{"id":61275,"date":"2013-11-18T02:01:04","date_gmt":"2013-11-18T01:01:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=61275"},"modified":"2020-05-18T10:09:52","modified_gmt":"2020-05-18T08:09:52","slug":"mascagni-150cavalleria-rusticana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/mascagni-150cavalleria-rusticana\/","title":{"rendered":"Pietro Mascagni (1863-1945): &#8220;Cavalleria Rusticana&#8221; (1890)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong><em>La genesi<\/em><\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Composta nel 1889 in appena due mesi su libretto di Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci, <em>Cavalleria rusticana<\/em><\/strong> fu rappresentata per la prima volta al teatro Costanzi di Roma il <strong>17 maggio del 1890<\/strong> con un cast d\u2019eccezione costituito da \u00a0<strong>Gemma Bellincioni (Santuzza), Federica Casali (Lucia) Annetta Gul\u00ec (Lola), Roberto Stagno (Turiddu), Gaudenzio Salassa (Alfio)<\/strong> sotto la direzione di <strong>Leopoldo Mugnone<\/strong> ottenendo un successo tale da rendere famoso il suo compositore. Prima di ispirare l\u2019opera di Mascagni il dramma di Verga aveva conosciuto un\u2019altra riduzione melodrammatica ad opera di Stanislao Gastaldon il quale, su libretto di Bartocci-Fontana, aveva composto una <em>Mala Pasqua<\/em> che, rappresentata per la prima volta circa un mese prima, l\u20198 aprile 1890, sempre al teatro Costanzi di Roma, aveva ricevuta una discreta accoglienza. Il successo dell\u2019opera di Mascagni non fu inaspettato, in quanto la <em>Cavalleria<\/em> aveva vinto l\u2019anno prima il concorso indetto dall\u2019editore Sonzogno dopo essere stata esaminata da una commissione di cui facevano parte Sgambati, Marchetti e Platania. Il giudizio favorevole della commissione, che confer\u00ec a Mascagni il primo premio su 73 lavori esaminati, costituisce una testimonianza dell\u2019alto livello qualitativo dell\u2019opera che da quella prima rappresentazione ha trionfato nei principali teatri del mondo. Mascagni, che in quel periodo si definiva un <em>naufrago<\/em> per il quale <em>ogni molecola \u00e8 una tavola<\/em>, vide nel concorso una possibilit\u00e0 di sopravvivenza artistica e, trovati, dunque, i due librettisti, si gett\u00f2 nella composizione dell\u2019opera abbandonando l\u2019amato <em>Ratcliff<\/em>. Conclusa la stesura della partitura, Mascagni, che pur aveva scritto la <em>Cavalleria<\/em> esclusivamente per il concorso,\u00a0 non avrebbe voluto inviarla, forse perch\u00e9 preso da una forma di scetticismo e da mancanza di fiducia nei propri mezzi, come Lo stesso compositore ricord\u00f2 nelle conversazioni avute con De Carlo e pubblicate nel volume <em>Mascagni parla<\/em>: <em>\u201c<\/em>La &#8220;Cavalleria&#8221; fu scritta appositamente per il concorso. All\u2019ultimo momento, per\u00f2, non la volevo pi\u00f9 mandare. Infatti non la mandai mica io, la mand\u00f2 mia moglie. Io mi ero messo in testa di mandare un atto del &#8220;Ratcliff&#8221;, scrivendo alla Commissione: \u00ab\u2026 Non \u00e8 il concorso che io voglio vincere, voglio solo farmi conoscere. [\u2026] Via via che si avvicinava la scadenza del termine fissato aumentavano le discussioni con mia moglie: io mi scoraggiavo, lei si esaltava; io ero sfiduciato, lei brillava di fede. \u00abInsomma, &#8211; dicevo \u2013 io non me la sento di far ridere i miei nemici con un bel fiasco!\u00bb. E lei: \u00bbLascia fare, ride bene chi ride l\u2019ultimo\u00bb. Mancavano ormai tre giorni. Ci fu l\u2019ultima discussione. \u00abNon c\u2019\u00e8 pi\u00f9 tempo da perdere\u00bb dice lei. \u00abInfatti, non ce n\u2019\u00e8 pi\u00f9 perch\u00e9 l\u2019ho preso tutto\u00bb. Mia moglie non mi risponde neanche e se ne va nell\u2019altra stanza. Soltanto pi\u00f9 tardi seppi il resto. A mia insaputa si era messa a fare il pacco dello spartito di <em>Cavalleria<\/em> in fretta e furia. Mancava poco alla partenza della posta. Quel giorno diluviava. Per timore di non giungere in tempo, mia moglie non prese neanche l\u2019ombrello. Si mise uno scialle in testa e scapp\u00f2 sotto quel torrente