{"id":56489,"date":"2013-08-03T00:06:11","date_gmt":"2013-08-02T22:06:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=56489"},"modified":"2016-12-18T21:18:57","modified_gmt":"2016-12-18T20:18:57","slug":"munchner-opernfestspiele-2013siegfried","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/munchner-opernfestspiele-2013siegfried\/","title":{"rendered":"M\u00fcnchner Opernfestspiele 2013:&#8221;Siegfried&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>M\u00fcnchen, <\/em><em>Bayerische Staatsoper<em>, M\u00fcnchner Opernfestspiele 2013<\/em><br \/>\n<\/em><strong>\u201cSIEGFRIED\u201d <\/strong><strong><br \/>\n<\/strong>Seconda giornata della sagra scenica <em>Der Ring des Nibelungen<\/em>, in tre atti<br \/>\nLibretto e musica di <strong>Richard Wagner <\/strong><br \/>\n<em>Siegfried<\/em> <strong><span style=\"font-weight: normal;\">STEPHEN GOULD<\/span><\/strong><br \/>\n<em>Mime<\/em> <strong><span style=\"font-weight: normal;\">WOLFGANG ABLINGER-SPERRHACKE<\/span><\/strong><br \/>\n<em>Wotan<\/em> TERJE STENSVOLD<br \/>\n<em>Alberich<\/em> TOMASZ KONIECZNY<br \/>\n<em>Fafner<\/em> <strong><span style=\"font-weight: normal;\">STEVEN HUMES <\/span><\/strong><br \/>\n<em>Erda<\/em> QIULIN ZHANG<br \/>\n<em><span lang=\"DE\">Br\u00fcnnhilde<\/span><\/em><span lang=\"DE\"> CATHERINE NAGLESTAD<br \/>\n<em>Stimme eines Waldvogels<\/em> ANNA VIROVLANSKY<br \/>\nBayerisches Staatsorchester<br \/>\nStatisterie der Bayerischen Staatsoper<br \/>\nDirettore<strong> Kent Nagano\u00a0 <\/strong><br \/>\nRegia <strong>Andreas Kriegenburg<\/strong><br \/>\nScene <strong>Harald B. Thor <\/strong><\/span><br \/>\n<strong><span style=\"font-weight: normal;\">Costumi <\/span>Andrea Schraad<\/strong><br \/>\nLuci <strong>Stefan Bolliger<br \/>\n<span style=\"font-weight: normal;\">Coreografia<\/span> Zenta Haerter <\/strong><strong><br \/>\n<\/strong><em>Monaco, 15 luglio 2013 <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lasciandosi alle spalle la classicit\u00e0 tragica di <a href=\"http:\/\/www.gbopera.it\/2013\/07\/munchner-opernfestspiele-2013die-walkure\/\"><em>Die Walk\u00fcre<\/em><\/a><strong><span style=\"font-weight: normal;\">, ma ricollegandosi<\/span> <\/strong><strong><span style=\"font-weight: normal;\">alla cosmogonia mitica di <a href=\"http:\/\/www.gbopera.it\/2013\/07\/munchner-opernfestspiele-2013das-rheingold\/\"><em>Das Rheingold<\/em><\/a>, la seconda giornata della tetralogia ci immette in una dimensione completamente diversa, la dimensione della fiaba, presentata peraltro nella sua struttura pi\u00f9 archetipica: un eroe \u2018senza macchia e senza paura\u2019 nel vero senso della parola affronta prove di varia difficolt\u00e0 (fra cui la consueta uccisione del drago) affiancato da aiutanti magici, incontra antagonisti di varia natura \u2013 ognuno con caratteristiche proprie, che ridefiniscono di volta in volta la fisionomia del \u2018cattivo\u2019 \u2013, possiede un oggetto che scioglie a suo favore la peripezia, conquista ulteriori oggetti magici che prima non possedeva (elmo e anello) e, infine, va a salvare la donna di cui si innamorer\u00e0, come se non bastasse bella addormentata. Di fronte a tutto questo \u00e8 facile immaginare lo sgomento di uno sventurato regista allorch\u00e9 si trova di fronte ai numerosi interrogativi sulla realizzazione di situazioni ben oltre i confini della realt\u00e0. Ben poca cosa rispetto al sentimento dell\u2019ignaro spettatore, che non sa mai quello a cui sta andando incontro e che, ancor prima dell\u2019inizio, si guarda intorno per individuare possibili vie di fuga. Invece <\/span>Andreas Kriegenburg<\/strong><strong><span style=\"font-weight: normal;\"> dimostra di essere ancor pi\u00f9 eroico di Siegfried e mette su un allestimento dell\u2019opera davvero geniale, senza dubbio il migliore all\u2019interno di questa produzione