{"id":56005,"date":"2013-07-26T00:00:36","date_gmt":"2013-07-25T22:00:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=56005"},"modified":"2016-12-04T17:06:30","modified_gmt":"2016-12-04T16:06:30","slug":"ne-ballo-ne-maschere-per-verdi-alla-scala-primo-cast","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/ne-ballo-ne-maschere-per-verdi-alla-scala-primo-cast\/","title":{"rendered":"N\u00e9 ballo n\u00e9 maschere per Verdi alla Scala"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Milano, Teatro alla Scala &#8211; Stagione d\u2019Opera e Balletto 2012\/2013<\/em><br \/>\n<strong>\u201cUN BALLO IN MASCHERA\u201d<\/strong><br \/>\nMelodramma in tre atti, libretto di Antonio Somma<br \/>\nMusica di <strong>Giuseppe Verdi<\/strong><br \/>\n<em>Riccardo<\/em>\u00a0 MARCELO \u00c1LVAREZ<br \/>\n<em>Renato<\/em>\u00a0 ZELJKO LUCIC<br \/>\n<em>Amelia<\/em>\u00a0 SONDRA RADVANOVSKY<br \/>\n<em>Ulrica<\/em>\u00a0 MARIANNE CORNETTI<br \/>\n<em>Oscar<\/em>\u00a0 SERENA GAMBERONI<br \/>\n<em>Silvano<\/em>\u00a0 ALESSIO ARDUINI<br \/>\n<em>Samuel<\/em>\u00a0 FERNANDO RADO<br \/>\n<em>Tom<\/em>\u00a0 SIMON LIM<br \/>\n<em>Un giudice<\/em>\u00a0 ANDRZEJ GLOWIENKA<br \/>\n<em>Un servo d\u2019Amelia<\/em>\u00a0 GIUSEPPE BELLANCA<br \/>\nOrchestra e Coro del Teatro alla Scala<br \/>\nCoro di voci bianche dell\u2019Accademia Teatro alla Scala<br \/>\nDirettore <strong>Daniele Rustioni<\/strong><br \/>\nMaestro del Coro <strong>Bruno Casoni<\/strong><br \/>\nRegia <strong>Damiano Michieletto<\/strong><br \/>\nScene <strong>Paolo Fantin <\/strong><br \/>\nCostumi <strong>Carla Teti <\/strong><br \/>\nLuci <strong>Alessandro Carletti <\/strong><br \/>\nNuova produzione del Teatro alla Scala, in collaborazione con il Teatro Comunale di Bologna<br \/>\n<em>Milano, 22 luglio 2013<\/em> <em><span style=\"font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman','serif'; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: AR-SA; mso-bidi-language: AR-SA;\"><br \/>\n<\/span> <strong>Un ballo in maschera <\/strong><\/em><strong>mancava sul palcoscenico scaligero dal precedente anno verdiano, allorch\u00e9 fu diretto da Riccardo Muti nel maggio 2001, in uno spettacolo affidato a Liliana Cavani.<\/strong> A dodici anni di distanza quell\u2019allestimento, molto tradizionale e tutto sommato prevedibile, non si fa certo rimpiangere, ma fa risaltare ancor pi\u00f9 la differenza stridente con la nuova produzione, curata da Damiano Michieletto, che cerca invece di svecchiare l\u2019opera (obbiettivo importante e condivisibile) senza per\u00f2 un\u2019idea unitaria, che crei coesione tra tutti i personaggi; il regista, in altri termini, tenta di attualizzare sulla base di un\u2019argomentazione forte (per Riccardo e per Renato, \u00e8 intenderli rispettivamente come uno scalpitante candidato politico e il suo fido <em>bodyguard<\/em>); non sempre, per\u00f2, tale argomentazione si trova, e allora Michieletto si accontenta del puro gusto di attualizzare (e magari anche di stupire e di divertire).<br \/>\n<strong>Occorre comunque iniziare dal comparto musicale, e dalla prova di orchestra e direttore<\/strong>; per Daniele Rustioni vale quanto gi\u00e0 annotato in merito alla <a href=\"http:\/\/www.gbopera.it\/2013\/07\/ne-ballo-ne-maschere-per-verdi-alla-scala-cast-alternativo\/\">seconda<\/a> compagnia: la direzione \u00e8 accurata, la concertazione molto precisa, tesa a valorizzare contrasti, colori, ritmi. \u00c8 stato rimproverato al direttore di concedere troppa libert\u00e0 alle esigenze dei cantanti; forse \u00e8 vero, in particolare per i tempi un po\u2019 dilatati della parte tenorile, ma va anche detto che tali concessioni sono risolte in modo intelligente e funzionale alla drammaturgia.