d\u2019acqua\u201d. \u00a0(S. De Carlo, <em>Mascagni parla<\/em>. <em>Appunti per le memorie di un grande musicista<\/em>, Roma, De Carlo Editore, pp. 57-58)<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Il concorso si rivel\u00f2 per Mascagni quel trampolino di lancio nel quale aveva sperato e la sua <em>Cavalleria <\/em>conquist\u00f2 il primo premio su 73 lavori esaminati. Lo stesso compositore ricord\u00f2: \u201cIo poi debbo fare a parte l\u2019elogio della Commissione. Allora non era mica come oggi, come in certe commissioni moderne: c\u2019era tutta gente per bene; tutta brava gente. C\u2019erano Platania, Sgambati, Galli, professore del Conservatorio di Milano, Marchetti, direttore di Santa Cecilia di Roma, e D\u2019Arcais, il famoso giornalista, critico musicale dell\u2019<em>Opinione<\/em>, gran musicista anche lui: cinque professori sul serio. E come avevano fatto il concorso? Questa \u00e8 una cosa che mi \u00e8 piaciuta moltissimo quando l\u2019ho saputa. Avevano suddiviso le opere (ben settantatr\u00e9) in cinque cassetti, circa quindici per cassetto, e mandavano un cassetto a ciascuno dei commissari, i quali lo trattenevano un determinato numero di giorni, sufficienti ad esaminare tutte le quindici opere. Terminato l\u2019esame, dovevano rimandare ciascuno il proprio cassetto contenente anche il giudizio dell\u2019esaminatore su ogni opera. I diversi commissari si scambiavano poi questi cassetti, in modo che alla fine tutte le opere riportavano il giudizio dei cinque esaminatori. Ultimato il lavoro, la commissione si riuniva per discutere i vari giudizi particolari ed emettere quello complessivo. Tali giudizi risultavano quindi, quasi sempre, di un\u2019equanimit\u00e0 e di un\u2019esattezza straordinaria. Curioso, simpaticissimo, quel sistema l\u00ec. Ci hanno messo due anni a esaminare le opere, mica un giorno! Due anni a esaminare settantatr\u00e9 opere! Oggi se ne esaminano duecento in una settimana\u2026 \u00c8 che oggi si fa un concorso sapendo gi\u00e0 in anticipo chi lo deve vincere; allora non lo potevano sapere. Fu per questo, perch\u00e9 non furono fatte ingiustizie, che lo vinsi io\u2026 A questo proposito mi viene in mente quando mi presentai al concorso. Fu una cosa straordinaria. A un certo punto Sgambati mi chiese: \u00abLei \u00e8 Mascagni?\u00bb. \u00abS\u00ec\u00bb. Mi fa: \u00abDimmi un po\u2019 perch\u00e9 ti sei fatto raccomandare da tanta gente? Tu sai che nei concorsi non \u00e8 mica bello farsi raccomandare\u2026\u00bb. \u00abIo?! Maestro, ma certo c\u2019\u00e8 un equivoco. Qui io non conosco nessuno. \u00c8 la prima volta che vengo a Roma; chi mi poteva raccomandare? Forse mi confonde con un altro\u00bb. \u00abTe l\u2019ho detto in ischerzo: su settantr\u00e9 concorrenti ce n\u2019\u00e8 stato uno solo che non aveva raccomandazioni ed \u00e8 quello che vincer\u00e0\u00bb. (Questa \u00e8 proprio di Sgambati). Confesso che quando entrai nella sala, l\u00ec per l\u00ec preso da una grande timidezza, o piuttosto da un senso di sgomento. Giuocavo una grossa carta. Sapevo bene che cosa rappresentava per me la decisione di quei professori. Il fatto di riscuotere il premio delle tremila lire aveva un\u2019importanza molto relativa. [\u2026] Volevo venir via da Cerignola. [\u2026] Ora, siccome volevo venir via da Cerignola, occorreva che potessi prendere l\u2019aire in un modo o nell\u2019altro. La mia vittoria nel concorso poteva costituire il trampolino di lancio; un fallimento significava ripiegare per benino tutte le proprie speranze, chiuderle in valigia forse per sempre e tornarsene avvilito a Cerignola, dove certamente mi attendeva lo scherno di quei cari redattori del <em>Risveglio<\/em>\u201d.\u00a0 (<em>Ivi<\/em>, pp. 52-54).