{"id":61551,"date":"2013-11-21T12:34:27","date_gmt":"2013-11-21T10:34:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=61551"},"modified":"2016-11-30T23:43:11","modified_gmt":"2016-11-30T22:43:11","slug":"perche-ritornare-allaida-scaligera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/perche-ritornare-allaida-scaligera\/","title":{"rendered":"Teatro alla Scala di Milano:\u201cAida\u201d (cast alternativo)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Milano, Teatro alla Scala &#8211; Stagione d\u2019opera e balletto 2012-2013<\/em><br \/>\n<strong>\u201cAIDA\u201d<\/strong><br \/>\nOpera in quattro atti su libretto di <strong>Antonio Ghislanzoni<\/strong><br \/>\nMusica di <strong>Giuseppe Verdi<\/strong><br \/>\n<em>Il Re<\/em>\u00a0 ALEXANDER TSYMBALYUK<br \/>\n<em>Amneris<\/em>\u00a0 NADIA KRASTEVA<br \/>\n<em>Aida<\/em>\u00a0 LIUDMYLA MONASTYRSKA<br \/>\n<em>Radam\u00e8s<\/em>\u00a0 FABIO SARTORI<br \/>\n<em>Ramfis<\/em>\u00a0 MARCO SPOTTI<br \/>\n<em>Amonasro\u00a0 <\/em>ALBERTO MASTROMARINO<br \/>\n<em>Messaggero\u00a0 <\/em>JAEHEUI KWON<br \/>\n<em>Sacerdotessa\u00a0 <\/em>SAE KYUNG RIM<br \/>\n<em>Akhmet<\/em>\u00a0 DEBORAH GISMONDI<br \/>\n<em>Coppia di selvaggi\u00a0 <\/em>BEATRICE CARBONE, CHRISTIAN FAGETTI<br \/>\nOrchestra e Coro del Teatro alla Scala<br \/>\nCorpo di ballo del Teatro alla Scala e allievi della Scuola di Ballo Accademia Teatro alla Scala<br \/>\nDirettore<strong> Gianandrea Noseda<\/strong><br \/>\nMaestro del coro <strong>Bruno Casoni<\/strong><br \/>\nRegia e scene <strong>Franco Zeffirelli<\/strong><br \/>\nRegia ripresa da <strong>Marco Gandini<\/strong><br \/>\nCostumi <strong>Maurizio Millenotti<\/strong><br \/>\nCoreografia <strong>Vladimir Vasiliev<\/strong><br \/>\nLuci <strong>Marco Filibeck<\/strong><br \/>\nProduzione Teatro alla Scala 2006<br \/>\n<em>Milano, 19 novembre 2013 &#8211; ultima recita \u00a0\u00a0<\/em><em><br \/>\n<\/em>Il lettore potrebbe domandarsi legittimamente: \u201cPerch\u00e9 ritornare all\u2019<em>Aida<\/em> della Scala a distanza di venti giorni? Perch\u00e9 tormentare ancora i pazienti seguaci di \u00abGBopera\u00bb con i\u00a0 soliti giudizi sui cantanti, le abituali notazioni sulle scene, i consueti accenni al libretto e allo stile letterario-musicale dell\u2019opera che tutti conoscono cos\u00ec bene?\u201d Le risposte plausibili sono in realt\u00e0 pi\u00f9 d\u2019una: \u00e8 interessante ritornare alla Scala dopo la <a href=\"http:\/\/www.gbopera.it\/2013\/11\/forse-aida-non-puo-che-essere-pompier\/\">recita del 31 ottobre<\/a> scorso perch\u00e9 tre dei personaggi principali (Aida, Radam\u00e8s, Amonasro) sono interpretati da cantanti diversi; poi perch\u00e9 \u00e8 utile riascoltare la direzione di Gianandrea Noseda, e confrontarne l\u2019esito e l\u2019apprezzamento del pubblico con quelli precedenti. Ma soprattutto \u00e8 doveroso cogliere l\u2019ennesima occasione di ascolto per un\u2019opera sempre stupefacente dal punto di vista musicale, scenografico e coreografico, che la regia di Franco Zeffirelli non risolve del tutto, ma ripropone in chiave storico-tradizionale. Non da ultimo, la serata (turno di abbonamento) \u00e8 di grande successo, perch\u00e9 tutti gli interpreti e il direttore sono applauditi a lungo (come non accadeva, forse, da quando <em>Aida<\/em> fu diretta da Riccardo Chailly nel 2006); dunque merita parlarne ancora.<br \/>\n<strong>Noseda, da interprete intelligente qual \u00e8, ha certo interiorizzato le perplessit\u00e0 del pubblico, provvedendo a correggere in parte l\u2019impostazione direttoriale,<\/strong> e a realizzare un pi\u00f9 apprezzabile equilibrio, nelle dinamiche orchestrali, nei tempi, nelle sonorit\u00e0. Non tutti i punti critici sono risolti: la prima scena di Aida sola (\u00abRitorna vincitor!