{"id":59309,"date":"2013-10-09T02:10:28","date_gmt":"2013-10-09T00:10:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=59309"},"modified":"2013-11-29T01:25:05","modified_gmt":"2013-11-28T23:25:05","slug":"gioachino-rossini-1792-1868-aureliano-in-palmira","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/gioachino-rossini-1792-1868-aureliano-in-palmira\/","title":{"rendered":"Gioachino Rossini (1792-1868): \u201cAureliano in Palmira\u201d"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Dramma serio per musica in due atti, libretto di Gian Francesco Romanelli (?). <strong>Kenneth Tarver <\/strong>(Aureliano), <strong>Catriona Smith <\/strong>(Zenobia), <strong>Silvia Tro Santaf\u00e9 <\/strong>(Arsace), <strong>Ezgi Kutlu<\/strong> (Publia), <strong>Julian Alexander Smith <\/strong>(Oraspe), <strong>Vuyani Mlinde <\/strong>(Licinio), <strong>Andrew Foster-Williams <\/strong>(Gran sacerdote di Iside),<\/em> <strong>Geoffrey Mitchell Choir<\/strong>, direttore del coro: <strong>Renato Balsadonna<\/strong>, <strong>London Philarmonic Orchestra<\/strong>, direttore: <strong>Maurizio Benini \u2013 3 CD Opera Rara 2012, ORC 46. <!--more--><br \/>\n<em><\/em><\/strong>Opera tra le meno conosciute del repertorio rossiniano, <em>Aureliano in Palmira<\/em> viene di recente incisa per i tipi della casa discografica Opera Rara, particolarmente devota al recupero di opere inusitate: il risultato, seppur non esaltante, \u00e8 di certo ragguardevole. <strong>L\u2019<em>Aureliano <\/em>fu rappresentato al Teatro alla Scala il 26 dicembre 1813, aprendo la stagione; lo stesso anno Rossini apr\u00ec La Fenice di Venezia colla <em>Tancredi<\/em><\/strong>. Dopo un totale di quattordici recite, l\u2019opera fu tolta di cartellone, non certo con successo: pare che il problema fosse dei cantanti principali, tra cui spiccava l\u2019ultimo celebre sopranista castrato, <strong>Giovanni Battista Velluti<\/strong>, all\u2019epoca non molto in voce (a dispetto della tradizione pseudo-aneddotica, che lo vorrebbe criticato da Rossini per l\u2019estrema complessa floridezza degli abbellimenti introdotti alla parte di Arsace, tali da renderne la musica irriconoscibile). <strong>Eppure fu proprio il Velluti, tenacemente attaccato alla parte, a contribuire a renderne viva la tradizione delle poche rappresentazioni (come quella di Londra, nel 1826): ci\u00f2 non imped\u00ec alla partitura di sparire presto nelle sabbie del nulla<\/strong>. La prima ripresa moderna si ebbe al Carlo Felice di Genova (1980), con costumi sontuosissimi e una regia dall\u2019impianto magnificamente classico, oltrech\u00e9 bellissime voci \u2212 la Serra in Zenobia, la M\u00fcller-Molinari in Arsace e Barbacini in Aureliano: quella permane la miglior versione moderna, attendendo con ansia il prossimo Rossini Opera Festival (2014), dove verr\u00e0 <span class=\"null\">messa in scena una nuova edizione critica e la regia di Mario Martone<\/span>.<br \/>\n<object width=\"578\" height=\"364\" classid=\"clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000\" codebase=\"http:\/\/download.macromedia.com\/pub\/shockwave\/cabs\/flash\/swflash.cab#version=6,0,40,0\"><param name=\"allowFullScreen\" value=\"true\" \/><param name=\"allowscriptaccess\" value=\"always\" \/><param name=\"src\" value=\"\/\/www.youtube.com\/v\/tvs4ivDaLHE?hl=it_IT&amp;version=3\" \/><param name=\"allowfullscreen\" value=\"true\" \/><embed width=\"578\" height=\"364\" type=\"application\/x-shockwave-flash\" src=\"\/\/www.youtube.com\/v\/tvs4ivDaLHE?hl=it_IT&amp;version=3\" allowFullScreen=\"true\" allowscriptaccess=\"always\" allowfullscreen=\"true\" \/><\/object><br \/>\n<strong>Tutta l\u2019opera \u00e8 ammantata di una grazia metastasiana \u2212 sul modello straordinario di opere quali la mozartiana <em>La clemenza di Tito <\/em>(1791) \u2212, strutturalmente salda di un\u2019aurea misurata successione di arie, duetti e terzetti (al mo\u2019 di <em>Semiramide<\/em>); le melodie sono di una dorata bellezza, pregne d\u2019antica grazia, e anticipano stilisticamente quelle di tante sue opere serie successive, pur rimanendo pi\u00f9 rarefatte, distanziate da qualsivoglia