{"id":58989,"date":"2013-10-03T00:43:06","date_gmt":"2013-10-02T22:43:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=58989"},"modified":"2016-12-05T04:30:30","modified_gmt":"2016-12-05T03:30:30","slug":"lopera-in-90-minuti-la-sonnambula-di-vincenzo-bellini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/lopera-in-90-minuti-la-sonnambula-di-vincenzo-bellini\/","title":{"rendered":"L\u2019opera in 90 minuti: \u201cLa Sonnambula\u201d di Vincenzo Bellini"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Torino, Educatorio della Provvidenza &#8211; Auditorium Orpheus<br \/>\n<\/em><strong>&#8220;LA SONNAMBULA&#8221;<br \/>\n<\/strong>Melodramma in due atti su libretto di Felice Romani.<br \/>\nMusica di <strong>Vincenzo Bellini<\/strong><br \/>\n<em>Amina<\/em>\u00a0 ALESSANDRA SASSI<br \/>\n<em>Elvino<\/em>\u00a0 ALEJANDRO ESCOBAR<br \/>\n<em>Rodolfo<\/em>\u00a0 GABRIELE BOLLETTA<br \/>\nPianoforte\u00a0 <strong>Sergio Merletti <\/strong><br \/>\n<em>Dall&#8217; Atto primo<\/em>: \u00abCare compagne\u2026 Come per me sereno\u2026 Sopra il sen la man mi posa\u00bb (Amina); \u00abPrendi, l\u2019anel ti dono\u2026 Ah, vorrei trovar parola\u00bb (Elvino, Amina); \u00abVi ravviso, o luoghi ameni\u2026 Tu non sai con quei begli occhi\u00bb (Rodolfo); \u00abElvino, e me tu lasci\u2026 Son geloso del zefiro errante\u00bb (Amina, Elvino); \u00abChe veggio?&#8230; Oh, come lieto \u00e8 il popolo\u00bb (Amina, Rodolfo).<br \/>\n<em>Dall&#8217;Atto secondo<\/em>: \u00abTutto \u00e8 sciolto\u2026 Pasci il volto e appaga l\u2019alma\u2026 Ah, perch\u00e9 non posso odiarti\u00bb (Elvino, Amina); \u00abOh, se una volta sola\u2026 Ah! Non credea mirarti\u2026 Ah, non giunge uman pensiero\u00bb (Amina, Elvino, Rodolfo).<br \/>\n<em>Torino, 30 settembre 2013<br \/>\n<\/em><strong>A chi domandasse che fine abbiano fatto il praticantato vocale, l\u2019umile esercizio di tirocinio della voce<\/strong>, il collaudo paziente del repertorio e della sicurezza tecnica di un giovane cantante, si potrebbe rispondere con l\u2019indicazione di un esempio da seguire nel ciclo delle \u201cAurore musicali\u201d di Torino: \u00abLezioni-concerto per capire e amare la musica\u00bb, con la direzione artistica di Marco Leo e di Antonella Lo Presti. Nell\u2019ambito della ricca rassegna, condotta con impeccabile professionalit\u00e0 dai direttori artistici e dagli esecutori, Marco Leo prosegue un\u2019iniziativa fondata da Walter Baldasso (l\u2019instancabile organizzatore musicale scomparso nel 2010), ossia di proporre \u201cL\u2019opera in 90 minuti\u201d: un titolo celebre del repertorio melodrammatico, in selezione per un gruppo di cantanti accompagnati al pianoforte. <em>La sonnambula<\/em> di Vincenzo Bellini si presta assai bene alla riduzione antologica, ma \u00e8 titolo di tale impegno belcantistico da spaventare i cantanti, e da generare perplessit\u00e0 preventiva negli ascoltatori. Al contrario, la serata all\u2019Auditorium Orpheus \u00e8 stata decisamente positiva grazie alla solida preparazione degli artisti impegnati, e al lavoro accurato degli organizzatori.<br \/>\nDelle tre voci &#8211; tutte e tre interessanti &#8211; quella di <strong>Alessandra Sassi<\/strong> \u00e8 la pi\u00f9 esposta ai virtuosismi e alle difficolt\u00e0 del belcanto belliniano; il giovane soprano si disimpegna bene, forte com\u2019\u00e8 di una voce caratterizzata da buoni armonici, specie nel registro centrale. Ma il dato veramente ammirevole \u00e8 la costante intonazione, che le permette di curare il fraseggio e la linea di canto, differenziata a seconda dello stato d\u2019animo della protagonista. In \u00abSovra il sen la man mi posa\u00bb \u00e8 molto precisa nella coloratura e