{"id":53754,"date":"2013-06-05T09:59:39","date_gmt":"2013-06-05T07:59:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=53754"},"modified":"2016-12-10T23:29:20","modified_gmt":"2016-12-10T22:29:20","slug":"soiree-russa-al-teatro-la-fenice","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/soiree-russa-al-teatro-la-fenice\/","title":{"rendered":"&#8220;Soir\u00e9e russa&#8221; al Teatro La Fenice"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Venezia, Teatro La Fenice, Stagione Sinfonica 2012-2013<\/em><br \/>\n<strong>Orchestra del Teatro La Fenice<\/strong><br \/>\nDirettore <strong>Dimitrij Kitajenko<\/strong><br \/>\nViolino <strong>Sergej Krylov<\/strong><br \/>\n<em>P\u00ebtr Il\u2019i\u010d \u010cajkovskij<\/em>: Concerto per violino e orchestra in re maggiore op. 35<br \/>\n<em>Igor Stravinskij<\/em><strong>: <\/strong>&#8220;Le sacre du printemps&#8221; nel centenario della prima assoluta al Th\u00e9\u00e2tre des Champs-\u00c9lys\u00e9es di Parigi<br \/>\n<em>Venezia, 1 giugno 2013\u00a0\u00a0\u00a0 <\/em><br \/>\n<span style=\"font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman','serif'; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: AR-SA; mso-bidi-language: AR-SA;\"><br \/>\n<\/span>La Fenice, continuando il percorso russo, in particolare ciaikovskiano di questa stagione di concerti, ha proposto uno dei lavori pi\u00f9 noti ed amati dell&#8217;autore, uno dei capolavori della letteratura violinistica ottocentesca, di cui rappresenta, pur con tratti originali, una sintesi sublime: il Concerto in re maggiore per violino e orchestra, eseguito nella stessa serata insieme a <em>Le sacre du printemps<\/em>, di cui ricorre il centenario della prima assoluta, un&#8217;opera anch&#8217;essa tra le pi\u00f9 famose del repertorio russo, ma dai caratteri diametralmente opposti, totalmente proiettata verso il futuro, punto di svolta fondamentale nella storia della musica. Eppure questo abbinamento non \u00e8 poi cos\u00ec disparato, visto il particolare rapporto che lega l&#8217;autore del <em>Sacre<\/em> al suo illustre conterraneo. Stravinskij \u2013 che, non a caso, dopo la fase pi\u00f9 innovativa, legata ai Ballets russes e a Djagilev, in cui nacquero <em>Petru\u0161ka<\/em> e, appunto, il <em>Sacre,<\/em> sarebbe divenuto il paladino del ritorno all&#8217;ordine neoclassico \u2013 non nascose in pi\u00f9 di un&#8217;occasione l&#8217;interesse e l&#8217;ammirazione che nutriva verso \u010cajkovskij:\u00a0 in una lettera aperta a Djagilev\u00a0 (<em>Times<\/em> 18-10-1921) nota che \u201c\u010cajkovskij possedeva il dono della melodia, centro di gravit\u00e0 in ogni sua composizione sinfonica, in ogni sua opera o balletto\u201d, oltre a metterne in rilievo la natura \u201cprofondamente russa\u201d. Analogamente in un&#8217;intervista al quotidiano spagnolo <em>ABC <\/em>di qualche anno dopo (25 marzo 1925) affermer\u00e0, sfatando\u00a0 ancora una volta il luogo comune del carattere prevalentemente \u201coccidentale\u201d del compositore:\u00a0 \u201c\u010cajkovskij \u00e8 molto facile e per questo motivo \u00e8 stato considerato comune. In realt\u00e0, egli \u00e8 il compositore pi\u00f9 russo di tutti i musicisti del mio paese.\u201d<br \/>\nQuesta serata, dunque, trova il suo comun denominatore nell&#8217;anima russa, ancorch\u00e9 diversamente stilizzata e variamente dissimulata in questi due capolavori. Forse anche l&#8217;ostilit\u00e0 con cui, per varie ragioni, essi vennero accolti alla loro prima esecuzione \u00e8 un tratto che li accomuna: il primo fu stroncato dalla critica e non entusiasm\u00f2 il pubblico; il secondo suscit\u00f2 uno dei pi\u00f9 noti scandali della storia della musica.