realismo. <\/strong><br \/>\nIl direttore, <strong>Maurizio Benini<\/strong>, fa un buon lavoro, pur non brillando: nell\u2019accompagnare le voci \u00e8 gentile, ma un tantino metronomico. La celeberrima ouverture \u2013 che Rossini poi porr\u00e0 a apertura di <em>Elisabetta regina d\u2019Inghilterra<\/em> e poi ancora del <em>Barbiere<\/em> (la storia lo vorr\u00e0 il pezzo probabilmente pi\u00f9 famoso dell\u2019autore) \u2212 \u00e8 assai ben diretta, sostenuta nell\u2019agogica, lontana da certi eccessi, sobria quasi, molto attenta al colore orchestrale, con l\u2019orchestra che ben risponde, a cominciare dai fiati, fino ai corni e soprattutto agli archi. <strong>Kenneth Tarver<\/strong> interpreta Aureliano: voce dal timbro gradevolissimo, ma eccessivamente esile, bench\u00e9 il tutto sia compensato da un\u2019attenta esecuzione dei recitativi, ma non sempre risultando incisivo. Nella sua cavatina (I. 5), \u201cRomani a voi soltanto\u201d, mostra smalto in una tipica aria di sortita di un guerriero rossiniano \u2013 sono dietro l\u2019angolo Maometto e Rodrigo, con la loro baldanzosa energia \u2212, con un degno recitativo seguito da un bel cantabile (lode al cornista per il suo assolo nel piccolo ma insidioso preludietto) e, a concludere, una sprizzante cabaletta, dove tira fuori dal cilindro qualche bell\u2019acuto, soprattutto nella ripresa. Molto buono e ben diretto il seguente duetto con Arsace (I. 6), \u201cStretto in catene\u201d, notevole l\u2019amalgama delle voci; termina il primo atto nel terzetto-largo del finale I (I. 14) con Zenobia e Arsace, \u201cAh! Sento che assai\u201d, ben eseguito, con curate ornamentazioni, e poi nella seguente stretta, aggraziata ma vigorosa. Incomincia il secondo atto con un buon duetto con Zenobia (II. 3), \u201cInvan Zenobia in queste\u201d, cui precede un lungo recitativo, ma risulta sfibrato in diversi acuti; nella sua seconda aria (II. 10), \u201cPi\u00f9 non vedr\u00e0 quel perfido i rai\u201d, palesa un intenso canto nel tempo d\u2019attacco, per terminare in una buona cabaletta, dove per\u00f2 stringe troppo l\u2019emissione di qualche suono. Veramente notevole l\u2019esecuzione del terzetto assieme a Zenobia e Arsace (II. 14, \u201cAh! Perch\u00e9 mai quell\u2019anime\u201d): lo impernia una struttura molto particolare, con l\u2019unisono delle voci femminili \u2013 espediente che render\u00e0, in seguito, celebre il finale I della <em>I<\/em> <em>Capuleti e i Montecchi<\/em> di Bellini, che ha con ogni probabilit\u00e0 presente questo passaggio. Termina la performance in un finale lieto ben diretto, convenzionale nella musica come nello stile. <strong><br \/>\n<object width=\"480\" height=\"360\" classid=\"clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000\" codebase=\"http:\/\/download.macromedia.com\/pub\/shockwave\/cabs\/flash\/swflash.cab#version=6,0,40,0\"><param name=\"allowFullScreen\" value=\"true\" \/><param name=\"allowscriptaccess\" value=\"always\" \/><param name=\"src\" value=\"\/\/www.youtube.com\/v\/7BriMN_FCAw?version=3&amp;hl=it_IT\" \/><param name=\"allowfullscreen\" value=\"true\" \/><embed width=\"480\" height=\"360\" type=\"application\/x-shockwave-flash\" src=\"\/\/www.youtube.com\/v\/7BriMN_FCAw?version=3&amp;hl=it_IT\" allowFullScreen=\"true\" allowscriptaccess=\"always\" allowfullscreen=\"true\" \/><\/object><br \/>\nCatriona Smith<\/strong> \u2013 timbro non esaltante, scarsezza di colori, spesso scivolante nel querulo, eppure, a dispetto dell\u2019avara dote, dotata di buone agilit\u00e0 e in generale d\u2019un buon controllo del mezzo \u2013 \u00e8 Zenobia. Esordisce benissimo in uno dei pezzi forti del dramma, il primo duetto con Arsace (I. 2), \u201cSe tu m\u2019ami o mia regina\u201d, della cui sublimit\u00e0 parl\u00f2 persino Stendhal: in particolare, la parte conclusiva del cantabile con la cadenza \u00e8 eseguita alla perfezione, dalla direzione all\u2019armonico perfetto concertato delle voci (le due cantanti sono straordinariamente in simbiosi). Degnamente cantata la sua unica aria (I. 9), \u201cL\u00e0 pugnai; la sorte arrise\u201d, melodiosissima e assai patetica, di sicuro effetto, dove eccelle, durante