<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Per Mascagni <em>Cavalleria <\/em>fu un vero trionfo, nonostante \u00abIl Risveglio\u00bb non mancasse di lanciare una frecciata alla musica del compositore livornese<\/strong> in occasione di un\u2019esecuzione in anteprima a Cerignola del preludio e dell\u2019intermezzo sui quali si espresse causticamente: \u00abSe tutti i pezzi di <em>Cavalleria<\/em> sono tutti come quelli eseguiti dalla Filarmonica, i buoni romani dovranno bene annoiarsi\u00bb. In realt\u00e0 i romani non si annoiarono e lo strepitoso successo di <em>Cavalleria<\/em> diede al suo autore non solo quella fama della quale era alla costante ricerca, ma anche alcune noie di natura legale con Giovanni Verga che chiese al compositore e all\u2019editore il riconoscimento dei diritti sugli utili dell\u2019opera ricevendo, in contraccambio, l\u2019offerta di mille lire, somma che fu giudicata irrisoria dallo scrittore siciliano, il quale fece ricorso alla \u00abSociet\u00e0 degli autori\u00bb. La complessa vicenda giudiziaria, che ne segu\u00ec, si concluse soltanto il 22 gennaio 1893 con l\u2019accettazione, da parte di Verga, della somma di 143000 lire come <em>compensazione finale.<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/w.soundcloud.com\/player\/?url=https%3A\/\/api.soundcloud.com\/tracks\/821996014&amp;color=%23ff5500&amp;auto_play=false&amp;hide_related=false&amp;show_comments=true&amp;show_user=true&amp;show_reposts=false&amp;show_teaser=true&amp;visual=true\" width=\"100%\" height=\"300\" frameborder=\"no\" scrolling=\"no\"><\/iframe><\/em><\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong><em>L\u2019argomento e la musica.\u00a0 <\/em><\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.spreaker.com\/user\/www.gbopera.it\/pietro-mascagni-cavalleria-rusticana\">L\u2019opera <\/a>si apre con un preludio dalla struttura formale piuttosto ardita con la celeberrima <em>Siciliana<\/em>,<\/strong> incastonata al suo interno e cantata a sipario chiuso da Turiddu, che il compositore decise di non inviare insieme con il plico dell\u2019opera nel timore che fosse giudicata troppo <em>azzardata<\/em>: \u201cA un tratto qualcuno si accorge che ho un fagottino di musica sotto il braccio. Mi dice: \u00abCos\u2019ha l\u00ec, sotto il braccio?\u00bb. Ho il preludio dell\u2019opera\u00bb. \u00abCome? Non l\u2019ha mandato?\u00bb. \u00abS\u00ec, un po\u2019 di preludio l\u2019ho mandato, ma quello vero ce l\u2019ho qui\u00bb. \u00abPerch\u00e9?\u00bb. \u00abPerch\u00e9 ho avuto paura. Siccome c\u2019\u00e8 una canzone cantata in dialetto siciliano dal tenore, dietro il sipario, ho detto: \u00abla prenderanno per una cosa troppo azzardata, c\u2019\u00e8 il caso che mi faccia male invece che bene e non l\u2019ho mandato\u00bb. \u00abE allora perch\u00e9 l\u2019ha portato?\u00bb. \u00abSe i signori della Commissione lo vogliono sentire\u2026 Non c\u2019\u00e8 obbligo da parte loro, questo si capisce\u00bb. \u00abSentiamo, sentiamo\u00bb. Mi sono messo al pianoforte \u2013 mi ricordo che era uno strumento a coda buonissimo \u2013 ed ho suonato il preludio; poi ho attaccato la <em>Siciliana<\/em>, cantandola come potevo. Alla fine del canto la Commissione \u00e8 entusiasta. Io sono tutto rosso dall\u2019emozione. \u00abMa questa \u00e8 una cosa bella! \u2013 dicono \u2013 ma perch\u00e9 non l\u2019ha mandata?\u00bb. \u00abRipeto, mi pareva che fosse una cosa pericolosa\u2026 Sa, io vo\u2019 coi piedi di piombo\u00bb\u201d. (<em>ivi<\/em>, pp. 55-56)<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Questa <em>Siciliana<\/em> taglia in due il preludio proprio nel momento di massima tensione<\/strong>, quando l\u2019orchestra a pieno organico riprende uno dei passi pi\u00f9 drammatici del duetto tra Turiddu e Santuzza. Il preludio, con un inizio in pianissimo su un accordo di settima di <em>seconda specie<\/em> che si costruisce a poco a poco dando vita alla ripresa del tema (Es. 1) che si accompagna all\u2019inizio delle<a href=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Cavalleria-es.-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-large wp-image-61281\" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Cavalleria-es.-1-1024x245.jpg\" alt=\"Cavalleria es. 1\" width=\"512\" height=\"123\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Cavalleria-es.-1-1024x245.jpg 1024w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Cavalleria-es.-1-290x69.jpg 290w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Cavalleria-es.