{"id":56198,"date":"2013-07-29T00:41:04","date_gmt":"2013-07-28T22:41:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=56198"},"modified":"2016-12-18T21:04:31","modified_gmt":"2016-12-18T20:04:31","slug":"munchner-opernfestspiele-2013das-rheingold","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/munchner-opernfestspiele-2013das-rheingold\/","title":{"rendered":"M\u00fcnchner Opernfestspiele 2013: &#8220;Das Rheingold&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>M\u00fcnchen, <\/em><em>Bayerische Staatsoper<em>, M\u00fcnchner Opernfestspiele 2013<\/em><br \/>\n<\/em><strong>\u201cDAS RHEINGOLD\u201d (L\u2019oro del Reno)<\/strong><strong><br \/>\n<\/strong>Prologo della sagra scenica <em>Der Ring des Nibelungen<\/em>, in quattro scene<br \/>\nLibretto e musica di <strong>Richard Wagner <\/strong><br \/>\n<em>Wotan<\/em> JOHAN REUTER<br \/>\n<em>Donner<\/em> LEVENTE MOLN\u00c1R<br \/>\n<em>Froh <\/em>SERGEY SKOROKHODOV<br \/>\n<em>Loge<\/em> STEFAN MARGITA<br \/>\n<em>Alberich<\/em> TOMASZ KONIECZNY<br \/>\n<em>Mime<\/em> ULRICH RE\u00df<br \/>\n<em>Fasolt<\/em> THORSTEN GR\u00dcMBEL<br \/>\n<em>Fafner<\/em> STEVEN HUMES<br \/>\n<em>Fricka<\/em> SOPHIE KOCH<br \/>\n<em>Freia<\/em> AGA MIKOLAJ<br \/>\n<em>Erda<\/em> CATHERINE WYN-ROGERS<br \/>\n<em>Die Rheint\u00f6chter, Woglinde<\/em> HANNA-ELISABETH M\u00dcLLER<br \/>\n<em>Wellgunde <\/em>ANGELA BROWER<br \/>\n<em>Flosshilde<\/em> OKKA VON DER DAMERAU<br \/>\nBayerisches Staatsorchester<br \/>\nStatisterie der Bayerischen Staatsoper<br \/>\nDirettore<strong> Kent Nagano \u00a0<\/strong><br \/>\nRegia <strong>Andreas Kriegenburg<\/strong><br \/>\nScene <strong>Harald B. Thor <\/strong><br \/>\nCostumi<strong> Andrea Schraad<\/strong><br \/>\nLuci <strong>Stefan Bolliger<\/strong><br \/>\nCoreografia<strong> Zenta Haerter <\/strong><strong><br \/>\n<\/strong><em>Monaco, 13 luglio 2013\u00a0 <\/em><br \/>\n<strong>Mettere in scena a pochi giorni di distanza l\u2019intero ciclo del <em>Ring des Nibelungen<\/em> \u00e8 certamente impresa non facile.<\/strong> Non soltanto per interpreti e musicisti, ma anche e soprattutto per il pubblico presente, al quale si richiede una totale immersione nell\u2019universo wagneriano, complesso, contraddittorio, per nulla rassicurante. Eppure un simile intervento \u00e8 gi\u00e0 di per s\u00e9 di natura filologica, poich\u00e9 si avvicina alle intenzioni originarie del compositore, costituendo senza dubbio l\u2019omaggio pi\u00f9 radicale. Dopo la produzione della Scala, preso atto del fallimento del progetto palermitano \u2013 tristemente naufragato per problemi di bilancio, dopo la rappresentazione di Prologo e prima giornata \u2013 bisogna necessariamente recarsi oltralpe, quasi con la paura che questo 2013 possa finire troppo presto. E appena varcato il confine \u00e8 proprio Monaco, la citt\u00e0 di Ludwig II che vide la prima sia di <strong><em>Das Rheingold<\/em><\/strong> (1869) che di <strong><em>Die<\/em> <em>Walk\u00fcre<\/em><\/strong> (1870), a farsi garante del culto wagneriano, con un allestimento della Bayerische Staatsoper proposto gi\u00e0 nel 2012. Come spesso accade, anche in questo caso chi sgomita per la rivendicazione autoriale \u00e8 in primo luogo il regista, il tedesco <strong>Andreas Kriegenburg<\/strong>, che firma l\u2019allestimento di tutte e quattro le opere, offrendo una promessa di continuit\u00e0 pressoch\u00e9 doverosa. Eppure se questa produzione riesce a imprimersi nella memoria, a rinnovare il mito nordico e nonostante ci\u00f2 a proporsi come intensamente contemporanea, non \u00e8 tanto per merito di Kriegenburg, quanto per la direzione di <strong>Kent Nagano<\/strong>, <strong>alle prese con l\u2019impegno pi\u00f9 faticoso, il confronto diretto con la partitura wagneriana, affrontata con coraggio, con dedizione, con straordinaria cura per il minimo dettaglio.