{"id":61253,"date":"2013-11-17T00:18:44","date_gmt":"2013-11-16T22:18:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=61253"},"modified":"2016-12-01T00:01:25","modified_gmt":"2016-11-30T23:01:25","slug":"un-barbiere-in-sedicesimo-a-torino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/un-barbiere-in-sedicesimo-a-torino\/","title":{"rendered":"Teatro Regio di Torino: &#8220;Il Barbiere di Siviglia&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Torino, Teatro Regio &#8211; Stagione d\u2019opera 2013-2014<\/em><br \/>\n<strong>\u201cIL BARBIERE DI SIVIGLIA\u201d<\/strong><br \/>\nMelodramma buffo in due atti<br \/>\nLibretto di Cesare Sterbini, dall\u2019omonima commedia di Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais<br \/>\nMusica di <strong>Gioachino Rossini<\/strong><br \/>\n<em>Il conte d\u2019Almaviva<\/em>\u00a0 ANTONINO SIRAGUSA<br \/>\n<em>Don Bartolo<\/em>\u00a0 PAOLO BORDOGNA<br \/>\n<em>Rosina <\/em>\u00a0\u00a0LAURA POLVERELLI<br \/>\n<em>Figaro<\/em>\u00a0 VITO PRIANTE<br \/>\n<em>Don Basilio<\/em>\u00a0 NICOLA ULIVIERI<br \/>\n<em>Fiorello\u00a0 <\/em>RYAN MILSTEAD<br \/>\n<em>Berta\u00a0 <\/em>GIOVANNA DONADINI<br \/>\n<em>Un ufficiale\u00a0 <\/em>RICCARDO MATTIOTTO<br \/>\n<em>Ambrogio<\/em>\u00a0 ANTONIO SARASSO<br \/>\nOrchestra e Coro del Teatro Regio<br \/>\nDirettore<strong>\u00a0 Alessandro De Marchi <\/strong><br \/>\nMaestro del coro\u00a0 <strong>Claudio Fenoglio<\/strong><br \/>\nMaestro al fortepiano\u00a0 <strong>Carlo Caputo\u00a0 <\/strong><br \/>\nRegia\u00a0 <strong>Vittorio Borrelli <\/strong><br \/>\nScene e costumi\u00a0 <strong>Luisa Spinatelli\u00a0 <\/strong><br \/>\nLuci \u00a0<strong>Andrea Anfossi\u00a0 <\/strong><br \/>\nAllestimento del Teatro Regio di Torino<br \/>\n<em>Torino, 13 novembre 2013<\/em><br \/>\n<strong>Tra una serie di titoli ed eventi verdiani, e prima del Ballet de l\u2019Op\u00e9ra de Lyon, otto recite del <em>Barbiere di Siviglia<\/em><\/strong> proseguono la stagione del Teatro Regio di Torino, con la ripresa di un allestimento di casa, risalente ormai al 2000 e pi\u00f9 volte riproposto. La locandina di questa edizione si presenta molto interessante sulla carta, perch\u00e9 chiama in causa un apprezzato direttore specialista nel repertorio barocco, e dunque capace di offrire prospettive di lettura originali; i nomi dei cantanti sono poi tutti di assidui frequentatori del teatro rossiniano. Forse per cedimento alla tentazione della <em>routine<\/em>, invece, la serata non prende il volo, se non nelle due scene finali, e nel complesso delude le aspettative (anche quelle del pubblico in generale).<br \/>\nNella sinfonia <strong>Alessandro De Marchi<\/strong> presenta subito una peculiare dimensione cameristica per le sonorit\u00e0 degli archi, all\u2019interno di dinamiche molto accurate (peccato che l\u2019ingresso del corno, a introduzione del celebre tema, determini un piccolo incidente d\u2019intonazione). Il tempo non \u00e8 metronomico, perch\u00e9 il direttore cerca di differenziare le varie sezioni con screziature ritmiche. Sul piano della concertazione, invece, \u00e8 fuor di dubbio che De Marchi conceda ai cantanti tutta l\u2019autonomia che interpreti cos\u00ec affermati meritano; ma \u00e8 altrettanto vero che questo comporti talora leggeri sfasamenti tra orchestra e palcoscenico. Nel concertato del finale I il direttore si fa prendere un po\u2019 la mano, e lascia a briglie sciolte le percussioni (il triangolo sembra quasi un sistro frenetico): \u00e8 l\u2019unico momento in cui gli strumenti sovrastano le voci, allontanandosi dall\u2019usuale equilibrio.