la cabaletta, nelle ardite fioriture della cadenza; brava nel duettino (I. 13) con Arsace, in particolare nella seconda sezione (\u201cChe barbara stella\u201d), dove l\u2019unisono sublime delle due voci porta la firma di una grazia tutta mozartiana, tripudio melodico invidiabile per grazia e bellezza. Le voci di Zenobia e Arsace sono pensate appaiate in tutta la partitura; l\u2019ultimo dei loro duetti (II. 13), \u201cMille sospiri e lagrime\u201d, dalla straziante linea melodica, mostra le due voci amalgamate e lattee, sorrette da una direzione che bada alla dovuta accortezza dei tempi. L\u2019ardua ma sontuosa parte di Arsace \u00e8 affrontata da <strong>Silvia Tro Santaf\u00e9<\/strong>: la voce \u00e8 bella, da agile mezzosoprano con bassi corposi, le ornamentazioni raffinate, lo stile estremamente elegante, non senza per\u00f2 qualche imperfezione a livello di dizione, ma certamente la migliore del cast. Della bellezza dei suoi duetti s\u2019\u00e8 parlato \u2212 nel duettino del I atto palesa perlacee fioriture, senza obliare il bel \u2018smorzando\u2019 con portamento sulla parole \u201cmi rende amor\u201d durante l\u2019ultimo duetto. E egualmente bene fa nei suoi pezzi solistici. Ben canta l\u2019estremamente languida e intimisticamente poetica romanza (I. 12), \u201cChi sa dirmi, o mia speranza\u201d; nel precedente recitativo risalta particolarmente l\u2019androginia timbrica della sua voce, che l\u2019avvicina molto, a livello ideale, a un castrato (come sopra ricordato, appunto, la parte fu scritta per il Velluti). Dopo un delizioso preludio (materiale musicale che confluir\u00e0 all\u2019inizio dell\u2019ouverture), canta nel II (6) atto la sua unica aria, \u201cDolci silvestri orrori, amiche sponde!\u201d: l\u2019atmosfera elegiaca e trasognata mette bene in evidenza le qualit\u00e0 della Tro Santaf\u00e9, che centra una cabaletta spigliata, buoni i salti e gli ornamenti, ma non perfetti i trilli \u2013 si tratta della medesima melodia che poi costituir\u00e0 la cabaletta della cavatina di Rosina dal <em>Barbiere<\/em>, opera per cui tanto Rossini si auto-saccheggi\u00f2 dall\u2019<em>Aureliano<\/em>. Buono anche il suo monologo (II. 13), \u201cInutil ferro!&#8230; che fai meco? \u2026 Io sono\u201d, preceduto da un preludio in tremulo d\u2019archi, evocante un notturno lunare. Altalenante la falange dei secondi cantanti.<strong><em> <\/em>Andrew Foster-Williams <\/strong>(Gran sacerdote di Iside) ha una bella voce baritonale, ma non corposa: buoni i recitativi e discreta l\u2019esecuzione della sua aria (I. 4, \u201cSecondino gli d\u00e8i\u201d). <strong>Julian Alexander Smith <\/strong>(Oraspe) possiede una vocetta troppo sottile, con uno stentato fraseggio e una pessima dizione, mentre <strong>Vuyani Mlinde <\/strong>(Licinio) ostenta bella voce, anche lui affetto dai soliti problemi di pronunzia; freschezza, da soprano di grazia, palesa <strong>Ezgi Kutlu<\/strong> (Publia), che ben canta la sua aria, estremamente convenzionale, da sorbetto (II. 15, \u201c\u00c8 deciso il destino\u201d), brava nelle ornamentazioni. Pi\u00f9 di una nota di merito va al coro e al suo maestro,<em> <\/em><strong>Renato Balsadonna<\/strong>: i coristi incominciano benissimo nell\u2019introduzione (I. 1, \u201cSposa del grande Osiride\u201d), soffusi in preghiera e precisi nei vari giochi di piccole fughe, mentre sono gagliardi (i cori maschili) nell\u2019introduzione alla cavatina di Aureliano. Forse la loro performance pi\u00f9 bella \u00e8 certamente il coro idillico-bucolico dei pastori e delle pastorelle (II. 5, \u201cL\u2019Asia in faville \u00e8 volta\u201d): <strong>Rossini ha gi\u00e0 nel sangue, nei suoi suoni, tanto le balze de <em>La donna del lago<\/em>, che le selve montane della <em>Guillaume Tell<\/em><\/strong>. Dunque, un CD che certamente mancava, un\u2019edizione fondamentale, pur con le dovute cautele: va soprattutto dato il merito a uno sforzo di recupero di un capolavoro di tale bellezza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dramma serio per musica in due atti, libretto di Gian Francesco Romanelli (?). 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