ingabbiata per lo pi\u00f9 dalle forme fisse del melodramma italiano romantico, avanzi lentamente s\u00ec, ma inesorabilmente. Da fare ce ne sarebbe.\u00a0 <strong>Fatta questa doverosa premessa, si sa benissimo che nessuno \u00e8 venuto a vedere questo spettacolo per la regia di Tiezzi<\/strong>e che questa sar\u00e0 ricordata come &#8220;la Norma della Devia&#8221; (o, c&#8217;\u00e8 ragione di pensare, &#8220;la prima Norma della Devia&#8221;). Ad ogni replica del primo cast, giovani melomani da ogni parte d&#8217;Italia si sono accampati davanti alla biglietteria fin dalla mezzanotte pur di assicurarsi un biglietto di loggione, sfidando gli eccessi delle fan di Justin Bieber. Personalmente, non so bene come valutare questo processo di santificazione che Mariella Devia ha conosciuto in Italia negli ultimi 10 o 15 anni. Priva di un timbro di particolare bellezza o personalit\u00e0 e interprete intelligente s\u00ec ma notoriamente algida, quello che la Devia ha sempre potuto vantare \u00e8 una grande ortodossia tecnica, evidente soprattutto nei suoi fiati prodigiosi. Ma perch\u00e9 questo passaggio da cantante universalmente stimata a icona miracolosa \u00e8 avvenuto solo in questi ultimi anni, quando la voce ha, per forza di cose, perso un po&#8217; della sua purezza (acquisendo un vibrato non bellissimo, quantunque sempre sorvegliato)?<\/p>\n<figure id=\"attachment_51911\" aria-describedby=\"caption-attachment-51911\" style=\"width: 133px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/I-atto-adalgisa.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-51911\" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/I-atto-adalgisa-133x200.jpg\" alt=\"\" width=\"133\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/I-atto-adalgisa-133x200.jpg 133w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/I-atto-adalgisa-511x768.jpg 511w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/I-atto-adalgisa-270x405.jpg 270w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/I-atto-adalgisa.jpg 1333w\" sizes=\"auto, (max-width: 133px) 100vw, 133px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-51911\" class=\"wp-caption-text\">Carmela Remigio<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Forse perch\u00e9 negli ultimi anni ha debuttato ruoli pi\u00f9 &#8220;drammatici&#8221; che aveva sempre evitato in precedenza (Violetta, Maria Stuarda, Anna Bolena e ora Norma) per mantenersi in un repertorio pi\u00f9 schiettamente lirico-leggero? Forse i melomani non hanno molto a cuore le sorti di Lucia ed Elvira? Oppure si potrebbe credere che si tratti di un ritorno del gusto ai precetti belcantistici come reazione a certe inortodossie che si sentono frequentemente osannate di questi tempi. Sarebbe bello pensarlo, ma quando ascoltiamo gli adoratori della Devia andare in brodo di giuggiole anche per altre (o altri) cantanti con tutt&#8217;altro gusto (e tecnica) dobbiamo accantonare questa ipotesi. <strong>Forse incide il fatto che, mentre tante altre colleghe hanno sfasciato la loro voce, la Devia, grazie ad un superiore dominio tecnico, conserva la sua integrit\u00e0 artistica<\/strong> anche all&#8217;et\u00e0 di 65 anni (come i suoi fan amano sempre ricordare, in barba alle pi\u00f9 consolidate tradizioni di buona educazione). Perch\u00e9 questo dovrebbe dare un maggiore piacere all&#8217;ascoltatore (rispetto ad artiste pi\u00f9 giovani) per\u00f2 mi sfugge. Sembra un po&#8217; di sentire i fan di Madonna lodarne la forma fisica che le permette a 55 anni di sgambettare come una giovinetta. Forse alcune persone amano avere questi modelli come ispirazione per la loro lotta contro le rughe del contorno occhi. Santa o mortale, <strong>non c&#8217;\u00e8 alcun dubbio che Mariella Devia sia un interprete di primissimo piano del repertorio belcantistico.