-1-270x64.jpg 270w\" sizes=\"auto, (max-width: 512px) 100vw, 512px\" \/><\/a> funzioni religiose, rappresenta immediatamente l\u2019atmosfera dell\u2019opera.\u00a0<strong> Il drammatico duetto tra Santuzza e Turiddu, vero centro dell\u2019opera,<\/strong> informa questo preludio, nel quale emerge la contrapposizione tra il carattere religioso della festa della Pasqua, rappresentato all\u2019inizio, e il dramma della gelosia che prende forma nel contrastato rapporto tra i due protagonisti. Proprio mentre questo dramma sta per deflagrare con la ripresa in <em>crescendo<\/em> di uno dei passi pi\u00f9 drammatici, anche per la presenza di un\u2019armonia cromatica discendente estremamente tesa, di questo duetto, in modo sorprendente, si staglia <strong>la splendida <em>Siciliana<\/em> introdotta da un languido accordo di <em>quarta e sesta<\/em> sulla dominante di <em>fa minore<\/em> affidato all\u2019arpa.<\/strong> <strong>Questo brano, con il quale i librettisti conferirono all\u2019opera un colore siciliano e marcatamente realistico<\/strong> reso perfettamente dall\u2019uso del dialetto, ha un\u2019importanza fondamentale nello sviluppo dell\u2019opera, in quanto introduce il pubblico direttamente in <em>medias res<\/em>, mettendolo al corrente dell\u2019amore adulterino tra Turiddu e Lola, la cui dichiarazione esplicita, nel dramma verghiano, \u00e8 ritardata al momento del colloquio che si svolge nella prima scena tra Gn\u00e0 Nunzia, mamma Lucia dell\u2019opera, e Santuzza. La <em>Siciliana<\/em> ha, inoltre, l\u2019effetto di ritardare la deflagrazione del dramma che puntualmente si verifica con la ripresa delle ultime tre battute. Nel finale del preludio la ripresa del tema dell\u2019appassionato <em>Ah! No Turiddu<\/em>focalizza l\u2019attenzione su Santuzza, vero motore del dramma e personaggio estremamente problematico per la ricchezza di sfumature psicologiche.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Per quanto riguarda la <em>fabula<\/em>, il libretto di Targioni-Tozzetti e Menasci \u00e8 estremamente fedele alla riduzione teatrale della novella verghiana, anche se presenta alcune differenze dovute essenzialmente alle necessit\u00e0 sceniche dettate da alcune convenzioni melodrammatiche; tra queste differenze risaltano soprattutto, oltre alla gi\u00e0 citata <em>Siciliana<\/em>, l\u2019introduzione di pezzi chiusi, quali la <em>sortita<\/em> di Alfio e il celeberrimo <em>brindisi<\/em>, e la scelta di ridurre il numero dei personaggi da 9 a 5 con l\u2019eliminazione dello Zio Brasi, di sua moglie, comare Camilla, di Zia Filomena e, infine, di Pippuzza, sostituiti da un coro che, nell\u2019opera di Mascagni, assume una funzione diversa. Un primo \u201ctradimento\u201d del libretto nei confronti del dramma di Verga \u00e8 costituito dalla scena d\u2019apertura, ambientata, come recita la didascalia, in <em>una piazza in un paese della Sicilia<\/em>, che, naturalmente, \u00e8 Vizzini in provincia di Catania. \u00c8 un giorno di festa; si celebra, infatti, la Pasqua e le campane della chiesa suonano, mentre donne e uomini entrano gradualmente in scena. Alle prime, che inneggiano\u00a0 alla bella stagione e alla celebrazione della Pasqua in onore della quale devono cessare <em>le rustiche opre<\/em>, rispondono i secondi che esaltano le rispettive mogli. Il coro \u00e8 introdotto da un tema orchestrale gioioso di sapore popolare con la sua apertura melodica iniziale e le frequenti note di volta ascendenti in crome nella seconda frase (Es. 2) che anticipano il richiamo <em>Ah!<a href=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Cavalleria-es.-2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-large wp-image-61283\" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Cavalleria-es.-2-1024x240.jpg\" alt=\"Cavalleria es. 2\" width=\"512\" height=\"120\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Cavalleria-es.-2-1024x240.jpg 1024w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Cavalleria-es.-2-290x68.jpg 290w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Cavalleria-es.