{"id":53164,"date":"2013-05-25T01:29:47","date_gmt":"2013-05-24T23:29:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=53164"},"modified":"2016-12-21T12:09:10","modified_gmt":"2016-12-21T11:09:10","slug":"anna-caterina-antonacci-in-concerto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/anna-caterina-antonacci-in-concerto\/","title":{"rendered":"Firenze,  Teatro Goldoni: Anna Caterina Antonacci in concerto"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Firenze, Teatro Goldoni, 80\u00b0 Festival del Maggio Musicale Fiorentino (1933-2013)<br \/>\nSoprano <\/em><strong>Anna Caterina Antonacci <\/strong><br \/>\n<em>Pianoforte <\/em><strong>Donald Sulzen<br \/>\n<\/strong><em>Claude Debussy:<\/em> &#8220;Mandoline&#8221; (Verlaine) Da <em>Ariettes oubli\u00e9es:<\/em>&#8221; C\u2019est l\u2019extase&#8221; \u2013&#8221; Il pleure dans mon coeur&#8221; \u2013 &#8220;Green&#8221;\u00a0 (Verlaine)<br \/>\n<em>Henri Duparc:<\/em> &#8220;L\u2019invitation au voyage&#8221; (Baudelaire)<br \/>\n<em>Ernest Chausson:&#8221; <\/em>Le temps des lilas&#8221; (Bouchor)<br \/>\n<em>Claude Debussy:<\/em>&#8221; Le promenoir des deux amants&#8221; (L\u2019Hermite)<br \/>\n<em>Gabriel Faur\u00e9:<\/em> &#8220;Au bord de l\u2019eau&#8221; (Sully-Prudhomme), &#8220;Apr\u00e8s un r\u00eave&#8221; (Bussine), &#8220;Tristesse&#8221; (Gautier)<br \/>\n<em>Francesco Paolo Tosti: <\/em>Quattro Canzoni d\u2019Amaranta (D\u2019Annunzio)<br \/>\n<em>Hector Berlioz:<\/em> &#8220;La mort d\u2019Oph\u00e9lie&#8221; (Legouv\u00e9, da Shakespeare)<br \/>\n<em>Claude Debussy: <\/em>&#8220;Chansons de Bilitis&#8221; (Lou\u00ffs)<br \/>\n<em>Richard Wagner:<\/em> F\u00fcnf Gedichte f\u00fcr eine Frauenstimme und Klavierbegleitung (M. Wesendonck)<br \/>\n<em>Firenze, 22 maggio 2013<br \/>\n<\/em><br \/>\n<strong>Per dare il mio resoconto di questa serata prendo spunto dall\u2019ottima introduzione nel programma di sala, firmata da Roberto Brusotti: per cercare una ragione dell\u2019accostamento con Wagner della lunga prima parte composta dalla <em>m\u00e9lodie<\/em> francese<\/strong> e dalla lirica da salotto italiana, Brusotti trova la sua chiave di lettura nel paragone con il romanzo giallo, nel quale tutto si spiega nell\u2019epilogo. Sceglier\u00f2 dunque anch\u2019io una prospettiva \u201c\u00e0 rebours\u201d, a ritroso. La cornice del concerto di stasera \u00e8 stato un Teatro Goldoni gremito da un pubblico particolarmente partecipe ed entusiasta, letteralmente in adorazione della brava e carismatica artista, a cui ha tributato calorosi e lunghi applausi finali (anche se non erano certo mancati quelli altrettanto fragorosi alla fine di ogni gruppo, a volte pure in mezzo al gruppo che\u00a0 in maniera molto inopportuna veniva interrotto nella sua narrazione o nella sua forma ciclica&#8230;). Anna Caterina Antonacci, nonostante fosse alla conclusione di un programma davvero lungo e difficile, in gran forma vocale, ha dimostrato una tenuta ed un\u2019energia davvero straordinarie regalando al suo pubblico ben quattro <em>bis<\/em>: nell\u2019ordine, la canzone napoletana classica di autore anonimo \u201cLu cardillo\u201d, il divertentissimo <em>arie<\/em> <em>de zapateado <\/em>tratto dalla zarzuela \u201cLa Tempranica\u201d di Gimenez, una versione molto originale (specie nella rivisitazione della parte pianistica) di \u201cMarechiare\u201d di Tosti e, infine, una dolcissima e intensa esecuzione di \u201cMoon River\u201d di Mercer e Mancini (dalla colonna sonora di \u201cColazione da Tiffany\u201d). In tutti e quattro i brani la Antonacci ha dimostrato tutta la sua straordinaria capacit\u00e0 di interpretazione di ogni singola parola con una profondit\u00e0 quasi \u201cteatrale\u201d, sia nelle corde pi\u00f9 drammatiche