{"id":64347,"date":"2013-12-01T19:54:52","date_gmt":"2013-12-01T17:54:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=64347"},"modified":"2016-12-13T15:15:20","modified_gmt":"2016-12-13T14:15:20","slug":"intervista-al-regista-marco-spada","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/intervista-al-regista-marco-spada\/","title":{"rendered":"Intervista al regista Marco Spada"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Dopo il grandissimo successo ottenuto a Sassari\u00a0 e a Jesi con la sua regia di\u00a0<em> Falstaff<\/em>\u00a0 verdiano,\u00a0 <strong>Marco Spada<\/strong>\u00a0 ci racconta il suo percorso artistico e umano.<br \/>\n<b>Maestro Spada \u00e8 la sua prima volta qui nelle Marche?\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/b><br \/>\nIn verit\u00e0 \u00e8 la mia prima volta che sono qui in veste di regista. Le Marche le conosco abbastanza bene perch\u00e9 \u00e8 una regione alla quale sono legato professionalmente sin dagli esordi\u00a0 della mia carriera. Ho iniziato alla Fondazione Rossini dove\u00a0 ho collaborato come ricercatore in tutti gli ambiti in cui la Fondazione opera. Successivamente ho avuto il piacere di lavorare come Capo Ufficio Stampa a Macerata presso lo Sferisterio, nel triennio 1995-1997. Poi come critico musicale ho avuto la piacevolissima opportunit\u00e0 di visitare\u00a0 tutto il territorio ed ero gi\u00e0 abbastanza di casa a Jesi, Macerata, Fano, Fermo e a Pesaro. Per i suoi molteplici aspetti artistici e di tradizione \u00e8 una regione che amo moltissimo, dove si mangia benissimo tra l&#8217;altro!<br \/>\n<b>E Ancona non \u00e8 nella lista&#8230;\u00a0\u00a0\u00a0 <\/b><br \/>\nE&#8217; vero. Ad Ancona, in veste di regista, per il momento non sono mai stato. In verit\u00e0, anni fa sono stato candidato alla direzione artistica del Teatro Delle Muse Corelli, poi le cose hanno preso\u00a0 un&#8217;altra strada e io sono andato a Sassari.<br \/>\n<b>Ma Lei, Maestro Spada, ricopre in verit\u00e0 pi\u00f9 \u201cvesti professionali\u201d&#8230; <\/b><br \/>\nHa ragione. Sono prima di tutto Direttore Artistico dell&#8217;Ente Concerti di Sassari che, invece di essere un&#8217;istituzione concertistica, \u00e8 un teatro di tradizione dal 1967 e produce spettacoli di Opera. Io ricopro questo ruolo dal 1998 e quindi ormai sono quasi sedici anni.<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"\/\/www.youtube.com\/embed\/AvqJ3ot1MxY\" width=\"420\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><br \/>\n<b>Ma il suo approccio come regista \u00e8 assai diverso&#8230;\u00a0\u00a0 <\/b><br \/>\nMa certamente ci si espone maggiormente al giudizio del pubblico con uno spettacolo proprio. La mia veste professionale \u00e8, questa volta, assai differente.<br \/>\n<b>Il lavoro come regista e quello di direttore artistico sono due attivit\u00e0 che riesce a gestire compatibilmente?<br \/>\n<\/b>Direi che in Italia ci meravigliamo ancora che due figure professionali si fondano in un unica persona. In verit\u00e0, in Europa \u00e8 la regola. I direttori artistici o gli <em>entendant<\/em>, i sovrintendenti dei teatri in Germania, Francia e Spagna, provengono\u00a0 quasi tutti dalla regia. Il mio \u00e8 stato un cammino professionale diverso, provenendo dalla musicologia, dalla critica musicale, dalla direzione artistica fino ad approdare, dieci anni fa, alla regia di Opera. E&#8217; un percorso che \u00e8 nato dal mio desiderio di \u00a0approfondire l&#8217;aspetto teatrale e drammaturgico delle opere, nel quale certamente ho portato la mia formazione.