-2-270x63.jpg 270w\" sizes=\"auto, (max-width: 512px) 100vw, 512px\" \/><\/a><\/em> scambiato reciprocamente subito dopo dagli uomini e dalle donne. <strong>La prima parte del coro delle donne \u00e8 molto semplice<\/strong> con la prevalenza di ribattuti e suoni congiunti conclusi da un popolaresco melisma in terzina sulla parola <em>fior<\/em>, mentre la seconda parte (<em>Tempo \u00e8 si mormori<\/em>) si concede ad un\u2019interessante apertura melodica. Pi\u00f9 pesante appare, invece, l\u2019intervento degli uomini anche nell\u2019accompagnamento nel quale prevalgono, almeno inizialmente, i suoni gravi quasi a rappresentare il duro lavoro dei campi. Questo quadro sereno di campagna cessa presto, perch\u00e9 il dramma \u00e8 alle porte segnalato dal repentino passaggio dal <em>la maggiore<\/em> al <em>fa diesis minore<\/em>, tonalit\u00e0 nella quale \u00e8 esposto dai violoncelli un tema estremamente triste che ritorner\u00e0 all\u2019interno dell\u2019opera, mentre gli altri archi si producono in patetici accordi sincopati (Es. 3). <strong>Questo tema informa un breve preludio orchestrale che introduce il \u201cdialogo\u201d tra Mamma <a href=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Cavalleria-es.-3.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-large wp-image-61284\" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Cavalleria-es.-3-1024x267.jpg\" alt=\"Cavalleria es. 3\" width=\"512\" height=\"134\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Cavalleria-es.-3-1024x267.jpg 1024w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Cavalleria-es.-3-290x75.jpg 290w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Cavalleria-es.-3-270x70.jpg 270w\" sizes=\"auto, (max-width: 512px) 100vw, 512px\" \/><\/a>Lucia e Santuzza<\/strong> che, innamorata di Turiddu, vorrebbe sapere dove egli si trovi; realizzato musicalmente con momenti di recitativo che si sviluppano in arioso, questo dialogo assume toni drammatici prima nell\u2019accorata richiesta di Santuzza, <em>Ditemi per piet\u00e0 dov\u2019\u00e8 Turiddu<\/em>, che si dispiega in un\u2019espansione melodica, e, poi, nel <em>mi ribattuto<\/em> quasi parlato in corrispondenza della dichiarazione <em>sono scomunicata<\/em> in risposta a Mamma Lucia che le aveva detto di entrare nell\u2019osteria da lei gestita insieme con il figlio. Dopo la domanda di quest\u2019ultima: <em>E che ne sai del mio figliuolo?<\/em> che si conclude con un interrogativo accordo di settima di dominante di <em>si maggiore<\/em>, <strong>entra sulla scena Alfio annunciato da un agitato tema in crescendo. La sua <em>sortita<\/em>, nella quale l\u2019uomo loda il suo mestiere<\/strong>, esaltato anche dall\u2019intervento del coro, sembra in apparenza convenzionale con una struttura fraseologica piuttosto semplice, ma, nella sezione centrale, nella quale Alfio fa riferimento alla fedelt\u00e0 della moglie Lola, assume un tono ironico grazie ad una raffinata contraffazione del tema, degna di Berlioz e del tutto assente nell\u2019opera italiana, ottenuta con uno spostamento d\u2019accenti dettato anche dal testo (Es. 4), che lo rende quasi irriconoscibile. Nel breve recitativo successivo Alfio, dopo aver chiesto a Mamma Lucia di quel vecchio vino buono da lei venduto<a href=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Cavalleria-es.-4.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-large wp-image-61285\" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Cavalleria-es.-4-1024x203.jpg\" alt=\"Cavalleria es. 4\" width=\"512\" height=\"102\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Cavalleria-es.-4-1024x203.jpg 1024w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Cavalleria-es.-4-290x57.jpg 290w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Cavalleria-es.-4-270x53.jpg 270w\" sizes=\"auto, (max-width: 512px) 100vw, 512px\" \/><\/a> nell\u2019osteria e alla risposta di quest\u2019ultima secondo la quale Turiddu <em>sarebbe andato a provvederne<\/em>, allude alla presenza del suo rivale vicino a casa sua, mostrando di sospettare qualcosa senza averne la prova. Mamma Lucia \u00e8 meravigliata, ma il pronto intervento di Santuzza, che la invita a tacere, evita che il discorso possa degenerare. Nel frattempo <strong>il suono dell\u2019organo introduce alle funzioni religiose e a una gemma dell\u2019opera, la famosa <em>preghiera<\/em>, intonata dal Coro e da Santuzza.