del <em>Ring<\/em>. Ad essere pedanti sono due le cadute di stile che hanno spezzato la coerenza dello spettacolo: il confronto a pistola armata tra Alberich e Wotan (ormai comincio a rimanerci male se in un\u2019opera, in qualsiasi epoca sia ambientata, non viene estratta almeno una pistola) e il valzer di bottiglie di plastica che in <\/span><\/strong><em>Die Walk\u00fcre <\/em><em><span style=\"font-style: normal;\">aveva raggiunto l\u2019apice e che qui per fortuna si limita a un solo episodio<\/span><\/em><strong><span style=\"font-weight: normal;\">. Ma il resto \u00e8 talmente ben fatto, condotto con tale intelligenza e rispetto dell\u2019originale, da far perdonare facilmente queste due piccole imperfezioni.<br \/>\nA far s\u00ec che tutto funzioni a meraviglia intervengono due fattori egualmente importanti: la conduzione sempre pi\u00f9 ispirata di <\/span>Kent Nagano<\/strong><strong><span style=\"font-weight: normal;\">, demiurgo di un\u2019orchestra le cui potenzialit\u00e0 sembrano ogni volta nuove e inesauribili, e la professionalit\u00e0 del cast vocale, assemblato nel modo giusto ed esemplare nell\u2019esibizione di doti interpretative di sicuro effetto. <strong>Proseguendo, inoltre, nell\u2019utilizzo del corpo umano come mezzo di ri-creazione della drammaturgia mitica della tetralogia, <\/strong><\/span>Kriegenburg e Zenta Haerter<span style=\"font-weight: normal;\"><strong> affastellano anche qui mimi e figuranti in grande quantit\u00e0,<\/strong> organizzandoli in modo tale da imporre una sensazione di perpetuo movimento, a differenza di quanto ottenuto in <em>Das Rheingold<\/em> (paradossalmente statico, nonostante i continui spostamenti delle comparse) e <\/span><\/strong><em>Die Walk\u00fcre<\/em><em><span style=\"font-style: normal;\"> (dove la valenza gestuale e coreografica, in alcuni casi, finiva per ostacolare o per mostrarsi ininfluente rispetto allo sviluppo drammatico e musicale). Quanto invece <strong>in quest\u2019opera le invenzioni coreografiche siano determinanti per aumentare il senso di incanto e amplificare l\u2019atmosfera di certe situazioni \u00e8 evidente sin dalla pagina di apertura,<\/strong> accompagnata da un groviglio di corpi accartocciati e in lotta fra di loro, illividiti da luci rossastre e percorsi da un\u2019inquietudine febbrile. Nel mezzo della bolgia ad un certo punto si rivela la presenza di Mime, parimenti invischiato nell\u2019estenuante brama di potere dalla quale non cerca di liberarsi, ma che al contrario lo nutre nella sua caratterizzazione musicale. Il nano \u00e8 magistralmente interpretato da <\/span><\/em><strong>Wolfgang Ablinger-Sperrhacke<\/strong><em><span style=\"font-style: normal;\"> che mostra padronanza della scena davvero rara, perfezione di movimenti e persino una mimica facciale talmente vivida da essere percepita nella media distanza dei posti in platea. La voce tenorile \u00e8 ricca di colori, acida al punto giusto, senza essere per questo querula o grottesca, ma al contrario in alcuni punti leggermente scurita per sottolineare l\u2019ombra di malvagit\u00e0 che contraddistingue il personaggio. Voce fondamentalmente diversa, trascinante e impertinente, \u00e8 quella di <strong>Stephen Gould<\/strong> che non si fa remore di prendere in giro il povero Mime, alimentando ulteriormente il desiderio di vendetta. Il <\/span>physique du r\u00f4le<\/em><em><span style=\"font-style: normal;\"> non \u00e8 forse perfetto, ma andando avanti cominciamo a pensare che la simpatica goffaggine del cantante sia l\u2019ideale per il ruolo tutto di un pezzo di Siegfried. La voce \u00e8 estroversa e rassicurante, a volte un po\u2019 troppo spinta verso l\u2019urlo, ma che anche per questo racchiude tutte le intemperanze (canore e caratteriali) del giovane eroe. Pure alla fine, quando Gould comincia a scontare la generosit\u00e0 vocale degli atti precedenti, i cenni di affanno vengono utilizzati a favore di una resa psicologica pi\u00f9 sfumata del personaggio.