<\/strong> Da decenni i fan la imploravano di affrontare l&#8217;iconico ruolo di Norma, ma finora il soprano aveva sempre rimandato, per timore dei velenosi attacchi dei &#8220;vedovi&#8221; della Callas, della Sutherland, della Caball\u00e9, della Gencer. Dobbiamo alla determinazione di Michele Mariotti, che ha saputo assicurarle un supporto orchestrale adeguato e un cast all&#8217;altezza, se finalmente la Devia si \u00e8 concessa questo ruolo temibile.<\/p>\n<figure id=\"attachment_51913\" aria-describedby=\"caption-attachment-51913\" style=\"width: 256px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/II-atto-adalgisa-norma.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-51913\" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/II-atto-adalgisa-norma-511x768.jpg\" alt=\"Mareilla Devia  e Carmela Remigio (atto II)\" width=\"256\" height=\"384\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/II-atto-adalgisa-norma-511x768.jpg 511w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/II-atto-adalgisa-norma-133x200.jpg 133w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/II-atto-adalgisa-norma-270x405.jpg 270w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/II-atto-adalgisa-norma.jpg 1333w\" sizes=\"auto, (max-width: 256px) 100vw, 256px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-51913\" class=\"wp-caption-text\">Mareilla Devia e Carmela Remigio (atto II)<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Naturalmente, in mezzo ai cori estatici di fanatismo isterico, le critiche non sono mancate.<\/strong> (Mi sono anzi stupito che nessuno abbia avuto l&#8217;infelice idea di titolare qualche recensione &#8220;Mariella devia dalla Norma&#8221; o simili&#8230;) Senza pretendere di dare lezioni a nessuno, approfitto di questa occasione per porgere alla riflessione del lettore alcune considerazioni su come si dovrebbe o non si dovrebbe ascoltare un cantante.<strong> \u00c8 stato scritto che la Devia \u00e8 un soprano leggero\u00a0<\/strong>e <strong>che quindi non pu\u00f2 fare Norma perch\u00e9 Norma non \u00e8 un soprano leggero, ma un &#8220;drammatico d&#8217;agilit\u00e0<\/strong>&#8220;. <strong>Questo \u00e8 esattamente il tipo di feticismo<\/strong> che, soprattutto da quando esiste il disco, impedisce molte volte ai melomani di godersi la musica e di esserne giudici attendibili. A parer mio l&#8217;ascoltatore, e massimamente il critico, dovrebbe sempre cercare di ricreare quello stato mentale che Husserl chiamava &#8220;epoch\u00e9&#8221;, ovvero, nel nostro caso, dimenticarsi dei dischi e aprire le orecchie. Per quanto mi riguarda, io, come in ogni altro caso, <strong>mi pongo questa serie di domande:<\/strong> Era intonata (primo parametro per giudicare un cantante)? Assolutamente s\u00ec. Ha fatto tutte le note?<\/p>\n<figure id=\"attachment_51923\" aria-describedby=\"caption-attachment-51923\" style=\"width: 133px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/Devia_I-Atto.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-51923 \" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/Devia_I-Atto-133x200.jpg\" alt=\"\" width=\"133\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/Devia_I-Atto-133x200.jpg 133w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/Devia_I-Atto-270x404.jpg 270w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/Devia_I-Atto.jpg 507w\" sizes=\"auto, (max-width: 133px) 100vw, 133px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-51923\" class=\"wp-caption-text\">Mariella Devia (Norma, atto I)<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutte (talora, anzi, con fin troppa cautela). Ha cantato con una dizione corretta e comprensibile? Decisamente s\u00ec. (La stessa cosa che non si pu\u00f2 dire di alcune delle colleghe citate poc&#8217;anzi e, a parer mio, la comprensibilit\u00e0 della parola \u00e8 un elemento