<\/strong> Il primo, in una scrittura solenne ed ecclesiastica quasi di matrice rinascimentale come conviene a un brano di musica sacra, intona il <em>Regina Coeli<\/em>\u00a0 in latino e nella sezione in italiano (<em>Inneggiamom, il Signor non \u00e8 morto<\/em>) si produce in una scrittura innodica e in maggioranza omofonica. Ad esso si aggiunge Santuzza che costituisce una voce originale e soprattutto individuale in contrapposizione al coro, una massa anonima e non ben distinta, pur cantando le stesse parole che, sulla sua bocca, si dispiegano in una scrittura estremamente lirica idonea a rappresentare efficacemente il tormento della donna peccatrice che vorrebbe redimersi. Il canto dolente e pieno di fervore religioso di Santuzza, personaggio che nella <em>Cavalleria<\/em> di Mascagni, si erge a vero e forse unico protagonista dominando come un gigante tutti gli altri,\u00a0 finisce per coinvolgere anche il coro con i soprani che alla fine raddoppiano la parte della donna. Dopo questo momento quasi mistico, suggellato dall\u2019orchestra che alla fine del coro riprende ancora il tema della preghiera, il dramma ritorna sulla terra con un repentino arpeggio discendente che introduce la domanda di Mamma Lucia, <em>Perch\u00e9 m\u2019hai fatto cenno di tacere?<\/em> La risposta di Santuzza \u00e8 affidata alla <strong>romanza, <em>Voi lo sapete, o mamma<\/em>, con la quale la donna racconta il forte sentimento d\u2019amore che la lega a Turiddu, ma anche il tradimento di quest\u2019ultimo<\/strong> che, ancora innamorato della sua ex-fidanzata Lola, continuava a frequentarla quando il marito era assente. Musicalmente la romanza ha una struttura tripartita, la cui prima presenta un carattere narrativo che assume toni drammatici nel momento in cui Santuzza ripete per ben due volte <em>l\u2019amai<\/em> su un accompagnamento orchestrale che riprende il tema iniziale quasi a scandagliare il cuore della donna, mentre la seconda parte (<em>Quell\u2019invida<\/em>) \u00e8 caratterizzata da una rielaborazione del tema orchestrale gi\u00e0 udito quando era stato presentato questo personaggio (Es. 3). Nell\u2019ultima parte della romanza si concentra, in una scrittura certamente pi\u00f9 lirica, il dramma di Santuzza disonorata e tradita perch\u00e9 <em>Lola e Turiddu s\u2019amano<\/em>. Alla fine Mamma Lucia \u00e8 profondamente turbata e, mentre si sente in orchestra il tema iniziale del preludio utilizzato per rappresentare la funzione religiosa, Santuzza la implora di pregare Dio per lei che sarebbe rimasta per parlare con Turiddu. <strong>Annunciato da un rapido tema in <em>semicrome<\/em>, Turiddu non tarda ad arrivare per dar vita insieme a Santuzza al duetto centrale dell\u2019opera.<\/strong> L\u2019uomo, inizialmente, vorrebbe evitare il colloquio con Santuzza forse prevedendone l\u2019argomento, ma la donna gli chiede dove sia stato avendo in risposta una menzogna: <em>a Francofonte<\/em>. Nel successivo Andante, Santuzza, su un semplice accompagnamento accordale che esalta il tono colloquiale del passo, smaschera il suo amante, dicendogli che era stato <em>scorto presso l\u2019uscio di Lola<\/em> \u00a0e aggiungendo che lo aveva riferito Alfio. Al nome del suo rivale, Turiddu esplode in uno dei suoi tanti scatti d\u2019ira che caratterizzano questo duetto temendo la vendetta del marito della sua amante e subito dopo, a una nuova domanda di Santuzza, nega la sua relazione con Lola accusandola di essere gelosa. Qui la musica diventa protagonista con una netta contrapposizione tra Turiddu (<em>Bada, Santuzza, schiavo non sono<\/em>) sempre iracondo e una Santuzza che si esprime con uno struggente lirismo pieno di angoscia. <strong>Al centro del duetto si inserisce lo <em>Stornello di Lola<\/em>, una pagina leggera che rappresenta perfettamente il carattere frivolo della donna<\/strong> che allude al suo amore per Turiddu, senza mai nominarlo, in tono quasi provocatorio. Sembra uno squarcio di luce che solo in apparenza alleggerisce la scena, ma