{"id":58025,"date":"2013-09-09T17:42:39","date_gmt":"2013-09-09T15:42:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=58025"},"modified":"2016-12-05T02:57:18","modified_gmt":"2016-12-05T01:57:18","slug":"cronache-del-mito-budapest-festival-orchestra-a-torino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/cronache-del-mito-budapest-festival-orchestra-a-torino\/","title":{"rendered":"Cronache del MITO: Budapest Festival Orchestra a Torino"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Torino Milano &#8211; Festival Internazionale della Musica, VII Edizione &#8211; MITO Settembre Musica, Torino, Teatro Regio\u00a0 <\/em><br \/>\n<strong>Budapest Festival Orchestra<br \/>\nCoro del Teatro Regio di Torino <\/strong><br \/>\nDirettore <strong>Iv\u00e1n Fischer <\/strong><br \/>\nMaestro del coro <strong>Claudio Fenoglio<br \/>\n<\/strong><em>Bela Bart\u00f3k<\/em>: Danze popolari rumene <em>; \u201cIl mandarino meraviglioso\u201d<\/em> (<em>A csod\u00e1latos mandarin<\/em>), dramma coreografico da un\u2019idea di Menyh\u00e9rt Lengyel op. 19<br \/>\n<em>Antonin Dvo\u0159\u00e1k<\/em>: <em>\u201cLeggenda\u201d<\/em> op. 59 n. 10;\u00a0 VIII Sinfonia in sol maggiore op. 88<br \/>\n<em>Torino, 6 settembre 2013<br \/>\n<\/em><br \/>\nQuello della seconda serata torinese \u00e8 parso sotto alcuni aspetti il vero concerto inaugurale di MITO 2013, per il programma brioso, per l\u2019atmosfera di festa, per la <em>verve<\/em> di direttore e orchestra; non da ultimo &#8211; ma \u00e8 stato proprio il fastigio di un\u2019ottima serata &#8211; per il doppio <em>bis<\/em> concesso al termine.<br \/>\n<strong>Bela Bart\u00f3k raccolse a partire dal 1905 una serie di musiche popolari, per rielaborarle nella raccolta di <em>Danze rumene<\/em>,<\/strong> proseguendo cos\u00ec un programma sinfonico iniziato in grande stile da Johannes Brahms (con le <em>Danze ungheresi<\/em>) e continuato da Antonin Dvo\u0159\u00e1k (con le due serie di <em>Danze slave<\/em>): \u00e8 appunto la danza popolare il filo conduttore di tutto il concerto della Budapest Festival Orchestra, un complesso relativamente recente (fondato nel 1983 da Iv\u00e1n Fischer), imbattibile nel repertorio slavo e ungherese tra la seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento e i primi decenni del Novecento. Il direttore rende propriamente un omaggio al pionierismo etnomusicologico di Bart\u00f3k, presentando prima dei brani sinfonici la melodia popolare originaria, quella ascoltata dal compositore nel corso delle sue peregrinazioni e ricerche, come Fischer tiene a precisare. Ed \u00e8 molto simpatico l\u2019effetto di \u201cconcertino\u201d dei tre strumenti (violino, viola, contrabbasso) che eseguono accanto al podio la versione originale delle danze, sotto lo sguardo compiaciuto e sorridente del direttore; le melodie enunciate dal violino solista di Istv\u00e1n K\u00e1d\u00e1r &#8211; un perfetto incantatore tzigano &#8211; sono gi\u00e0 di per s\u00e9 un capolavoro, di ritmo, di agilit\u00e0 funamboliche, di arte della variazione. Il virtuosismo continua poi anche grazie al primo violino, nella versione orchestrale di Bart\u00f3k, che conserva tutta la freschezza e l\u2019irruenza del prodotto folklorico.<br \/>\n<strong>Nella scandalosa pantomima del <em>Mandarino meraviglioso<\/em> predomina il gruppo degli ottoni,<\/strong> davvero straordinari nel momento in cui appare il protagonista: taglienti come lame, dal suono unito e indefettibile, ottimi anche nel lungo smorzando. Per quanto concerne l\u2019interpretazione musicale complessiva, Fischer sembra suggerire che la pi\u00f9 completa e soddisfacente delle danze bartokiane sia in realt\u00e0 quella che serpeggia in tutta la partitura della pantomima; ed \u00e8 infatti nel segno della danza che il direttore esalta tutte le componenti pi\u00f9 violente e selvagge, come il terribile corteggiamento della fanciulla e i tentativi di uccisione del mandarino. Quando inizia la mostruosa metamorfosi di quest\u2019ultimo, dalle ultime file della platea il Coro del Teatro Regio vocalizza con grande suggestione, come prevede la partitura originale (e come non \u00e8 dato quasi mai di ascoltare in sala di concerto). Altro merito della collaborazione di MITO con il Teatro Regio \u00e8 aver proiettato le didascalie che illustrano la vicenda in parallelo al fluire della musica: in tal modo gli ascoltatori hanno potuto identificare la qualit\u00e0 e l\u2019invenzione musicale relative a ciascun personaggio (che, senza la dimensione coreutica e mimica, in versione concertistica sono molto pi\u00f9 difficili da intuire e da apprezzare). Fischer permette cos\u00ec di comprendere come secondo Bart\u00f3k la danza sia il corrispondente della pulsione sessuale che anima il mandarino e che lo mantiene in vita a dispetto di tutte le ferite e le angherie dei malfattori. Quando il rapporto sessuale tra lui e la ragazza si \u00e8 consumato, inizia infatti la breve agonia del personaggio, che poco dopo muore; la musica, parallelamente, perde ogni componente ritmica che possa richiamare la danza, come a significare un\u2019esclusione inderogabile.