{"id":60755,"date":"2013-11-10T00:05:30","date_gmt":"2013-11-09T23:05:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=60755"},"modified":"2020-08-08T02:09:40","modified_gmt":"2020-08-08T00:09:40","slug":"mascagni-2013guglielmo-ratcliff","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/mascagni-2013guglielmo-ratcliff\/","title":{"rendered":"Pietro Mascagni (1863-1945):&#8221;Guglielmo Ratcliff&#8221; (1895)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>\u201cIl <em>Ratcliff<\/em> \u00e8 stato sempre la mia grande passione, l\u2019opera <em>grande<\/em>, come la chiamavo all\u2019epoca del Conservatorio.<\/strong> Fu in Conservatorio che mi capit\u00f2 di leggere in un opuscoletto la traduzione del <em>Guglielmo Ratcliff<\/em> di Heine. Il traduttore era Maffei ed i versi mi sembravano tanto belli che li declamavo di notte, passeggiando su e gi\u00f9 per la camera. Di quei versi me ne innamorai insomma, e non sognavo altro che \u00abl\u2019osteria di Tom\u00bb e la passione fantastica di Guglielmo, quella passione che io ho cercato di trasfondere nel \u00absogno\u00bb. Il <em>Ratcliff<\/em> fu dunque veramente la mia prima opera, il mio primo figlio, proprio il figlio dell\u2019amore\u201d (S. De Carlo, <em>Mascagni parla<\/em>. <em>Appunti per le memorie di un grande musicista<\/em>, Roma, De Carlo Editore, pp. 89).<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Come ricordato dallo stesso Mascagni in una delle conversazioni con l\u2019editore Salvatore De Carlo, raccolte dall\u2019editore stesso nel volume <em>Mascagni parla<\/em>, il soggetto del <em>Guglielmo Ratcliff<\/em> di Heine fu il suo primo vero grande \u201camore\u201d operistico<\/strong>; frutto di un\u2019infatuazione giovanile, che risale agli anni in cui il compositore era studente al Conservatorio di Milano, il <em>Ratcliff<\/em>\u00a0 non fu composto in tempi brevissimi e, nel catalogo delle opere di Mascagni, occupa, in ordine di composizione, il quarto posto dopo <em>Cavalleria, Amico Fritz<\/em> e <em>I Rantzau<\/em>.\u00a0 La composizione dell\u2019opera, per la quale aveva scelto come libretto la traduzione di Andrea Maffei, non fu facile n\u00e9 tanto meno breve, configurandosi quasi come una vera e propria ossessione e occupando i pensieri del compositore anche in un momento estremamente doloroso come la morte del figlioletto Domenico ad appena quattro mesi. In una lettera del 5 ottobre 1887 indirizzata a Vichi Gianfranceschi si legge infatti:<em>\u201cIl mio caro figlio mi spir\u00f2 in braccio senza mandare un lamento. [\u2026] Questo bambino quando nacque e quando visse fu la pi\u00f9 grande consolazione che avessi mai provato; oggi che \u00e8 morto \u00e8 il dolore pi\u00f9 forte che ho avuto in vita mia. [\u2026] Povero figliolo, aveva quattro mesi e dieci giorni [\u2026] se la sua vita mi fosse costata il sacrificio dell\u2019arte mia e del mio <\/em>&#8220;Guglielmo<em>&#8220;, serenamente avrei stracciato e disperso quei fogli sporchi d\u2019inchiostro [\u2026]. Mi trovo accasciato, avvilito, impotente a lottare\u201d. <\/em><\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Nonostante la passione per questo soggetto, Mascagni fu costretto ad interrompere la composizione del <em>Ratcliff<\/em> perch\u00e9 assorbito dalle sue tre prime opere,<\/strong> <em>Cavalleria Rusticana<\/em>, <em>Amico Fritz<\/em> e <em>I Rantzau<\/em>. Soltanto tra il 1893 e il 1894 nella pace e nel silenzio della sua residenza a Cerignola, che aveva dato adito da parte delle malelingue a qualche pettegolezzo sull\u2019esaurimento della vena del compositore, Mascagni pot\u00e9 