che contribuisce ad accendere da una parte la gelosia di Santuzza e dall\u2019altra la passione di Turiddu. Ci\u00f2 appare evidente nel successivo recitativo, al quale partecipano Lola, Santuzza e Turiddu, pieno di battute allusive al peccato e all\u2019ipocrisia di Lola che <em>bacia in terra<\/em> perch\u00e9 sa di non aver peccato. L\u2019ironia di Mascagni qui si esercita attraverso un repentino salto di settima (<em>re bemolle-mi bemolle<\/em>) e con la sottolineatura della sillaba <em>ter<\/em> di terra tenuta pi\u00f9 a lungo. La rabbiosa e ironica risposta di Santuzza non si fa attendere e l\u2019intervento di Turiddu non serve a placare gli animi. Mentre Lola va via accompagnata dalla ripresa del suo stornello in orchestra, Turiddu, rimasto solo con Santuzza, esplode in un nuovo scatto d\u2019ira nei confronti della donna che, da parte sua, risponde con una nuova appassionata dichiarazione d\u2019amore (<em>No. No, Turiddu<\/em>) (Es. 5). Nei confronti di Santuzza, <a href=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Cavalleria-es.-5.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-large wp-image-61292\" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Cavalleria-es.-5-970x768.jpg\" alt=\"Cavalleria es. 5\" width=\"485\" height=\"384\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Cavalleria-es.-5-970x768.jpg 970w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Cavalleria-es.-5-252x200.jpg 252w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Cavalleria-es.-5-270x213.jpg 270w\" sizes=\"auto, (max-width: 485px) 100vw, 485px\" \/><\/a>che anche in questo duetto giganteggia con il suo accorato appello di donna innamorata e ferita nei suoi sentimenti, ma disposta a perdonare anche il tradimento, Turiddu mostra una meschinit\u00e0 di sentimenti che \u00e8 resa dalla musica in alcuni passi con l\u2019uso di ribattuti che indulgono al parlato quasi a dimostrare l\u2019impossibilit\u00e0 dell\u2019uomo di competere nel canto con la sua amante. Nonostante i disperati appelli della donna Turiddu la scaccia e ne provoca l\u2019ira che si produce nel famoso urlo <em>A te la mala Pasqua<\/em>, <em>spergiuro<\/em>!, mentre l\u2019orchestra riprende il tema con il quale la protagonista era stata presentata all\u2019inizio. Introdotto dall\u2019ironico tema utilizzato per i versi <em>m\u2019aspetta a casa Lola\u00a0 che m\u2019ama e mi consola<\/em> della sortita di Alfio, entra il carrettiere che \u00e8 informato da Santuzza della tresca amorosa tra Lola e Turiddu. Inizialmente Alfio sembra non credere, ma alla fine esplode nel celeberrimo <em>Infami loro<\/em>, mentre la donna, pentita, vorrebbe rimangiarsi ci\u00f2 che aveva detto prima in un momento di rabbia.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Il celeberrimo <strong><em>Intermezzo<\/em><\/strong>, che separa le due parti dell\u2019atto unico e copre, da un punto di vista temporale, il periodo in cui si svolge la cerimonia religiosa, \u00e8 una brevissima, ma intensa pagina orchestrale nella quale Mascagni rielabor\u00f2 la musica di una precedente \u201c<em>Ave Maria\u201d<\/em>. La prima parte dell\u2019<em>Intermezzo<\/em>, di carattere preludiante, dal punto di vista tematico deriva dal \u201c<em>Regina Coeli\u201d <\/em>dell\u2019opera ed \u00e8 caratterizzata dalle sonorit\u00e0 celestiali dei violini che si muovono in un registro acuto, mentre la seconda parte presenta una melodia di grande intensit\u00e0, intonata sempre dai violini, che Mascagni aveva composto per l\u2019<em>Ave Maria<\/em>. L\u2019organo, che accompagna questa melodia, dipinge, come in un grande affresco, l\u2019ambientazione del dramma che si svolge nel santo giorno della domenica di Pasqua.