{"id":56420,"date":"2013-08-02T00:18:49","date_gmt":"2013-08-01T22:18:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=56420"},"modified":"2016-12-23T00:23:17","modified_gmt":"2016-12-22T23:23:17","slug":"martina-francacrispino-e-la-comare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/martina-francacrispino-e-la-comare\/","title":{"rendered":"Martina Franca:&#8221;Crispino e la Comare&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"margin-top: 0cm; text-align: justify;\"><em>Martina Franca, XXXIX Festival della Valle d\u2019Itria, Palazzo Ducale<\/em><em><br \/>\n<\/em><strong>\u201cCRISPINO E LA COMARE\u201d<\/strong><strong><br \/>\n<\/strong>Melodramma fantastico-giocoso in quattro atti, libretto di Francesco Maria Piave.<br \/>\nMusica di<strong> Luigi e Federico Ricci<\/strong><br \/>\n<em>Crispino<\/em> DOMENICO COLAIANNI<br \/>\n<em>Annetta <\/em>STEFANIA BONFANDELLI<br \/>\n<em>La Comare<\/em> ROMINA BOSCOLO<br \/>\n<em>Contino del Fiore <\/em>FABRIZIO PAESANO<br \/>\n<em>Fabrizio\u00a0<\/em> MATTIA OLIVIERI<br \/>\n<em>Mirabolano<\/em> ALESSANDRO SPINA<br \/>\n<em>Asdrubale<\/em> CARMINE MONACO<br \/>\n<em>Lisetta<\/em> LUCIA CONTE<br \/>\n<em>Bortolo<\/em> FRANCESCO CASTORO<br \/>\nOrchestra Internazionale d\u2019Italia<br \/>\nCoro del Teatro Petruzzelli di Bari<br \/>\nDirettore <strong>Jader Bignamini<\/strong><strong><br \/>\n<\/strong>Maestro del Coro <strong>Franco Sebastiani <\/strong><br \/>\nRegia<strong> Alessandro Talevi<\/strong><strong><br \/>\n<\/strong>Scene<strong> Ruth Sutcliffe<\/strong><strong><br \/>\n<\/strong>Costumi<strong> Manuel Pedretti<\/strong><strong><br \/>\n<\/strong>Disegno luci<strong> Giuseppe Calabr\u00f2<\/strong><br \/>\n<em>Martina Franca, 29 luglio 2013\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/em><br \/>\n<span style=\"font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman','serif'; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: AR-SA; mso-bidi-language: AR-SA;\"><br style=\"mso-special-character: line-break;\" \/> <\/span>Dopo il ripescaggio di <em>Napoli milionaria<\/em> del 2010, il Festival della Valle d\u2019Itria con <em>Crispino e la Comare<\/em> dei fratelli Ricci torna a proporre un\u2019opera \u2018nazionalpopolare\u2019, all\u2019epoca (Venezia, Teatro San Benedetto, 28 febbraio 1850) salutata da enorme successo, estesosi nel corso dell\u2019Ottocento su scala planetaria (dagli USA a Calcutta), e poi scomparsa fino alle discontinue riscoperte degli undici allestimenti compresi tra il 1950 e il 2012 (spicca quello della co-produzione Fenice\/San Carlo, 1984-86, con regia di Roberto De Simone). Ad ascolto terminato vien da chiedersi il perch\u00e9 di tanta celebrit\u00e0, considerata la bassa qualit\u00e0 compositiva di libretto e partitura, la stereotipia drammaturgica, gli stanchi calchi donizettiani e i (pochi) rossinismi fuori tempo massimo. Non gloriosa epitome d\u2019una tradizione buffa secolare, ma operetta <em>ante litteram<\/em> senza troppe pretese e, proprio per questo, gustosamente innocua, fatta di garbati lazzi e di topoi collaudati, emblema d\u2019una comicit\u00e0 corriva e mai corrosiva. Se infatti Piave non pens\u00f2 certo d\u2019attivare nel suo libretto vaghi spunti di sovversivit\u00e0, i Ricci si spinsero addirittura ad omaggiare con ammiccamenti al valzer la cultura dei dominatori, del maresciallo Radetzky, entrato trionfante a Venezia sei mesi prima. La longevit\u00e0 del <em>Crispino<\/em> sulle scene nostrane pu\u00f2 spiegarsi semmai in relazione al carattere archetipico della coppia protagonista, Crispino e la moglie Annetta, icona d\u2019un\u2019italianit\u00e0 sorniona, scanzonata e al tempo stesso dimessa, un duo \u2018malincomico\u2019 destinato a continue reincarnazioni, dall\u2019operetta <em>Il Ventaglio <\/em>(1923) di Alfredo Cuscin\u00e0, a molte commedie di De Filippo, fino al <em>Polvere di Stelle<\/em> di Alberto Sordi e Monica Vitti (1973). <strong>La scelta di ambientare la vicenda (originariamente datata XVII secolo) ai giorni nostri \u00e8 parsa dunque scontata,<\/strong> considerando la lunga scia di riscritture novecentesche condotte