finalmente attendere alla composizione del <em>Ratcliff<\/em>, completandone la stesura nel mese di gennaio del 1894. A poco pi\u00f9 di un anno esatto, <strong>il 16 febbraio 1895, l\u2019opera visse la sua trionfale <em>premi\u00e8re<\/em> alla Scala di Milano<\/strong> con un cast di eccezione diretto e scelto con meticolosa cura dallo stesso Mascagni e costituito da: Adelina Stehle-Garbin (Maria), Arminda Parsi Pettinella (Willie) e Della Rogers\/Ren\u00e9e Vidal (Margherita), Giovanni Battista De Negri (Guglielmo Ratcliff), Aristide Masiero (Dick), Giovanni Francesco Fabbri (Taddie), Gaetano Matteo Mazzanti (Lesley), Giuseppe Pacini (conte Douglas) e G. Calvi (Bell), Giuseppe De Grazia (MacGregor), Giovanni Scarneo (Tom), Raffaele Terzi (Robin) e Giuseppe Rosci (John).<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">L\u2019opera fu un trionfo, come lo stesso compositore ricord\u00f2 con un certo orgoglio nelle conversazioni intrattenute con De Carlo: <em>\u201cVi parlo, per esempio, del successo del &#8220;<\/em>Ratcliff&#8221;<em>, quarantotto anni fa, nel \u201995. Non si pu\u00f2 avere un\u2019idea dell\u2019importanza che aveva in quei tempi una <\/em>&#8220;prima&#8221;<em> teatrale, soprattutto una prima di opera! Pensi che per la prima del &#8220;<\/em>Ratcliff<em>&#8220;, alla Scala, nel febbraio del \u201995, si dovette istituire un apposito ufficio telegrafico dal quale partirono, in quelle tre ore, ben 480 dispacci, specialmente per Parigi, Londra, Berlino, Vienna, Monaco, Madrid, Lisbona e perfino per l\u2019America. Erano i telegrammi dei corrispondenti di tutto il mondo i quali comunicavano ai loro giornali il grande successo ottenuto dal <\/em>&#8220;Ratcliff<em>.&#8221; Le dir\u00f2 poi della storia della prima donna che si ammal\u00f2 all\u2019ultimo momento, e pu\u00f2 ben immaginare che brutti momenti passai. Ebbene, con tutto questo, il successo fu grandioso, una vera consolazione per me che da mesi non vivevo che per il mio &#8220;<\/em>Ratcliff&#8221;<em> come, a distanza di tanti anni, posso dire non ho vissuto per nessuna opera. Ero tanto pi\u00f9 preoccupato in quanto l\u2019attesa era vivissima a Milano, anche perch\u00e9 era la prima volta che al teatro milanese si dava una prima rappresentazione assoluta di una mia opera nuova. Poi, intorno al mio nome, si erano ormai accese tante polemiche che mi si aspettava al varco e tutti volevano vedere come me la sarei cavata in questa nuova battaglia che io combattevo per l\u2019arte italiana. I dintorni del teatro erano assiepati di folla. In teatro c\u2019erano Puccini e Gomez. Detti sedici repliche, e Sonzogno ne fu contentissimo perch\u00e9, proprio quell\u2019anno, aveva assunto per proprio conto la gestione della Scala\u201d.<\/em> (<em>Ivi<\/em>, pp. 90-91).<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Per i diritti dell\u2019opera Ricordi e Sonzogno in un certo qual modo duellarono, come raccont\u00f2 lo stesso compositore s<\/strong>empre a De Carlo:\u00a0 \u201cAndai dunque, quella mattina, a fare colazione ai Colli con Ricordi e gli amici. Dopo si torn\u00f2 a Firenze per firmare il contratto. Cedetti cos\u00ec il <em>Ratcliff<\/em> a Ricordi. Mentre si stava ancora discutendo, ecco che arriva mio fratello tutto trafelato. \u00abPietro! Pietro!\u00bb, urla. E mi butta le braccia al collo piangendo. \u00abDunque non sei andato?\u00bb. \u00abSta\u2019 zitto; ringrazia Dio; non sono andato su quel disgraziato tram proprio per una combinazione: ti racconter\u00f2. Questo \u00e8 il signor Ricordi, l\u2019editore, questi sono i miei amici\u00bb. Mio fratello continuava a balbettare: \u00abSei salvo! Sei salvo, se Dio vuole!