<\/strong> A onor del vero rimane la convinzione che tutto questo sarebbe stato impossibile in presenza di un\u2019altra compagine orchestrale, considerando <strong>l\u2019intesa pressoch\u00e9 perfetta che la Bayerisches Staatsorchester ha dimostrato e che, nei momenti migliori, ha rasentato risultati ottimali,<\/strong> probabilmente irrealizzabili in assenza del suo Generalmusikdirektor. \u00c8 quindi nella dimensione musicale che questo <em>Ring<\/em> esibisce la sua forza, la sua carica di prorompente energia, la capacit\u00e0 di arrivare in modo diretto, favorita, ostacolata o per nulla intaccata dalle soluzioni della regia. Ad essere sinceri \u00e8 proprio nel <em>Rheingold<\/em> che si cammina sul filo del rasoio, con il rischio di cadere da un momento all\u2019altro. <strong>Risulta evidente che al centro della propria visione Kriegenburg colloca l\u2019elemento corporeo, colto e sviluppato nelle molteplici derivazioni:<\/strong> dalla mobilit\u00e0 primigenia del Preludio, alla pietrificazione accartocciata nella scena dei giganti, fino alla coazione ripetitiva e ossessiva del Nibelheim. La natura stessa \u2013 sia essa vegetale, minerale o animale, non necessariamente di tipo umano \u2013 viene resa in senso corporeo, secondo una concezione sicuramente non nuova e che, ad esempio, pu\u00f2 essere accostata a quanto realizzato da Graham Vick nei primi due mesi del 2013. Basti solo pensare all\u2019inizio dello spettacolo: luminoso, ampio, a scena aperta, con uomini e donne vestiti di bianco e seduti per terra, quasi fossimo ad un grande picnic all\u2019Englischer Garten, prima che risuoni il Mi bemolle nell\u2019orchestra e tutti inizino sul palcoscenico a togliersi i vestiti, a imbrattarsi di blu, ad avanzare e a mescolarsi, rappresentando cos\u00ec le onde del Reno. Niente di strano, per certi versi una soluzione di routine: tutto sta nella realizzazione pratica. E proprio i movimenti pensati da Kriegenburg attraverso le coreografie di <strong>Zenta Haerter<\/strong> sono apparsi eccessivamente confusionari, a volte spezzati, spesso non bene amalgamati con la musica. Anche l\u2019effetto iniziale dell\u2019intreccio di corpi, governato con sensualit\u00e0 dalle Ondine, si \u00e8 perso quasi subito e le tre interpreti (che dovrebbero essere massimamente sfuggenti) si sono raggelate in una sorta di fissit\u00e0 distante, non \u00e8 chiaro se pi\u00f9 dovuta alle indicazioni del regista o alle scelte di interpretazione. Anche sul piano vocale l\u2019impressione si \u00e8 rivelata positiva nei momenti a solo (soprattutto <strong>Okka von der Damerau<\/strong> nel ruolo di Flo\u00dfhilde), ma molto meno nei passaggi di insieme, come se una delle tre cantanti \u2013 oltre alla von der Damerau, <strong>Hanna-Elisabeth M\u00fcller <\/strong>(Woglinde), <strong>Angela Brower<\/strong> (Wellgunde) \u2013 non si fosse accordata con le rimanenti due. Colui che riporta ad alti livelli la situazione (accentuata da un\u2019invocazione all\u2019oro decisamente smorta) \u00e8 Alberich, un bravissimo <strong>Tomasz Konieczny<\/strong>, che esordisce con voce sicura e spigliatezza di movimenti, ponendo basi solide poi rafforzate sia in <em>Siegfried<\/em> che in <em>G\u00f6tterd\u00e4mmerung<\/em><em>.