assolutamente indispensabile per creare un&#8217;emozione nello spettatore. Purtroppo i melomani, che hanno ascoltato le stesso dieci opere centinaia di volte, ormai non sentono pi\u00f9 parole, ma fonemi.) Ha cantato con una consapevolezza della stile e con un giusto fraseggio? Certo che s\u00ec! E l&#8217;impressionante padronanza del fiato le ha permesso di non spezzare nessuna frase che andrebbe legata, come ad esempio le cadenze. Si sentiva? S\u00ec, sempre. Anche nelle note gravi? Anche nelle note gravi. La voce era bella? Nei cantabili la voce, come si diceva, ha perso un po&#8217; di quella freschezza originaria, ma \u00e8 sempre morbida. C&#8217;era omogeneit\u00e0 di timbro (ideale invocato da tutta la trattatistica classica, a dispetto di quel che ne possano scrivere moderni musicologi improvvisatisi foniatri)? <strong>Il passaggio al petto (giusto e doveroso) per le note sotto al Fa o al Mi o al Re \u00e8 sempre stato calcolato con intelligenza<\/strong> in base a motivazioni drammatiche e musicali. Pur tuttavia bisogna confessare che nel caso della Devia (e in questo senso, s\u00ec, pu\u00f2 essere definita &#8220;un leggero&#8221;) questo registro, seppure correttamente impiegato, suona innaturale e forzato e, in ultima analisi, spesso troppo poco gradevole anche per essere chiamato ad esprimere sentimenti dichiaratamente sgradevoli. Sia chiaro che questo \u00e8 un problema del tutto marginale: si sta parlando di quattro o cinque note in una parte molto lunga, quattro o cinque note che avrebbero potuto essere cambiate a maggior gloria dell&#8217;interprete e quindi della musica (come indubbiamente sarebbe stato fatto nell&#8217;Ottocento), se non ci fosse tutto questo clima di feticismo intorno a partiture cos\u00ec note.<\/p>\n<figure id=\"attachment_51922\" aria-describedby=\"caption-attachment-51922\" style=\"width: 133px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/devia.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-51922 \" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/devia-133x200.jpg\" alt=\"\" width=\"133\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/devia-133x200.jpg 133w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/devia-270x404.jpg 270w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/devia.jpg 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 133px) 100vw, 133px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-51922\" class=\"wp-caption-text\">Mariella Devia (atto I)<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Similmente, <strong>mi sarei aspettato\u00a0che la Devia eseguisse &#8220;Casta Diva&#8221; un tono pi\u00f9 in alto, come pare che Bellini avesse previsto inizialmente.<\/strong> Infine, ha creato un personaggio credibile e coinvolgente? Alla sua maniera, s\u00ec. Norma \u00e8 un personaggio molto sfaccettato: nel suo ambiente sociale riveste una posizione di grande potere e autorit\u00e0, ma nel suo privato \u00e8 una donna molto fragile davanti all&#8217;uomo che ama, un uomo che apertamente disprezza la sua cultura e il suo credo religioso e che non si sente minimamente colpevole nell&#8217;opprimere il suo popolo. Quando quest&#8217;uomo si innamora di una sua amica pi\u00f9 giovane, l&#8217;equilibrio che aveva saputo mantenere tra il suo ruolo pubblico e la sua realt\u00e0 privata clandestina si rompe, rischiando di travolgere anche i suoi figli, la sua amica e il suo popolo (spinto ad una guerra per cui probabilmente non \u00e8 pronto). Un ruolo cos\u00ec estremo si presta alle interpretazioni pi\u00f9 diverse.<br \/>\n<strong>Mariella Devia sfrutta la sua nota &#8220;anaffettivit\u00e0&#8221; (sulla scena, s&#8217;intende) per suggerire un rovello tutto interiore<\/strong>, per espirmere una donna che cerca innanzi tutto di dominare s\u00e9 stessa. In quest&#8217;ottica anche la studiata cautela nelle agilit\u00e0 delle cabalette (musicalmente discutibile) acquisisce tutto un suo senso psicologico.