\u00bb. [\u2026] Intanto Sonzogno, che era a Torino, mi spedisce un telegramma a Firenze per chiamarmi da lui. \u00abVi aspetto senza dubbio domani a Torino, ecc\u2026\u00bb. Io parto. Alla stazione lo trovo ad aspettarmi con un muso lungo cos\u00ec. Mi porta all\u2019<em>Hotel d\u2019Europa<\/em> e mi dice: \u00abQuesto \u00e8 il vostro appartamento; ma ora venite di qua nel mio\u00bb. Entro nel suo appartamento senza parlare. Dico: \u00ab\u00c8 successo qualche fatto grave?\u00bb. Lui cammina su e gi\u00f9. Ad un certo punto si ferma. \u00abChiamate gli editori pescicani\u2026 E voi cosa siete?\u00bb. \u00abOh Dio, spero di essere una balena per mangiarvi tutti in un boccone, ma non mi riesce\u2026 si capisce: voi siete pi\u00f9 forti di me\u00bb. \u00abE voi siete l\u2019uomo pi\u00f9 ingrato che esista. Bandisco un concorso; vi faccio vincere\u2026\u00bb. \u00abAh, no! Io ho vinto il concorso con l\u2019opera mia. In ogni caso possono essere stati i Commissari che mi hanno fatto vincere perch\u00e9 sono stati contenti di me, ma l\u2019editore non c\u2019entra niente!\u00bb. \u00abE voi \u00a0date un\u2019opera a Ricordi?\u00bb. \u00abMi perdoni, signor Sonzogno: io ho dato l\u2019opera a Ricordi il 17 maggio. Al 31 maggio il contratto con voi di <em>Cavalleria<\/em> ancora non era stato fatto. Quindi avevo gi\u00e0 venduto a Ricordi il mio <em>Ratcliff<\/em> prima di <em>Cavalleria<\/em>. Avrei potuto vendergli anche <em>Cavalleria<\/em>\u2026 Ecco dove sta la mia gratitudine: ho resistito l\u00ec. No, la <em>Cavalleria<\/em>, ho detto, appartiene a Sonzogno. Volete il <em>Ratcliff<\/em>? Ecco il <em>Ratcliff<\/em>. E gliel\u2019ho ceduto prima di firmare il contratto di <em>Cavalleria<\/em>\u00bb. \u00abMa come?!\u00bb. \u00ab\u00c8 proprio cos\u00ec. Io non faccio mai porcherie. Nella vita non ne ho mai fatte e non ne far\u00f2 mai\u00bb.\u00a0 Poi si va a Milano e ad un pranzo in casa sua, presenti i suoi amici, i fedeli turibolari, Sonzogno fa: \u00abSapete, Mascagni, appena ha scritto la <em>Cavalleria<\/em>, ha dato il <em>Ratcliff<\/em> a Ricordi\u00bb. Io mi affretto a rettificare: \u00abNon ascoltate quello che dice il signor Sonzogno; io ho ceduto il <em>Ratcliff<\/em> a Ricordi prima che Sonzogno mi avesse chiesto <em>Cavalleria<\/em>. La <em>Cavalleria<\/em>era di mia propriet\u00e0, come ha stabilito Sonzogno nell\u2019avviso del concorso, e mi sembra di aver dimostrato abbastanza gratitudine se non mi sono valso del mio diritto, stipulando altrove un buon contratto.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">E se lo volete sapere, miei cari amici, c\u2019\u00e8 qualcosa di pi\u00f9: soltanto al termine di tutte le recite Sonzogno mi chiam\u00f2 e mi disse: \u00abEcco il contratto\u00bb. E io risposi: \u00abSignor Sonzogno, non lo guardo neppure; me lo porto cos\u00ec a casa; poi lo firmo e glielo riconsegno\u00bb. Ma dopo averlo letto, glielo riportai subito e lo stracciai in due pezzi. Dissi: \u00abQuesti contratti non li firma neppure uno che muore di fame a Cerignola. \u00c8 una vergogna presentarli! Come?! Lei crede di poter approfittare di un povero maestro appena nato all\u2019arte, per offrirmi il dieci per cento sopra i guadagni netti dell\u2019opera per quindici anni! Ma lei scherza! Lei crede che io non conosca le leggi! La legge stabilisce una durata di ottanta anni, altro che di quindici anni!\u00bb. Allora successe l\u2019ira di Dio. Mise di mezzo gente e alla fine mi present\u00f2 un altro contratto un po\u2019 migliorato, ma sempre cattivo che firmai a malincuore. Ed ora mi rimprovera anche per essermi dimostrato troppo onesto!