sul plot e sui personaggi. Il regista sudafricano <strong>Alessandro Talevi<\/strong> e la scenografa inglese <strong>Ruth Sutcliffe<\/strong> hanno ritratto una contemporaneit\u00e0 fagocitata dall\u2019immaginario televisivo e abitata da volgari ragazzotti\/e armati di I-Phone, donne bisognose di botulino e rigonfiamenti labiali, arricchiti smargiassi con body guard al fianco. <strong>In questo contesto \u2013 visivamente dominato da grandi cartelloni pubblicitari<\/strong> (sui quali venivano parodiate con arguti doppi sensi le grandi firme:Vulgari, Rmania Jeans) inneggianti al culto del corpo perfetto \u2013 <strong>la figura allegorica di Comare Morte non poteva che vestire i panni della sciantosa presentatrice avvezza a maneggiare microfoni e scendere e salire scalinate<\/strong> (a questo serviva la struttura architettonica centrale con doppia scala elicoidale che abbracciava il pozzo del tentato suicidio di Crispino), opportunamente illuminate da faretti multicolori. L\u2019idea in s\u00e9 \u00e8 valida, ma dalla libert\u00e0 che il giovane Talevi ha lasciato agli interpreti \u00e8 sortita una regia \u2018anarchica\u2019 e, a tratti, caotica, non pienamente governata (in pi\u00f9 occasioni le comparse erano d\u2019impaccio ai cantanti) o finanche pensata (perch\u00e9 il dottor Fabrizio a un certo punto della sua cavatina decide di scendere in platea?). Se il regista avesse fatto dialogare un \u2018suo\u2019 testo accanto a quello verbal-musicale, ne sarebbe sortito un antidoto alla staticit\u00e0 intrinseca allo spazio allestitivo martinese. Unica l\u2019occasione in cui la \u2018ri-creazione\u2019 registica s\u2019\u00e8 fatta sentire: il coro dei dottori nella scena III.5, con tenori e bassi che, tutti in camice verde e guanti in lattice, creavano coi loro corpi tre pareti intorno alla convalescente Lisetta, segno d\u2019un\u2019ottusit\u00e0 corporativa atta a disumanizzare (dispersi da Crispino, i dottori entravano nelle quinte come pupazzi a retrocarica impazziti). La necessit\u00e0 di contenere le spese di produzione ha ridotto all\u2019osso le scene e ancor pi\u00f9 i costumi di <strong>Manuel Pedretti<\/strong> contrassegnati da un\u2019intenzionale banalit\u00e0. Buono il lavoro del light designer <strong>Giuseppe Calabr\u00f2<\/strong> che, ad onta del guasto a un seguipersone, ha saputo tener testa al dinamismo dei brani polivoci e alla lunga, lunga, lunga scena oltretombale conclusiva.<br \/>\nOttima la prova di <strong>Domenico Colaianni<\/strong> (Crispino), cantante capace di restituire una comicit\u00e0 e una vocalit\u00e0 d\u2019altri tempi, quella del \u2018basso parlante\u2019 che, come ben compendia quel termine del gergo teatrale, deve in primo luogo essere un ottimo attore. Dizione perfetta, <em>physique du r\u00f4le<\/em> ineccepibile, estrema generosit\u00e0 gestuale caratterizzano quest\u2019uomo di teatro versatile, degno erede dei settecenteschi Casaccia e nondimeno a suo agio nelle partiture ottocentesche e pucciniane. Per comprenderne la peculiarit\u00e0 timbrica basti il confronto con l\u2019altro baritono, il dottor Fabrizio: <strong>Mattia Olivieri <\/strong>ha voce corposa, volume pieno, sicurezza d\u2019intonazione e grande raffinatezza; Colaianni al confronto sembra cantare pi\u00f9 \u2018arretrato\u2019, risulta pi\u00f9 scuro e, nel complesso, pi\u00f9 \u2018ruvido\u2019; proprio tale ruvidezza si addice al personaggio qui interessato da un\u2019ascesa e caduta che implica l\u2019adozione (negli ultimi due atti) d\u2019una indefinibile asprezza. La voce di Colaianni \u00e8 dunque sempre ritagliata sul dramma e sulle sue ragioni anche a costo di sembrare meno bella. Pi\u00f9 astratta la parte scritta per Annetta, impersonata dalla brava<strong> Stefania Bonfadelli<\/strong> che gestisce con precisione \u00a0i non rari passaggi d\u2019agilit\u00e0 centrando sicura gli acuti. Tra l\u2019altro la scelta di accoppiare due a due i quattro atti dell\u2019opera ha sottoposto la cantante a un autentico <em>tour de force<\/em> inanellando il Duetto con Crispino e la grande Aria che avvia l\u2019atto secondo. Nonostante i natali veneti, la Bonfadelli