{"id":57014,"date":"2013-08-11T15:04:21","date_gmt":"2013-08-11T13:04:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=57014"},"modified":"2013-12-09T04:26:14","modified_gmt":"2013-12-09T02:26:14","slug":"aminta-pastoral-cantatas","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/aminta-pastoral-cantatas\/","title":{"rendered":"Aminta. Pastoral cantatas"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Marina De Liso<\/strong> (mezzosoprano), <strong>Stile Galante<\/strong> diretto da <strong>Stefano Aresi<\/strong>. Nicola Antonio Porpora (1686-1768), <em>Freme il mar, e col sussurro<\/em>; <em>Ninfe e pastor che al bel Sebeto in riva<\/em>; Cello sonata in F Major; <em>Questa dunque \u00e8 la selva<\/em>; <em>Ecco che il primo albore<\/em>; Partimenti del Signor Nicola Porpora; <em>D\u2019amor la bella pace<\/em>. Registrazione: Castello Albani di Urgnano (BG), agosto 2012. <strong>1 CD<\/strong> <strong>PanClassics<\/strong>.<br \/>\n<strong>La copertina del disco sembra suggerita da Bob Wilson: statuine di agnellini candidi tra cui ne spicca una con il vello color rosa <em>shocking<\/em> su di una tovaglia a quadretti bianchi e verdini; null\u2019altro, se non il titolo <em>Aminta<\/em><\/strong> (ovviamente in rosa), <em>Pastoral Cantatas<\/em>. Ma il <em>pop mood<\/em> dell\u2019arte musicale barocca, ormai tipico di tutt\u2019un repertorio e dei suoi esecutori, si limita alla grafica del libretto d\u2019accompagnamento; per il resto, dalle scelte dei contenuti alla qualit\u00e0 dell\u2019esecuzione, dai testi delle cantate a quelli illustrativi, tutto \u00e8 davvero eccellente, impeccabile e molto godibile<strong>. A cominciare dalla voce di Marina De Liso, dal timbro uniforme e caldo<\/strong>, attenta a differenziare l\u2019espressivit\u00e0 del testo elegiaco-pastorale per mezzo del fraseggio, dell\u2019intensit\u00e0 dell\u2019emissione, degli accenti e delle mezze voci. Con la puntuale interpretazione del testo poetico alla base della musica, il mezzosoprano illustra assai bene la differenza tra la cantata barocca della prima met\u00e0 del Settecento rispetto alla struttura musicale che pi\u00f9 le \u00e8 vicina, ossia l\u2019aria del melodramma. Se quest\u2019ultima \u00e8 sovente basata sulla capacit\u00e0 virtuosistica e sull\u2019affermazione\/sfoggio dei mezzi vocali dell\u2019interprete, la cantata insiste piuttosto sulla recitazione di un momento teatrale assoluto rispetto a qualsivoglia contesto drammatico, in qualche modo autonomo, a s\u00e9 stante: tutto \u00e8 dunque affidato non alla narrazione, ma alla specificit\u00e0 del breve testo poetico da intonare. E l\u2019ambito pastorale configura tale specificit\u00e0 nei termini del \u201ctravestimento\u201d: da pastorella innamorata, da disperato pastore, da discreto e partecipe osservatore dei casi amorosi altrui. Tutto questo si manifesta soprattutto nelle prime due cantate della raccolta, perch\u00e9 altre permettono di notare come non manchino sezioni propriamente virtuosistiche; il finale di <em>Questa \u00e8 dunque la selva<\/em> (\u00abVorrei tanto vigor\u00bb) \u00e8 anzi un\u2019aria dalle tumultuose agilit\u00e0 vocali &#8211; in cui il mezzosoprano risolve molto bene i difficili gruppetti &#8211; al pari del finale dell\u2019altra cantata <em>Ecco che il primo albore<\/em> (\u00abSe andr\u00e0 senza il pastore\u00bb): Marina De Liso sa eseguirli entrambi in maniera perfetta, trascorrendo cos\u00ec dalla dizione appassionata delle sezioni liriche all\u2019enfasi di quelle pi\u00f9 concitate (e connotate dalle agilit\u00e0); la cantante, inoltre, non indulge mai all\u2019emissione di note fisse, come troppo spesso le esecuzioni di area anglosassone propongono, perch\u00e9 preferisce isolare una specifica <em>allure<\/em> espressiva per ciascuna messa di voce.