\u00a0 \u00c8 stato scritto che &#8220;per\u00a0 guidare\u00a0 e\u00a0 convincere\u00a0 un&#8217;orda\u00a0 di\u00a0 barbari\u00a0 si\u00a0 supporrebbe\u00a0 una\u00a0 autorit\u00e0 [vocale] diversa.&#8221; Forse chi l&#8217;ha scritto ha pi\u00f9 coraggio del sottoscritto.\u00a0Personalmente, leggera o pesante che sia la sua voce, io non oserei contrariarela signora Devia senza temere di essere incenerito all&#8217;istante. E quando il personaggio si rivela in tutto il suo egoismo infantile alla frase &#8220;Ed io fidarmi di lei dovea? Di mano uscirmi, e bella del suo dolore, presentarsi all&#8217;empio ella tramava&#8221;, la Devia sa rivelare una cattiveria scatenata, per poi riguadagnare l&#8217;autocontrollo nel finale (&#8220;Qual cor tradisti&#8230;&#8221;).<br \/>\nMerito ancora pi\u00f9 grande di <strong>Michele Mariotti<\/strong> \u00e8 di non aver lasciato la Devia primeggiare in mezzo al nulla (come nelle recenti Marie Stuarde viste in giro per l&#8217;Italia), ma di averla collocata al centro di un cast coerente ed uniformemente solido. Ridicole sono le pretese del Teatro Comunale di Bologna (avallate da un comico saggio di Giorgio Gualerzi sul programma di sala) di aver riscoperto la &#8220;versione originale con due soprani&#8221; affidando il ruolo di Adalgisa a <strong>Carmela Remigio<\/strong>, quando una delle principali edizioni discografiche affianca in questi due ruoli la Sutherland e la Caball\u00e9 (per non dire poi della coppia Eaglen-Mei) e quando la stessa Remigio ha gi\u00e0 cantato Adalgisa in diverse occasioni (e anche Norma).\u00a0 In effetti, a prescindere dal fatto che quando donne cantano insieme Adalgisa canti una terza sotto a Norma, ha molto pi\u00f9 senso che la giovane ingenua ministra possieda un colore di voce pi\u00f9 chiaro rispetto alla scafata e autoritaria druidessa. Ma il punto \u00e8 che, contrariamente a quanto pensano i melomani disco-dipendenti, in teatro il colore della voce \u00e8 solo uno dei tanti mezzi per caratterizzare un personaggio. A prescindere dal fatto che la Devia e la Remigio siano entrambi due soprani (e delle due \u00e8 la Remigio a possedere il timbro pi\u00f9 corposo), non si pu\u00f2 immaginare contrasto pi\u00f9 grande tra il personaggio duro e autodisciplinato (ma capace di esercitare un fascino magnetico) dalla Devia e la ragazza sensuale, sensibile e tenera dipinta dalla pi\u00f9 giovane Remigio, tanto nel fisico quanto nella voce. Si comprende perfettamente comemai Pollione tentenni fra queste due donne, che offrono attrattive cos\u00ec diverse. Anche io confesso di avere ammirato di pi\u00f9 la veterana di ferro ma amato molto di pi\u00f9 la giovane di carne. <strong>La voce della Remigio si sposa alla perfezione con quella della Devia nei duetti<\/strong> (&#8220;Mira, o Norma&#8221; \u00e8 stato decisamente il punto pi\u00f9 alto di questa produzione) e dimostra di possedere tutto il bagaglio necessario a Bellini (messe di voce, agilit\u00e0, morbidezze, temperamento drammatico&#8230;). Senza nulla togliere al suo Mozart, sarebbe bello se i teatri italiani la impiegassero un po&#8217; di pi\u00f9 anche in questo repertorio.<br \/>\nNel ruolo di Pollione, il venezuelano <strong>Aquiles Machado<\/strong> ha l&#8217;unico inconveniente di essere molto spaventato dagli acuti. Nel cantabile &#8220;Meco all&#8217;altar di Venere&#8221;, in particolare, ha cacciato fuori un Do particolarmente sgradevole. Oso suggerire che se lo avesse eseguito sulla I come scritto da Bellini (&#8220;rapiti i sensi&#8221;), anzich\u00e9 sulla E invertendo l&#8217;ordine delle parole (&#8220;di voluttade&#8221;), il risultato sarebbe stato molto migliore. La paura della vocale I sugli acuti nei tenori \u00e8 spesso un chiaro segno di scarsa conoscenza della propria vocalit\u00e0. Ma i Sol e i La sono sempre correttamente girati e la parte di Pollione, in ogni caso, \u00e8 molto centrale, quindi, per il resto, la performance di Aquiles Machado \u00e8 stata apprezzabilissima, per la pronuncia adamantina e per il colore caldo della voce, che ha attirato le simpatie del pubblico per questo personaggio che pu\u00f2 sembrare solo un superficiale colonialista e che invece \u00e8 seriamente tormentato nel suo intimo.