{"id":54317,"date":"2013-06-16T15:59:30","date_gmt":"2013-06-16T13:59:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=54317"},"modified":"2016-12-04T14:34:28","modified_gmt":"2016-12-04T13:34:28","slug":"se-ti-voghi-ghe-scometo-tutti-indrio-ti-lassara-la-veneziana-joyce-didonato-alla-scala","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/se-ti-voghi-ghe-scometo-tutti-indrio-ti-lassara-la-veneziana-joyce-didonato-alla-scala\/","title":{"rendered":"\u00abSe ti voghi, ghe scometo, \/ tutti indrio ti lassar\u00e0\u00bb: la \u201cveneziana\u201d Joyce DiDonato alla Scala"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Milano, Teatro alla Scala &#8211; Recital di canto 2012\/2013 <\/em><br \/>\nMezzosoprano, <strong>Joyce DiDonato <\/strong><br \/>\nPianoforte, <strong>David Zobel\u00a0 <\/strong><br \/>\n<em>Antonio Vivaldi<\/em>: \u00abOnde chiare che sussurrate\u00bb, \u00abAmato ben\u00bb (da <em>Ercole su \u2019l Termodonte<\/em>)<br \/>\n<em>Gabriel Faur\u00e9<\/em>: <em>Cinq M\u00e9lodies<\/em> op. 58, <em>De Venise<br \/>\nGioachino Rossini<\/em>: <em>La regata veneziana<\/em> (da <em>\u201cP\u00e9ch\u00e9s de vieillesse\u201d<\/em>, vol. I, nn. 8-10);\u00a0 \u00abAssisa al pi\u00e8 d\u2019un salice\u00bb (da <em>Otello<\/em>)<br \/>\n<em>Michael Dewar Head<\/em>: &#8220;Three Songs of Venice&#8221;<br \/>\n<em>Reynaldo Hahn<\/em>:&#8221; Venezia&#8221;<br \/>\n<em>Milano, 9 giugno 2013 <\/em><span style=\"font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman','serif'; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: AR-SA; mso-bidi-language: AR-SA;\">.<br \/>\n<\/span><br \/>\n<strong>Dopo la trionfale <em>Donna del lago<\/em> dell\u2019ottobre 2011, Joyce DiDonato torna alla Scala per un concerto vocale dai contenuti e dalle ispirazioni tutti veneziani<\/strong> (su cui si diffonde anche nell\u2019effervescente <a href=\"http:\/\/www.gbopera.it\/2013\/06\/intervista-a-joyce-di-donato\/\">intervista<\/a> realizzata da William V. Madison per \u00abGBopera\u00bb del 7 giugno). L\u2019unico autore propriamente veneziano \u00e8 il primo del programma, Vivaldi, mentre gli altri sono compositori affascinati dalla luce lagunare, dalle acque, dalle tradizioni veneziane, sintetizzate all\u2019interno di piccoli cicli tematici, in un percorso che va dal Rossini tardo, ormai Ma\u00eetre Gourmet, dell\u2019<em>Album Italiano<\/em>, al 1891 della raccolta di Faur\u00e9 e al 1901 di quella di Hahn, fino al 1974 della piccola trilogia di Head. Al centro del programma \u00e8 collocata l\u2019unica pagina tratta dal melodramma rossiniano, fulcro del repertorio della cantante: la scena della \u201cCanzone del salice\u201d dall\u2019<em>Otello<\/em> (appunto di ambientazione veneziana), che riporta l\u2019ascoltatore al 1816, e dunque al belcanto di et\u00e0 preromantica.<br \/>\n<strong>L\u2019esordio vivaldiano<\/strong> di \u00abOnde chiare che sussurrate\u00bb avviene con un tono trattenuto, in linea con il tocco delicatissimo, quasi soffuso, del pianoforte di David Zobel. La voce \u00e8 sin da subito perfettamente impostata e vigorosa, accompagnata dal senso drammatico che la pagina richiede. Nella micro-cadenza dell\u2019aria sono molto suggestivi i trilli, che sostituiscono i virtuosismi ordinari, per di pi\u00f9 in pianissimo. L\u2019aria \u00abAmato ben\u00bb, dal III atto della stessa opera, <em>Ercole su \u2019l Termodonte<\/em>, \u00e8 una dichiarazione d\u2019amore mesta ed elegiaca, cui la voce calda e screziata della DiDonato si adatta perfettamente. Prima del \u201cda capo\u201d, un altro trillo risuona magnifico, perlaceo, autentica prodezza di vocalit\u00e0 barocca.<br \/>\n<strong>Prima di porgere le <em>Cinq M\u00e9lodies \u201cDe Venise\u201d<\/em> di Faur\u00e9, la cantante, in fiammante abito rosso scarlatto, illustra al pubblico il programma,<\/strong> elaborato in seguito a una selezione di titoli protrattasi per molti anni. Come gi\u00e0 dalle parole della citata intervista, anche dall\u2019intervento alla Scala emergono l\u2019intelligenza e la consapevolezza artistica di Joyce DiDonato, specie quando giustifica i motivi del suo interesse: in Faur\u00e9, per esempio, la musica tenta di rappresentare la luce veneziana, che sempre cambia. Cantando dunque <em>Mandoline<\/em>, <em>En sourdine<\/em>, <em>Green<\/em>, <em>\u00c0 Clym\u00e8ne<\/em>, <em>C\u2019est l\u2019extase<\/em>, il mezzosoprano cerca soprattutto