{"id":546,"date":"2008-12-06T17:27:23","date_gmt":"2008-12-06T15:27:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=546"},"modified":"2017-01-05T02:22:13","modified_gmt":"2017-01-05T01:22:13","slug":"allanteprima-del-don-carlo-scaligero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/allanteprima-del-don-carlo-scaligero\/","title":{"rendered":"Milano, Teatro alla Scala: &#8220;Don Carlo&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><em>Milano, Teatro alla Scala, stagion d&#8217;Opera e Balletto 2008\/2009<\/em><br \/>\n<strong>&#8220;DON CARLO&#8221;<br \/>\n<\/strong>Opera in quattro atti. Libretto di Fran\u00e7ois-Joseph M\u00e9ry e Camille Du Locle.<br \/>\nTraduzione italiana di Achille de Lauzi\u00e8res e Angelo Zanardini<br \/>\nMusica di <strong>Giuseppe Verdi<\/strong><br \/>\n<em>Filippo II <\/em>FERRUCCIO FURLANETTO<em><br \/>\nDon Carlo <\/em>GIUSEPPE FILIANOTI<em><br \/>\nRodrigo, Marchese di Posa <\/em>DALIBOR JENIS<em><br \/>\nIl grande inquisitore <\/em>ANATOLIJ KOTSCHERGA<em><br \/>\nUn frate <\/em>DIOGENES RANDES<em><br \/>\nElisabetta <\/em>FIORENZA CEDOLINS<em><br \/>\nEboli <\/em>DOLORA ZAJICK<em><br \/>\nTebaldo <\/em>CARLA DI CENSO<em><br \/>\nConte di Lerma <\/em>CRISTIANO CREMONINI<em><br \/>\nAraldo reale <\/em>CARLO BOSI<br \/>\n<em>Voce dal cielo <\/em>JULIA BORCHERT<br \/>\nOrchestra e Coro del Teatro alla Scala<br \/>\nDirettore <strong>Daniele Gatti<\/strong><br \/>\nRegia e scene <strong> St\u00e9phane Braunschweig<\/strong><br \/>\nScenografo collaboratore <strong>Alexandre de Dardel<\/strong><br \/>\nCostumi <strong>Thibault van Craenenbroeck<\/strong><br \/>\nLuci<strong> Marion Hewletti<\/strong><br \/>\n<em>Milano, Teatro alla Scala, 4 dicembre 2008<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Parto subito dalla parte registica e scenografica che ha destato unanime consenso almeno per quanto ho <\/strong>potuto sentire e vedere. <strong>Una scenografia minimal per ci\u00f2 che concerne elementi e apparati scenici,che lasciava molto spazio ai movimenti e dava un&#8217;aura di leggerezza inusuale<\/strong> per quest&#8217;opera posta comunemente sulla stessa scia ideale dei vari Trovatore,La forza del destino e Macbeth ,opere oscure, che paiono talvolta ambientate solo di notte (quindi sempre e comunque &#8220;nere&#8221;, allestimento tradizionale o no). <strong>Allestimento nuovo anche in questo senso,che senza stravolgere<\/strong> <strong>alcunch\u00e9, ha per\u00f2 il merito di reinventare una concezione paludata<\/strong> e anche un p\u00f2 datata dell&#8217;opera. <strong>Fra gli elementi di &#8220;tradizione&#8221; , sul piano materiale \u00e8 giusto citare i costumi d&#8217;epoca<\/strong> (veramente belli e mai troppo sfarzosi) ; idealmente invece, la presenza dei bambini che corrispondevano a 3 dei 5 protagonisti (Carlo,Elisabetta e Rodrigo).<br \/>\n<strong>L&#8217;aspetto che il regista ha tenuto pi\u00f9 a sottolineare era infatti quello nostalgico<\/strong>, tanto presente nel dramma in questione. In questo senso andavano lette le numerose presenze didascaliche dei bambini in diversi punti dell&#8217;azione, nonch\u00e8 l&#8217;immagine della foresta di fointanebleau sul fondo. Bella l&#8217;idea di porre, nella scena dell&#8217;autodaf\u00e8,una sorta di collegio di cardinali che stavano seduti su alti scranni circondando la folla, un po&#8217; meno quella di far comparire Carlo V vivo e vegeto e farlo avanzare fino al proscenio camminando tranquillamente, in modo che Don Carlo potesse appoggiarsi a lui senza troppi effetti speciali.<br \/>\n<strong>Gli interpreti:<\/strong><strong>Ferruccio Furlanetto (Filippo II)<\/strong> <strong>assolutamente strepitoso<\/strong>. Un artista di gran mestiere, una voce che non tradisce le aspettative del pubblico, per colui che fu l&#8217;ultimo Filippo di Von Karajan, e che si conferma un cantante come pochi lo sono oggi. <strong>Un personaggio che pare cucito addosso a lui,<\/strong> per temperamento,presenza scenica e impasto vocale. Ascoltatelo vent&#8217;anni fa e poi oggi,\u00e8 davvero difficile stabilire quale sia la migliore esecuzione. <strong>A lui la palma del migliore della serata.<\/strong><br \/>\n<strong>Altra grande acclamata \u00e8 stata Dolora Zajick<\/strong>,sicuramente <strong>la migliore nel cast femminile.