<br \/>\n<strong>Il concerto in re maggiore per violino e orchestra op.35<\/strong> fu composto nel marzo del 1878 a Clarens, nei pressi del lago di Ginevra, dove l&#8217;autore si era rifugiato, con il sostegno dell&#8217;amica mecenate Nade\u017eda von Meck e del giovane violinista Iosif Kotek, per riaversi dal tremendo collasso nervoso, subito in seguito al fallimento del suo matrimonio con\u00a0 Antonina Miljukova, che avrebbe dovuto fugare le voci riguardanti le sue tendenze omosessuali. La partitura fu ultimata in poche settimane, probabilmente anche sull&#8217;onda dei sentimenti personali che l&#8217;autore provava verso il giovane Iosif, che collabor\u00f2 alla stesura. La prima esecuzione ufficiale sarebbe dovuta avvenire a cura del primo dedicatario del concerto, il famoso solista Leopold Auer, che per\u00f2 rifiut\u00f2 ritenendo il lavoro irto di difficolt\u00e0 tecniche e poco adatto al violino. La prima esecuzione assoluta avvenne nel 1879 negli Stati Uniti, a New York, sotto la direzione di Leopold Damrosh. Solo due anni dopo il concerto fu eseguito anche in Europa, il 4 dicembre 1881 a Vienna, ad opera di un giovane violinista, Adolf\u00a0 Brodski. Se il pubblico viennese si mostr\u00f2 freddo, la critica fu unanimemente ostile, uniformandosi alla stroncatura colossale di Hanslick, che parl\u00f2 apertamente di rozzezza e antimusicalit\u00e0, sentendo nel <em>Finale<\/em> addirittura \u201cil puzzo di scadente acquavite di un&#8217;orgia russa\u201d. \u201cStinkende Musik<em>\u201d <\/em>(musica puzzolente) per i gusti raffinati dell&#8217;arcigno critico.<br \/>\n<strong>Di fatto \u00e8 una delle pagine di pi\u00f9 straordinario virtuosismo che siano mai state scritte per il violino<\/strong> , e soprattutto nel primo e nell&#8217;ultimo tempo al solista sono affidati compiti veramente trascendentali, rispetto ai quali <strong>Sergej Krylov<\/strong> si \u00e8 dimostrato perfettamente all&#8217;altezza, affrontandoli con assoluta padronanza dello strumento, e imprimendo, in particolare, al finale un&#8217;agogica serrata veramente da brivido senza mai perdere concentrazione e \u00a0intonazione, assecondato da un&#8217;orchestra sapientemente guidata da Kitajenko, che ha saputo essere estremamente delicato e sognante nel secondo movimento, la <em>Canzonetta<\/em>, basata su una struggente melodia dal carattere squisitamente slavo, che peraltro pervade molte pagine di questo concerto. La tecnica trascendentale del solista ha completamente conquistato il pubblico, che lo ha applaudito con reiterata convinzione meritandosi due bis paganiniani: il capriccio n. 24, dalle innumerevoli variazioni, e il n. 13, basato su bicordi di sesta in successione cromatica. Entrambi eseguiti con assoluta precisione e spavalderia. Donde nuovamente ovazioni del pubblico e anche degli orchestrali.<br \/>\nQuanto al secondo titolo,<strong> \u00e8 inutile ricordare che <em>Le sacre du printemps<\/em> \u2013 a dispetto della <em>bagarr<\/em>e suscitata tra i pubblico del Th\u00e9\u00e2tre des Champs-Elys\u00e9es il 29 maggio 1913 in occasioine della prima assoluta \u2013 \u00e8 da tempo considerato un&#8217;opera-chiave della nuova musica<\/strong>, da qualunque punto di vista la si esamini: armonico, ritmico, timbrico, formale. Secondo l&#8217;autorevole giudizio di Pierre Boulez, Stravinskij grazie ad essa ha posto una pietra miliare lungo la strada che porta al nuovo, ben pi\u00f9 del \u201cconservatore\u201d Sch\u00f6nberg, come si legge in un suo famoso saggio del 1951: <em>Sch\u00f6nberg \u00e8 morto; Stravinskij rimane<\/em>, dove contraddice le argomentazioni di Adorno, che era giunto ad opposte conclusioni. \u201cCon il <em>Sacre<\/em> \u2013 sono sempre parole di Boulez \u2013 pu\u00f2 dirsi definitivamente morto