di differenziare i colori e le sfumature luministiche; e ci riesce grazie alla straordinaria musicalit\u00e0, indispensabile a rendere il carattere gaio e mondano della prima <em>m\u00e9lodie<\/em>, quello meditativo della seconda, il tono sognante della terza, i languidi cromatismi della quarta, l\u2019ispirazione estatica dell\u2019ultima (che forse \u00e8 la pi\u00f9 bella dell\u2019intero ciclo). Nelle \u201cmesse di voce\u201d, la DiDonato a volte rafforza il suono in maniera tale da farlo apparire fisso; in realt\u00e0 \u00e8 un effetto voluto, per conferire vigore all\u2019emissione stessa e per far risaltare la ricchezza di armonici di ciascuna nota, senza ricorso a quel vibrato stretto che pure caratterizza la voce del mezzosoprano.<br \/>\n<strong>A una Venezia pi\u00f9 autenticamente italica, imparentata alle maschere del Carnevale e della commedia dell\u2019arte, rimandano le tre liriche di Francesco Maria Piave musicate da Gioachino Rossini: <em>La regata veneziana<\/em><\/strong> \u00e8 in effetti uno dei numeri vocali pi\u00f9 celebri della raccolta <em>P\u00e9ch\u00e9s de vieillesse<\/em>, reso ancor pi\u00f9 arguto dalla lingua veneziana di Anzoleta che sprona l\u2019amato Momolo a vincere la gara. Nel cantare il prediletto Rossini, la voce della DiDonato pare addirittura esplodere di armonici e di vibrazioni; se anche la lingua non ha tutta la precisione fonetica del caso, si staglia perfettamente tutta la preziosa musicalit\u00e0 del \u201cgondoliere da salotto\u201d del ciclo. Nel secondo dei tre momenti, poi, la cantante \u00e8 anche perfetta interprete e attrice, poich\u00e9 esprime l\u2019affanno, il fiato sempre pi\u00f9 convulso del rematore nel ritmo frenetico della regata (<em>Anzoleta co passa la regata<\/em>). E tanto pi\u00f9 risalta una nuova vocalit\u00e0, entusiasta, sospirosa e generosa, dopo la regata, con la gioia della fanciulla che abbraccia l\u2019amato vincitore (<em>Anzoleta dopo la regata<\/em>).<br \/>\n<strong>Alla celebre pagina dell\u2019<em>Otello<\/em> rossiniano, \u00abAssisa al pi\u00e8 d\u2019un salice\u00bb, spetta il compito di aprire la seconda parte del concerto<\/strong>; e in vista di tale cimento il mezzosoprano sembra aver articolato la prima parte con pagine certamente impegnative, ma non sfibranti nei confronti della voce, tanto che il porgere \u00e8 per lo pi\u00f9 caratterizzato da sonorit\u00e0 tenui (quanto meno a paragone della cavata naturale che la cantante possiede). Dunque la DiDonato torna in scena con un abito accollato, policromo, dai riflessi verde smeraldo; ed \u00e8 subito una Desdemona dalla voce robusta e vigorosa, la cui canzone non ha alcun lenocinio fiabesco. Anzi, il carattere principale dell\u2019interpretazione \u00e8 sicuramente la fermezza: non c\u2019\u00e8 nemmeno un attimo di cedimento, perch\u00e9 tutto \u00e8 sorretto dall\u2019intenso dolore del personaggio vocale. Il momento meraviglioso della scena dell\u2019<em>Otello<\/em> \u00e8 incrinato, sugli ultimi accordi del pianoforte, dallo squillo di un telefono cellulare in sala \u2026 Ma l\u2019imbarazzo stizzito del pubblico \u00e8 stemperato dallo <em>charme<\/em> della cantante, che rientrando tra gli applausi chiede sorridendo: \u00abEra Rossini a chiamare?\u00bb<br \/>\n<strong>Seguono nel programma <em>Three Songs of Venice<\/em><\/strong>, un altro breve ciclo (<em>The Gondolier<\/em>, <em>St Mark\u2019s Square<\/em>, <em>Rain Storm<\/em>) del compositore britannico Michael Head, punto di partenza della fascinazione musicale della DiDonato: proprio da queste liriche, confessa ella stessa, ha preso avvio la costruzione di un <em>recital<\/em> interamente dedicato alla rappresentazione musicale di Venezia. Scritti nel 1974 per Janet Baker, i <em>Lieder<\/em> di Head hanno uno stile musicale che forse sarebbe risultato un poco antiquato gi\u00e0 nel 1874 (a parte il primo, che unisce ad armonie spagnoleggianti qualche venatura jazzistica), con cromatismi e arpeggi a profusione; la linea vocale \u00e8 trattata con molto garbo, senza acuti, piuttosto insistente sulle note basse: una tessitura che la DiDonato affronta senza alcun problema.