{"id":55925,"date":"2013-07-22T01:29:57","date_gmt":"2013-07-21T23:29:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=55925"},"modified":"2016-12-02T20:18:37","modified_gmt":"2016-12-02T19:18:37","slug":"verona-cortile-mercato-vecchioanimalie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/verona-cortile-mercato-vecchioanimalie\/","title":{"rendered":"Verona, Cortile Mercato Vecchio:&#8221;Animalie&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Verona, Cortile Mercato Vecchio, Estate Teatrale Veronese<br \/>\n<\/em><strong>&#8220;ANIMALIE&#8221;<br \/>\nCompagnia Sosta Palmizi<\/strong><br \/>\nCoreografie e interprete <strong>Giorgio Rossi<br \/>\n<\/strong>Con <strong>David Riondino<br \/>\n<\/strong>Clarinetto <strong>Gabriele Mirabassi<br \/>\n<\/strong>Regia di <strong>Giorgio Gallione<\/strong><br \/>\nTesti di Jorge Luis Borges-Stefano Benni-Toti Scialoja a cura di David Riondino e Giorgio Rossi<br \/>\n<em>Verona, 20 luglio 2013<span style=\"font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman','serif'; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: AR-SA; mso-bidi-language: AR-SA;\"><br style=\"mso-special-character: line-break;\" \/><\/span><\/em>\u00ab<em>T&#8217; amo pio bue<\/em> \/<em>anzi ne amo due<\/em>\u00bb Letto da un foglietto col ghignetto, Giorgio Rossi si fa simpatico col sistemare (si dice: quel tanto odiato) <strong>Carducci<\/strong> citando uno dei \u201cri-versi linguistici\u201d di <strong>Toti Scialoja<\/strong>. Come a dire che il bestiario che metter\u00e0 in scena sar\u00e0 frutto del duplice amore che avr\u00e0 da <strong>Riondino<\/strong> (le parole) e da <strong>Mirabassi<\/strong> (la musica). Spettacolo in 20 quadri su di un palco volutamente spoglio e nero, che risalti le variopinte forme di quel catalogo infinito di visioni e di animali fantastici che abitano il giardino zoologico delle mitologie, che non \u00e8 che il luogo dei nostri sogni di fanciullo (Scialoja), che sappia concentrare l\u2019attenzione sulle parole, sul gesto e sul suono, che partorisca la narrativa dal binomio tra la danza e la letteratura; quindi appare <em>l\u2019<\/em><strong>Abao Aqu<\/strong>. L\u2019animale dalla \u201cpelle quasi traslucida\u201d, frutto della mente di J. L. Borges (1957, \u201cManuale di zoologia fantastica), che ha la caratteristica di risvegliarsi dal letargo per effetto delle vibrazioni che percepisce dalle persone che ad esso si avvicinano, che sa inquietare con la sua presenza.<br \/>\nQui Giorgio Rossi \u00e8 racchiuso proprio in una pelle opalescente (in lattice) che vibra per la tensione di un\u2019impalatura a spirale che finisce a imbuto, oltre la sua testa. E\u2019 quasi fermo, muove solo gli arti atrofizzati, come il Dodo delle Mauritius; quell\u2019uccello inetto al volo, che si estinse in breve a causa dei Conquistadores. Gli acuti distorti del clarinetto rammentano un verso animalesco, di chi ci d\u00e0 il benvenuto e ci mette allo stesso tempo in guardia al cospetto delle apparizioni a venire.<br \/>\nEd \u00e8 ancora Borges ad essere letto con \u00ab<em>gente dello specchio<\/em>\u00bb (da Il libro degli esseri immaginari) e Riondino ci parla del Doppio che pu\u00f2 essere colto nel riflesso e nell\u2019eterozigote, come nel celarsi di qualcosa dietro a un\u2019altra (<em>hidebehind: <\/em><em>i boscaioli si ritrovano pi\u00f9 avanti, all\u2019undicesimo quadro)<\/em> e nel serio e il faceto della Scimmia dell\u2019Inchiostro, che \u201cattende pazientemente che tu abbia finito di scrivere qualcosa per berlo\u201d; e Mirabassi fa volute dal basso all\u2019acuto, come il calabrone che diventa zanzara.<br \/>\nD\u2019un tratto si \u201cnaufraga\u201d a <strong>Stranalandia<\/strong> (Stefano Benni) di cui rimane traccia scritta solo dei suoi meravigliosi animali, poich\u00e9 i due pi\u00f9 celebri quanto involontari scopritori, Kunbertus e Lupus, docenti di zoologia presso l&#8217;Universit\u00e0 di Edimburgo, non seppero pi\u00f9 localizzarla, una volta rientrati in Scozia. E si apprende pure di un certo <strong>Osvaldo<\/strong>, un esemplare di indigeno, nonch\u00e9 l\u2019unico. Rossi ce ne d\u00e0 un esempio tragicomico, ponendosi in posa statuaria facendolo assomigliare a un personaggio che sta tra un pinocchione (un adulto mai cresciuto d\u2019intelletto) e un arlecchino con un remo al posto del bastone.