&#8230; E dal mio labbro\u00bb), per esempio, \u00e8 staccata a un ritmo frenetico; le arpe che aprono il II atto sono sempre un po\u2019 aggressive; gli accordi che chiudono il III atto sono sempre un po\u2019 grevi. Il finale del II atto provoca per\u00f2 una reazione di grande successo, e il duetto tra Aida e Radam\u00e8s nel III atto si rivela come il momento pi\u00f9 accurato della concertazione, come una sequenza di disegni e strutture musicali degli archi che il direttore accentua in modo sorprendente.<br \/>\n<strong>Fabio Sartori<\/strong> \u00e8 tenore dalla voce squillante nel declamato, capace di alleggerire l\u2019emissione nel \u00abCeleste Aida\u00bb; la sua linea di canto \u00e8 molto sobria, con fraseggio ridotto al minimo, ma \u00e8 apprezzabile la correttezza, premiata dagli ascoltatori con applausi compatti. La prestazione va crescendo nel corso della serata, grazie al piglio eroico della scena trionfale e agli accenti di dignitosa disperazione del IV atto. Sartori \u00e8 certamente molto pi\u00f9 a suo agio come Radam\u00e8s che non come <em><a href=\"http:\/\/www.gbopera.it\/2013\/10\/grandezza-di-fabio-luisi-in-don-carlo\/\">Don Carlo<\/a><\/em>; il suo profilo vocale riassume anche l\u2019enigmatica contraddittoriet\u00e0 del guerriero egizio, un perfetto <em>victor tristis<\/em> di virgiliana memoria.<br \/>\n<strong>Liudmyla Monastyrska<\/strong> ha grande voce, e dimostra una crescita professionale encomiabile: nel marzo dell\u2019anno scorso aveva gi\u00e0 interpretato Aida alla Scala, e nel febbraio di quest\u2019anno ha impersonato in <em><a href=\"http:\/\/www.gbopera.it\/2013\/02\/%C2%ABchi-parlare-ardisce-ov%E2%80%99e-nabucco%C2%BB\/\">Nabucco<\/a><\/em> un\u2019ottima Abigaille. Il timbro scuro della sua voce affascina sin dall\u2019inizio, anche per l\u2019omogeneit\u00e0 di registro, mentre il volume sovrasta quello di tutti gli altri, anche nei concertati. Forte il carisma, autorevole la presenza vocale; il fraseggio non \u00e8 molto approfondito, ma di buon effetto sono sicurezza e controllo complessivi. Quasi pi\u00f9 scuro di quello di <strong>Nadia Krasteva<\/strong>, che interpreta di nuovo Amneris, il timbro della Monastyrska rende nel duetto del II atto ancor pi\u00f9 evidenti le forzature vocali del mezzosoprano (in particolare sulle note basse). \u00abO cieli azzurri, o dolci aure native\u00bb \u00e8 cantato bene, anche se forse senza il necessario tono elegiaco, perch\u00e9 quella della Monastyrska \u00e8 un\u2019Aida sempre regale (e anche un po\u2019 matronale), che per far risaltare il volume della voce non risparmia qualche emissione gridata. <strong>Alberto Mastromarino<\/strong> \u00e8 un Amonasro dalla voce un po\u2019 chioccia, opaca, dagli acuti coperti e sbiancati nel suono; nel duetto del III atto abbondano risonanze intubate, alquanto fastidiose. Il personaggio \u00e8 risolto con consumate doti attoriali, che alla fine convincono il pubblico scaligero. Per il resto della compagnia vale quanto gi\u00e0 osservato dopo la recita del 31 ottobre.