{"id":57989,"date":"2013-09-06T16:16:58","date_gmt":"2013-09-06T14:16:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=57989"},"modified":"2016-12-04T17:49:53","modified_gmt":"2016-12-04T16:49:53","slug":"cronache-del-mito-la-doppia-inaugurazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/cronache-del-mito-la-doppia-inaugurazione\/","title":{"rendered":"Cronache del MITO: la doppia inaugurazione"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Torino Milano &#8211; Festival Internazionale della Musica, VII Edizione MITO Settembre Musica, Milano, Teatro alla Scala &#8211; Torino, Teatro Regio.\u00a0 <\/em><br \/>\n<strong>Akademie f\u00fcr Alte Musik Berlin<br \/>\nCappella Amsterdam <\/strong><br \/>\nDirettore <strong>Daniel Reuss <\/strong><br \/>\nSoprano <strong>Elisabeth Watts <\/strong><br \/>\nMezzosoprano <strong>Stella Doufexis <\/strong><br \/>\nTenore <strong>Lothar Odinius <\/strong><br \/>\nBasso <strong>Andreas Wolf\u00a0 <\/strong><br \/>\n<em>Franz Joseph Haydn<\/em>: Sinfonia in re minore Hob. I, 80 (1784)<br \/>\n<em>Johannes Brahms<\/em>: Mottetto op. 74 n. 1 \u00abWarum ist das Licht gegeben dem M\u00fchseligen?\u00bb (1877)<br \/>\n<em>Wolfgang Amadeus Mozart<\/em>: Messa in do minore per soli, coro e orchestra KV. 427 (1783)<br \/>\n<em>4 (Milano) e 5 (Torino) settembre 2013\u00a0 <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Una sera al Teatro alla Scala di Milano, e la sera dopo al Teatro Regio di Torino per il concerto inaugurale della VII edizione di MITO<\/strong>, il prestigioso festival che unisce le due citt\u00e0 di Piemonte e Lombardia: quest\u2019anno identico programma, decisamente inusuale per un\u2019occasione del genere, ma molto apprezzato dal pubblico di entrambe le sedi. Ed entrambe le serate iniziano con una posizione di forte valenza civile e politica, dal momento che un appello riconduce l\u2019afflato della musica sacra in programma al carisma di papa Francesco e al suo intervento contro ogni tipo di guerra e di violenza in medio Oriente. A Milano MITO \u00e8 realizzato dall\u2019Associazione per il Festival Internazionale della Musica, strutturata in un nutrito <em>Advisory Board<\/em> e in un <em>Comitato di Patronage<\/em>; ecco perch\u00e9 nella platea scaligera abbondano le personalit\u00e0 di spicco dal mondo della cultura; a poche poltrone di distanza si vedono infatti Inge Feltrinelli, Umberto Eco, Vittorio Sgarbi, l\u2019ultracentenario Gillo Dorfles. <strong>Internazionale l\u2019insieme degli artisti:<\/strong> la Akademie f\u00fcr Alte Musik Berlin, fondata nel 1982 e divenuta celebre in ambito oratoriale grazie a Ren\u00e9 Jacobs; il coro da camera Cappella Amsterdam, nato nel 1970 (e dal 1990 diretto da Daniel Reuss); di origine e formazione tedesca o anglosassone i quattro cantanti solisti. <strong>Il complesso strumentale suona la sinfonia di Haydn senza direttore;<\/strong> ma \u00e8 evidente l\u2019impegno &#8211; da autentico <em>Konzertmeister<\/em> &#8211; del primo violino, <strong>Bernhard Forck<\/strong>, soprattutto per esaltare il contrasto tra i ritmi danzanti e le turbolenze dell\u2019<em>Allegro spiritoso<\/em> iniziale, quasi l\u2019opera prendesse avvio con un grazioso minuetto degli archi, che i fiati cercano di soffocare. Alla Scala la conservazione delle mezze luci, l\u2019assenza del direttore, l\u2019anomalia di questo Haydn misterioso e inaspettato lasciano il pubblico un po\u2019 sbalordito (va detto, <em>public de premi\u00e8re<\/em> quant\u2019altri mai, con una platea traforata di moltissime poltrone vuote, sebbene il concerto figurasse come esaurito). Al Regio gli spettatori sono invece pi\u00f9 a loro agio, in una sala gremitissima, che da subito partecipa della bellezza della sinfonia e delle sonorit\u00e0 della Akademie. <strong>N\u00e9 stridori n\u00e9 distorsioni di tonalit\u00e0, come a volte i complessi di strumenti antichi fanno temere; al contrario, la compagine mantiene da sola una leggerezza di suono<\/strong> e un\u2019attenuazione delle linee espressive davvero mirabili (tanto pi\u00f9, senza un direttore capace di raggiungere i singoli strumentisti). Ogni contrasto nell\u2019<em>Adagio<\/em> e nel <em>Minuetto<\/em> \u00e8 appianato; si sentono appena, in primo piano, gli ammiccamenti bellissimi dei corni: tutto \u00e8 raffinatissimo e compassato al tempo stesso. Rispetto allo scintillio galante e manierato con cui i direttori del repertorio romantico lo eseguivano, e rispetto ai tormenti dissonanti, sempre alla ricerca del suono scabro e aspro, tipici delle esecuzioni degli anni Novanta e Duemila, l\u2019Haydn dell\u2019Akamus sembra percorrere una terza via, della ricerca coloristica in una dimensione sonora costantemente da camera. Anzich\u00e9 sulle <em>dissonanze<\/em> il complesso insiste sulle <em>risonanze<\/em> del singolo strumento o di un gruppo, che s\u2019impone temporaneamente provocando una screziatura di effetto dinamico, oltre che elegante. In tal modo ogni frase \u00e8 arrotondata e incontra un punto forte di sottolineatura; tale resa \u00e8 macroscopica nel II e nel IV movimento, grazie ai corni, e pi\u00f9 leggiadra nel I, grazie ai flauti. Il <em>Trio<\/em> del <em>Minuetto<\/em> \u00e8 il pi\u00f9 suggestivo momento di effetto chiaroscurale, ottenuto dai tenui squilli dei fiati su un\u2019intelaiatura mormorante degli archi: un Haydn misterioso ed enigmatico, sornione anzich\u00e9 vezzoso, lepido &#8211; specie nel finale &#8211; come un quartetto d\u2019archi.