<br \/>\n<strong>Il quintetto vocale dei personaggi principali \u00e8 del tutto nuovo rispetto a quelli gi\u00e0 recensiti<\/strong>, e si rivela nel complesso molto interessante, ma con una particolarit\u00e0 curiosa: i quattro personaggi principali forniscono una prova \u201cin crescendo\u201d, raggiungendo il meglio delle loro possibilit\u00e0 vocali ed espressive soltanto nell\u2019ultimo atto, come se in precedenza desiderassero risparmiare le forze per il momento conclusivo. In effetti, le migliori esecuzioni della serata sono concentrate proprio nel III atto, dal cantabile di Amelia \u00abMorr\u00f2, ma prima in grazia\u00bb alla cabaletta di Renato \u00abEri tu che macchiavi quell\u2019anima\u00bb, dalla stretta di Oscar \u00abDi che fulgor, che musiche\u00bb alla romanza \u00abMa se m\u2019\u00e8 forza perderti\u00bb di Riccardo. In un\u2019analisi a tutto campo va dunque precisato che<strong> Marcelo \u00c1lvarez<\/strong> \u00e8 un Riccardo assai convincente sul piano scenico, mentre su quello vocale qualche perplessit\u00e0 \u00e8 adombrata sin dall\u2019esordio: il cantante pare a corto di fiati, con un\u2019emissione a tratti affaticata e con acuti forzati (il tutto ricorda la prestazione in <em><a href=\"http:\/\/www.gbopera.it\/2013\/02\/%C2%ABil-nostro-e-amore-d%E2%80%99anime%C2%BB-andrea-chenier-al-teatro-regio-di-torino\/\">Andrea<\/a> Ch\u00e9nier<\/em> al Teatro Regio di Torino lo scorso gennaio). Anche nel cantabile del secondo quadro del I atto, \u00abDi\u2019 tu se fedele il flutto m\u2019aspetta\u00bb, gli irti intervalli sulle parole \u00abirati sfidar\u00bb e \u00able forze del cor\u00bb sono motivo di <em>defaillance<\/em>, a causa della estrema debolezza delle note basse; ed \u00e8 un peccato, nell\u2019ambito della recitazione e dell\u2019attenzione alla \u201cparola scenica\u201d verdiana, che l\u2019espressione antica \u201csaper grado\u201d (\u00abSe sul campo d\u2019onor, ti so grado\u00bb, esclama Riccardo a Ulrica) sia banalizzata in \u201cti son grato\u201d (come per lo pi\u00f9 si sente; ma Piero Pretti aveva pronunciato secondo la giusta lezione). \u00c1lvarez canta molto bene nel duetto d\u2019amore del II atto, fa di tutto per essere appassionato ed elegante, anche se con tempi un po\u2019 rallentati, e sfoggia alcune mezze voci molto apprezzabili; il pubblico, in effetti, inizia ad apprezzarlo soltanto nella seconda met\u00e0 dell\u2019opera, e con maggiore entusiasmo nel III atto.<br \/>\n<strong>Sondra Radvanovsky<\/strong> nel ruolo di Amelia si presenta in evidente difficolt\u00e0: nell\u2019antro di Ulrica attacca con voce stridula e con intonazione malferma, nel terzetto risulta assertiva e dura anzich\u00e9 speranzosa e innamorata, come dovrebbe; a parte una leggera inflessione di gola, la voce accusa poi qualche oscillazione, e gli acuti risultano aperti. Nella grande scena che apre il II atto le note di passaggio sono interessate da un\u2019emissione disomogenea, che crea come uno spiacevole effetto di eco, e compromette la stabilit\u00e0 degli acuti (\u00abMezzanotte! Ah, che veggio? Una testa\u00bb) e della messa di voce (\u00abMiserere d\u2019un povero cor\u00bb), al punto che parte del pubblico tradisce un certo nervosismo, poi stemperato in un applauso di circostanza alla fine della scena. A partire dal duetto, tutto torna fortunosamente all\u2019ordine, e si ha modo di apprezzare il bellissimo timbro vocale della Radvanovsky, gli splendidi colori delle note centrali e le indubbie doti attoriali; anche per lei, grandi apprezzamenti dopo l\u2019aria della disperazione materna dell\u2019ultimo atto, e poi dopo il duetto finale. <strong>Zeljko Lucic<\/strong> attacca \u00abAlla vita che t\u2019arride\u00bb con pochi armonici e con qualche incertezza nell\u2019intonazione, ma migliora sensibilmente nel finale del II atto, e soprattutto nel III, cantando molto bene il recitativo che precede \u00abEri tu che macchiavi quell\u2019anima\u00bb, e poi tutta la cabaletta, con intensit\u00e0 e correttezza (anche se con qualche acuto un po\u2019 aperto). Molto bene riesce altres\u00ec la stretta dei tre congiurati \u00abDunque l\u2019onta di tutti sol una\u00bb, grazie alla puntatura dello stesso Lucic e agli ottimi bassi <strong>Fernando Rado<\/strong> e<strong> Simon Lim<\/strong>.