<br \/>\nHa completato il quartetto di solisti il basso russo <strong>Sergey Artamonov<\/strong> (Oroveso), dal colore scuro di vero basso (ma potrebbe anche adottare un colore leggermente pi\u00f9 chiaro e allontanare per sempre ogni tentazione di &#8220;ingolamento&#8221; che qua e l\u00e0 fa capolino) e dalla pronuncia inaspettatamente buona. In omaggio al bicentenario della nascita <strong>Michele Mariotti<\/strong> ha deciso di sostituire &#8220;Ah! Del Tebro al giogo indegno&#8221; <strong>con l&#8217;aria sostitutiva &#8220;Norma il predisse, O Druidi&#8221; Wwv 52 scritta da Wagner per il grande basso Luigi Lablache<\/strong> (e da lui mai eseguita) a Parigi nel 1839, mostruosamente pi\u00f9 difficile dell&#8217;originale belliniano.<br \/>\n<strong>Si pu\u00f2 immaginare che Artamonov non sar\u00e0 stato molto contento del cambio, ma se l&#8217;\u00e8 cavata egregiamente.<\/strong> Nella recita cui ho assistito, i Fa gravi erano presenti ma non bellissimi (si consideri che tutto il resto del ruolo e anche dell&#8217;aria \u00e8 piuttosto in una tessitura da &#8220;basso cantante&#8221; che da &#8220;basso profondo&#8221;) ma il Fa acuto finale \u00e8 stato davvero bello. Per quanto Wagner l&#8217;abbia poi definita come una delle tante umiliazioni a cui sottopose il suo proprio genio nella speranza di ottenere l&#8217;attezione del grande pubblico a Parigi, l&#8217;aria \u00e8 in s\u00e9 di grande interesse e non priva di una sua bellezza, una sorta di curioso <em>pastiche<\/em> tra lo stile belliniano e alcuni accenni di romanticismo tedesco (Spohr, Marschner). Il programma di sala del teatro non riporta nessuna informazione sull&#8217;inserimento dell&#8217;aria. Forse \u00e8 stata una decisione dell&#8217;ultimo minuto, forse al Comunale di Bologna non si parlano.<br \/>\nRitengo perci\u00f2 utile riportare qui ci\u00f2 che Wagner stesso raccont\u00f2 nella sua autobiografia (<em>Mein Leben<\/em>): <em>&#8220;Mi venne l&#8217;idea di scrivere una grande aria per basso e coro perch\u00e9 Lablache la introducesse nella sua parte di Oroveso nella Norma di Bellini. Lehrs dovette scovare un rifugiato politico italiano per avere da lui un nuovo testo. Io scrissi una efficace composizione nello stile di Bellini (che ancora \u00e8 conservata fra i miei manoscritti) e io la andai subito a offrire a Lablache. [&#8230;] Lablache mi ricevette in maniera molto cortese e mi assicur\u00f2 che la mia aria era eccellente, ma che era impossibile introdurla nell&#8217;opera di Bellini dopo che questa era stata rappresentata cos\u00ec spesso. Il mio scivolamento nello stile di Bellini, del quale mi resi colpevole nello scrivere quest&#8217;aria, fu dunque inutile e presto mi convinsi dell&#8217;infruttuosit\u00e0 dei miei tentativi in questa direzione.&#8221; <\/em>Efficaci il Flavio di <strong>Gianluca Floris<\/strong> e la Clotilde di <strong>Alena Sautier<\/strong>.<strong><br \/>\nMichele Mariotti si conferma il direttore ideale per l&#8217;opera italiana:<\/strong> attenzione a non coprire la linea del canto, tempi scorrevoli ma sensibili alle ragioni dell&#8217;articolazione e dei respiri sono le primarie sue qualit\u00e0, ben supportato da un&#8217;Orchestra e da un Coro eccellenti. <strong>I tagli sono stati pochi e giudiziosi.<\/strong> Si segnala che in questa occasione \u00e8 stata eseguita la maestosa coda lenta del coro &#8220;Guerra! Guerra!