&#8230; \u00c8 il colmo!\u00bb. \u00abE se gli l\u2019avessi chiesto io, il <em>Ratcliff<\/em>?\u00bb. \u00abProntissimo\u00bb. \u00abE se glielo chiedessi oggi?\u00bb . \u00abPronto. Domani le porto il contratto di Ricordi, perch\u00e9 quello non \u00e8 mica un uomo come Sonzogno: \u00e8 un galantuomo, un uomo di cuore\u2026 sono sicuro che mi restituir\u00e0 il contratto\u00bb. \u00abQueste sono le solite chiacchiere\u2026\u00bb. \u00abVe bene, mettetemi alla prova, signori. Qui sono tutti testimoni\u00bb. L\u2019indomani mattina vado da Ricordi, con la mia solita franchezza: \u00abSignor Giulio, vengo qui da lei per una cosa fastidiosa. Sonzogno vuole il <em>Ratcliff<\/em>. Bisognerebbe che lei fosse tanto buono da restituirmi il contratto\u00bb. \u00abNon ho nessuna difficolt\u00e0. Io non ho chiesto il <em>Ratcliff<\/em>. Ho chiesto un\u2019opera di Mascagni. Mascagni mi d\u00e0 un\u2019altra opera e va tutto bene\u00bb. (<em>Ivi<\/em>, pp. 71-73).<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/w.soundcloud.com\/player\/?url=https%3A\/\/api.soundcloud.com\/tracks\/870678685&amp;color=%23ff5500&amp;auto_play=false&amp;hide_related=false&amp;show_comments=true&amp;show_user=true&amp;show_reposts=false&amp;show_teaser=true&amp;visual=true\" width=\"100%\" height=\"300\" frameborder=\"no\" scrolling=\"no\"><\/iframe><\/span><\/p>\n<div style=\"font-size: 10px; color: #cccccc; line-break: anywhere; word-break: normal; overflow: hidden; white-space: nowrap; text-overflow: ellipsis; font-family: Interstate,Lucida Grande,Lucida Sans Unicode,Lucida Sans,Garuda,Verdana,Tahoma,sans-serif; font-weight: 100;\"><a style=\"color: #cccccc; text-decoration: none;\" title=\"www.gbopera.it\" href=\"https:\/\/soundcloud.com\/gbopera\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.gbopera.it<\/a> \u00b7 <a style=\"color: #cccccc; text-decoration: none;\" title=\"Pietro Mascagni (1863-1945):&quot;Guglielmo Ratcliff&quot; (1895)\" href=\"https:\/\/soundcloud.com\/gbopera\/pietro-mascagni-1863-1945guglielmo-ratcliff-1895\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Pietro Mascagni (1863-1945):&#8221;Guglielmo Ratcliff&#8221; (1895)<\/a><\/div>\n<p><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong><em>L\u2019opera<br \/>\nAtto primo <\/em><\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>La scelta di Mascagni di utilizzare come libretto la traduzione della tragedia di Heine realizzata da Maffei appare alquanto coraggiosa<\/strong>, dal momento che il testo, concepito per la recitazione e non per la musica, non si presta a strutture riconducibili ai tradizionali pezzi chiusi. Inoltre la lunghezza di alcuni monologhi, pi\u00f9 da teatro di prosa che musicale, pu\u00f2 rendere pesanti alcune scene anche se la quasi totale assenza di pezzi chiusi sembra superata dalla volont\u00e0 \u00a0di Mascagni di concepire ogni atto come un unico poema sinfonico all\u2019interno del quale le voci si aggiungono all\u2019orchestra che dipinge l\u2019atmosfera tetra della vicenda ambientata nel castello del feudatario Mac Gregor nella Scozia del 1820. Il primo atto si apre con un\u2019introduzione orchestrale e al tempo stesso vocale per l\u2019intervento della folle<em> Margherita<\/em>che intona ossessivamente una vecchia cantilena dall\u2019inquietante contenuto basato sul connubio amore-morte. Il tono iniziale sembra epico nel tema (Es. 1) dal ritmo puntato, affidato a dei raggelanti legni nella parte acuta, ma \u00e8 gi\u00e0 tragico sia nella modulante struttura armonica sia nel disegno cromatico discendente che s\u2019insinua al di sotto di esso e che ritroveremo rielaborato nel momento in cui il vecchio Mac Gregor narra la tragica morte dei pretendenti della figlia nel corso dell\u2019atto. <a href=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Ratcliff-es.