e scure come in quelle brillanti e dinamiche. Sentire queste quattro canzoni dopo il lungo e impegnativo programma avr\u00e0 molto sorpreso qualcuno di noi pi\u00f9 abituati alle classiche <em>Liederabende, <\/em>nelle quali il bis si porta in una naturale \u201ccontinuazione\u201d del tema costitutivo del programma. Tuttavia, all\u2019interno di questo concerto non erano mancati i toni legati alla tradizione pi\u00f9 <em>chansonnier <\/em>o alla canzone popolare in alcuni brani decisamente \u201ccontaminati\u201d. A mio avviso, questi toni sono stati un po\u2019 troppo frequenti anche laddove non sarebbero stati \u201cdi casa\u201d, ed hanno fatto s\u00ec che alcuni brani, nell\u2019interpretazione del duo Antonacci-Sulzen, si manifestassero sotto una luce che li ha mostrati per quello che effettivamente non sarebbero.<br \/>\nIn pi\u00f9 forme era stato comunicato che il programma rappresentava il tributo dato dal Maggio Musicale Fiorentino al bicentenario wagneriano nel giorno in cui ricorreva anche la data di nascita del compositore tedesco. Mi permetto di esprimere qui una mia personale idiosincrasia nei confronti di tutto questo \u201cfeticismo\u201d delle date e delle ricorrenze, che tendono a diventare ormai un <em>modus<\/em> costruttivo costante della programmazione musicale classica. Se la ricorrenza ha un senso, secondo me, \u00e8 per far apparire in cartellone gli autori meno consueti a favore di una loro riscoperta: Verdi e Wagner non ne hanno certo bisogno. Chiusa la parentesi.<br \/>\nIl giorno del 200\u00b0 compleanno di Richard Wagner (tanti auguri!), dunque, abbiamo sentito a Firenze le sue composizioni pi\u00f9 celebri per voce e pianoforte: <strong>i cinque <em>Lieder<\/em> per voce femminile e pianoforte su testi di Mathilde Wesendonck.<\/strong> A parte questo bellissimo ciclo, le altre composizioni vocali da camera di Wagner si limitano a pochi esempi di valore artistico minore, in lingua tedesca (tra cui alcuni testi dal <em>Faust<\/em> di Goethe) e in lingua francese. La scelta interpretativa di Anna Caterina Antonacci e Donald Sulzen mi ha lasciato un poco perplesso: non ho sentito n\u00e9 una lettura tipicamente \u201coperistica\u201d (in virt\u00f9 dei collegamenti tematici con la composizione del <em>Tristan<\/em> e altre opere in cantiere in quegli anni) con una espansione vocale di grande fraseggio e volume, che sostiene ed esprime le pi\u00f9 variegate\u00a0 emozioni su una parte pianistica che gi\u00e0 anticipa la sua futura orchestrazione, n\u00e9 una versione intima e interiorizzata, pi\u00f9 \u201ccameristica\u201d, in cui si privilegiano i dettagli timbrici e le dinamiche pi\u00f9 delicate, in una articolazione del testo che narra le emozioni pi\u00f9 che incarnarle. Ho trovato che la via di mezzo percorsa dagli artisti abbia lasciato parte della musica dentro la partitura, anche se la bella qualit\u00e0 del registro grave e centrale della cantante ha comunque offerto al pubblico italiano una buona prova di esecuzione vocale e di belcanto, pi\u00f9 condotti dal fraseggio musicale della melodia che da una profonda connessione tra canto e poesia.<br \/>\n<strong>Prima del ciclo di Lieder, in apertura della seconda parte del concerto, una straordinaria composizione vocale di Hector Berlioz, &#8220;la morte di Ofelia<\/strong>&#8221; (ispirata, ovviamente, dalla sventurata figura femminile dell\u2019Amleto shakespeariano). In questo brano la Antonacci ha davvero dimostrato di essere la grande artista che conosciamo: notevole la sua capacit\u00e0 di variare il fraseggio del melisma che incornicia le stanze della narrazione della morte per annegamento della fanciulla ormai fuori di senno per la delusione amorosa. In semplici esitazioni e rapidissime variazioni di colore il soprano ha saputo farci entrare dentro un vasto labirinto di pensieri degno di una vera \u201cscena della pazzia\u201d. \u00a0Il pianista ha seguito la drammaturgia musicale cos\u00ec ben costruita dal canto, assecondandola sempre con un suono di buona qualit\u00e0, delicato e cristallino. Inoltre, la dizione francese quasi perfetta permette alla Antonacci di cesellare con precisione e grande efficacia ogni sfumatura del testo. Capacit\u00e0 questa risultata un poco assente nella parte tedesca.