<br \/>\n<strong>Nei primi due atti l\u2019unit\u00e0 drammatica di <em>Aida<\/em> \u00e8 corroborata dai tre momenti ballabili<\/strong>, che Zeffirelli tenta di prolungare anche nel finale dell\u2019opera con un personaggio di sua invenzione, la sacerdotessa Akhmet, sempre interpretata molto bene da <strong>Deborah Gismondi<\/strong> (ma perch\u00e9 nel programma di sala il regista scrive il nome Akhmen, mentre su tutte le locandine la grafia \u00e8 Akhmet? Quale la versione corretta?). Tutto sommato, tra la danza sacra del I atto, quella decorativa del trionfo e quella funebre del IV, regista e coreografo (Vladimir Vasiliev) riescono nell\u2019intento di \u201craccontare una storia\u201d: Akhmet avvia le sue apparizioni in modo ieratico (e infatti indossa un costume simile a quello dei sacerdoti), coniugando arabeschi finissimi e movimenti di scatto, mentre intorno a lei si genuflettono due ali di sacerdotesse. Nel finale I \u00e8 sempre Akhmet a consegnare a Radam\u00e8s la spada, con misurata gestualit\u00e0, nel pieno rispetto dei tempi musicali. Nella danza dei moretti che apre il II atto intervengono sei bimbe e quattro bimbetti (due dei quali si cimentano in <em>petits jet\u00e9s<\/em> molto accurati); una grazia spontanea e fanciullesca rende naturale tutto il quadretto. Il ballabile del trionfo, poi, nella prima parte \u00e8 un corrispettivo \u201cadulto\u201d della danza dei moretti; nella seconda parte diventano invece protagonisti due selvaggi, interpretati da <strong>Beatrice Carbone<\/strong>, <em>partner<\/em> delicatissima (apprezzata Madame nella recente <em><a href=\"http:\/\/www.gbopera.it\/2013\/11\/svetlana-zakharova-e-roberto-bolle-incantano-la-scala\/\">Histoire de Manon<\/a><\/em>), e <strong>Christian Fagetti<\/strong>, dotato di una tecnica molto buona e abilissimo nei volteggi. Meraviglioso il <em>ritenendo<\/em> in piano di Noseda nel momento di pi\u00f9 forte simbiosi erotica tra i due danzatori, alla chiusa del numero.<br \/>\n<strong>Nella scena del trionfo tutto \u00e8 impostato sulla frontalit\u00e0, che permette l\u2019ostentazione di fregi, geroglifici, ideogrammi, bassorilievi,<\/strong> scalinate e pluralit\u00e0 di livelli, praticabili da personaggi e masse di coristi e figuranti. Anzich\u00e9 lo scorcio di \u00abUno degli ingressi della citt\u00e0 di Tebe\u00bb, come vorrebbe la didascalia di Ghislanzoni (e come Zeffirelli fece per l\u2019<em>Aida<\/em> scaligera del 1963), di fronte al pubblico c\u2019\u00e8 un\u2019alta muraglia che colma il palcoscenico in verticale; la marcia \u00e8 dunque risolta con una parata di insegne militari presentate al faraone (nella stretta del finale concertato se ne contano pi\u00f9 di venti, enfaticamente innalzate, a mostrare simboli divini, umani, zoomorfi; il tutto in oro, gemme, paste vitree luminescenti). Non s\u2019intende affatto giustificare ogni scelta di Zeffirelli: la macchina scenica del trionfo difetta, per esempio, di profondit\u00e0; e il suo limite \u00e8 nella funzionalit\u00e0, ridotta a mera ostentazione, quasi immobile, degli oggetti connessi alla guerra. Parlare delle soluzioni registiche di <em>Aida<\/em> \u00e8 problema storico-critico pressoch\u00e9 unico nel teatro verdiano, perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 altro melodramma alla cui messinscena il compositore abbia dedicato cos\u00ec tanta attenzione; e in particolare per la Scala, come dimostra l\u2019opuscolo <em>Disposizione scenica per l\u2019opera \u00abAida\u00bb compilata e regolata secondo la messa in scena del Teatro alla Scala da Giulio Ricordi<\/em>, stampato probabilmente all\u2019inizio del 1872 e contenente tutte le note autografe di Verdi a un esemplare del libretto (il tutto \u00e8 stato studiato da Luciano Alberti in un saggio del 1977, edito nel volume einaudiano <em>Il melodramma italiano dell\u2019Ottocento. Studi e ricerche per Massimo Mila<\/em>). A leggere i documenti verdiani ci si accorge della sostanziale affinit\u00e0 d\u2019impostazione scenografica tra l\u2019allestimento milanese del 1872 (24 rappresentazioni tra febbraio e marzo, dirette da Franco Faccio) e l\u2019attuale di