<br \/>\nL\u2019ultimo Wotan di questo Ring \u00e8 <\/span><\/em><strong>Terje Stensvold<\/strong>, il quale ha la grande sfortuna di dover interpretare lo stesso ruolo dopo la grandiosa prova di Terfel in <em>Die Walk\u00fcre<\/em>. Nonostante ci\u00f2 Stensvold si dimostra pienamente all\u2019altezza, con buon controllo dei mezzi vocali e dimestichezza nei non facili passaggi di registro che caratterizzano la sua scrittura. Doti che si apprezzano nel lungo dialogo con Mime, forse uno degli scogli pi\u00f9 impervi della tetralogia per verbosit\u00e0 e estensione, ma che qui viene intelligentemente risolto grazie alla pregnanza leitmotivica sprigionata da Nagano, oltre alle felice idea di collocare, sullo sfondo, alcune pantomime raffiguranti episodi appartenenti al passato (sebbene non vi sia perfetta sovrapposizione fra momenti della narrazione e trasposizione visiva). Ci preme pure evidenziare le belle invenzioni luminose di Bolliger, abbastanza anonime nel Prologo, e che invece nelle prime due giornate si distinguono per eleganza ed efficacia, come ad esempio nel momento in cui viene evocato l\u2019incantesimo del fuoco. <strong>La scena della forgiatura della spada \u00e8 all\u2019insegna del divertimento pi\u00f9 sfrenato, sostenuto dalla successione sempre chiara dei temi conduttori e dal sicuro intreccio determinato dalle voci dei due personaggi.<\/strong> Attraverso l\u2019ingegnoso scorrimento di pannelli mobili ci ritroviamo in una fucina immaginifica, popolata da numerosi aiutanti, forze della natura in perenne fibrillazione, intente ad azionare enormi mantici o altri aggeggi di pura invenzione. Sembra di essere nella fabbrica di cioccolato di Willy Wonka, o ancora nell\u2019industria dei giocattoli di Babbo Natale, con sottesi riferimenti alle fantasmagorie visive di Hieronymus Bosch o all\u2019iconografia espressionistica\/futuristica di certa cinematografia anni \u201930. Il tutto allegramente condito di capriole, filtri colorati, scintille magiche realizzate con gioiose deflagrazioni di coriandoli luminosi, mentre Siegfried evidenzia uno sforzo quasi sovrumano nell\u2019atto di (ri)costruire l\u2019infallibile Notung.<br \/>\n<strong><span style=\"font-weight: normal;\"><strong>Esaudendo l\u2019inquietante promessa alla fine della precedente opera, ecco che fa ritorno un Alberich sempre pi\u00f9 angosciato<\/strong>, perseguitato dai fantasmi del passato, ma in forma pi\u00f9 che smagliante: non a caso l\u2019applauso pi\u00f9 fragoroso, alla fine dell\u2019atto, \u00e8 riservato proprio a <\/span><\/strong><strong>Tomasz Konieczny<\/strong>, come giusto premio per la decisione di mantenerlo in tutte le tre opere. Un livello altrettanto elevato \u00e8 mantenuto all\u2019inizio della terza scena del secondo atto, nell\u2019incontro\/scontro fra i due fratelli, Mime e Alberich, uno dei punti pi\u00f9 avvincenti e scenicamente tesi (al pari del dialogo fra Alberich e Wotan): se l\u00ec il nibelungo si era mostrato incupito e annientato dalla supremazia scultorea di Wotan \u2013 supremazia percepibile esclusivamente nella resa attoriale, poich\u00e9 entrambe le voci si fronteggiavano con la medesima dose di bravura \u2013 qui ottiene la sua rivalsa contro un Mime costretto a soccombere, in attesa di poter ottenere la vittoria tramite l\u2019inganno e il sotterfugio orditi ai danni di Siegfried. <strong>Al centro delle due scene troviamo il duello con il drago, <em>alias<\/em> Fafner trasformato grazie al potere dell\u2019elmo magico. Kriegenburg lo realizza in modo perfetto, tanto da sperare che l\u2019idea (ma soprattutto la sua attuazione) si consolidi in successivi allestimenti del <em>Ring<\/em>.