{"id":61764,"date":"2013-11-23T04:15:25","date_gmt":"2013-11-23T02:15:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=61764"},"modified":"2016-12-23T00:24:58","modified_gmt":"2016-12-22T23:24:58","slug":"falstaff-al-petruzzelli-di-bari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/falstaff-al-petruzzelli-di-bari\/","title":{"rendered":"&#8220;Falstaff&#8221; al Petruzzelli di Bari"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Bari, Teatro Petruzzelli<\/em><em>, Stagione Lirica 2013<br \/>\n<\/em><strong>\u201cFALSTAFF\u201d<\/strong><strong><br \/>\n<\/strong>Commedia lirica in tre atti, libretto di Arrigo Boito\u00a0dalla commedia<em>The merry Wives of Windsor<\/em>\u00a0e dal dramma\u00a0<em>The History of Henry the Fourth<\/em>\u00a0di William Shakespeare.<br \/>\nMusica di<strong> Giuseppe Verdi<\/strong><br \/>\n<em>Sir John Falstaff <\/em>\u00a0ROBERTO DE CANDIA<br \/>\n<em>Ford\u00a0 <\/em>ARTUR RUCI\u0143SKI<br \/>\n<em>Fenton\u00a0 <\/em>LEONARDO CORTELLAZZI<br \/>\n<em>Dr. Cajus<\/em> RA\u00daL GIM\u00c9NEZ<br \/>\n<em>Bardolfo\u00a0 <\/em>MASSIMILIANO CHIAROLLA<br \/>\n<em>Pistola<\/em> DOMENICO COLAIANNI<br \/>\n<em>Mrs. Alice Ford\u00a0<\/em> SERENA FARNOCCHIA<br \/>\n<em>Nannetta <\/em>ROSA FEOLA<br \/>\n<em>Mrs. Quickly <\/em>BARBARA DI CASTRI<br \/>\n<em>Mrs Meg Page<\/em> MONICA BACELLI<br \/>\nOrchestra e Coro del Teatro Petruzzelli di Bari<br \/>\nDirettore <strong>Daniele Rustioni<\/strong><strong><br \/>\n<\/strong>Maestro del Coro <strong>Franco Sebastiani<\/strong><br \/>\nRegia<strong> Luca Ronconi<\/strong><br \/>\nScene <strong>Tiziano Santi<\/strong><br \/>\nCostumi<strong> Maurizio Millenotti<\/strong><br \/>\nDisegno luci<strong> A.J. Weissbard\u00a0 <\/strong><br \/>\n<em>Bari, 20 novembre 2013<\/em><em><br \/>\n<\/em>La bella e ricca stagione lirica 2013 del Petruzzelli si chiude in modo coerente con l\u2019iniziale progetto di affidare l\u2019allestimento delle opere ai massimi registi della scena contemporanea. <strong>Luca Ronconi<\/strong> per la terza volta, dopo Salisburgo con Solti e Firenze con Metha, torna al Falstaff verdiano (coproduzione Fondazione Petruzzelli, Teatro San Carlo, Maggio Musicale Fiorentino; nuovo allestimento)<strong> accentuando l\u2019essenzialit\u00e0 del segno visivo e giocando a sottrarre connotati all\u2019ambiente dell\u2019azione. A sua detta si tratta di\u00a0 \u00abun\u2019evoluzione verso la semplicit\u00e0\u00bb<\/strong> e non v\u2019\u00e8 motivo di non credergli. Viene tuttavia il dubbio ch\u2019egli si stia schernendo e che la presunta scarnificazione di quanto ruota intorno a un personaggio cos\u00ec carnale possa esser letta come raffinata focalizzazione su un unico problema: lo squinternarsi del rapporto tra i sessi. \u00abNon voglio ricollocare l\u2019opera nel suo tempo originario (perch\u00e9 non \u00e8 n\u00e9 quello medievale n\u00e9 quello elisabettiano), ma in una dimensione ugualmente passata rispetto a noi, solo un po\u2019 pi\u00f9 vicina\u00bb. In una parola, al 1893, l\u2019anno della \u2018prima\u2019 alla Scala. Gli elaborati (a tratti sontuosi) costumi di <strong>Maurizio Millenotti<\/strong> alludevano infatti a quegli anni, a cavallo di Otto e Novecento, in cui busti e corsetti cominciavano ad andare \u201cstretti\u201d al gentil sesso, desideroso di porre le basi per la parit\u00e0 (che forse latita a tutt\u2019oggi) dei propri diritti. Il libro di sala ricorda, guarda caso, che pochi mesi prima dell\u2019andata in scena di <em>Falstaff <\/em>il governo della Nuova