<br \/>\nCon le rispettive arie di sortita nel I atto iniziano a presentarsi i vari personaggi. <strong>Antonino Siragusa<\/strong> \u00e8 un conte d\u2019Almaviva gi\u00e0 ascoltato al Teatro Regio (soltanto a febbraio dell\u2019anno scorso): il timbro \u00e8 senza dubbio bello, anche se non sempre carezzevole e aggraziato come il personaggio &#8211; specie all\u2019inizio &#8211; richiederebbe; canta tutto a voce piena, con emissione di testa molto evidente negli acuti; nelle agilit\u00e0 \u00e8 piuttosto impreciso, e se nelle puntature il suono resta corposo, \u00e8 per\u00f2 poco vibrante perch\u00e9 perde di armonici. Non giova affatto, in certi momenti, il ricorso imitativo al modello per eccellenza del tenore rossiniano di oggi, perch\u00e9 la voce di Siragusa \u00e8 molto diversa, anche pi\u00f9 adattabile, rispetto a quella del contraltino puro. Alla fine del II atto Siragusa si cimenta in \u00abCessa di pi\u00f9 resistere\u00bb, che in generale canta abbastanza bene; le agilit\u00e0 della prima parte sono un po\u2019 azzardate e nelle colorature si sente qualche imprecisione, ma &#8211; a onor del vero &#8211; \u00e8 l\u2019unico momento belcantistico dell\u2019intera esecuzione, come il pubblico fa capire, tributando a Siragusa l\u2019applauso pi\u00f9 prolungato della serata.<br \/>\nNel ruolo di Figaro \u00e8 <strong>Vito Priante<\/strong>, dalla voce chiara e un po\u2019 leggera; cantante che entra subito in empatia con il pubblico, perfettamente credibile come barbiere <em>factotum<\/em>, non ha per\u00f2 una personalit\u00e0 vocale riconoscibile; in alcune note emesse un po\u2019 forzatamente si riscontra anche qualche difetto d\u2019intonazione. Nel corso della serata il cantante comunque migliora sia in scioltezza sia in musicalit\u00e0. A proposito di <em>routine<\/em> esecutiva e rispetto del testo, se \u00e8 ormai consuetudine (anzi, \u00e8 pressoch\u00e9 un <em>Diktat<\/em>) la modifica di <em>grassotta<\/em> in <em>magrotta<\/em> per la descrizione di Rosina sulla bocca di Figaro davanti alla diretta interessata, non si capisce perch\u00e9 Siragusa, all\u2019inizio del duetto con il barbiere, non canti \u00abTi veggo grasso e tondo\u00bb, come prescrivono libretto e partitura, bens\u00ec interpoli <em>Dovrei vederti grasso e tondo<\/em>, frase con altro numero di sillabe e altro ritmo rispetto all\u2019originale. Stride il confronto con l\u2019approccio filologico di De Marchi, che segue la recente edizione critica curata da Alberto Zedda, adottando, per esempio, la cadenza originale nell\u2019aria di don Basilio \u00abLa calunnia \u00e8 un venticello\u00bb, assai diversa da quella di tradizione.<br \/>\n<strong>Laura Polverelli<\/strong> ha una carriera cos\u00ec importante e ragguardevole, che il ruolo di Rosina non dovrebbe costituire alcun problema per lei; anzi, considerata nello specifico la sua voce, la parte le si adatta molto bene. Al contrario, la sua prova si rivela deludente: la voce appare troppo leggera, disomogenea nel registro, non sostenuta dal fiato, quasi del tutto priva di armonici, debolissima nelle note basse (che coincidono con l\u2019emissione parlata). Le variazioni basse della cavatina risultano imbarazzanti, mentre le puntature rasentano il grido; l\u2019emissione forzata produce accenti grevi e sgraziati, specie nelle clausole di ciascun intervento.<br \/>\nDon Basilio \u00e8 interpretato da <strong>Nicola Ulivieri<\/strong>, altro specialista della parte che fino a pochi anni fa eseguiva molto bene (memorabile un\u2019esecuzione pesarese in forma di concerto nell\u2019agosto 2011, diretta da Zedda; e l\u2019anno scorso era gi\u00e0 al Regio di Torino insieme a Siragusa e a Paolo Bordogna); oggi la valutazione della sua voce non pu\u00f2 prescindere dalla definizione precisa, di basso o piuttosto di baritono; e infatti, mentre canta insieme al don Bartolo di Bordogna, i timbri quasi si confondono e si stemperano