<\/strong> Ancora una volta vengono coinvolte le comparse della Bayerischen Staatsoper, assemblate in modo tale da formare il volto della creatura, brulicante e spasmodica, mentre al centro della fronte il gigante (uno <strong>Steven Humes<\/strong> ancor pi\u00f9 convincente rispetto a <em>Das Rheingold<\/em>) esprime tutto il tormento di una condizione paradossalmente esecrata. Insomma, un drago che incute davvero paura, che nell\u2019espressivit\u00e0 vocale di Hume \u2013 unita al supporto dell\u2019orchestra \u2013 fa a tratti gelare il sangue, ma che nonostante questo non riesce ad impaurire il giovane Siegfried, pronto a giustiziarlo ma, in realt\u00e0, a liberarlo dalla sua prigionia.<br \/>\n<strong>Tutta la seconda parte di questo atto \u00e8 un capolavoro di prodigi musicali e scenici<\/strong>: dagli alberi \u2018immaginari\u2019 montati con un complesso sistema di ganci e sospensioni (ad essere sospesi sono, come sempre, i corpi dei figuranti) agli alberi \u2018reali\u2019 simboleggiati dalle fronde verdeggianti dietro cui, ad un certo punto, si nascondono sia Siegfried sia le creature del bosco. La foresta \u00e8 dunque personificata in modo totale e si sostanzia delle coreografie armoniche della Haerter, amalgamate e fuse in un sol corpo con la parte musicale. Colei che ruba la scena a tutti \u00e8 poi <strong>Anna Virovlansky<\/strong> nel ruolo dell\u2019uccellino: un\u2019interprete di grazia insolita, dalla voce ammaliante, perfetta e quasi irreale, che ci affascina in modo completo e che si fa accompagnare da un alter ego danzante (del quale, a dire il vero, poteva fare a meno, per la sottile eleganza dei suoi gesti).<strong> Tutto funziona in modo eccelso, lasciandoci una sensazione di incanto e di piena riconciliazione con la natura<\/strong>. Purtroppo nel momento <em>clou<\/em>, prima dello scontro fra Siegfried e il drago, uno degli orchestrali ha l\u2019estro di sostituire il famoso tema del corno di Siegfried con una melodia che gli somiglia solo in parte (a meno che non si tratti di una variante accreditata del suddetto tema, di cui personalmente non sono a conoscenza). Di fatto gli si perdona pure questo, dato che lo strumentista \u00e8 talmente bravo da far passare l\u2019inciampo con straordinaria scioltezza e da far nascere il dubbio \u2013 non infondato \u2013 che tutto questo sia stato fatto a bella posta. Annullandoci nella luminosit\u00e0 sonora creata da Nagano e dalla sua orchestra il resto, comunque, passa decisamente in secondo piano, perfino la motilit\u00e0 degli elementi naturali che perdura nell\u2019atto successivo e di cui abbiamo un altro esempio nell\u2019apparizione di Erda. Anche qui le forze della terra appaiono in spasmodico movimento, respingendo con gli arti inferiori un Wanderer\/Wotan che ad esse vorrebbe accostarsi, atterrendole con il ricordo di quella violenza di cui un tempo si \u00e8 macchiato. <strong>Qiulin Zhang <\/strong>svolge il compito con diligenza, improntando il suo intervento a un\u2019atmosfera plumbea e misteriosa, ma esibendo un fraseggio un po\u2019 traballante. Nella parte conclusiva Gould riesce a domare le proprie sfrenatezze vocali, cos\u00ec come doma e distrugge la lancia con cui Wotan gli ostruisce il cammino.<strong> Attraverso un mare di cellophan, giunge infine alla montagna dove giace Br\u00fcnnhilde. La paura di Siegfried si avverte in modo palpabile, attraverso la musica e l\u2019incertezza titubante, quasi tenera, di cui il tenore d\u00e0 prova.