&#8221; (forse tagliata dallo stesso Bellini e comparsa e scomparsa a intermittenza su spartiti e partiture fin dall&#8217;Ottocento: compare ad esempio nello spartito ottocentesco della Peters, ma non in quello Ricordi), il cui materiale musicale \u00e8 anticipato anche nell&#8217;Ouverture. In passato alcuni direttori l&#8217;hanno eseguita e altri no. <strong>Secondo una breve (e non esaustiva) ricognizione delle registrazioni audio o video facilmente reperibili oltre a Mariotti<\/strong> l&#8217;hanno eseguita Serafin, Santini, Gavazzeni (1977) e Bonynge mentre l&#8217;hanno tagliata Gui (sempre), Cillario, Gracis, Pr\u00eatre, Gavazzeni (1965), Levine (sempre), Muti (sempre), Patan\u00e8, Carella, Haider, Pid\u00f2, Carminati. La chiusa pi\u00f9 brusca del coro attira pi\u00f9 applausi e forse mantiene meglio il clima di isteria collettiva generato dalla decisione di Norma di dare la stura alla rabbia antiromana del popolo gallo. Ma l&#8217;esecuzione sublime di Mariotti di questo difficile punto ha dato pienamente ragione alla prima idea di Bellini di una raffinata sospensione drammatica, dando vita al momento pi\u00f9 autenticamente wagneriano della partitura. Questo splendido allestimento, coerente in ogni suo aspetto musicale (seppure menomato dalla mancanza di una regia teatrale), passer\u00e0 alla storia come &#8220;la <em>Norma<\/em> della Devia&#8221;, ma probabilmente &#8220;la<em> Norma<\/em> di Mariotti&#8221; sarebbe una definzione pi\u00f9 giusta. P.V.Montanari <em>Foto Rocco Casaluci<br \/>\n<\/em><strong>Qui l&#8217;audio della recita di &#8220;Norma&#8221; di questa recensione<br \/>\n<object width=\"420\" height=\"315\" classid=\"clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000\" codebase=\"http:\/\/download.macromedia.com\/pub\/shockwave\/cabs\/flash\/swflash.cab#version=6,0,40,0\"><param name=\"allowFullScreen\" value=\"true\" \/><param name=\"allowscriptaccess\" value=\"always\" \/><param name=\"src\" value=\"http:\/\/www.youtube.com\/v\/QOp5HhpPRzE?hl=it_IT&amp;version=3\" \/><param name=\"allowfullscreen\" value=\"true\" \/><embed width=\"420\" height=\"315\" type=\"application\/x-shockwave-flash\" src=\"http:\/\/www.youtube.com\/v\/QOp5HhpPRzE?hl=it_IT&amp;version=3\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\" allowscriptaccess=\"always\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\" \/><\/object><br \/>\n<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bologna, Teatro Comunale, Stagione Lirica 2013 \u201cNORMA\u201d Tragedia Lirica in due atti su libretto di Felice Romani, dalla [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":57,"featured_media":51916,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[7655,1310,1250,1100,4386,5127,115,7656,791,223,145,2068,224],"class_list":["post-51883","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-recensioni","tag-alena-sautier","tag-aquiles-machado","tag-carmela-remigio","tag-federico-tiezzi","tag-gianluca-floris","tag-giovanna-buzzi","tag-mariella-devia","tag-mario-schifano","tag-michele-mariotti","tag-norma","tag-opera-lirica","tag-pier-paolo-bisleri","tag-vincenzo-bellini"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/51883","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/57"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=51883"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/51883\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":80455,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/51883\/revisions\/80455"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/51916"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=51883"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=51883"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=51883"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}