Zelanda concesse, primo nella storia, il voto alle donne. L\u2019accanimento delle allegre comari nei confronti di Falstaff (ma anche di Ford e di Cajus \u00abtutti gabbati\u00bb) diventa cos\u00ec lo specchio d\u2019una rivalsa pi\u00f9 che una semplice burla; e la fuga che chiude l\u2019opera non conferisce solidit\u00e0 a un finale beffardo e disincantato (degno di quelli di <em>Don Giovanni<\/em> e <em>Cos\u00ec fan tutte<\/em>), al contrario \u2013 e paradossalmente, considerata la sua rigorosit\u00e0 compositiva \u2013 comunica l\u2019idea d\u2019una vorticosa disgregazione e di una penosa incomunicabilit\u00e0 tra uomini e donne (o tra uomini <em>tout court<\/em>). In sintesi: <em>Falstaff<\/em> come anticipazione dei problemi esistenziali del Novecento, l\u00ec alle porte. Ronconi coglie questo dato e lo elegge a cifra della sua regia, nata in connubio con l\u2019impianto scenografico di <strong>Tiziano Santi<\/strong>, composto da semplici teloni bianchi tesi mediante corde e da tre tappeti funzionali a rimarcare il cambio di luogo (Giarrettiera, casa Ford, parco di Windsor). In questo spazio algido e statico \u2013 dove le luci <strong>A.J. Weissbard<\/strong> restavano volutamente inerti fino all\u2019ultima scena \u2013 ogni gesto e ogni oggetto (l\u2019avventore fluttuante dell\u2019osteria, la vasca da bagno ambulante con Alice dentro, le astruse locomotive alla Jules Verne) acquisivano valenze surrealiste e metafisiche (nel senso di Dal\u00ec e De Chirico) di assoluta forza visiva. Non stupisce che proprio la scena della cesta, pi\u00f9 schiettamente comica, sia parsa la meno riuscita sul piano registico: essa strideva con il complessivo sbilanciamento ronconiano sul lato tragico intrinseco al personaggio di Shakespeare. Interessante l\u2019idea di risolvere l\u2019infelice gap che il libretto di Boito colloca nella prima parte del terzo atto, tra l\u2019ingresso di Falstaff nell\u2019osteria e il racconto orrifico del Cacciatore nero: Falstaff qui non si defila bens\u00ec continua a dominare il centro della scena, steso nello stesso letto sul quale si era presentato, lasciando ipotizzare che dopo il tuffo coatto nel Tamigi non gli sia successo nulla e che tutto in realt\u00e0 sia la proiezione d\u2019una frustrazione legata all\u2019incomprensione delle sue galanterie e alla consapevolezza della perduta giovinezza, un incubo alla Lewis Carroll dove ogni cosa \u00e8 alla rovescia (come l\u2019enorme quercia di Herne che penzola sulla testa di Falstaff). Se molte delle scelte registiche lasciano aperte interpretazioni plurime, di pi\u00f9 facile lettura si rivela, come gi\u00e0 detto, il potere allusivo dei costumi: ad esempio quello di Fenton, da meccanico, rimanda a una professione umile e quindi aborrita dall\u2019arricchito latifondista Ford, un <em>parvenu<\/em> lontanissimo dalla nobilt\u00e0 (seppur decaduta) di Falstaff.<br \/>\n<strong>A far da contraltare all\u2019intenzionale \u201cdifficolt\u00e0\u201d della regia di un Ronconi crepuscolare e criptico<\/strong> (pur nella sbandierata semplicit\u00e0), \u00e8 giunta la cristallinit\u00e0 della direzione del giovane Daniele Rustioni, padrone di ogni sfumatura di questa partitura imperniata sui dettagli e che solo in<em> Boh\u00e9me<\/em> trova un degno paragone. Concentrazione assoluta, gestualit\u00e0 generosa, padronanza degli snodi agogici, disinvoltura nel gestire i parossistici brani polivoci hanno permesso un\u2019interpretazione memorabile in quanto rispettosa del dettato verdiano e al tempo stesso