<br \/>\n<strong>Anche l\u2019esecuzione delle canzoni di Bilits, una figura femminile di grande fascino nei testi delicatamente erotici di Lou\u00ffs,<\/strong> \u00e8 stata molto convincente e il duo ha saputo incarnare le tre diverse situazioni psicologiche della fanciulla (dall\u2019innamoramento al primo amplesso e poi alla separazione) con alcuni interessanti cambiamenti di colore e buoni esempi fraseggio. La musica di Debussy \u00e8 particolarmente densa di questo tipo di occasioni, alcune non sono state ben colte soprattutto da Sulzen che \u00e8 pi\u00f9 spesso rimasto \u201csotto\u201d la voce in posizione di accompagnamento, mentre avrei desiderato qui avere qualche colpo d\u2019ala da protagonista anche da parte sua. Per esempio l\u2019imitazione onomatopeica del suono del canto delle rane all\u2019arrivo della sera nel primo brano, o la contorsione sensuale di alcuni passaggi di accordi nel secondo e le perfette atmosfere glaciali del paesaggio del terzo.<br \/>\n<strong>A conclusione della prima parte del concerto abbiamo ascoltato il famoso ciclo di quattro romanze da salotto di Francesco Paolo Tosti<\/strong> su poesie di Gabriele D\u2019Annunzio: una sorta riflessione poetica in musica, &#8211; di chiaro stile \u201cdecadente,\u201d &#8211; sull\u2019amore e sulla morte, tema quanto di pi\u00f9 wagneriano possibile, anche se la creativit\u00e0 del compositore abruzzese non si eleva mai oltre la sua solita facilit\u00e0 melodica. Anna Caterina Antonacci ha saputo estrarre da questi brani tutto quello che di buono ci pu\u00f2 essere, soprattutto nel primo e nell\u2019ultimo: questi due pezzi hanno struttura musicale simile a quella di una scena in cui lo stile recitativo e quello arioso si alternano con grande fluidit\u00e0. Cos\u00ec come la stanca e dolorosa melodia in sol minore del terzo pezzo \u00e8 uscita bene con il piglio drammatico scelto dal duo. Ho trovato, invece, un po\u2019 \u201caffrettata\u201d l\u2019esecuzione del pi\u00f9 celebre di tutti, \u201cL\u2019alba sep\u00e0ra dalla luce l\u2019ombra\u201d, nonostante la gloriosa energia finale abbia strappato l\u2019applauso dalla platea.<br \/>\n<strong>Un ponte ideale tra le composizioni dell\u2019inizio del programma, di ispirazione e struttura pi\u00f9 tradizionale, e questo stile melodico \u201call\u2019italian\u201d tostiano<\/strong> si trovava proprio un gruppo di tre brani di Gabriel Faur\u00e9 (l\u2019antiwagneriano per eccellenza), tutta musica del suo periodo giovanile. Il programma di sala riportava un \u201cClair de lune\u201d (poesia di Verlaine) che non \u00e8 stato eseguito ma sostituito da \u201cTristesse\u201d (poesia molto pessimista di T\u00e9ophile Gautier). Posso osservare che non essendo stata annunciata la sostituzione, nemmeno a voce, forse solo pochi di noi l\u2019hanno riconosciuto. Tuttavia, con il nuovo pezzo il gruppo di tre <em>m\u00e8lodies <\/em>risultava pi\u00f9 coerente all\u2019interno del programma. Infatti, si tratta di brani che non hanno ancora il carattere tipico del compositore francese del periodo pi\u00f9 maturo (di cui \u201cClair de lune\u201d \u00e8 il primo esempio in senso cronologico): queste tre composizioni sono tre modi diversi di intendere la forma della <em>chanson<\/em> nell\u2019ambito