<br \/>\n<strong>Serena Gamberoni<\/strong> \u00e8 Oscar per eccellenza: ha perfettamente interiorizzato la gaiezza e al tempo stesso l\u2019innocente ambiguit\u00e0 del paggio, anche se nel I atto la sua voce non risuona brillante come di solito. Offre comunque il meglio di s\u00e9 nel concertato del secondo quadro \u00ab\u00c8 scherzo od \u00e8 follia\u00bb, in cui si innervano le sue agilit\u00e0 e i suoi acuti, fino a riuscire insuperabile nei due momenti del III atto, sempre in mezzo ai congiurati. Anche Ulrica \u00e8 affidata a una cantante specialista del personaggio come <strong>Marianne Cornetti,<\/strong> buona voce di contralto, che finalmente permette di ascoltare tutte le note della maga. Molto apprezzabile la resa del punto critico \u00abSilenzio, silenzio!\u00bb, anche se talvolta la voce \u00e8 soggetta a oscillazioni. Sempre impeccabile <strong>Alessio Arduini<\/strong> in Silvano, e <strong>perfetto il coro scaligero preparato da Bruno Casoni<\/strong>, tanto corretto nel canto quanto spontaneo nei frequenti movimenti scenici imposti dalla regia.<br \/>\n<strong>Nel resoconto di uno spettacolo musicale distinguere in modo ferreo tra componenti sonore e componenti visive sarebbe certamente un errore<\/strong>, ma a volte l\u2019analisi separata \u00e8 utile a capire meglio, soprattutto quando il rapporto tra drammaturgia musicale e allestimento scenico sia parziale, oppure discontinuo. Nella precedente <a href=\"http:\/\/www.gbopera.it\/2013\/07\/ne-ballo-ne-maschere-per-verdi-alla-scala-cast-alternativo\/\">cronaca<\/a> mancavano le note su II e III atto per quanto concerne la parte visiva. La rappresentazione dell\u2019<em>orrido campo<\/em> come squallida strada frequentata da prostitute in abito volgarissimo e in litigio fra loro non \u00e8 una novit\u00e0 assoluta (a qualcosa del genere aveva gi\u00e0 pensato Pier Luigi Pizzi per il <em>Ballo in maschera<\/em> allo Sferisterio di Macerata nell\u2019estate del 2011); ma perch\u00e9 inscenare un tale degrado sulle battute del preludio, visto che la musica non esprime affatto la degradazione? Il regista ha inteso il II atto come il pi\u00f9 greve: gli fanno da cornice la gazzarra delle prostitue, all\u2019inizio, e l\u2019irridente sfott\u00f2 dei congiurati, alla fine, quando si divertono a simulare l\u2019amplesso tra i coniugi sul cofano dell\u2019automobile di Riccardo (il conte raggiunge infatti Amelia con una fiammante BMW). Al di l\u00e0 di un giudizio soggettivo di tali scelte (volgarit\u00e0? provocazione?), il vero difetto \u00e8 un altro, perch\u00e9 <strong>la presenza musicale al centro del II atto dell\u2019opera \u00e8 il luminoso duetto d\u2019amore tra soprano e tenore. Michieletto non fa proprio nulla per valorizzarlo, come se quel momento non gli interessasse.<\/strong> Ed ecco l\u2019errore imperdonabile: considerare l\u2019inibito ardore amoroso dei due protagonisti come non bisognoso di alcuna riflessione registica, fatta eccezione per la pi\u00f9 convenzionale gestualit\u00e0.<br \/>\n<strong>La casa di Renato e l\u2019interno privato di Riccardo sono resi dalla stessa scena iniziale del I atto, ossia la sala-stampa\/segreteria di partito\/quartier generale della campagna elettorale del protagonista<\/strong>; ed ecco una scelta registica funzionante, coerente, molto curata nei dettagli \u201cfamigliari\u201d di Amelia e del suo bambino, vezzeggiato prima da una giovane tata e poi da Oscar che gonfia per lui palloncini colorati (invito al \u00abballo in maschera \/ splendidissimo!\u00bb). Le insegne luminose al neon costituiscono un segnale riconoscibile negli spettacoli di Michieletto, e compaiono prepotenti nella scena conclusiva, illuminando un contesto assai strano, poich\u00e9 tutto \u00e8 statico, immobile, ogni corista \u00e8 nascosto dietro una sagoma elettorale di Riccardo, e non \u00e8 alcuna maschera (evidentemente la sagoma &#8211; rivolta al pubblico dal lato bianco, spettrale, anonimo &#8211; sostituisce l\u2019elemento carnevalesco). A questo punto, che Renato minacci scopertamente Oscar con una pistola per estorcergli informazioni su Riccardo, \u00e8 nuovamente grottesco, cos\u00ec come il doppio del protagonista nelle ultime battute, dopo che Renato lo ha colpito a morte.