non gravata dall\u2019ossequio a certa tradizione direttoriale che negli anni ha \u201cappesantito\u201d questa deliziosa opera cameristica. <strong>Smagliante la giovane orchestra del Petruzzelli e ottimo, come sempre, il coro diretto da Franco Sebastiani<\/strong>. Straordinario l\u2019intero cast, omaggiato da applausi calorosi e unanimi. La voce di <strong>Roberto de Candia<\/strong> fin da subito ha trovato un perfetto equilibrio volumetrico e una pulizia d\u2019emissione che ha conferito al personaggio la giusta nobilt\u00e0. Pi\u00f9 aspro, com\u2019\u00e8 bene che sia, il Ford di <strong>Artur Ruci\u0144ski<\/strong>, baritono polacco di squisita pastosit\u00e0. Mozartiano ancor prima che rossiniano il Fenton dell\u2019ottimo <strong>Leonardo Castellazzi<\/strong> che insieme alla Nannetta di <strong>Rosa Feola<\/strong> ha saputo attribuire un timbro consono alle oasi liriche ideate da Verdi per la coppia di innamorati. Autorevole la prova di <strong>Serena Farnocchia,<\/strong> un\u2019Alice potente e delicata, con una grana vocale perfettamente adeguata a una donna matura che si gode le ultime divertite schermaglie amorose. La strabiliante congenialit\u00e0 che questi interpreti hanno mostrato nei confronti dei rispettivi personaggi si \u00e8 mantenuta anche per i due mezzosoprano, Quickly<strong>\/Barbara Di Castri<\/strong> e Meg\/<strong>Monica Bacelli,<\/strong> come pure per i buffi Bardolfo\/<strong>Massimiliano Chiarolla<\/strong> e Pistola\/<strong>Domenico Colaianni<\/strong>. Buono il Cajus di <strong>Ra\u00fal Gim\u00e9nez<\/strong>. Capita davvero di rado d\u2019ascoltare un cast cos\u00ec uniformemente preparato e generoso nell\u2019interpretazione, forse perch\u00e9 nel caso del <em>Falstaff<\/em>, costellato di concertati impervi, la coesione delle voci \u00e8 imprescindibile. Si replica il 22, 24, 26, 28 novembre (il 22 e il 26 Falstaff sar\u00e0 impersonato da Carlo Lepore).\u00a0 <em>Foto Carlo Cofano<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bari, Teatro Petruzzelli, Stagione Lirica 2013 \u201cFALSTAFF\u201d Commedia lirica in tre atti, libretto di Arrigo Boito\u00a0dalla commediaThe merry [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":66,"featured_media":61765,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[9035,9034,3660,1361,207,153,9033,1865,5720,1557,3319,3186,1123,5080,1506,3873,3520],"class_list":["post-61764","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-recensioni","tag-a-j-weissbard","tag-barbara-de-castri","tag-daniele-rustioni","tag-domenico-colaianni","tag-falstaff","tag-giuseppe-verdi","tag-leonardo-crortellazzi","tag-luca-ronconi","tag-massimiliano-chiarolla","tag-maurizio-millenotti","tag-monica-bacelli","tag-raul-gimenez","tag-roberto-de-candia","tag-rosa-feola","tag-serena-farnocchia","tag-teatro-petruzzelli-di-bari","tag-tiziano-santi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/61764","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/66"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=61764"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/61764\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":87089,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/61764\/revisions\/87089"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/61765"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=61764"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=61764"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=61764"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}