<br \/>\n<strong>Molto pi\u00f9 raffinati, e &#8211; in prospettiva cronologica &#8211; decisamente pi\u00f9 moderni, i <em>Lieder<\/em> che il poliedrico Reynaldo Hahn<\/strong> ha raccolto sotto il titolo <em>Venezia. La biondina in gondoleta<\/em> (il programma del concerto ne contempla cinque su sei), sulla scorta della celebre canzone di Mayr, e su testo di poeti veneziani. La DiDonato accentua le componenti espressive di ciascuna pagina, per differenziarle in base ad almeno una peculiarit\u00e0: il languore di <em>Sopra l\u2019acqua indormenzada<\/em> (poesia di Pietro Pagello), le smorzature degli arabeschi antifonali tra le strofi di <em>La barcheta<\/em> (poesia di Pietro Buratti), il ritmo turbinoso e incalzante di <em>L\u2019avvertimento<\/em> (sempre di Buratti; la cantante \u00e8 molto abile a \u201cportare\u201d il suono con eleganza, anche se a causa del ritmo \u00e8 obbligata a schiacciare un po\u2019 alcune note basse), i portamenti discendenti e gli accenti gravi di <em>Che pec\u00e0!<\/em> (versi di Francesco dall\u2019Ongaro; con grande capacit\u00e0 mimetica, la DiDonato conferisce una crassa popolarit\u00e0 ai suoi personaggi vocali, anche quando in realt\u00e0 sono un po\u2019 pi\u00f9 fini), gli acuti nel finale di <em>La primavera<\/em> (poesia di Alvise Cicogna, un quadretto di maniera sui fiori in veneziano).<br \/>\n<strong>Al termine del concerto ci si accorge dell\u2019esemplarit\u00e0 del pianista, il giovane David Zobel, un modello di accompagnatore,<\/strong> poich\u00e9 non appare mai in primo piano, cos\u00ec come non sbaglia mai un tempo o una sonorit\u00e0. Non a caso la cantante lo ha pi\u00f9 volte scelto quale collaboratore, nel corso di diverse tappe della sua carriera. Prima di soddisfare le richieste di <em>bis<\/em> da parte del pubblico, la DiDonato ricorda con emozione la sua <em>Cenerentola<\/em> scaligera del 2001, ma anche la scomparsa del M\u00b0 Bruno Bartoletti, cui dedica una canzone di Alberto Ginastera tutta sorretta da dal soffio della <em>Vitalidad<\/em>. Il momento pi\u00f9 virtuosistico dell\u2019intera serata \u00e8 raggiunto con il secondo dei brani fuori programma, il finale della <em>Donna del lago<\/em> (\u00abTanti affetti in tal momento\u00bb), ormai una sorta di <em>r\u00f4le f\u00e9tiche<\/em> per la DiDonato, che canta il rond\u00f2 tutto a mezza voce, con due prodigiosi trilli nella cadenza centrale. Le note basse non sono mai caricate o accentuate in modo eccessivo (come invece faceva &#8211; ma giustamente &#8211; nelle precedenti parti giocose). Scale, volate, cadenze, puntature: tutto \u00e8 affrontato con grande sicurezza; Rossini instaura insomma quell\u2019aura musicale nella quale la cantante riesce a porgere il meglio di s\u00e9 e della sua <em>verve<\/em>. Un ultimo \u201cregalo\u201d per la Scala, che \u00e8 insieme un omaggio alle sue origini americane, la canzone <em>Somewhere Over the Rainbow<\/em>, di Harold Arlen (cantata per la prima volta nel 1939 dalla piccola Judy Garland nel film I<em>l mago di Oz<\/em> di Victor Fleming). Il belcanto trionfa, ma tutte le precedenti suggestioni si condensano in una caligine appena illuminata sulle acque lagunari, pronta nella sua immobilit\u00e0 ad accogliere l\u2019intonazione musicale pi\u00f9 disparata, alla ricerca di quel che, in fin dei conti, non \u00e8 rappresentabile se non parzialmente: l\u2019unicit\u00e0 di Venezia. Il programma elaborato dalla cantante raggiunge cos\u00ec l\u2019obbiettivo.<em>\u00a0Foto Marco Brescia \u00a9 Teatro alla Scala<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Milano, Teatro alla Scala &#8211; Recital di canto 2012\/2013 Mezzosoprano, Joyce DiDonato Pianoforte, David Zobel\u00a0 Antonio Vivaldi: \u00abOnde [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":102,"featured_media":54321,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1005],"tags":[137,7936,5142,1059,7937,7343,4129],"class_list":["post-54317","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-concerti","tag-antonio-vivaldi","tag-david-zobel","tag-gabriel-faure","tag-joyce-didonato","tag-michael-dewar-head","tag-reynaldo-hahn","tag-teatro-alla-scala-di-milano"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/54317","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/102"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=54317"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/54317\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/54321"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=54317"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=54317"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=54317"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}