{"id":56033,"date":"2013-07-25T00:10:54","date_gmt":"2013-07-24T22:10:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=56033"},"modified":"2013-12-02T02:35:50","modified_gmt":"2013-12-02T00:35:50","slug":"gioachino-rossini-1792-1868-semiramide","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/gioachino-rossini-1792-1868-semiramide\/","title":{"rendered":"Gioachino Rossini (1792-1868): \u201cSemiramide\u201d"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Melodramma tragico in due atti, libretto di Gaetano Rossi da <\/em>S\u00e9miramis<em> di Voltaire<\/em>. <strong><em>Alexandrina Pendatchanska <\/em><\/strong><em>(Semiramide), <strong>Marianna Pizzolato <\/strong>(Arsace), <strong>Lorenzo Regazzo <\/strong>(Assur), <strong>John Osborn <\/strong>(Idreno), <strong>Andrea Mastroni <\/strong>(Oroe), <strong>Marija Jokovic <\/strong>(Azema), <strong>Vassilis Kavayas <\/strong>(Mitrane), <strong>Raffaele Facciol\u00e0 <\/strong>(L&#8217;ombra di Nino), <strong>Camerata Bach Choir<\/strong> (Poznan), maestro del coro e assistente alla direzione: <strong>Tomasz Potkowski<\/strong>, <strong>Virtuosi Brunensis<\/strong>, direzione: <strong>Antonino Fogliani, <\/strong>recorded live at the Trinkhalle (Bad Wildbad, Germania), july 2012<\/em> &#8211; <strong>3 CD<\/strong> <strong>Naxos<em> <\/em>2013<\/strong>, 8. 660340-42.<!--more--><br \/>\nOgni nuova incisione della <em>Semiramide <\/em>di Rossini costituisce un evento nel panorama della discografia operistica mondiale: la complessit\u00e0 e rarit\u00e0 d\u2019esecuzione dell\u2019opera la rendono un arduo banco di prova per ogni esecutore. Da qualche anno direttori, musicisti e cantanti sono confortati dall\u2019insostituibile guida dell\u2019edizione critica a opera di musicologi rossiniani del calibro di Philip Gossett e Alberto Zedda (<em>Semiramide<\/em>, in <em>Edizione critica delle opere di Gioachino Rossini<\/em>, serie 1, vol. 34, Pesaro 2001): tale definitiva edizione evita la difficolt\u00e0 di destreggiarsi nell\u2019autografo \u2013 oggi nella biblioteca del conservatorio di \u201cS. Pietro a Majella\u201d, Napoli \u2013 e di cadere nell\u2019errore di considerare rossiniane versioni successive penetrate in tradizione. <em>Semiramide <\/em>(la prima si ebbe a La Fenice di Venezia, 3-02-1823) \u00e8 un capolavoro assoluto di cristallina perfezione, una sorta di platonico ideale di un\u2019opera seria neoclassica; fin dalla sua prima ripresa novecentesca (alla Scala nel 1962: il cast comprendeva Sutherland, Simionato, Gianni Raimondi e Ganzarolli, sotto la bacchetta di Santini), in seno alla <em>Rossini-renaissance<\/em>, dovette subire funesti tagli dettati da arbitrarie scelte di gusto che, con grave incomprensione della sua intima natura, ne semplificavano la musica e lo svolgimento, a grave danno della sua bellezza: come se ci si mettesse a togliere figure da un affresco raffaellesco o si ritoccasse una scultura di Michelangelo, magari avendo in mente Boccioni. E tale \u00e8 anche il trend delle prime incisioni, che pur mantenendo una loro valenza storica e, per certi versi, una loro bellezza, risultano oggi decisamente superate: si pensi alla storica incisione-versione (del 1966) di Bonynge, con la Sutherland e l\u2019immortale Horne, dove, tra i tanti tagli e adattamenti, vengono tolte le due arie di Idreno e viene totalmente stravolto il finale \u2013 \u00e8 Assur che muore e non Semiramide! Nell\u2019esiguo panorama discografico di <em>Semiramide<\/em>, le uniche incisioni di riferimento sono, dunque, quelle fatte negli anni \u201890 sotto la supervisione critica di Gossett, che aveva allora apprestato l\u2019edizione critica, non ancora per\u00f2 pubblicata: mi riferisco al DVD di una ripresa al Metropolitan nel 1990 sotto la direzione di James Conlon, con un cast straordinario (Anderson, Horne, Ramey e Olsen) e all\u2019edizione in CD per l\u2019etichetta Deutsche Grammophon, con Studer, Larmore, Ramey \u2013 l\u2019Assur di riferimento! \u2013 e Lopardo, diretti da Ion Marin. Il livello di queste edizioni, seppur