nei trilli, cos\u00ec come riesce espressiva e perfettamente convincente nei momenti di sonnambulismo. La Sassi si \u00e8 laureata nel 2008 presso il Conservatorio di Torino, e da undici anni studia sotto la guida del soprano Silvana Moyso. Per una cantante cos\u00ec giovane e cos\u00ec dotata lo studio deve certamente proseguire: una volta ammorbidita l\u2019emissione delle note acute (alcune puntature risultano al momento un poco acerbe) diventer\u00e0 un\u2019Amina degna dell\u2019attenzione dei grandi teatri. Ne \u00e8 prova il modo in cui affronta l\u2019improba scena finale: dalla dolente allucinazione di \u00abAh! non credea mirarti\u00bb la Sassi attacca nel tempo giusto la cabaletta \u00abAh, non giunge uman pensiero\u00bb, corredata di tutte le variazioni nella ripresa da capo, e soprattutto dei mi bemolle acuti, sostanziosi e bene intonati.<br \/>\n<strong>Alejandro Escobar<\/strong> \u00e8 un artista vincitore di numerosi concorsi vocali, sin dai primi anni Duemila, e affronta il ruolo di Elvino con piglio marcato, addirittura grandioso per uno spazio cos\u00ec minuto come l\u2019Auditorium Orpheus. Ha voce di autentico tenore lirico, con cavata robusta e bruniture nel timbro, inflessione costantemente virile, intonazione corretta ed emissione gagliarda. Anzi, a volte il problema \u00e8 dominare questa voce cos\u00ec grande, e saperla alleggerire con intento espressivo (come nell\u2019attacco di \u00abPrendi, l\u2019anel ti dono\u00bb, subito cantato forte). Un\u2019emissione debitamente ingentilita, del resto, permetterebbe altres\u00ec al tenore di affrontare pi\u00f9 agevolmente le note acute, alcune delle quali al momento risuonano un poco fibrose. Anche nella scena del II atto l\u2019attacco di \u00abTutto \u00e8 sciolto\u00bb \u00e8 leggermente opaco, e acquisisce subito una sonorit\u00e0 potente. Oggi, per\u00f2, un Elvino interamente costruito sullo sforzo muscolare risulterebbe poco plausibile; e poi un cantante dalla voce cos\u00ec fluida e corretta come Escobar non ha neppure bisogno di esibirne troppo sovente il volume naturale.<br \/>\n<strong>Gabriele Bolletta<\/strong> \u00e8 musicista concentrato sul canto da circa dieci anni: il timbro elegante (pi\u00f9 baritonale che di autentico basso) gli permette di affrontare \u00abVi ravviso, o luoghi ameni\u00bb con sicurezza, e di entrare subito in empatia con il pubblico; forse alcune note acute non sono emesse con la dovuta sicurezza, ma l\u2019ambigua immaturit\u00e0 del conte Rodolfo \u00e8 resa assai bene. A proposito di recitazione, va detto che tutti e tre gli artisti non si limitano al canto, ma dimostrano spigliatezza e coinvolgimento attoriali molto naturali ed efficaci: sul palcoscenico dell\u2019Orpheus non si sente per nulla la mancanza di scene e costumi.<br \/>\nUna nota di encomio per <strong>Sergio Merletti<\/strong>, giovane e talentuoso pianista diplomatosi al Conservatorio di Torino, ormai esperto nel repertorio tardo-romantico e nelle difficili parafrasi lisztiane: \u00e8 anche accompagnatore provetto, dal tocco leggero ed elegante; e tali caratteri sono evidentemente indispensabili per guidare i cantanti nelle ampie volute delle melodie belliniane. Il momento migliore della serata coincide con il trionfo del belcanto, ossia la seconda parte del duetto tra soprano e tenore, \u00abSon geloso del zefiro errante\u00bb. All\u2019ascolto non ci sono dubbi: due voci del genere sono degne di un grande teatro di tradizione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Torino, Educatorio della Provvidenza &#8211; Auditorium Orpheus &#8220;LA SONNAMBULA&#8221; Melodramma in due atti su libretto di Felice Romani. 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