<br \/>\n<strong>Il pubblico scaligero della penultima recita risponde comunque in modo molto positivo: alla freddezza nel corso dei primi due atti, succede al termine della rappresentazione un consenso pieno, unanime, convinto<\/strong>; i cantanti escono uno per volta a sipario ormai chiuso, e gli spettatori li acclamano tutti quanti. Qual \u00e8, infine, il giudizio conclusivo su questo <em>Ballo in maschera<\/em>? Lo spettacolo di Michieletto \u00e8 davvero cos\u00ec dissacrante e disturbante come le grida scandalistiche dopo la <em>premi\u00e8re<\/em> hanno perentoriamente decretato? Tutto sommato, l\u2019idea che Riccardo sia un uomo politico alla continua ricerca del consenso popolare, soprattutto con i mezzucci che i <em>mass media<\/em> oggi consentono, non \u00e8 cos\u00ec lontana da almeno un aspetto del personaggio; che Renato sia il suo fedele <em>bodyguard<\/em>, \u00e8 ancora pi\u00f9 plausibile; che invece Ulrica sia una guaritrice televisiva, \u00e8 semplicemente ridicolo. Ma tutto quanto fa i conti con <strong>un atteggiamento pregiudiziale di Michieletto nei confronti del melodramma: il regista \u00e8 fermamente convinto &#8211; e lo dimostra in ogni suo spettacolo &#8211; che la riproposizione di una sceneggiatura ottocentesca possa vivere nel teatro di oggi soltanto se sottoposta a una rilettura \u201cdivertente\u201d.<\/strong> Questa idea, sempre ribadita, comporta sul piano scenico un rischio, e non tenerne conto \u00e8 il vero, grande e costante errore di Michieletto; se il titolo \u00e8 comico, infatti, non fa male che alla giocosit\u00e0 si aggiunga altro divertimento. Ma che le varie scene e i drammi intimi e contorti di <em>Un ballo in maschera<\/em> debbano riuscire \u201cdivertenti\u201d, \u00e8 conclusione un po\u2019 riduttiva. Un regista davvero intelligente, prima o poi, deve prendere atto che la vitalit\u00e0 del teatro non consiste soltanto nel divertimento; il pubblico, dal canto suo, pu\u00f2 apprezzare il quadro visivo di uno spettacolo, e ritenerlo adeguato, pertinente, moderno, proprio in quanto \u201cdivertente\u201d (anche nel senso etimologico di <em>de-vertere<\/em>, ossia spostare in altra direzione il messaggio del testo di partenza). Ma l\u2019appagamento estetico deve per forza sostituire una risoluzione bene argomentata dei problemi drammatici? Se cos\u00ec fosse, mettere in scena melodrammi nel XXI secolo sarebbe una pratica di trasposizione e di travestimenti, tanto ingegnosa quanto parziale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Milano, Teatro alla Scala &#8211; Stagione d\u2019Opera e Balletto 2012\/2013 \u201cUN BALLO IN MASCHERA\u201d Melodramma in tre atti, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":102,"featured_media":56007,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[3811,3397,923,3660,8062,153,1107,1465,145,1948,777,7213,3847,184,188,4833],"class_list":["post-56005","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-recensioni","tag-alessio-arduini","tag-carla-teti","tag-damiano-michieletto","tag-daniele-rustioni","tag-fernando-rado","tag-giuseppe-verdi","tag-marcelo-alvarez","tag-marianne-cornetti","tag-opera-lirica","tag-paolo-fantin","tag-serena-gamberoni","tag-simon-lim","tag-sondra-radvanovsky","tag-teatro-alla-scala","tag-un-ballo-in-maschera","tag-zeljko-lucic"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/56005","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/102"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=56005"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/56005\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":87290,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/56005\/revisions\/87290"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/56007"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=56005"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=56005"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=56005"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}