{"id":59992,"date":"2013-10-22T00:20:34","date_gmt":"2013-10-21T22:20:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=59992"},"modified":"2016-12-30T10:17:16","modified_gmt":"2016-12-30T09:17:16","slug":"torino-teatro-regiosimon-boccanegra-cast-alternativo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/torino-teatro-regiosimon-boccanegra-cast-alternativo\/","title":{"rendered":"Torino, Teatro Regio:&#8221;Simon Boccanegra&#8221; (cast alternativo)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Torino, Teatro Regio, Stagione Lirica 2013\/14<br \/>\n<\/em><strong>&#8220;SIMON BOCCANEGRA&#8221;<br \/>\n<\/strong>Melodramma in un prologo e tre atti. Libretto di Francesco Maria Piave e Arrigo Boito, dall\u2019omonimo dramma di Antonio Garc\u00eda Guti\u00e9rrez<br \/>\nMusica di <strong>Giuseppe Verdi<\/strong><br \/>\n<em>Simon Boccanegra<\/em> ALBERTO MASTROMARINO<br \/>\n<em>Maria Boccanegra (sotto il nome di Amelia Grimaldi)<\/em> ERIKA GRIMALDI<br \/>\n<em>Jacopo Fiesco <\/em>MICHELE PERTUSI<br \/>\n<em>Gabriele Adorno<\/em> GIANLUCA TERRANOVA<br \/>\n<em>Paolo Albiani<\/em> DEVID CECCONI<br \/>\n<em>Pietro <\/em>FABRIZIO BEGGI<br \/>\n<em>Un capitano dei balestrieri <\/em>ALEJANDRO ESCOBAR<br \/>\n<em>Un\u2019ancella di Amelia <\/em>SABRINA BOSCARATO<br \/>\nOrchestra e Coro del Teatro Regio<br \/>\nDirettore<strong> Gianandrea Noseda <\/strong><br \/>\nMaestro del coro <strong>Claudio Fenoglio <\/strong><br \/>\nRegia, scene e costumi <strong>Sylvano Bussotti <\/strong><br \/>\nRegia ripresa da <strong>Vittorio Borrelli<\/strong><br \/>\nLuci <strong>Andrea Anfossi <\/strong><br \/>\nDirettore dell\u2019allestimento <strong>Saverio Santoliquido <\/strong><br \/>\n<em>Allestimento Teatro Regio<\/em><br \/>\n<em>Torino, 15 ottobre 2013\u00a0 <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La funzione \u201cmuseale\u201d, spesso irrisa da registi e critici progressisti, \u00e8 intimamente connaturata al ruolo dei teatri d\u2019opera dei nostri giorni<\/strong>, dal momento che essi, notoriamente, non dedicano la maggior parte del cartellone a titoli di compositori viventi. Tale funzione \u00e8 tuttavia nobilissima, come quella dei musei delle arti figurative, perch\u00e9 consiste nel rendere disponibili ai contemporanei i capolavori che il teatro d\u2019opera, questa forma d\u2019arte per eccellenza italiana e come tale riconosciuta in tutto il mondo, ha prodotto nel corso dei secoli. Ora, fatta questa scelta di repertorio, pare altrettanto lecito che le opere vengano riproposte, non dico sempre ma almeno talvolta, con allestimenti che riproducano il tipo di spettacolo cui assistevano gli spettatori che videro la nascita dei capolavori; o con allestimenti significativi nella storia della regia dei decenni passati. Del resto una regia d\u2019opera funziona e va valutata non per il suo grado d\u2019originalit\u00e0, ma per la sua aderenza alla drammaturgia musicale. La regia di <strong>Sylvano Bussotti<\/strong>, con le sue belle suggestioni scenografiche marine, i suoi gesti scultorei nei momenti topici del dramma, le sue luci, ora soffuse ora taglienti, risponde a questa esigenza. Non mi soffermer\u00f2 ulteriormente sul lato scenografico, dato che di esso ha gi\u00e0 riferito nella <a href=\"http:\/\/www.gbopera.it\/2013\/10\/simon-boccanegra-al-regio-di-torino\/\">sua recensione<\/a> il collega Michele Curnis, cos\u00ec come non mi soffermer\u00f2 sulla direzione di <strong>Gianandrea Noseda<\/strong>, della quale si \u00e8 potuta apprezzare una maturazione nella lettura verdiana che lo ha portato a valorizzare le pagine orchestrali e gli interventi solistici degli strumenti senza che ci\u00f2 andasse a discapito delle voci e dell\u2019equilibrio buca-palcoscenico. Peccato solo per le campane che concludono il prologo, verosimilmente in playback.