-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-60758\" title=\"Ratcliff es. 1\" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Ratcliff-es.-1-290x86.jpg\" alt=\"\" width=\"408\" height=\"121\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Ratcliff-es.-1-290x86.jpg 290w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Ratcliff-es.-1-1024x304.jpg 1024w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Ratcliff-es.-1-270x80.jpg 270w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Ratcliff-es.-1.jpg 2044w\" sizes=\"auto, (max-width: 408px) 100vw, 408px\" \/><\/a>In questa introduzione si inserisce l\u2019ossessiva cantilena di Margherita (<em>Uccisa ho la mia cara!&#8230;<\/em>) che, come la <em>siciliana<\/em> della <em>Cavalleria<\/em>, sembrerebbe incastonata all\u2019interno di questo preludio, ma che in realt\u00e0 racchiude l\u2019intera pagina introduttiva essendo ripresa nella <em>coda<\/em> conclusiva dopo un magniloquente tema affidato agli archi nel quale si possono riconoscere, nella strumentazione, degli echi del preludio della <em>Cavalleria<\/em>. Nella prima scena una misteriosa aura drammatica, per niente consona al clima festoso di un matrimonio appena celebrato, sembra aleggiare su Mac Gregor e i due novelli sposi Maria e Douglas. Di carattere solenne \u00e8 l\u2019intervento di Mac Gregor, accompagnato da una scrittura accordale altrettanto solenne, mentre gli archi, con un tema puro e brevissimo di carattere lirico, sembrano prefigurare un avvenire sereno per i due sposi. Mentre Mac Gregor e Douglas si dichiarano reciprocamente onorati dei nuovi legami parentali appena costituiti, Margherita, in una forma spettrale, riprende la vecchia triste ballata d\u2019amore e morte. Il clima sembra farsi pi\u00f9 leggero, quando Douglas, interrogato sulla vita che si conduce a Londra, racconta del caos che vige nella capitale inglese assimilata ad una novella torre di Babele. L\u2019ironia di Mascagni si produce nell\u2019accompagnamento agitato, costituito da un unico disegno ritmico (semimina seguita da due crome), che sembra riprodurre la vita trafelata della capitale inglese. Dopo il commento laconico, quanto eloquente, di Mac Gregor che afferma <em>Sia lode al mio sajo scozzese e al mio berretto<\/em>, Maria chiede allo sposo notizie del viaggio e ha un mancamento quando apprende dall\u2019agitato racconto dell\u2019uomo di essere sfuggito a dei briganti. L\u2019ultima parte dell\u2019atto \u00e8 occupata dalla narrazione, un po\u2019 prolissa, del vero e proprio antefatto, affidata a Mac Gregor (<em>Gi\u00e0 corre il sesto anno<\/em>), il quale intona un lungo e ripetitivo monologo sia nel testo che nella musica, in cui appare per la prima volta il nome del protagonista eponimo. Secondo quanto narrato da Mec Gregor, sei anni prima, un giovane di Edimburgo di nome Guglielmo Ratcliff era giunto nel suo castello dove si era innamorato della bella Maria che, per\u00f2, non aveva corrisposto al suo amore. Due anni dopo Filippo Macdonaldo, promesso sposo della figlia, viene ucciso proprio poco prima delle nozze e la sua salma \u00e8 ritrovata nei pressi del Sasso Nero. Qui la musica si ravviva e quel disegno cromatico latente nel tema dell\u2019introduzione \u00e8 declamato con drammaticit\u00e0 a piena orchestra (Es. 2).<a href=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Ratcliff-es.