Zeffirelli. Gi\u00e0 l\u20198 settembre 1870 Verdi scriveva a Ghislanzoni in merito alla marcia, \u00abla quale \u00e8 molto lunga e dettagliata. L\u2019ingresso del Re alla Corte, Amneris, sacerdoti; il canto del Popolo, delle donne; un canto ancora di sacerdoti (da aggiungere); l\u2019entrata delle truppe con tutti gli arnesi di guerra, danzatrici che portano vasi sacri, cose preziose etc.; Alm\u00e8e che danzano; finalmente Radames con tutto il <em>bataclan<\/em>, non formano che un pezzo solo, la marcia\u00bb. L\u2019importanza dell\u2019accumulo di masse e di oggetti nella scena del trionfo \u00e8 gi\u00e0 in Verdi: \u00e8 il <em>bataclan<\/em>, il trovarobato teatrale di stile esotico posticcio che fa sorridere lo spettatore di oggi, ma che \u00e8 inevitabile cifra distintiva della marcia, \u00abnel segno di una erudita evocazione caratteristica\u00bb, per riprendere parole di Alberti. Il I\u00b0 quadro del IV atto, per contro, presenta con Zeffirelli una struttura scenica opposta a quella del II, perch\u00e9 tutta giocata sulla profondit\u00e0: la fuga prospettica di monumentali colonne giunge fino a uno spazio dietro il palco, dove si svolge il giudizio di Radam\u00e8s a opera dei sacerdoti; in pi\u00f9, alla scalinata che sale se ne accompagna una che scende verso l\u2019interno, per accentuare il senso di profondit\u00e0 di livelli diversi (che anticipa i due livelli del finale: il tempio e la sottostante cripta-tomba dei due amanti). <strong>Verdi doveva rappresentare un esotismo non di maniera, un Egitto mai veduto ma fortemente immaginato, un mondo fiabesco di faraoni e di schiave,<\/strong> le cui storie fossero per\u00f2 capaci di parlare allo spietato mondo politico di fine Ottocento e di oggi. Le soluzioni musicali furono straordinarie, e mai oleografiche; quelle sceniche dettagliatissime, tanto che a distanza di quasi un secolo e mezzo forniscono ancora una suggestione importante. Dimostrazione che, come ha scritto Luciano Alberti, \u00abVerdi vedeva giusto: con <em>Aida<\/em> l\u2019Egitto, nel teatro musicale, era sua invenzione e pertanto, da allora in poi, sua esclusiva\u00bb. <em>Foto Brescia &amp; Amisano\u00a0 \u00a9 Teatro alla Scala<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Milano, Teatro alla Scala &#8211; Stagione d\u2019opera e balletto 2012-2013 \u201cAIDA\u201d Opera in quattro atti su libretto di [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":102,"featured_media":61557,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[111,1466,5342,9003,8749,2528,3475,1696,153,9002,1731,4334,145,4129],"class_list":["post-61551","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-recensioni","tag-aida","tag-alberto-mastromarino","tag-beatrice-carbone","tag-christian-fagetti","tag-deborah-gismondi","tag-fabio-sartori","tag-franco-zeffirelli","tag-gianandrea-noseda","tag-giuseppe-verdi","tag-liudmyla-monastryska","tag-marco-spotti","tag-nadia-krasteva","tag-opera-lirica","tag-teatro-alla-scala-di-milano"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/61551","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/102"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=61551"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/61551\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":87091,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/61551\/revisions\/87091"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/61557"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=61551"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=61551"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=61551"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}