<br \/>\n<strong>La pacatezza con cui l\u2019orchestra affronta Haydn si ripresenta nell\u2019emissione vocale del coro a cappella per il mottetto di Brahms<\/strong>; e per dirigere la Cappella Amsterdam fa il suo ingresso <strong>Daniel Reuss<\/strong>. Il sostegno delle voci maschili non fa certo sentire la mancanza di accompagnamenti orchestrali, ed \u00e8 in perfetta sintonia con il gruppo femminile; da serafiche, nella sezione in cui si parla di Giobbe e della sua pazienza, le voci si fanno vibranti e pi\u00f9 appassionate, a dimostrazione della ricchezza espressiva di un brano che dura pochi minuti.<br \/>\n<strong>Il concerto offre un\u2019interessante struttura tripartita: prima gli strumenti soli per Haydn, poi il coro a cappella per Brahms, infine tutti, con aggiunta di un quartetto di solisti vocali, per Mozart<\/strong>: si apprezzano cos\u00ec la qualit\u00e0 musicale delle singole componenti, e quindi l\u2019armonia dell\u2019insieme. La Messa KV. 427 \u00e8 una composizione grandiosa, frammentaria, incompiuta; Reuss, applicando quello stile severo e pacato gi\u00e0 adottato per Haydn, riesce a conferirle piena unit\u00e0 e solennit\u00e0, sin dal \u00abKyrie\u00bb d\u2019apertura, scandito dai rintocchi inesorabili del timpano. Poich\u00e9 l\u2019intesa tra orchestra e coro \u00e8 perfetta, i momenti pi\u00f9 belli sono appunto quelli in cui protagonista \u00e8 il coro, in particolare nel \u00abQui tollis\u00bb (con l\u2019eco dei corni all\u2019invocazione \u00abMiserere nobis\u00bb) e nel \u00abSanctus\u00bb (grazie allo splendore del canto e del tessuto strumentale che lo sorregge).<strong> Le quattro voci soliste, al contrario, sono assai deludenti:<\/strong> il soprano<strong> Elisabeth Watts<\/strong> mostra non pochi limiti: centro inesistente, del tutto spoggiato e appena percettibile, pressoch\u00e8 sempre forzato in quello acuto. Nel duetto del \u00abDomine Deus\u00bb si ascoltano ululati belluini (a Milano; a Torino c\u2019\u00e8 appena un po\u2019 pi\u00f9 di controllo) che mortificano del tutto l\u2019intensit\u00e0 supplicante della pagina. Nella lunga cadenza dell\u2019\u00abEt incarnatus\u00bb non c\u2019\u00e8 proprio nulla di pregevole.<br \/>\nLe cose non vanno meglio con il mezzosoprano, <strong>Stella Doufexis,<\/strong> dalla\u00a0 voce assai poco musicale, povera di armonici; sembra che si limiti ad abbozzare\u00a0 le agilit\u00e0 del \u00abLaudamus te\u00bb, come se costituissero una componente fastidiosa della partitura; fortunatamente le sonorit\u00e0 orchestrali sono cameristiche, altrimenti non si sentirebbe nulla. Un simile accennare, ai limiti dell\u2019intonazione, denota per\u00f2 soprattutto la disattenzione da parte del direttore: perch\u00e9 alla cura scrupolosa per dinamiche, emissione, sonorit\u00e0 di strumenti e voci corali non corrisponde adeguata attenzione anche per i solisti, che in certe pagine dovrebbero essere protagonisti assoluti della musica? E si tratta di Mozart, l\u2019autore che ha rinnovato la vocalit\u00e0 del melodramma alla fine del Settecento! \u00c8 l\u2019unico appunto che si possa muovere a Daniel Reuss, ma non \u00e8 da poco, il disinteresse per i cantanti (abbandonati a se stessi anche nel corso dell\u2019esecuzione). Fortunatamente sono molto limitate le parti del tenore (<strong>Lothar Odinius)<\/strong> e del basso (<strong>Andreas Wolf<\/strong>, che \u00e8 in realt\u00e0 un baritono e pure dal timbro chiaro): pu\u00f2 valere anche per loro quanto segnalato per le voci femminili.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Torino Milano &#8211; Festival Internazionale della Musica, VII Edizione MITO Settembre Musica, Milano, Teatro alla Scala &#8211; Torino, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":102,"featured_media":57990,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1005],"tags":[976,8420,8423,8415,14678,8416,8417,8421,205,1940,8419,8418,8422,253],"class_list":["post-57989","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-concerti","tag-akademie-fur-alte-musik-berlin","tag-andrea-wolf","tag-bernhard-forck","tag-cappella-amsterdam","tag-concerti","tag-daniel-reuss","tag-elisabeth-watts","tag-festival-internazionale-della-musica","tag-franz-joseph-haydn","tag-johannes-brahms","tag-lothar-odinus","tag-stella-doufexis","tag-vii-edizione-mito-settembre-musica","tag-wolfgang-amadeus-mozart"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/57989","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/102"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=57989"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/57989\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/57990"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=57989"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=57989"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=57989"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}