<br \/>\nE si procede da uno strananimale all\u2019altro: dal <strong>maialino volante<\/strong>, che ama l&#8217;odore di calzini, al <strong>cantango<\/strong>, \u201cil quale \u00e8 molto romantico e si innamora almeno sei volte per notte\u201d. Rossi esce vestito da matador, tutto rosso, e si dilunga in un tango appassionato (con se stesso) sul clarinetto per l\u2019unica volta, in tutto lo spettacolo, allegro e giocoso. Quindi gi\u00f9 nell\u2019inferno subacqueo del <strong>Bahamut<\/strong>, quel pesce (tra pipistrello e drago) della cosmologia musulmana, oggi molto caro ai film e ai game di genere Fantasy, che avrebbe dovuto essere \u201clo spavento degli spaventi\u201d ma che vediamo con i tratti somatici di un uomo elegante con vesti dorate che danza e fa vibrare le mani. I suoi gesti gentili accompagnano e sottolineano i suoni cupi del clarinetto che lo addomesticano e lo addormentano. Peccato che l\u2019ombra sullo sfondo di questo quadro poetico sia stata rovinata (nascosta) da quella di un leggio troppo presente.<br \/>\nA met\u00e0 spettacolo, Riondino prende per s\u00e9 la scena e, seduto al centro del palco, fa della sua \u201c<strong>canzone della foca<\/strong>\u201d (1987), un divertente intermezzo. Da noto animalista qual \u00e8, non potr\u00e0 non fare lo stesso in chiusura con la \u201c<strong>canzone del silenzio degli animali<\/strong>\u201d (1989, \u201cL\u2019infinito silenzio dei tapiri e la malinconia dei calabroni\u2026\u201d), resa celebre dal \u201cmimo metafisico\u201d Paolo Rossi. \u00a0Infatti, <strong>Animalie<\/strong>, vuol lasciare una morale, il messaggio che nel Medioevo era rappresentato proprio dai bestiari. Quei bassorilievi attorno alle porte delle chiese romaniche e nei capitelli delle colonne dei pulpiti, in cui gli animali fantastici fungevano da valore didattico ed etico-morale.<br \/>\nDi tutto lo spettacolo ancora due coreografie si possono citare per l\u2019originalit\u00e0 dei costumi e per l\u2019accompagnamento musicale. Quella dell\u2019<strong>Albatros<\/strong> in cui Rossi si gonfia col Phon letteralmente il bianco costume del bel volatile, appesantendolo e atterrandolo definitivamente; facendo di un cenno di volo quell\u2019ultimo ballo che avrebbe potuto essere del cigno divenuto il suo contrario, un anatroccolo. E quella dello <strong>Squonk<\/strong>, gi\u00e0 abitante delle foreste di conifere della Pennsylvania, brutto d\u2019aspetto e triste, fondamentalmente triste, che piange in continuazione lasciando dietro di s\u00e9 un fiume di lacrime. Forte l\u2019impatto di nasconderlo proprio sotto questa massa di lacrime (un grande nailon leggero), come un Blob. Una nuvola che striscia per il palco fiocamente illuminato come al crepuscolo che si muove ai suoni del clarinetto, intramezzati da colpi di tacco (sempre di Mirabassi) che ne scandiscono i tempi di entrata e di uscita di scena.<br \/>\nUno spettacolo leggero, privo insomma delle figure retoriche e dei giochi linguistici che si potevano originare al di l\u00e0 dei testi. Privo di ricerca di senso coreografico al di l\u00e0 della non sempre plausibile improvvisazione. E non sarebbe stato fuori luogo proiettare qualche disegno animalesco di Pirro Cuniberti. Invece tutto \u00e8 stato a beneficio dell\u2019ironizzazione diretta che ha divertito il pubblico distraendolo dal caldo, ma soprattutto dalle rumorose ventole e dai nauseanti odori delle cucine dei ristoranti che danno sul bel Cortile del Mercato Vecchio di Verona.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Verona, Cortile Mercato Vecchio, Estate Teatrale Veronese &#8220;ANIMALIE&#8221; Compagnia Sosta Palmizi Coreografie e interprete Giorgio Rossi Con David [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":122,"featured_media":55928,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[744],"tags":[8090,14677,8091,8088,8092,5337,8089],"class_list":["post-55925","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-danza","tag-animalie","tag-danza","tag-david-riondino","tag-estate-teatrale-veronese-2013","tag-gabriele-mirabassi","tag-giorgio-rossi","tag-sosta-palmizi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/55925","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/122"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=55925"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/55925\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/55928"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=55925"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=55925"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=55925"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}