-2-Copia.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-60759\" title=\"Ratcliff es. 2 - Copia\" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Ratcliff-es.-2-Copia-290x200.jpg\" alt=\"\" width=\"325\" height=\"224\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Ratcliff-es.-2-Copia-290x200.jpg 290w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Ratcliff-es.-2-Copia-1024x704.jpg 1024w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Ratcliff-es.-2-Copia-270x185.jpg 270w\" sizes=\"auto, (max-width: 325px) 100vw, 325px\" \/><\/a>La storia e la musica, con un lirismo un po\u2019 contratto, si ripete quando Mac Gregor rievoca la tragica fine \u00a0Lord Duncano, altro promesso sposo di Maria, ucciso nello stesso luogo. Sulle due morti aleggia l\u2019ombra sinistra di Guglielmo Ratcliff che, in entrambi i casi, avrebbe portato l\u2019anello nuziale dei due sposi a Maria. L\u2019atto si conclude con l\u2019arrivo dell\u2019amico di Ratcliff, Lesley, che reca a Douglas un messaggio di sfida a duello da parte di Ratcliff. L\u2019uomo accetta, mentre l\u2019orchestra declama il tema cromatico discendente gi\u00e0 udito in precedenza.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong><em>Atto secondo<\/em><\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Nel secondo atto la scena si apre sulla Taverna dei ladri di Tom dove l\u2019anziano oste insegna al figlio il <em>Pater nostro<\/em> in una scrittura accordale quasi organistica per la scelta dei timbri e di carattere ecclesiastico per l\u2019insistenza sui <em>ritardi di terza<\/em>. Il bambino ha difficolt\u00e0 ad imparare l\u2019ultimo versetto nonostante le insistenze del padre e solo, alla fine, allontanandosi, riesce a ripeterlo. Mentre Tom \u00e8 presentato come un bonario oste preoccupato dell\u2019educazione e del futuro del figlio con scrittura ironicamente pesante decorata da altrettanto ironici trilli e da marionettistiche acciaccature al basso (<em>Guardate un tratto quel capo di volpe<\/em>),\u00a0 Guglielmo Ratcliff si distingue, sin da questa sua prima apparizione per il suo carattere irruento, evidente nel declamato vibrante con il quale lancia un\u2019invettiva contro la societ\u00e0 del suo tempo. All\u2019arrivo di Lesley, il quale annuncia che Douglas ha accettato la sfida, Tom va via, mentre Ratcliff spiega le ragioni del suo comportamento, raccontando dello strano e misterioso sogno di cui sono protagonisti due amanti, con uno dei quali Ratcliff sembra identificarsi; questo passo \u00e8 caratterizzato inizialmente da una scrittura fluida (Es. 3) <a href=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Ratcliff-es.-3-Copia.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-60760\" title=\"Ratcliff es. 3 - Copia\" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Ratcliff-es.-3-Copia-290x89.jpg\" alt=\"\" width=\"368\" height=\"113\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Ratcliff-es.-3-Copia-290x89.jpg 290w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Ratcliff-es.-3-Copia-1024x314.jpg 1024w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Ratcliff-es.