{"id":59930,"date":"2013-10-22T14:01:16","date_gmt":"2013-10-22T12:01:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=59930"},"modified":"2016-12-12T01:56:36","modified_gmt":"2016-12-12T00:56:36","slug":"rigoletto-al-verdi-di-padova","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/rigoletto-al-verdi-di-padova\/","title":{"rendered":"&#8220;Rigoletto&#8221; al Verdi di Padova"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Padova, Teatro Verdi, Stagione lirica 2013 <\/em><br \/>\n<strong>\u201cRIGOLETTO\u201d <\/strong><br \/>\nMelodramma in tre atti, libretto di Francesco Maria Piave dal dramma <em>Le roi s\u2019amuse <\/em>di Victor Hugo.<br \/>\nMusica di <strong>Giuseppe Verdi<\/strong><br \/>\n<em>Rigoletto<\/em> IONUT PASCU<br \/>\n<em>Il Duca di Mantova<\/em> PAOLO FANALE<br \/>\n<em>Gilda<\/em> JESSICA PRATT<br \/>\n<em>Sparafucile<\/em> MIRCO PALAZZI<br \/>\n<em>Maddalena<\/em> DANIELA INNAMORATI<br \/>\n<em>Giovanna<\/em> MILENA JOSIPOVIC<br \/>\n<em>Il Conte di Monterone<\/em> ABRAMO ROSALEN<br \/>\n<em>Marullo<\/em> GABRIELE NANI<br \/>\n<em>Matteo Borsa<\/em> ORFEO ZANETTI<br \/>\n<em>Il conte di Ceprano<\/em> FRANCESCO MILANESE<br \/>\n<em>La contessa di Ceprano<\/em> ALESSANDRA CARUCCIO<br \/>\n<em>Un paggio della Duchessa<\/em> CATERINA SARTORI<br \/>\n<em>Un usciere di corte<\/em> LUIGI VAROTTO<br \/>\nOrchestra di Padova e del Veneto<br \/>\nCoro Citt\u00e0 di Padova<br \/>\nDirettore <strong>Giampaolo Bisanti <\/strong><br \/>\nMaestro del coro <strong>Dino Zambello<\/strong><br \/>\nRegia, scene, costumi, coreografia, luci <strong>Stefano Poda <\/strong><br \/>\n<em>Padova, 20 ottobre 2013<br \/>\n<\/em>La ripresa dell\u2019allestimento a firma di <strong>Stefano Poda<\/strong> per questo <em>Rigoletto<\/em> padovano (proposto nel 2010 in co-produzione con Bassano del Grappa), oltre a confermarne la cifra stilistica visionaria e anticonvenzionale, diviene un atto di coraggio in direzione del quale di deve proseguire. In tempi di polemiche anche aspre su regie al limite di aderenza e verosimiglianza ma \u2013 diremmo noi \u2013 di buon senso, Poda si dimostra tra i pochi a saper coniugare innovazione e coerenza al di fuori di provocazioni o sensazionalismi fini a se stessi e di tradizionalismi buonisti e di cartapesta. Soprattutto in un\u2019epoca di diffuso perbenismo ipocrita che ancora impone morali o crede nella dicotomia buono-cattivo (quasi come nelle deprecabili censure ottocentesche su cui incapp\u00f2 il progetto verdiano) il regista trentino coglie nel segno. <strong>A imporsi \u00e8 una struttura fissa girevole di forte impatto, che apre ad ambienti comunicanti di un unico non-luogo di affetti e sentimenti mancati<\/strong>, dove personaggi pi\u00f9 simbolici che reali abitano un piccola corte degli orrori, fra macabri corpi di creature infilzate in lugubri pali \u2013 entro allusioni fallico-triviali di notevole pregnanza visiva \u2013 o pareti di volti che riflettono idealmente lo spettatore, con un tasso di \u00a0nichilismo votato all\u2019incomunicabilit\u00e0 che svuota un umanesimo oscuro, come raffreddato in scene futuristiche di un lugubre orizzonte postmoderno privo di speranza. Tanto da mancare di veri contatti fisici: non ci si abbraccia ma ci si tocca o sfiora appena (perfino la fisicit\u00e0 dell\u2019orgia inscenata nella taverna-bordello del III atto appare bloccata e solo accennata nella sua fissit\u00e0 patinata), mentre la stessa tensione \u00e8 sempre trattenuta e introspettiva (la scena della maledizione). Dove l\u2019unico squarcio di umana verit\u00e0 non pu\u00f2 che suggerirsi all\u2019apparire di Gilda, nella casa-mondo insieme chiusa e aperta di un rifugio utopico impossibile, in cui i protagonisti sembrano ritrovare se stessi, chi in modo fugace (il Duca), chi sempre in una dolente mestizia premonitrice (Rigoletto). Da cui un\u2019innocenza mancata e percorsa da suggestivi chiaroscuri di matrice pittorica e luce caravaggesca entro un\u2019asciuttezza di marca pasoliniana.<br \/>\n<strong>Detto questo, l\u2019impressione complessiva \u00e8 che il regista voglia dire troppo, a tratti in maniera ingarbugliata e confusa<\/strong>, ma forse proprio in questo sta la sua paradossale e barocca linearit\u00e0, che alla fine convince e ne fa uno spettacolo vincente. Ci\u00f2 non toglie che soprattutto all\u2019inizio dell\u2019opera l\u2019eccessivo concentrarsi sulla messinscena sovraccarica e complessa abbia poco giovato alla musica, colpevolmente sacrificata, senza quel gioco spaziale di straordinario effetto teatrale dei vari complessi strumentali dislocati tra buca, palco e dietro le quinte della festa del I atto, qui venuto a mancare completamente.