ha preferito non calcare facili ammiccamenti nella <em>Canzone della frittola<\/em> mantenendo anche in quel frangente una compostezza olimpica o, meglio, da Olimpia (la bambola automa dei <em>Contes d\u2019Hoffmann<\/em>). Pienamente nella parte anche il basso <strong>Alessandro Spina<\/strong> (Mirabolano) che ha sfoggiato una voce brunita e potente; piuttosto sottotono il tenore <strong>Fabrizio Paesano<\/strong> che stenta a trovare la misura per ben intonare l\u2019omaggio di Luigi Ricci al Don Pasquale (la sua romanza riprende l\u2019incipit di quella del dottor Malatesta: <em>Pura siccome un angelo<\/em>) collocato nell\u2019Introduzione, n\u00e9 migliorano in corso d\u2019opera i problemi legati al volume ridotto e all\u2019emissione non sempre impeccabile. Ugualmente discontinue le prove di <strong>Romina Boscolo<\/strong> (Comare) dal timbro scurissimo e con un vibrato fastidioso e di <strong>Carmine Monaco<\/strong> (Asdrubale) timbricamente piatto e troppo caricato nella mimica. Buone le due parti di fianco (<strong>Francesco Castoro<\/strong> \u00e8 allievo di Colaianni e metter\u00e0 presto a frutto tale imprinting). Imperfetto nelle entrate e piuttosto distratto il Coro del teatro Petruzzelli diretto da <strong>Franco Sebastiani<\/strong>. <strong>Jader Bignamini <\/strong>ha condotto l\u2019Orchestra internazionale d\u2019Italia con un\u2019energia che \u00e8 stata capace di mantenere alta la tensione di una partitura spesso ridondante e non certo curata nei dettagli per quanto attiene all\u2019orchestrazione. Ottoni un poco invadenti e archi tiepidi, ottimi i legni (sar\u00e0 perch\u00e9 sul podio c\u2019era un clarinettista raffinato?) ma nel complesso \u00e8 emersa una certa monocromia timbrica stemperata dall\u2019estrema adeguatezza degli stacchi ritmici.<br \/>\n\u2018Capolavoro dimenticato\u2019? Quasi sempre la caduta nell\u2019oblio \u00e8 il giusto destino che spetta a opere pi\u00f9 di altre legate al loro tempo. Ci\u00f2 nondimeno simili riesumazioni sono preziosissime per chi si occupa di storia della ricezione e fanno riflettere su tanti aspetti del sistema produttivo melodrammatico che soltanto il vivo ascolto lascia emergere. E poi va confessato che il pubblico si \u00e8 proprio divertito; magari non ha avvertito i brividi del sublime, non si \u00e8 commosso, n\u00e9 impressionato, ma di certo ha trascorso due ore e mezza di estrema piacevolezza riservando calorosi applausi all\u2019intero cast (i fratelli Ricci, complice Colaianni, hanno fatto centro anche nel 2013!).<em> Foto Lab.Fotografia \u00a9 Fondazione Paolo Grassi<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Martina Franca, XXXIX Festival della Valle d\u2019Itria, Palazzo Ducale \u201cCRISPINO E LA COMARE\u201d Melodramma fantastico-giocoso in quattro atti, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":66,"featured_media":56511,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[2187,8228,2937,8222,1361,8224,4094,8226,8227,8225,8223,8230,145,6974,8229,3880],"class_list":["post-56420","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-recensioni","tag-alessandro-spina","tag-alessandro-talevi","tag-carmine-monaco","tag-crispino-e-la-comare","tag-domenico-colaianni","tag-fabrizio-paesano-mattia-olivieri","tag-federico-ricci","tag-francesco-castoro","tag-jader-bignamini","tag-lucia-conte","tag-luigi-ricci","tag-manuel-pedretti","tag-opera-lirica","tag-romina-boscolo","tag-ruth-sutcliffe","tag-stefania-bonfadelli"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/56420","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/66"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=56420"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/56420\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":88110,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/56420\/revisions\/88110"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/56511"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=56420"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=56420"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=56420"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}