-3-Copia-270x82.jpg 270w\" sizes=\"auto, (max-width: 368px) 100vw, 368px\" \/><\/a>che diventa sempre pi\u00f9 lirica quando l\u2019uomo parla del suo incontro con Maria. \u00c8 questo un lungo <em>monologo<\/em>, nel quale Mascagni non ricorre ad una struttura musicale da pezzo chiuso, ma cerca una suprema sintesi tra poesia e musica che disegna i sentimenti dell\u2019uomo. I brevi momenti di idillio si risolvono, per\u00f2, in tragedia quando l\u2019uomo, nella parte conclusiva, racconta del rifiuto della fanciulla di fronte alla sua profferta amorosa e aggiunge che, spinto da un giuramento <em>arcano<\/em>, ha \u00a0deciso di uccidere tutti gli uomini che si sarebbero fidanzati con Maria. Dopo una nuovo eccesso d\u2019ira di Ratcliff la tensione si stempera in una dolce melodia dell\u2019oboe, mentre il protagonista si allontana per recarsi all\u2019appuntamento presso il Negro Sasso, lasciando nell\u2019osteria gli altri briganti che commentano il suo strano comportamento. L\u2019atto si conclude con la ripresa della melodia dell\u2019oboe in una scrittura idillica che non sembra proprio adatta al carattere drammatico e tenebroso dell\u2019intero atto.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong><em>Atto terzo<\/em><\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Una scrittura tempestosa con sibili di vento resi da accordi legati cromaticamente, che ricordano quelli cantati dal coro a <em>bocca chiusa<\/em> nel <em>Rigoletto<\/em> di Verdi, apre il terzo atto che si svolge nei pressi del sinistro luogo del Negro Sasso; qui Guglielmo Ratcliff appare sempre pi\u00f9 tormentato con un disegno ripetuto ossessivamente in orchestra che sembra scarnificare il suo animo. Uno squarcio lirico, in questa scrittura cos\u00ec tenebrosa, sembra aprirsi nella breve rievocazione della donna amata, <em>Oh, come onesta<\/em>, ma al pensiero di Douglas risorgono nella mente dell\u2019uomo gli spettri che sembravo essere stati fugati in quel momento lirico e che ora sembrano materializzarsi in inquietanti cromatismi. Appena giunto nel luogo della sfida, Douglas riconosce nella voce di Ratcliff quella dell\u2019uomo che lo aveva salvato dai briganti e rinnova la sua riconoscenza stringendo un patto di amicizia che si rompe subito dopo quando i due uomini scoprono di essere rivali. Il duello, che ne segue, vede vittorioso Douglas, che, pur potendo affondare la spada contro il nemico disarmato e a terra, decide di risparmiarlo ripagando cos\u00ec il debito di riconoscenza da lui contratto quando Ratcliff gli aveva salvato la vita. A questo punto s\u2019inserisce una delle gemme dell\u2019opera, l\u2019Intermezzo orchestrale <em>Il sogno<\/em>, brano sinfonico formalmente tripartito A-B-A<sup>1<\/sup>,costruito su un tema di intenso lirismo (Es. 4) e all\u2019inizio dell\u2019atto. Un nuovo squarcio lirico si apre nel breve passo, <em>Ombra esecrata<\/em>, al termine del quale Ratcliff matura la decisione di rapire la donna amata, mentre le note del <em>Sogno<\/em>, perorate dall\u2019orchestra, concludono l\u2019atto stabilendo una sintesi fra sogno e realt\u00e0.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong><em><a href=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Ratcliff-es.-4-Copia.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-60761\" title=\"Ratcliff es. 4 - Copia\" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Ratcliff-es.-4-Copia-290x149.jpg\" alt=\"\" width=\"324\" height=\"166\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Ratcliff-es.-4-Copia-290x149.jpg 290w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Ratcliff-es.-4-Copia-1024x526.jpg 1024w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Ratcliff-es.