<br \/>\n<b>Come affronta un lavoro registico?\u00a0\u00a0 <\/b><br \/>\nPer me \u00e8 sempre importante quando affronto un testo, come nel caso di<em> Falstaff,<\/em> di percorrerne gli aspetti letterari, musicologici ed inquadrarlo in un panorama storico pi\u00f9 ampio. Entro assolutamente nella regia, ma sempre con un approccio analitico, che \u00e8 il frutto della mia formazione ed \u00e8 assolutamente alla base del mio lavoro.<br \/>\n<b>Cosa intende per approccio analitico?\u00a0\u00a0 <\/b><br \/>\nL&#8217;approccio analitico \u00e8 la cucina del regista, il pensatoio e, in quanto tale, fucina di pensiero. Per me, la regia \u00e8 assolutamente il pensiero. Da questo segue il momento della poesia. Dall&#8217;analisi pu\u00f2 partire la poesia, ma la poesia senza analisi, a mio modesto avviso, non pu\u00f2 sussistere: \u00e8 vuota, \u00e8 priva di produttivit\u00e0, superficiale. In un impianto, dunque, come quello registico, che \u00e8 complesso, questi due elementi creano livelli, \u201cstratificazioni\u201d di lettura e fanno s\u00ec che lo spettatore, con la propria sensibilit\u00e0, la propria intelligenza, le proprie conoscenze, si nutra di ci\u00f2 che pi\u00f9 desidera.<br \/>\n<b>Sembra un percorso estremamente strutturato&#8230;\u00a0\u00a0 <\/b><br \/>\nAssolutamente si. L&#8217;opera lirica, senza una struttura, non ha nessun tipo di fondamento.<br \/>\n<b>Eppure c&#8217;\u00e8 una tendenza, in molti suoi colleghi, a destrutturare l&#8217;opera e basare l&#8217;idea, il pensiero registico su altro&#8230;\u00a0\u00a0 <\/b><br \/>\nMa io non sono un giovane regista di trent&#8217;anni che deve dimostrare di essere moderno. Io sono semplicemente una persona di mezza et\u00e0 con\u00a0 il suo <em>background<\/em> e che considera l&#8217;opera non un esperienza di psicoanalisi personale in cui infondere i propri tic. Io amo scavare dentro l&#8217;opera, per farne uscire le motivazioni. Chiaramente tutto questo \u00e8 possibile farlo in una maniera esteticamente interessante, sfrondando dal vecchiume, ma senza aggiungere per forza dei significati inutili e assolutamente poco pertinenti. Quello che c&#8217;\u00e8 in scena viene certamente da me, ma da come io interpreto il compositore, il librettista, l&#8217;autore della fonte letteraria.<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"\/\/www.youtube.com\/embed\/GIcNv7tdq20\" width=\"420\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><br \/>\n<b>Mi sembra di intuire che c&#8217;\u00e8 un grande rispetto verso le fonti&#8230;\u00a0\u00a0 <\/b><br \/>\nC&#8217; \u00e8 infatti sempre\u00a0 un grande rispetto ed aggiungerei un grande amore. Ho fatto, ad esempio, tre\u00a0 opere di Donizetti, due delle quali rare: \u201c<em>Il Marino Faliero\u201d<\/em> e il<em> \u201cPoliuto\u201d.\u00a0<\/em>Analizzando queste opere, lavorandoci, mi sono accorto che il <em>\u201cMarino Faliero\u201d<\/em> \u00e8 un grande capolavoro disconosciuto e perci\u00f2 ho cercato di portarne all&#8217;esterno tutte le motivazioni ed \u00e8 stato uno spettacolo assolutamente riuscito. Il \u201c<em>Poliuto\u201d, c<\/em>he viene considerato un capolavoro, in realt\u00e0 non lo \u00e8, a mio avviso. E&#8217; un&#8217;opera azzoppata per motivi storici ed \u00e8 evidente nella sua struttura dove troviamo sia dei momenti musicalmente buoni, sia dei momenti drammaturgicamente fallaci. Io ne ho visto l&#8217;aspetto ironico, che non a tutti \u00e8 piaciuto. Ma, mi ripeto, non ho interpretato, ma ho solo reso evidenti in scena certi aspetti dell&#8217;opera. E&#8217; questa che ti da le indicazioni\u00a0 su come farla.