<br \/>\n<\/em>Nel Walhalla le cose non vanno poi tanto meglio. <strong>Il dialogo tra le divinit\u00e0 \u00e8 condotto in modo tradizionale, senza particolari intuizioni,<\/strong> e la scena dei giganti viene movimentata con soluzioni importune: i cubi di membra rottamate su cui svettano Fasolt e Fafner sono davvero orribili e la vestizione con enormi arti di cartapesta che ad un certo punto i due subiscono non ha davvero ragion di essere, oltre ad incontrare qualche ostacolo di coordinamento. Per fortuna entrambi i cantanti, <strong>Thorsten Gr\u00fcmbel<\/strong> e <strong>Steven Humes<\/strong>, ci fanno dimenticare ogni inconveniente registico, stupendoci con un volume imponente, ben sostenuto, ricco di colori e di intensit\u00e0. Lo stesso livello di perizia \u00e8 dimostrato da <strong>Johan Reuter<\/strong> nel ruolo di Wotan, applauditissimo per l\u2019interpretazione del personaggio, alla quale aggiunge una tendenza all\u2019espansione lirica piuttosto rara. Ancor pi\u00f9 applaudito il Loge di <strong>Stefan Margita<\/strong>, dotato di un timbro a dir poco perfetto, sebbene la caratterizzazione del ruolo \u2013 un Franz Liszt claudicante \u2013 non ci abbia convinto del tutto. Un po\u2019 anonimi sia Froh (<strong>Sergey Skorokhodov<\/strong>) sia Donner (<strong>Levente Moln\u00e1r<\/strong>), accanto alla Fricka di <strong>Sophie Koch<\/strong>, piuttosto brava nella recitazione, ma dalla voce stranamente piatta e priva di sfumature, caratteristiche che ribalter\u00e0 del tutto in <em>Die Walk\u00fcre<\/em>. Il soprano <strong>Aga Mikolaj<\/strong> interpreta la sorella Freia, fasciata in un bel vestito anni \u201950 dalle sfumature blu (ideato, come gli altri, da Andrea Schraad), ma purtroppo non all\u2019altezza di una parte in apparenza poco impervia, alla quale bisognava fornire maggiore volume e partecipazione. Per fortuna <strong>la leggerezza di tocco di Nagano ha tenuto tutti in perfetto equilibrio, evitando sempre di coprire la voce dei cantanti e facendoli \u201carrivare\u201d con vigore<\/strong>. Di contro, per\u00f2, ci\u00f2 ha evitato che in questo <em>Rheingold<\/em> il supporto orchestrale si elevasse e assumesse l\u2019ampio respiro che forse richiedeva, persino nel febbrile interludio della discesa nel Nibelheim, uno dei momenti \u2013 davvero rarissimi, nel prosieguo delle tre giornate \u2013 in cui il direttore ha perso il contatto con la sua orchestra. Fortunatamente si tratta soltanto di un attimo e tutta la parte che segue viene sviluppata con coerenza e chiarezza di Leitmotive.<br \/>\nAttraverso la nudit\u00e0 dell\u2019impianto scenico di <strong>Harald B. Thor<\/strong> e l\u2019originale gioco di luci di <strong>Stefan Bolliger<\/strong> (che si avvale anche di uomini in scafandro con lucine applicate, simili a membri del CDA di <em>Monsters &amp; Co.<\/em>), l\u2019incontro di Wotan e Loge con Alberich acquista senz\u2019altro maggiore interesse e significato, grazie anche al sopraggiungere di Mime \u2013 un <strong>Ulrich Re\u00df<\/strong> specializzato in ruoli di carattere, da subdolo intrigante \u2013 e all\u2019intreccio delle tre voci pi\u00f9 convincenti di questo Prologo (su tutte primeggia ancora Konieczny, sempre pi\u00f9 nevrotico e affannato, ad eccezione di una scoperta difficolt\u00e0 nel corso della maledizione). <strong>Non mancano, inoltre, invenzioni registiche efficaci, per quanto tradizionali:<\/strong> l\u2019ambientazione del Nibelheim in una miniera soffocante, il serpente infuocato in cui si trasforma l\u2019ambizioso nano, la personificazione della rana \u2013 allo stesso modo in cui, nella