e sepolto il concetto di bello dell\u2019epoca classico-romantica\u201d. In effetti, Stravinskij ricerca in questa monumentale partitura le dissonanze pi\u00f9 crude e le combinazioni ritmiche pi\u00f9 asimmetriche. La\u00a0 grandezza del <em>Sacre<\/em> \u2013 un arcaico rito sacrificale della Russia pagana, nel quale una vergine viene scelta perch\u00e9 danzi fino alla morte a propiziare la benevolenza degli in vista della nuova stagione \u2013 sta proprio nello sconvolgimento delle forme tradizionali, ottenuto anche attraverso un impiego assolutamente nuovo del ritmo. Ne risulta spesso un susseguirsi di blocchi sonori ossessivamente ripetuti senza alcuna valenza discorsiva, senza alcuna variazione o sviluppo tematico, in base a pulsioni ritmiche asimmetriche, che diventano il principio di base della costruzione. Ma anche la ricerca timbrica per creare le dissonanze pi\u00f9 aspre o esplorare le potenzialit\u00e0 coloristiche\u00a0 pi\u00f9 inattese degli strumenti \u2013 come testimonia lo spunto iniziale del fagotto, che si inerpica in uno spazio siderale \u2013 \u00e8 determinante in questo lavoro, che alterna algide, rarefatte atmosfere a momenti di tellurica deflagrazione. Un&#8217;opera, anche questa, a suo modo profondamente russa, che propone con una forza espressiva <em>fauve<\/em> materiali folclorici \u2013 come le antiche danze uraliche \u2013\u00a0 pur stilizzati e ridotti alle linee essenziali. Anche in questo caso<strong> l&#8217;autorevole bacchetta di Dimitrij Kitajenko ha saputo guidare il colossale organico strumentale previsto dall&#8217;autore<\/strong> (che si aggira intorno ai cento elementi) con grande autorevolezza, attraverso una partitura, che a causa dei continui cambiamenti del ritmo, della complessit\u00e0 dell&#8217;armonia, dell&#8217;uso della politonalit\u00e0, nonch\u00e9 delle prestazioni talora estreme richieste agli strumentisti \u00e8 una tra le pi\u00f9 ardue da eseguire. Sempre nitido il suono dell&#8217;orchestra ad evocare con barbarica, aspra veemenza la primavera che prorompe dalle viscere della terra, scandire parossistici ritmi di danza, esprimere il sottile fascino sonoro di certe pagine come l&#8217;apertura, caratterizzata dal vitreo registro sovracuto del fagotto, cui si \u00e8 gi\u00e0 fatto cenno, o l&#8217;<em>Introduzione<\/em>, che d\u00e0 avvio alla seconda parte, dalle sonorit\u00e0 glaciali da notte polare. Festeggiatissimo Kitajenko sia dal pubblico che dagli stessi orchestrali.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Venezia, Teatro La Fenice, Stagione Sinfonica 2012-2013 Orchestra del Teatro La Fenice Direttore Dimitrij Kitajenko Violino Sergej Krylov [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":72,"featured_media":53755,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1005],"tags":[14678,7877,180,5056,2290],"class_list":["post-53754","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-concerti","tag-concerti","tag-dimitrij-kitajenko","tag-igor-stravinskij","tag-orchestra-del-teatro-la-fenice","tag-petr-ilic-cajkovskij"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/53754","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/72"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=53754"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/53754\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":87524,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/53754\/revisions\/87524"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/53755"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=53754"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=53754"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=53754"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}