tra loro, anzich\u00e9 stagliarsi in un duetto che valorizzi e l\u2019uno e l\u2019altro. D\u2019altra parte, \u00e8 il problema principale della compagnia maschile: le tre parti buffe sono affidate a tre artisti preparati e competenti, ma le cui voci si assomigliano troppo per profilare in modo adeguato il contrasto da cui nasce il comico. Nelle note tenute, per esempio, sia Bordogna sia Ulivieri tendono all\u2019emissione fissa, e spesso lievemente calante. \u00c8 un vero peccato, considerato che De Marchi accompagna molto bene, variando le dinamiche con grande finezza e precisione proprio in corrispondenza delle scene pi\u00f9 comiche. L\u2019emissione vocale di <strong>Paolo Bordogna<\/strong> risuona sempre un po\u2019 nella gola, e la non completa padronanza del fiato si ripercuote anche sul sillabato, non del tutto comprensibile. La Berta di <strong>Giovanna Donadini<\/strong> \u00e8 debolissima nelle note acute: per tale motivo il momento peggiore della prestazione coincide con le puntature del concertato finale I; pi\u00f9 decorosa invece nell\u2019arietta che completa la parte. Buono, come sempre, il coro maschile del Regio, preparato da Claudio Fenoglio.<br \/>\n<strong>Sul piano scenico e attoriale gli artisti sono tutti molto convincenti<\/strong>, perch\u00e9 conoscono bene il personaggio che ricoprono; ma proprio per questo la regia avrebbe potuto essere pi\u00f9 audace e sperimentale, anzich\u00e9 limitarsi alla ripetizione stantia di <em>gags<\/em> e scenette prevedibili, banali, noiose, specie in un ciclo di recite d\u2019abbonamento. Tanto pi\u00f9 che le trovate di comicit\u00e0 aggiuntiva non si adattano alla finezza dell\u2019impianto scenografico (il misurato manierismo degli interni di<strong> Luisa Spinatelli<\/strong> potrebbe ospitare spunti di comicit\u00e0 pi\u00f9 raffinata). E ancora, nella monotonia inevitabile delle due scene (una per atto), domina un\u2019immobilit\u00e0 d\u2019altri tempi (persino nel parossistico concertato del finale I). Anche il pubblico torinese, che \u00e8 sempre generosissimo di applausi e di partecipazione, fa avvertire questa volta un senso di tollerante cordialit\u00e0 &#8211; ma nulla pi\u00f9 &#8211; nei tiepidi applausi a conclusione delle varie scene; serpeggia, nell\u2019atteggiamento e nei commenti degli spettatori, un filo di noia, inevitabile in uno spettacolo che non offre nulla di nuovo a quanti sono per lo pi\u00f9 abituati a vederlo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Torino, Teatro Regio &#8211; Stagione d\u2019opera 2013-2014 \u201cIL BARBIERE DI SIVIGLIA\u201d Melodramma buffo in due atti Libretto di [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":102,"featured_media":61255,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[1330,27,143,5017,240,1335,5021,2972,145,430,919,2403,5019],"class_list":["post-61253","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-recensioni","tag-alessandro-de-marchi","tag-antonino-siragusa","tag-gioachino-rossini","tag-giovanna-donadini","tag-il-barbiere-di-siviglia","tag-laura-polverelli","tag-luisa-spinatelli","tag-nicola-ulivieri","tag-opera-lirica","tag-paolo-bordogna","tag-teatro-regio-di-torino","tag-vito-priante","tag-vittorio-borrelli"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/61253","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/102"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=61253"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/61253\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/61255"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=61253"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=61253"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=61253"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}