del panorama francese di met\u00e0 Ottocento. Ho trovato che i due artisti hanno un po\u2019 forzato la scrittura di \u201cAu bord de l\u2019eau\u201d con un eccesso di rubati (elemento sempre molto raro nello stile di Faur\u00e9 giovane, quasi inesistente, poi, in quello maturo) che l\u2019ha resa quasi una canzone parigina del secolo successivo. Anche il celeberrimo \u201cApr\u00e8s un r\u00eave\u201d mancava della compostezza e dell\u2019equilibrio del canto settecentesco a cui si ispira. Il brano pi\u00f9 riuscito dei tre \u00e8 stato proprio \u201cTristesse\u201d in cui le armonie e l\u2019agogica scelte dall\u2019autore sembrerebbero davvero presagire ad una canzone alla Piaf e in cui sia la Antonacci che Sulzen sono stati bravissimi a scolpire le quattro strofe con tutti i chiaroscuri necessari a rendere questa discesa verso la tristezza pi\u00f9 terribile.<br \/>\n<strong>Nella prima parte del programma si trovavano i gruppi di <em>m\u00e9lodies<\/em> pi\u00f9 coerenti ai fenomeni di adesione alla poetica wagneriana<\/strong> della musica francese di fine Ottocento. Il pi\u00f9 wagneriano di tutti era stato Henri Duparc, un compositore che ha conquistato la sua meritata reputazione grazie al gruppo di soltanto quattordici composizioni vocali da camera che da sempre sono nel repertorio concertistico dei pi\u00f9 grandi cantanti. E una delle pi\u00f9 belle e riuscite \u00e8 decisamente questa melodia su alcune parti di un altrettanto celebre testo di Baudelaire, \u201cL\u2019invitation au voyage\u201d. La linea vocale galleggia con leggerezza su un movimento quasi perpetuo e ipnotico della parte pianistica che si arresta su un impianto di solidi accordi solo per enunciare il <em>motto<\/em> \u201cL\u00e0 tutto non \u00e8 che ordine, bellezza, calma e volutt\u00e0\u201d. L\u2019esecuzione di questo brano da parte del duo Antonacci-Sulzen \u00e8 risultata monocolore e con delle difficolt\u00e0 di insieme, mentre sono stati decisamente migliori nella resa del drammatico addio all\u2019estate, come simbolo della fine dell\u2019amore, nell\u2019estratto dal \u201cPo\u00e8me de l\u2019amour et de la mer\u201d di Ernest Chausson. Questo bellissimo brano, il solo di questo programma nato espressamente con l\u2019accompagnamento d\u2019orchestra e presente nel repertorio anche in questa trascrizione per pianoforte, richiede una vocalit\u00e0 molto omogenea e operistica: la Antonacci ha reso con energia e convinzione sia i passaggi pi\u00f9 lirici che quelli drammatici, e\u00a0 Sulzen l\u2019ha sostenuta bene creando un suono pieno e denso.<br \/>\n<strong>Incorniciavano questi brani i due gruppi di epoche diverse tratti dal vasto corpus di melodie composte da Debussy,<\/strong> decisamente pi\u00f9 di Wagner il vero protagonista di questo concerto. Il primo gruppo si componeva della versione di Debussy del \u201cMandoline\u201d di Verlaine (di cui esistono svariate liriche da camera di autori diversi) seguita da tre dei sei titoli che costituiscono la raccolta delle \u201cAriettes oubli\u00e9es\u201d su testi dello stesso poeta. Il secondo gruppo era il breve e intenso ciclo del \u201cPromenoir des deux amants\u201d dalle poesie di Tristan l\u2019Hermite, poeta barocco francese. La caratteristica principale del rapporto di Debussy con la poesia \u00e8 sempre la ricerca e la valorizzazione della musicalit\u00e0 intrinseca dei versi: a parte le primissime melodie di stampo ottocentesco, la creazione melodica di Debussy alterna momenti di grande lirismo ed espansione vocale a declamati sostenuti sul ribattere una nota o su una formula intervallare regolare: da questo binomio nascer\u00e0 poi la cifra vocale tipica del <em>Pell\u00e9as<\/em>. Il problema, nell\u2019ambito cameristico, \u00e8 di evitare di