-4-Copia-270x138.jpg 270w\" sizes=\"auto, (max-width: 324px) 100vw, 324px\" \/><\/a>Atto quarto <\/em><\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Il quarto e ultimo atto \u00e8 aperto da un\u2019altra pagina sinfonica, sempre dalla struttura tripartita con richiami al tema del <em>Sogno<\/em> nella parte centrale, e con l\u2019intervento di voci femminili che nell\u2019edizione in ascolto sono state eliminate. All\u2019inizio dell\u2019atto ritorna il tema in 5\/4 della parte iniziale del primo atto, sul quale Margherita e Maria parlano di Douglas in un clima sereno interrotto nel momento in cui viene pronunciato il nome di Ratcliff, verso il quale Maria non sembra nutrire odio. La donna evoca con una certa tenerezza l\u2019uomo che, in questo momento, \u00e8 causa di tanto dolore nella breve <em>romanza<\/em> <em>D\u2019indole dolce e mansueta<\/em>, ma anche in questa apparente oasi di lirismo e di serenit\u00e0 dalla semplice macrostruttura \u00a0bipartita (A-A<sup>1<\/sup>) s\u2019insinua la misteriosa ed inquietante\u00a0 metamorfosi dell\u2019uomo in uno spettro. Le parole di Maria inducono Margherita a raccontare, sulle note del preludio del primo atto, la triste storia di Edvardo ed Elisa, i fantasmi che occupano e turbano il sonno di Guglielmo e Maria, di cui sono rispettivamente il padre e la madre. Secondo quanto narrato da Margherita, Elisa, pur amando Edvardo, non solo non lo spos\u00f2 perch\u00e9 colta da raccapriccio dopo aver visto la spada dell\u2019uomo rossa di sangue per un recente delitto, ma decise di unirsi in matrimonio con Mac Gregor. Edvardo, a sua volta, spos\u00f2 una donna di nome Ginevra, figlia del Lord Campel, dalla cui unione nacque Guglielmo, ma non dimentic\u00f2 la donna amata e ogni notte si recava nei pressi del castello nella speranza di vederla. Elisa, informata da Margherita, una notte si affacci\u00f2 al balcone per poter vedere l\u2019uomo amato, suscitando cos\u00ec la gelosia del marito che uccise Edvardo causando, cos\u00ec, anche la morte della moglie che non resse al dolore. In questo drammatico racconto la musica riveste un ruolo estremamente importante, in quanto va oltre il testo dando ad esso una struttura unitaria. Le note tetre del preludio del primo atto, qui riprese da Mascagni, esprimono finalmente il mistero che esse racchiudevano gelosamente all\u2019inizio dell\u2019opera creando un ponte ideale tra l\u2019inizio e questo passo del dramma. All\u2019arrivo di Guglielmo, marcato da un accordo di <em>mi bemolle minore<\/em> in <em>fortissimo<\/em>, le due storie sembrano sovrapporsi con Margherita che, ingannata dalla somiglianza dell\u2019uomo con il padre, esclama: <em>O Santa Vergine, il morto Edvardo!<\/em> Alla sua vista Maria freme pensando che Guglielmo le stesse portando l\u2019anello nuziale di Douglas, ma, dopo aver visto il suo capo ferito, quasi in delirio, s\u2019identifica con sua madre e vede nell\u2019uomo che le sta di fronte Edvardo. Finalmente i due amanti possono abbandonarsi, in un languido duetto, alla passione che viene suggellata da un bacio. Sembra che il loro amore possa avere una forma di coronamento nonostante la ritrosia di Maria che rifiuta inizialmente di fuggire con Guglielmo, quando un accenno di Margherita al ritornello dell\u2019inquietante cantilena da lei ossessivamente ripetuta fa precipitare il dramma. Guglielmo, in delirio, uccide Maria e poi accusa dell\u2019omicidio lo spettro che tormenta la sua mente. Guglielmo uccide Mac Gregor appena giunto e poi se stesso pronunciando per l\u2019ultima volta il nome di Maria. Dopo una nuova ripresa della cantilena da parte di Margherita l\u2019opera si conclude con un magniloquente finale. <strong>In allegato il libretto dell&#8217;opera<\/strong><br \/>\n<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cIl Ratcliff \u00e8 stato sempre la mia grande passione, l\u2019opera grande, come la chiamavo all\u2019epoca del Conservatorio. 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