<br \/>\n<object width=\"565\" height=\"361\" classid=\"clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000\" codebase=\"http:\/\/download.macromedia.com\/pub\/shockwave\/cabs\/flash\/swflash.cab#version=6,0,40,0\"><param name=\"allowFullScreen\" value=\"true\" \/><param name=\"allowscriptaccess\" value=\"always\" \/><param name=\"src\" value=\"\/\/www.youtube.com\/v\/UGC14zfsCKs?version=3&amp;hl=it_IT\" \/><param name=\"allowfullscreen\" value=\"true\" \/><embed width=\"565\" height=\"361\" type=\"application\/x-shockwave-flash\" src=\"\/\/www.youtube.com\/v\/UGC14zfsCKs?version=3&amp;hl=it_IT\" allowFullScreen=\"true\" allowscriptaccess=\"always\" allowfullscreen=\"true\" \/><\/object><br \/>\n<strong>Nel corso della sua carriera di musicista Porpora ha composto circa 130 cantate,<\/strong> ma il gruppo pi\u00f9 celebre all\u2019interno di tale produzione \u00e8 quello della raccolta <em>Nuovamente composte opre di musica vocale<\/em>, pubblicata a Londra nel 1735 e dedicata a Friedrich Ludwig di Hannover: dodici cantate formano la silloge, resa coerente da un fattore letterario importante, perch\u00e9 il testo poetico \u00e8 sempre di Pietro Metastasio<strong>. Stefano Aresi e il suo ensemble Stile Galante hanno per\u00f2 deciso di proporre un\u2019incisione discografica di cinque cantate diverse rispetto a quelle dell\u2019opera londinese,<\/strong> traendo il testo da esemplari manoscritti di cui non sempre \u00e8 facile ricostruire contesto e provenienza (e di cui neppure l\u2019integrit\u00e0 \u00e8 data per scontata: la prima parte della sinfonia che apre <em>Ecco che il primo albore<\/em>, per esempio, \u00e8 andata perduta); in altri casi, meno frequenti, \u00e8 possibile essere pi\u00f9 precisi nell\u2019indicazione del contesto, come per<strong> <em>Freme il mar e col sussurro<\/em>, poich\u00e9 la cantata \u00e8 datata all\u2019aprile 1720, e rimanda dunque al periodo romano di Porpora.<br \/>\nTale prima cantata della crestomazia presenta duplice struttura<\/strong>, aprendosi con un cantabile che non \u00e8 n\u00e9 recitativo accompagnato n\u00e9 aria vera e propria (da subito, quindi, emergono le differenze strutturali rispetto al melodramma; ma come, da subito, brilla vivace il senso autenticamente teatrale della musica e del suo impianto!); a un brevissimo recitativo segue un\u2019aria, che nel ritmo e nelle scelte lessicali non potrebbe essere pi\u00f9 tipica \u201carietta\u201d metastasiana (\u00abLa pastorella \/ lascia la villa \/ per coglier rose \/ ed il pastore \/ lascia la gregge \/ ed il suo amore \/ seguendo va\u00bb). Tutto, insomma, prelude al lirismo (espressivo ma non virtuosistico) della sezione conclusiva. La seconda composizione (<em>Ninfe e pastor che al bel Sebeto in riva<\/em>) reca sin dal primo verso un riferimento epicorico (il Sebeto \u00e8 un piccolo fiume che attraversa Napoli &#8211; come ricorda anche Stefano Aresi, estensore delle scrupolose note introduttive), anche se questo non permette pi\u00f9 precise identificazioni. Il testo, poi, ha una struttura pi\u00f9 complessa rispetto a quella del precedente, perch\u00e9 due sono le sezioni recitative (in versi lunghi, per lo pi\u00f9 endecasillabi e qualche settenario, secondo l\u2019usuale alternanza) e due le arie (la prima in settenari piani e tronchi, la seconda formata da due quartine di ottonari piani; tronco, al solito, quello finale di entrambe le strofe: ritmo poetico differenziato che preconizza soluzioni musicali ugualmente differenti). Per quanto concerne le scelte linguistiche l\u2019anonimo poeta ha incentrato il testo della cantata sull\u2019apostrofe iniziale (perdurante per tutta la sezione) alle \u00abNinfe e pastor\u00bb del Sebeto, pregati o di parlare a Tirsi (la <em>persona loquens<\/em>) dell\u2019amore che Filli nutre per lui, oppure di tacere delle sue virtuose ripulse. L\u2019avvicendarsi degli imperativi opposti (\u00abDitele per piet\u00e0 [\u2026] Ditele che il mio core \/ per lei si strugge in pianto, [\u2026] tacete, s\u00ec, tacete, \/ che bellezza e virtude io amo in lei, [\u2026] S\u00ec, tacete! Se sdegnosa \/ vi risponde del mio amore!\u00bb) esige ovviamente un sapiente utilizzo degli affetti, dei colori, del fraseggio; e <strong>Marina De Liso, profonda conoscitrice del repertorio barocco, dispiega tutte le sue abilit\u00e0 di lettura e di interpretazione del testo musicale a partire appunto da quello poetico. <\/strong><br \/>\n<object width=\"571\" height=\"361\" classid=\"clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000\" codebase=\"http:\/\/download.macromedia.com\/pub\/shockwave\/cabs\/flash\/swflash.cab#version=6,0,40,0\"><param name=\"allowFullScreen\" value=\"true\" \/><param name=\"allowscriptaccess\" value=\"always\" \/><param name=\"src\" value=\"\/\/www.youtube.com\/v\/Ob10bRvGWP4?hl=it_IT&amp;version=3\" \/><param name=\"allowfullscreen\" value=\"true\" \/><embed width=\"571\" height=\"361\" type=\"application\/x-shockwave-flash\" src=\"\/\/www.youtube.com\/v\/Ob10bRvGWP4?hl=it_IT&amp;version=3\" allowFullScreen=\"true\" allowscriptaccess=\"always\" allowfullscreen=\"true\" \/><\/object><br \/>\nLa composizione pi\u00f9 articolata arricchisce il <em>carnet<\/em> dei personaggi con un riferimento cos\u00ec antonomastico da fornire il titolo all\u2019intera raccolta: \u00abQuesta dunque \u00e8 la selva \/ ove Aminta l\u2019ingrato \/ mi giur\u00f2 pura fede, amor costante?