trascendere questa delicata alternanza portando l\u2019apparente opposizione tra i due caratteri verso un contrasto nell\u2019impostazione dello stile e del fraseggio. Infatti, quando non si canta una vera e propria melodia, \u00e8 la poesia (in un ritorno al passato del <em>recitar-cantando<\/em>) che porge la sua musicalit\u00e0 al suono della voce, in \u201ccoro di piccole voci\u201d che dalla natura passano alla poesia e che la musica restituisce sublimate alla natura stessa. Se nel ciclo dell\u2019epoca pi\u00f9 tarda sulle dolci e raffinate poesie seicentesche dell\u2019Hermite<strong> il duo Antonacci-Sulzen ha dato prova di un grande stile e rigore non disgiunto ad una interessante e delicata qualit\u00e0 del suono,<\/strong> sono rimasto perplesso dal loro approccio del gruppo sui testi di Verlaine. Il primo brano, \u201cMandoline\u201d risultava paradossalmente pesante, nonostante le numerose richieste in partitura di suono leggero, dolce, \u201cperdendosi\u201d. C\u2019era una bella e dolce atmosfera languida nella prima <em>ariette<\/em>, e anche il sottile senso di grigiore dello <em>spleen <\/em>depressivo della seconda: la voce calda del soprano ha reso con maggior efficacia la tessitura grave di \u201cC\u2019est l\u2019extase\u201d trasportato in una tonalit\u00e0 per voce media rispetto alla vocalit\u00e0 molto pi\u00f9 sopranile de \u201cIl pleure dans mon coeur\u201d che richiede grande padronanza del suono filato. Anche \u201cGreen\u201d aveva qualche suono teso, ma soprattutto non ho trovato appropriata l\u2019interpretazione del duo della frase finale cos\u00ec piena di rubati irregolari e accenti, in cui l\u2019accenno delicato al <em>cot\u00e9<\/em> pi\u00f9 sensuale di questa poesia in Debussy, cos\u00ec come in Verlaine, non dovrebbe diventare una dichiarazione di intenti cos\u00ec esplicita. Una intrusione del mondo della <em>chanson <\/em>moderna dentro la costellazione delle <em>ariette dimenticate<\/em>, chiamate cos\u00ec proprio perch\u00e9 figlie di una tradizione poetica e uno stile musicale che guardano al passato, nonostante tutto. Tuttavia, sentiti Tosti, quel Faur\u00e9 e soprattutto i <em>bis<\/em>, ho compreso meglio il percorso di stili complessivo condotto da Anna Caterina Antonacci e le scelte interpretative di entrambi gli artisti: non condivido tutto ma riconosco una loro precisa coerenza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Firenze, Teatro Goldoni, 80\u00b0 Festival del Maggio Musicale Fiorentino (1933-2013) Soprano Anna Caterina Antonacci Pianoforte Donald Sulzen Claude [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":112,"featured_media":53174,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1005],"tags":[181,3064,14678,5075,6591,5316,5142,9397,173,1218],"class_list":["post-53164","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-concerti","tag-anna-caterina-antonacci","tag-claude-debussy","tag-concerti","tag-donald-sulzen","tag-ernest-chausson","tag-francesco-paolo-tosti","tag-gabriel-faure","tag-henri-duparc-it","tag-richard-wagner","tag-teatro-goldoni-di-firenze"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/53164","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/112"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=53164"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/53164\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":88061,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/53164\/revisions\/88061"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/53174"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=53164"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=53164"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=53164"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}