<br \/>\nIl sottile equilibrio musicale \u00e8 stato comunque garantito dalla salda concertazione di <strong>Giampaolo Bisanti<\/strong>, che ha offerto una direzione serrata e compatta, sufficientemente coinvolgente nel plasmare le infinite variet\u00e0 di gamme e timbri entro la compiutezza e organicit\u00e0 unica, irripetibile di questa partitura. Il direttore ha colto questa unitariet\u00e0 di dinamiche e tinte melodiche, ora giocose ora cupe ora disperate, dove non una nota \u00e8 fuori posto, optando per una lettura meditativa e contemplativa nella sua rassegnata drammaticit\u00e0. Ecco allora tempi dilatati mutarsi repentinamente in scatti brucianti senza mai correre e \u2013 cosa pi\u00f9 importante \u2013 facendo sempre musica, seguito da un\u2019orchestra duttile ed espressiva e dal lodevole impegno del coro. Tra i cantanti ha spiccato soprattutto <strong>Jessica Pratt<\/strong>, soprano in ascesa \u2013 e non senza meriti \u2013 che ha offerto una Gilda romanticamente innocente e consapevole nella sopraffine interpretazione vocale, cesellata in modo superbo, con levigatezza adamantina nei centri e acuti luminosi e vellutati. Il pubblico ha mostrato di apprezzare, tributandole un\u2019ovazione al termine di un entusiasmante <em>Caro nome<\/em>. Poco coinvolgente dal punto di vista scenico, <strong>Paolo Fanale<\/strong> \u00e8 rimasto concentrato soprattutto sulla sua linea di canto sorvegliata e di misurato spessore timbrico, con fraseggio fluido che ha infuso leggerezza spensierata e candore romantico al Duca libertino. Non totalmente convincente \u00e8 sembrata la prova di <strong>Ionut Pascu<\/strong>, un Rigoletto che ha faticato nel trovare proiezione e profondit\u00e0 vocale, spesso appannata, generica e povera di colori. Ne ha risentito soprattutto il versante pi\u00f9 lirico della parte (i duetti con Gilda), mentre \u00e8 risultato pi\u00f9 efficace quello drammatico, cos\u00ec da offrire una buona interpretazione di <em>Cortigiani, vil razza dannata<\/em>, dove \u00e8 emerso un legato pi\u00f9 morbido. <strong>Mirco Palazzi<\/strong> ha sfoggiato la consueta voce corposa, rotonda, nobile e pastosa, dando vita ad uno Sparafucile pressoch\u00e9 perfetto, mentre la Maddalena di <strong>Daniela Innamorati<\/strong> ha voce importante, rimasta per\u00f2 dura e opaca e con emissione un po\u2019 troppo forzata. Sfocato e poco incisivo il Monterone di <strong>Abramo Rosalen<\/strong>, corretti tutti gli altri, eccetto l\u2019impreciso intervento dell\u2019Usciere di <strong>Luigi Varotto<\/strong>. Pubblico delle grandi occasioni e successo vivo e cordiale per tutti.\u00a0 <em>Foto Giuliano Ghiraldini<br \/>\n<\/em><\/p>\n<p><em><br \/>\n<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Padova, Teatro Verdi, Stagione lirica 2013 \u201cRIGOLETTO\u201d Melodramma in tre atti, libretto di Francesco Maria Piave dal dramma [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":26,"featured_media":59984,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[8293,1687,5780,153,8758,700,751,145,1255,102,1148,701],"class_list":["post-59930","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-recensioni","tag-abramo-roselen","tag-daniela-innamorati","tag-giampaolo-bisanti","tag-giuseppe-verdi","tag-ionut-pascu","tag-jessica-pratt","tag-mirco-palazzi","tag-opera-lirica","tag-paolo-fanale","tag-rigoletto","tag-stefano-poda","tag-teatro-verdi-di-padova"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/59930","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/26"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=59930"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/59930\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":87599,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/59930\/revisions\/87599"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/59984"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=59930"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=59930"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=59930"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}