non stellare, \u00e8 ottimo: la completezza dell\u2019esecuzione rese finalmente degna giustizia all\u2019ideale di apollinea misura che Rossini volle profondere in una delle sue partiture-testamento. La recentissima edizione Naxos ha il pregio di essere integrale e di basarsi sull\u2019edizione critica; il direttore d\u2019orchestra, <strong>Antonino Fogliani<\/strong>, fa degnamente il suo mestiere, dirigendo bene la\u00a0 celeberrima ouverture, un autentico tripudio ritmico-melodico \u2013 anche se avrebbe potuto curare meglio tutta la sezione del crescendo. In generale, nel corso della partitura, alterna momenti pi\u00f9 o meno felici: l\u2019orchestra alle volte fa avvertire una certo piglio meccanico, metronomico (e l\u2019ensemble strumentale non \u00e8 certo esente da taluni sbaffi), ma \u00e8 anche capace di momenti indimenticabili, pregevolissimi, come l\u2019esecuzione del preludio alla cavatina di Arsace \u2013 cromature di ottoni e archi, con i violini capaci di un magnifico trillo in crescendo \u2013 e di quello, cupo, spettrale, all\u2019aria di Assur. Una menzione particolare per la banda, con una strabiliante esecuzione durante il duetto tra Assur e Semiramide.<strong><em> <\/em>Alexandrina Pendatchanska <\/strong>(in copertina presentata come Alex Penda)canta Semiramide: una voce brunita \u2013 quasi da soprano sfogato, adatta a un ruolo scritto per la tessitura della Colbran \u2013 sorregge una buona sgranatura delle fioriture, ma talvolta risulta lievemente ingolata, con un fraseggio non particolarmente entusiasmante (soprattutto la dizione vocalica). La cavatina, <em>Bel raggio lusinghier<\/em> (n. 5), \u00e8 complessivamente ben eseguita, ma non trascinante; nella cabaletta vi sono qua e l\u00e0 problemi di sincronia tra le fioriture e l\u2019accompagnamento. Buono il duettino con Arsace, <em>Serbami ognor s\u00ec fido<\/em> (n. 6): le voci si armonizzano particolarmente bene nella seconda sezione (<em>Alle pi\u00f9 care immagini<\/em>), di cui \u00e8 notevole la performance della ripresa variata. Bello anche il duetto, <em>Se la vita ancor t\u2019\u00e8 cara<\/em> (n. 8), con Assur, dove la cantante trova intensi accenti nella cabaletta. Toccante il secondo duetto con Arsace, <em>Ebben, a te: ferisci<\/em> (II atto, n. 11), dove la Penda si fregia di un intenso fraseggio.<strong><em> <\/em>Marianna Pizzolato <\/strong>\u00e8 un Arsace dalla voce omogenea, squillante, dal fraseggio curatissimo e dalle aggraziate ornamentazioni; unica pecca \u00e8 l\u2019emissione alquanto carente nel registro basso, ma \u2013 del resto si sa \u2013 finora solo la Horne \u00e8 riuscita a scolpire alla perfezione il ruolo di Arsace, tornendo con tale perizia i bassi. Nella sua cavatina, <em>Eccomi alfine in Babilonia. <\/em><em>\u00c8 questo s\u00ec<\/em> (n. 2), offre, nel cantabile, una lussureggiante linea canora, bei legati con grandi arcate; continua intensa nella cabaletta \u2013 bello il trillo nella ripresa \u2013, senza esimersi dall\u2019inciampare, per\u00f2, in qualche ingenuit\u00e0 di dizione (\u201cdeggio\u201d!). Nel duetto con Assur, <em>Bella imago degli d\u00e8i<\/em> (n. 3), manca di una certa aggressiva incisivit\u00e0 nel tempo d\u2019attacco; il cantabile \u00e8 particolarmente concitato, ma ben eseguito, anche se vi sono problemi di sincronia nelle fioriture della cadenza. Nel duettino con Semiramide, dove le due voci giocano soavemente tra di loro, c\u2019\u00e8 da segnalare un piccolo neo: l\u2019esecuzione degli impervi la2bemolle e sol2 risulta sfibrata, ingolata. Nella sua seconda aria, <em>In s\u00ec barbara sciagura<\/em> (II atto, n. 9), dopo un\u2019intensa lettura della lettera di Nino a Fradate, centra un elegiaco cantabile, seguito da una grintosa cabaletta. Nel duetto del II atto con Semiramide canta un sofferto cantabile e termina nella cabaletta con centrate ornamentazioni in puro stile rossiniano, ma un <em>lapsus<\/em> le fa dire \u201cd\u00e8i sperate nel suo terror (!)