<br \/>\n<strong>La seconda parte del programma \u00e8 dedicata a Dvo\u0159\u00e1k,<\/strong> antecedente di Bart\u00f3k nell\u2019utilizzo di materiali folklorici, e sorta di caposcuola nella trasformazione del sinfonismo in genere pressoch\u00e9 popolare. <strong>Nel breve <em>Andante<\/em> di <em>Leggenda<\/em>, brano che onora la suggestione del titolo<\/strong>, Fischer fa respirare l\u2019orchestra con dinamiche vive e mobili, al di l\u00e0 di ogni restrizione metronomica; e dopo l\u2019applauso attacca subito <strong>l\u2019VIII Sinfonia, come se <em>Leggenda<\/em> ne fosse una carta di visita preparatoria. Con le ampie frasi dei violini, e quando il tema principale dell\u2019<em>Allegro con brio<\/em><\/strong> \u00e8 enunciato da violoncelli e fiati, la sinfonia \u00e8 gi\u00e0 costituita come creatura vivente dai tratti riconoscibili. Nell\u2019<em>Adagio<\/em> poi gli strumenti indulgono a quelle sottolineature, anche un po\u2019 grevi, tipiche della musica popolare, s\u00ec che l\u2019idea folklorica resti sempre alla base del discorso; il prodigio dvo\u0159akiano \u00e8 nella successiva trasformazione in danza degli stessi temi, anche grazie a un intenso assolo del violino. Fischer fa capire in modo chiarissimo quanto sia composito l\u2019<em>Adagio<\/em>, e come nulla abbia &#8211; nell\u2019incessante divenire tematico &#8211; di un analogo movimento sinfonico, tranne la collocazione: una galleria di temi e di piccole scene, che possono tendere comunque al passo di danza o alla sobria fanfara degli ottoni. Nell\u2019<em>Allegretto grazioso<\/em> (corrispondente dello <em>Scherzo<\/em>) domina il colore, specie nei riccioli sonori dei flauti, a coronamento dell\u2019ampia frase melodica del tema d\u2019apertura. Il gesto del direttore \u00e8 quasi sempre ampio, senza esser mai enfatico; deciso, sa diventare subito gentile e imporre gli accenti in modo nettissimo. Nel celebre <em>Allegro ma non troppo<\/em> finale Fischer contempera gli esuberanti squilli di tromba con il leggiadro assolo del flauto, per poi lasciare che i barriti e le baldanzose fanfare degli ottoni abbiano il sopravvento. Eppure, prima della stretta finale, il direttore si concentra sulla sezione in cui le sonorit\u00e0 e il ritmo si spengono progressivamente: il tempo \u00e8 dilatato a dismisura, fin quasi all\u2019arresto, e si intuisce cos\u00ec quanto Dvo\u0159\u00e1k avesse meditato la lezione bruckneriana sulla struttura sinfonica (alternanza di pieni e di vuoti, di momenti incalzanti e di pause contemplative), e come fosse miracolosamente riuscito ad adattarla a soluzioni dall\u2019origine popolare. Dopo il <em>coup de th\u00e9\u00e2tre<\/em>, in un turbine rigorosissimo in cui la tromba resta protagonista, la sinfonia si chiude fulmineamente; e l\u2019entusiasmo gioioso del pubblico di MITO pu\u00f2 liberarsi senza risparmio. Al punto che Fischer decide di donare altri due brani, scelti non a caso tra le <em>Danze slave<\/em> dello stesso Dvo\u0159\u00e1k: la n. 2 op. 72 (nota anche come n. 10, forse la pi\u00f9 elegiacamente brahmsiana di entrambe le raccolte), e la spumeggiante n. 1 op. 72 (nota anche come n. 9, quella che inaugura la seconda serie con eleganza <em>pompier<\/em>, quasi preludio d\u2019<em>op\u00e9ra-comique<\/em>).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Torino Milano &#8211; Festival Internazionale della Musica, VII Edizione &#8211; MITO Settembre Musica, Torino, Teatro Regio\u00a0 Budapest Festival [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":102,"featured_media":58055,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1005],"tags":[4296,981,7302,1031,14678,8435,4541,8434,919],"class_list":["post-58025","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-concerti","tag-antonin-dvorak","tag-bela-bartok","tag-budapest-festival-orchestra","tag-claudio-osele","tag-concerti","tag-coro-del-teatri-regio-di-torino","tag-ivan-fischer","tag-mito-settembre-musica","tag-teatro-regio-di-torino"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/58025","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/102"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=58025"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/58025\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/58055"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=58025"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=58025"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=58025"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}