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>La ripresa del tema iniziale dell\u2019opera sembra riportare la serenit\u00e0, mentre gli uomini e le donne ritornano a casa dopo la Messa<\/strong> che ha infuso <em>letizia<\/em> nei loro cuori. <strong>Turiddu, nel clima di festa, offre del vino a tutti e intona il celebre <em>Brindisi<\/em><\/strong> dalla struttura tripartita, con l\u2019intervento del coro e di Lola nella seconda parte e la ripresa, nella terza parte, dell\u2019orecchiabile tema iniziale da parte del coro, protagonista anche della <em>stretta<\/em> conclusiva. <strong>Il brindisi costituisce l\u2019ultimo raggio di luce all\u2019interno dell\u2019opera che, da questo momento in poi, precipita verso la tragedia annunciata dall\u2019ingresso di Alfio<\/strong> che, con un tono distaccato, quasi aristocratico, rifiuta di bere il vino offertogli da Turiddu che reagisce gettandolo a terra. A questo punto il personaggio di Alfio sembra subire una metamorfosi, in quanto appare piuttosto freddo, spinto dal dovere dettato dall\u2019onore e non da una passione per la moglie che sembra non trasparire in nessun passo dell\u2019opera. Nel frattempo Lola, che ha compreso ci\u00f2 che sta accadendo, si produce in un inquietante disegno ascendente costruito su un accordo di <em>nona minore<\/em> che diventer\u00e0, in orchestra, il motivo principale di questo passo nel quale le altre donne la invitano ad andar via. Nel recitativo successivo <strong>Turiddu sfida a duello Alfio mordendogli l\u2019orecchio e Mascagni non interviene<\/strong> con l\u2019orchestra creando l\u2019illusione di realt\u00e0 attraverso un serrato scambio di battute quasi da teatro di prosa. Se Alfio mostra, ancora una volta, un atteggiamento distaccato, Turiddu \u00e8 certamente pi\u00f9 loquace; confessa, infatti, il suo torto e afferma che si sarebbe fatto uccidere se non fosse stato impedito dal pensiero che Santuzza sarebbe rimasta sola a causa della sua morte. <strong>Turiddu ha il tempo per un toccante <em>addio alla madre<\/em> che, iniziato su un raggelante e coinvolgente arpeggio degli archi in <em>tremolo<\/em>,<\/strong> trova un\u2019accorata espansione lirica nella richiesta all\u2019anziana donna di <em>fare da madre a Santa<\/em> nell\u2019eventualit\u00e0 che non tornasse pi\u00f9. Turiddu d\u00e0 un ultimo abbraccio alla madre e sul tema, rielaborato dell\u2019introduzione orchestrale di <em>Voi lo sapete, o mamma<\/em>, Mamma Lucia trova in Santuzza una nuova figlia che le getta le braccia al collo. Dell\u2019esito del duello, che si svolge fuori scena, ci informa una donna che urla <em>Hanno ammazzato compare Turiddu<\/em> su un accordo di <em>settima diminuita <\/em>di <em>re bemolle minore<\/em>, mentre l\u2019orchestra, con un rapido disegno cromatico discendente che conduce ad un tragico accordo di <em>fa minore<\/em>, conclude l\u2019opera.<br \/>\n<iframe style=\"width: 120px; height: 240px;\" src=\"https:\/\/rcm-eu.amazon-adsystem.com\/e\/cm?ref=qf_sp_asin_til&amp;t=gbopera-21&amp;m=amazon&amp;o=29&amp;p=8&amp;l=as1&amp;IS1=1&amp;asins=B079PGG635&amp;linkId=1611c747ee247dfa3286b72a9dd4a95b&amp;bc1=FFFFFF&amp;lt1=_top&amp;fc1=333333&amp;lc1=0066C0&amp;bg1=FFFFFF&amp;f=ifr\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\"><br \/>\n<\/iframe><br \/>\n<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u00a0<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La genesi Composta nel 1889 in appena due mesi su libretto di Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci, Cavalleria [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":48,"featured_media":61276,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[15,124],"tags":[14671,566,14673],"class_list":["post-61275","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-approfondimenti","category-pietro-mascagni","tag-approfondimenti","tag-cavalleria-rusticana","tag-pietro-mascagni"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/61275","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/48"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=61275"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/61275\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":80689,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/61275\/revisions\/80689"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/61276"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=61275"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=61275"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=61275"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}