\u201d invece del corretto \u201cd\u00e8i sperate nel suo favor\u201d, che canta giustamente nella ripresa. <strong>Lorenzo Regazzo<\/strong> (Assur), anche se non ha proprio note da autentico basso, cesella un fraseggio nobile, con agile gioco di ornamentazioni e nitide fioriture, ma ha voce alquanto esile, povera di armonici, emettendo, di tanto in tanto, qualche suono sfibrato. Canta dignitosamente il duetto del I atto con Arsace; in quello del II con Semiramide si destreggia bene in una selva di difficolt\u00e0 e agilit\u00e0 vocali, eppure quasi non emette l\u2019impervio sol1 che conclude il tempo d\u2019attacco, mentre esegue elegantemente il re2 tenuto a fil di voce alla fine del cantabile. Nella sua aria, <em>Il d\u00ec gi\u00e0 cade. Ah! sia<\/em> (II atto, n. 12), esegue lo stupendo recitativo-monologo della scena della follia in maniera poco incisiva, si riprende nel cantabile, ma conclude con una cabaletta non proprio energica. <strong>John Osborn<\/strong>, uno dei tenori rossiniani pi\u00f9 in vista del momento, si cimenta nel difficile ruolo di Idreno: fin dalla messa di voce, sontuosa, sul verso \u201cL\u00e0 dal Gange a te primiero\u201d, fa sentire la sua voce da tenore contraltino, l\u2019emissione curata (rossiniana), anche se le fioriture non sono perfettamente sgranate e risultano alle volte coperte. Nella prima aria, <em>Ah! dov\u2019\u00e8, dov\u2019\u00e8 il cimento?<\/em> (I atto, n. 4), centra acuti squillanti (come il do5), esegue tutto con eleganti legati, ma quando scende al registro basso (come nel do3) \u00e8 sfibrato; una certa complessiva eleganza nell\u2019esecuzione (se si eccettua qualche slabbratura nelle articolate ornamentazioni cadenzali) rendono giustizia di questa autentica aria gioiello: alla fine fa l\u2019acuto interpolato (do5) ma nel salto gli esce un po\u2019 stridente. Rende bene anche la sua seconda aria, <em>La speranza pi\u00f9 soave<\/em> (II atto, n. 10), anche se cade in diversi vistosi errori di dizione e la cabaletta risulta un po\u2019 smorzata. <strong>Andrea Mastroni <\/strong>(Oroe) ha una bella voce corposa, da autentico basso, ma spesso fraseggia con noncurante na\u00efvet\u00e9; nel recitativo dell\u2019introduzione emette un do2 tenuto, molto bello, che conclude in un difficile fa1. Nel recitativo dopo il duettino Semiramide-Arsace, non d\u00e0 nessun segno di tenebrosit\u00e0 nell\u2019accusa che rivolge ad Assur: pare, anzi, che ambedue parlino da buoni amici; altres\u00ec risulta molto curato nel recitativo precedente la seconda aria di Arsace. Assai buone le voci comprimarie: <strong>Marija Jokovic <\/strong>\u00e8 un<strong> <\/strong>Azema di gran lusso, <strong>Vassilis Kavayas <\/strong>(Mitrane) ha voce squillante e centra molto bene i recitativi, <strong>Raffaele Facciol\u00e0 <\/strong>conferisce tenebrosit\u00e0 al ruolo del Fantasma di Nino. In generale i cantanti sono buoni nei diversi pezzi d\u2019insieme, grazie anche a un\u2019accorta direzione. Nel concertato-quartetto (dall\u2019introduzione, n. 1) <em>Di tanti regi e popoli <\/em>le voci si armonizzano bene, nel finale I (n. 7) la scena del giuramento \u00e8 ben eseguita, ma decisamente poco ricco di pathos \u00e8 il momento dell\u2019apparizione del fantasma del re (con tuono e fulmine); in ogni caso si prosegue bene nel largo-concertato, per concludere con un\u2019incisiva stretta. Nel finale II (n. 13) Assur, Arsace e Semiramide centrano un bel terzetto-concertato, anche se la successiva scena dell\u2019involontario matricidio \u00e8 alquanto smorta; ci si riprende in un buon coro conclusivo. E proprio il coro, seppur non eccelso, conferisce una giusta monumentalit\u00e0 all\u2019opera: regale nell\u2019introduzione, dove c\u2019\u00e8 un ampio dispiegamento di tutti i registri vocali, si fa positivamente notare sia nell\u2019introduzione all\u2019aria di Semiramide (coro di donne), che in quella all\u2019aria della follia di Assur (voci maschili).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Melodramma tragico in due atti, libretto di Gaetano Rossi da S\u00e9miramis di Voltaire. 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