scena iniziale, era stato personificato l\u2019oro \u2013 e pi\u00f9 avanti, dopo che i tre ritornano al Walhalla, l\u2019utilizzo della lancia di Wotan come palo per bloccare le braccia di Alberich (men che mai strumento di giustizia, al contrario mezzo di opportunistica e violenta prevaricazione). L\u2019apparizione di Erda consente di immergerci in una dimensione fangosa e insieme sulfurea, di nuovo animata dai corpi dei figuranti che creano attorno alla divinit\u00e0 una sorta di cortina di protezione (e lo stesso accadr\u00e0, con maggiore suggestione, in<em> Siegfried<\/em>). <strong>Catherine Wyn-Rogers<\/strong> \u00e8 un\u2019Erda ancor pi\u00f9 enigmatica del solito, non molto profonda nella tessitura, ma comunque convincente, sia per il pubblico sia per Wotan, che difatti dopo aver ascoltato la sua predizione acconsente a cedere l\u2019amb\u00ecto anello. Purtroppo la parte finale non \u00e8 del tutto esente da certe trovate che Kriegenburg poteva risparmiarci, come lo sventolio di cartoncini placcati in oro e argento per simboleggiare la tempesta scatenata da Donner o la scelta di far tornare le Ondine in scena, facendo perdere l\u2019effetto di lontananza e profondit\u00e0 richiesto dal libretto. <strong>Nel complesso, per\u00f2, la regia funziona meglio, adottando una discreta neutralit\u00e0 che porta a concentrarci sulla musica e soprattutto sulla resa dell\u2019apoteosi conclusiva,<\/strong> staccata in un tempo lento e solenne, ricco di coinvolgente potenza. Come Wotan \u00e8 preso da un \u201cgrande pensiero\u201d, cos\u00ec il messaggio \u2013 e la promessa \u2013 che Nagano offre riecheggia chiaro, distinto, nella nostra mente: finora abbiamo scherzato, da domani faremo sul serio.<em><span class=\"fbPhotosPhotoCaption\"><span class=\"hasCaption\"> Foto\u00a0 Wilfried H\u00f6sl <\/span><\/span><span class=\"fbPhotosPhotoCaption\"><span class=\"hasCaption\">\u00a9 Bayersiche Staatsoper<\/span><\/span><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>M\u00fcnchen, Bayerische Staatsoper, M\u00fcnchner Opernfestspiele 2013 \u201cDAS RHEINGOLD\u201d (L\u2019oro del Reno) Prologo della sagra scenica Der Ring des [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":54,"featured_media":56229,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[2343,8175,8174,2891,1672,3711,8173,8181,8172,8185,145,173,8182,1897,6427,8183,8186,8184,8176],"class_list":["post-56198","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-recensioni","tag-aga-mikolaj","tag-andrea-schraad","tag-andreas-kriegenburg","tag-catherine-wyn-rogers","tag-das-rheingold","tag-johan-reuter","tag-kent-nagano","tag-levente-molnar","tag-munchner-opernfestspiele-2013","tag-okka-von-damerau","tag-opera-lirica","tag-richard-wagner","tag-sergey-skorokhodov","tag-sophie-koch","tag-stefan-margita","tag-thorsten-grumbel","tag-tomasz-konieczny","tag-ulrich-res","tag-zenta-haerter"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/56198","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/54"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=56198"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/56198\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":87967,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/56198\/revisions\/87967"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/56229"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=56198"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=56198"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=56198"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}