<\/strong> Ha 57 anni e non lascia presagire alcuna smagliatura vocale n\u00e9 cedimenti stilistici di rilievo. Si conferma per quelli che sono sempre stati suoi pregi e difetti, e sono quasi sicuro che, ad oggi, i primi superino di gran lunga i secondi. Inutile quindi soffermarsi sulla pronuncia poco chiara o altre inezie simili; in tal caso di voce ce n&#8217;\u00e8 eccome, e la parte della principessa infida le calza se non a pennello, almeno molto bene. <strong>Fra le due arie, meglio O don fatale, pi\u00f9 nelle sue corde e nel suo stile. La pi\u00f9 applaudita in ogni caso.<br \/>\n<\/strong><strong>Una lieta sorpresa per me \u00e8 stato il Rodrigo di Dalibor Jenis<\/strong>. Mai ascoltato prima di ieri, ma davvero un cantante su cui riporre le nostre speranze per il futuro. Una vocalit\u00e0 che a tratti ricordava Dietrich Fischer-Dieskau, sia per l&#8217;eleganza nel fraseggio che per la corposit\u00e0 dello strumento. Assolutamente a suo agio nel personaggio del marchese anche grazie a tratti fisici e somatici da vero &#8220;grande di spagna&#8221;. Meglio nel duetto del primo atto con Carlo e in quello con Filippo. Meno carismatico nell&#8217;aria, ma comunque corretto. C&#8217;\u00e8 da dire che il calo di rendimento vocale ha condizionato tutti i protagonisti verso la fine.<br \/>\n<strong>Discreta la prova di Giuseppe Filianoti<\/strong>. Un tenore che personalmente non mi aspettavo per quest&#8217;opera,conoscendo anche poco la sua carriera. Vedendolo due o tre anni fa nel Mos\u00e8, non me lo sarei atteso oggi in Don Carlo (ma nel frattempo qualcosa sar\u00e0 pur cambiato credo e spero, per giustificare questa scelta).<strong>Chiaramente si \u00e8 difeso come poteva. Una vocalit\u00e0 la sua molto mobile ma non potentissima<\/strong>, <strong>che in questo contesto peccava di carenza di un peso vocale specifico<\/strong> . Un fraseggio energico e una forte immedesimazione (anche troppo ostentata) nella parte dell&#8217;infante isterico, che \u00e8 Don Carlo, non possono per\u00f2 sopperire ai limiti che la sua voce ad oggi porta con s\u00e9 almeno per questo tipo di ruoli, per cui secondo me, c&#8217;\u00e8 ancora tempo. Il gi\u00e0 citato calo di rendimento ha colpito soprattutto lui nell&#8217;ultimo atto: si avvertiva palesemente la fatica del reggere lo spartito verdiano.<br \/>\n<strong>Ora le note dolenti<\/strong>,che pure non hanno offuscato il successo della serata ma\u00a0 che comunque lascia <strong>aperto l&#8217;eterno quesito sulla scelta dei cast alla Scala .<\/strong> Parliamo di <strong>Fiorenza Cedolins<\/strong>. Devo dire che i miei timori verso di lei si sono rivelati fondati. <strong>Un ruolo, quello di Elisabetta\u00a0 che<\/strong> <strong>dopo tutto le starebbe anche bene,in quanto arride al suo temperamento e nella sua vocalit\u00e0, <\/strong>se per\u00f2 non ci fossero vistosi difetti e precoci cedimenti vocali per una cantante, che all&#8217;et\u00e0 di 42 anni non mi pare proprio ci abbia lasciato delle perle memorabili finora. Una voce che si sente poco e risulta spesso intubata, stentorea anche negli smorzamenti e veramente ai propri limiti negli acuti della pur limitata parte (essendo oltretutto qui presentata qui l&#8217;edizione in quattro atti). Si \u00e8 portata alla fine senza rischiare molto e aiutata comunque da un&#8217;interpretazione ben calibrata e un espressivit\u00e0 vocale efficace per quando richiesto.Buona la prova del basso Anatolij Kotscherga, un grande inquisitore vestito da papa, dotato di una voce profonda e sonora anche se non proprio bella e pregnante,comunque adatto alla parte.<strong>Degni di nota il Tebaldo di Carla Di Censo e il frate di Diogenes Randes.<\/strong><br \/>\n<strong>Daniele Gatti\u00a0 si dimostra davvero un grande direttore.<\/strong> Mantiene tempi e dinamiche corretti e scevri da effetti estetici inutili o disgiunti dalla frase musicale. Una lettura coerente,vibrante e che teneva insieme ogni elemento dell&#8217;esecuzione, senza opprimere i cantanti in alcun modo. L&#8217;edizione scelta ,priva dell&#8217;<em>atto di Fontainebleau<\/em> ,non comprendeva i ballabili del secondo atto ma comunque veniva presentava come &#8221; edizione integrale delle varie versioni in quattro e cinque atti,comprendenti gli inediti verdiani&#8221; come recitava la locandina.<br \/>\n<strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Milano, Teatro alla Scala, stagion d&#8217;Opera e Balletto 2008\/2009 &#8220;DON CARLO&#8221; Opera in quattro atti. 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