<br \/>\n<strong>La sera del 15 ottobre, due sorprese attendevano gli spettatori<\/strong>: l\u2019introduzione di un intervallo alla fine del prologo, comune a tutte le recite della seconda compagnia, e la sostituzione dell\u2019indisposto Giacomo Prestia, nel ruolo di Fiesco, con il basso titolare della prima compagnia Michele Pertusi. Quanto all\u2019intervallo, il confronto diretto con la rappresentazione della sera successiva a intervallo unico mi ha confermato che le suddivisioni in atti non sono un mero accidente ma hanno una loro funzione drammaturgica, e che sarebbe bene rispettarle nella prassi esecutiva. In specie, poi, \u00e8 quanto mai opportuno sottolineare lo scarto cronologico (25 anni) che separa l\u2019elezione di Boccanegra dagli avvenimenti che seguono. Quanto alla sostituzione del basso, si \u00e8 potuta ancora una volta apprezzare la grande classe di <strong>Michele Pertusi<\/strong>, manifestatasi nello splendido legato dei cantabili, nella fluidit\u00e0 della linea melodica e nelle sapienti sfumature di colore, che hanno abbondantemente compensato uno strumento non sempre adeguatamente voluminoso, specie nel registro pi\u00f9 grave, per sostenere il ruolo e l\u2019orchestrazione verdiana. La parte tenorile di Gabriele Adorno \u00e8 stata affidata a <strong>Gianluca Terranova<\/strong>, dallo strumento sontuoso e squillante, come s\u2019\u00e8 dimostrato ripetutamente nel finale I; non si pu\u00f2 dire che la sua tecnica sia molto raffinata, avendo essa piuttosto l\u2019impronta na\u00eff da tenore d\u2019altri tempi, ma Terranova non manca di sensibilit\u00e0 interpretativa, come si sente nelle opportune inflessioni baritonali dell\u2019introduzione all\u2019aria del II atto, ed in specie sui versi \u00abPiet\u00e0, gran Dio, del mio martire\u00bb, che delineano la lacerazione interiore del giovane innamorato. Dell\u2019interpretazione del soprano <strong>Erika Grimaldi<\/strong> (nel ruolo di Amelia\/Maria) hanno colpito in particolare la bellezza e la luminosit\u00e0 nel registro acuto, che si manifestano in particolare nei passi di pi\u00f9 chiaro lirismo, come i duetti con Gabriele, e in specie il cantabile \u00abSgombra dall\u2019alma il dubbio\u00bb del II atto, quando la voce \u00e8 perfettamente scaldata; per dipingere a 360\u00b0 la figura di Amelia (che \u00e8 pur sempre una trentenne e non un\u2019ingenua adolescente) le occorrerebbero solo risonanze ombrose pi\u00f9 evidenti nel registro medio-grave.<br \/>\nSe fin qui si \u00e8 parlato di una buona recita, dove la serata \u00e8 caduta, e non lo si pu\u00f2 tacere, \u00e8 stato sul protagonista. Il baritono <strong>Alberto Mastromarino<\/strong>, infatti, risulta privo di quei tratti vocali di cui necessita la figura del Doge; riesce a risolvere con dignit\u00e0 dove se la pu\u00f2 giocare sul declamato, generando un effetto realistico, colloquiale, che a tratti non \u00e8 dispiaciuto, come quando interviene, all\u2019inizio del duetto con l\u2019ancora ignota figlia, interrompendo il cantabile di Amelia con la domanda \u00abIn Pisa tu?\u00bb; ma quando Simone dovrebbe ergersi ad un\u2019altra statura politica e morale, sfoggiando il carattere veemente o l\u2019umanit\u00e0 del legato, la voce ingolata e nasale non risponde alle intenzioni. Al confronto, \u00e8 parso pi\u00f9 schietto il baritono <strong>Devid Cecconi<\/strong> nei panni del viscido Paolo Albiani. Il cast \u00e8 stato ben completato dal basso <strong>Fabrizio Beggi<\/strong> (Pietro), dal soprano <strong>Sabrina Boscarato<\/strong> (Ancella di Amelia) e dal tenore <strong>Alejandro Escobar<\/strong> (Capitano dei balestrieri); i primi due nomi sono comuni alla prima compagnia, il terzo, nitido e incisivo nel proclamare l\u2019ordine pacificatore del doge, riservato alle serate con il cast alternativo.<br \/>\n<strong>Tra gli elementi \u201ctradizionali\u201d di questa produzione si registra il ritorno in auge della figura del suggeritore<\/strong>: non si sa se ci\u00f2 sia motivato dalla struttura dell\u2019allestimento che impediva la collocazione dei monitor visibili agli artisti che oggi vengono spesso usati nei teatri d\u2019opera, o\u00a0 piuttosto da una minore sicurezza dei protagonisti; fatto sta che la voce che suggerisce gli incipit dei versi, alla quale non si \u00e8 pi\u00f9 abituati da tempo, \u00e8 suonata fastidiosamente spiacevole. Speriamo che, almeno in questa funzione, il suggeritore torni nei ricordi del passato. <em>Foto Edoardo Piva<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Torino, Teatro Regio, Stagione Lirica 2013\/14 &#8220;SIMON BOCCANEGRA&#8221; Melodramma in un prologo e tre atti. 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