\u00bb. Aminta \u00e8 infatti divenuto, grazie al dramma tassiano, il nome pastorale per eccellenza, e nel testo la sua infedelt\u00e0 e i suoi tradimenti sono deplorati dall\u2019amata Nice (nome, invece, di gusto pi\u00f9 metastasiano); il narratore diviene per l\u2019occasione una donna disperata per amore, ed \u00e8 ulteriore variante del quadretto elegiaco-pastorale. Del resto, quel che importa \u00e8 il rispetto della regola fondamentale del travestimento bucolico, perch\u00e9 a rendere plausibili le variazioni e i tormenti provvede sempre il canto, ossia la voce di Marina De Liso.<br \/>\n<strong>Nella disposizione dei brani sembra di ravvisare una progressione stilistica che conduca verso il melodramma metastasiano e le sue intonazioni italiane,<\/strong> considerate le scelte poetiche delle ultime due cantate presenti nel CD: in <em>Ecco che il primo albore<\/em> la semplicit\u00e0 dei mezzi lessicali introduce a un clima autenticamente idilliaco, di pace agreste espressa da rapidi quinari (\u00abLa pecorella \/ pasce contenta \/ l\u2019erba novella \/ al pi\u00e8 del monte, \/ poi s\u2019avvicina \/ laddove nasce \/ della collina \/ limpido un fonte\u00bb. Che nel <em>booklet<\/em>, accanto a questi versi, sia riprodotta in miniatura la sagoma dell\u2019agnellino di copertina \u00e8 piccola civetteria, squisitamente barocca); nella conclusiva <em>D\u2019amor la bella pace<\/em> l\u2019aria finale, dopo l\u2019usuale scambio di recitativo accompagnato e di canto lirico, \u00e8 una similitudine dai modelli stilistici riconoscibili (e di nuovo in quinari: \u00abQual timidetta \/ cerva che fugge \/ dalla saetta \/ del cacciator, \/ la mia diletta \/ Fillide amata \/ fugge spietata \/ dalle lusinghe \/ d\u2019un dolce amor. \/ Eppure al monte, \/ al piano, al fonte, \/ per sempre amarla \/ la siegue il cor\u00bb).<br \/>\n<strong>L\u2019ascoltatore, mentre apprezza le eleganti sonorit\u00e0 di Stile Galante e la voce, ora carezzevole ora affannata ora adirata, di Marina De Liso<\/strong>, pu\u00f2 anche riflettere sui testi, e trovare cos\u00ec compendiata una tradizione lirica italiana che affonda le radici in Petrarca e nel petrarchismo del Cinque- e Seicento, poi rampolla soprattutto in Tasso, Guarini, Marino &#8211; vale a dire i poeti del genere pastorale &#8211; e infine fiorisce nella linearit\u00e0 elegiaca dell\u2019Accademia dell\u2019Arcadia e dello stile metastasiano: secoli e forme che si asciugano, si condensano, realizzano adeguata sintesi nei testi delle cantate di Porpora. E se anche non si tratta di grande poesia, essa offre comunque una galleria di temi, personaggi, situazioni e figurazioni retoriche perfettamente riconoscibili sotto il travestimento pastorale.<br \/>\n<strong>Al pari della voce, sempre determinante \u00e8 l\u2019apporto strumentale, che i cinque virtuosi dello Stile Galante diretti da Stefano Aresi<\/strong> infondono all\u2019esecuzione, con accenti appassionati e con intonazione perfetta:<strong> Claudia Combs<\/strong> ed <strong>Eva Saladin<\/strong> (violino I e II),<strong> Gabriele Palomba<\/strong> (tiorba),<strong> Andrea Friggi<\/strong> (arpicordo), <strong>Agnieszka Osza\u0144ca<\/strong> (violoncello); gli ultimi due esecutori sono anche i protagonisti di due bellissimi \u201cintermezzi\u201d strumentali nel <em>parterre<\/em> vocale delle cantate: una sobria sonata per violoncello (accompagnata dal basso continuo dell\u2019arpicordo) e tre Partimenti, preceduti da una \u00abScala inventata da don Nicola Porpora\u00bb, per sola tastiera, molto suggestivi sul piano armonico.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Marina De Liso (mezzosoprano), Stile Galante diretto da Stefano Aresi. 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