<\/strong> A questo punto l\u2019attenzione dello spettatore si sposta sul personaggio femminile, <strong>Catherine Naglestad<\/strong>, interprete di sensibilit\u00e0 musicale non indifferente, oltre a essere naturalmente dotata di una bella voce, piena di armonici, sostenuta con tecnica sicura e abilmente proiettata verso l\u2019esterno. La Naglestad ha le carte in regola per dispensare perle vocali sia durante il suo lento risveglio \u2013 uno dei momenti pi\u00f9 alti e luminosi della partitura wagneriana \u2013 sia nel duetto che segue e che ella conduce con generoso sostegno del partner, ovviamente pi\u00f9 affaticato in questa chiusura d\u2019opera. Seconda delle tre Br\u00fcnnhilde che incontreremo in questo <em>Ring<\/em> \u2013 con chiome bionde che denotano la nuova condizione di mortale, contrapposte ai capelli ossigenati degli d\u00e8i \u2013 la Naglestad abbandona la veste da guerriera della prima giornata e si presenta in un lungo e morbido abito bianco, che la avvolge mettendone in risalto la fisicit\u00e0 e che verr\u00e0 mantenuto nella terza giornata (di ci\u00f2 saremo sempre grati a <strong>Andrea Schraad<\/strong><strong><span style=\"font-weight: normal;\">). \u00c8 poi interessante osservare come, in questa scena,<strong> Kriegenburg abbia voluto abbandonare le due soluzioni proposte alla fine di <\/strong><\/span><em>Die Walk\u00fcre<\/em><\/strong><em><span style=\"font-style: normal;\"><strong>, ovvero il piccolo tavolo rialzato su cui Wotan aveva addormentato la figlia e il serpente per l\u2019incantesimo del fuoco, sostituiti rispettivamente da un letto pi\u00f9 tradizionale e dall\u2019usuale schiera di figuranti illuminati di rosso<\/strong>. Una decisione che non \u00e8 gratuita, n\u00e9 frutto di puro capriccio, ma che assume un preciso senso drammaturgico, sul quale ritorneremo alla fine di questo percorso. Intanto la seconda giornata si conclude all\u2019insegna di una sensualit\u00e0 estenuata, degna del pi\u00f9 ammaliante dei <\/span>Venusberge<\/em><em><span style=\"font-style: normal;\">, in cui la soluzione del panneggio rosso ampiamente spiegato tanto da invadere l\u2019intero palcoscenico \u00e8 s\u00ec gi\u00e0 vista, ma di suggestione talmente efficace da indurci quasi a ritirarci in silenzio e a lasciar soli i due amanti, a consumare l\u2019unico atto di amore pienamente vissuto, senza pentimenti, rimorsi o fantasmi, di tutto il <\/span>Ring des Nibelungen<\/em><em><span style=\"font-style: normal;\">. \u00a0 <\/span><\/em><em><span class=\"fbPhotosPhotoCaption\"><span class=\"hasCaption\">Foto\u00a0 Wilfried H\u00f6sl <\/span><\/span><span class=\"fbPhotosPhotoCaption\"><span class=\"hasCaption\">\u00a9 Bayersiche Staatsoper<\/span><\/span><\/em><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: right;\" align=\"right\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>M\u00fcnchen, Bayerische Staatsoper, M\u00fcnchner Opernfestspiele 2013 \u201cSIEGFRIED\u201d Seconda giornata della sagra scenica Der Ring des Nibelungen, in tre [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":54,"featured_media":56491,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[8175,8174,8236,4364,8204,8173,8172,145,8235,98,6638,4651,8234,8233],"class_list":["post-56489","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-recensioni","tag-andrea-schraad","tag-andreas-kriegenburg","tag-anna-virovlansky","tag-catherine-naglestad","tag-harald-b-thor","tag-kent-nagano","tag-munchner-opernfestspiele-2013","tag-opera-lirica","tag-quilin-zhang","tag-siegfried","tag-stephen-gould","tag-steven-humes","tag-terje-konieciezny","tag-wolfgang-ablinger-sperrhacke"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/56489","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/54"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=56489"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/56489\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":87969,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/56489\/revisions\/87969"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/56491"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=56489"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=56489"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=56489"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}