<br \/>\n<b>Non si lascia mai condizionare dalla tradizione?\u00a0\u00a0 <\/b><br \/>\nIo affronto un testo senza pensare che dietro di esso ci sia una storia di rappresentazioni, di tradizioni in senso stretto. Questo non vuol dire che non la consideri, ma non \u00e8 un aspetto imprescindibile del mio percorso creativo. Parto dal testo come se non lo avessi mai fatto. Io, per esempio, non ho mai\u00a0 fatto un&#8217;\u201cAida\u201d, ma \u00e8 ovvio che, qualora dovessi metterla in scena, non potrei non tenere conto dello storico delle rappresentazioni, per poi arrivare a una visione personale. Quindi non \u00e8 detto che debba per forza mettere in scena gli elefanti e le piramidi.<br \/>\n<b>La regia, vista anche come studio filologico, sembra essere un percorso faticoso&#8230;\u00a0\u00a0 <\/b><br \/>\nPer me non lo \u00e8 affatto. Anzi \u00e8 l&#8217;aspetto pi\u00f9 interessante e divertente e creativo. Chiaramente segue la messa in opera, che riserva anche delle sorprese per il regista. Quando si progetta una produzione, bisogna poi affrontare i cantanti, un direttore d&#8217;orchestra ed \u00e8 allora che il progetto prende vita e che comincia a &#8220;sfuggire&#8221;, come accade, in verit\u00e0, anche in letteratura quando si scrive un libro. Ma questo \u00e8 esaltante ed emozionante.<br \/>\n<b>Come riesce a comunicare tutto questo suo modo di fare opera ai suo collaboratori?\u00a0\u00a0 <\/b><br \/>\nLavorando&#8230; lavorando tanto, spiegando il progetto, facendo loro comprendere le mie motivazioni, lavorando, ad esempio, coi cantanti anche fisicamente, spostandoli, quando \u00e8 necessario, sul palcoscenico, toccandoli. L&#8217;opera \u00e8 fisicit\u00e0.<br \/>\n<b>E&#8217; raro trovare un regista che comunica un impegno cos\u00ec totalizzante, faticoso,elaborato&#8230;\u00a0\u00a0 <\/b><br \/>\nE&#8217; un tipo di professione che nasce dall&#8217;amore e, proprio per questo, appunto, totalizzante.<br \/>\n<b>Ma non trova delle resistenze magari dai cantanti?\u00a0\u00a0 <\/b><br \/>\nIo ho lavorato spesso con persone che debuttavano in un ruolo. Ma anche quando ho avuto cantanti importanti, gi\u00e0 strutturati \u00e8 stato veramente bello vederli partecipi poco a poco del tuo progetto, facendosene carico e spogliandosi dell&#8217;idea personale che avevo del personaggio e vestendo abiti differenti.<br \/>\n<b>Un&#8217;esperienza registica interessante&#8230;\u00a0\u00a0 <\/b><br \/>\nUn&#8217;esperienza che ricordo tra le pi\u00f9 interessanti \u00e8 stata lavorare con Giorgio Surjan al personaggio di <em>&#8220;Marino Faliero&#8221;<\/em>. Surjan \u00e8 un artista molto serio e conosciuto, ma si \u00e8 fatto carico di questo personaggio gigantesco con estrema naturalezza, rivedendo completamente la sua precedente visone del carattere. Anche con Ivan Inverardi, che ha debuttato nel ruolo di Falstaff, \u00e8 stato un lavoro di approccio spesso tortuoso e contrastato: Inverardi aveva paura di questo personaggio e non riusciva a renderlo pi\u00f9 intimo come io desideravo ed era assai diverso da quelle che erano le sue aspettative: il solito ciccione, volgare e anche un po&#8217; antipatico. Invece, per me, \u00e8 stato sempre il contrario: in questa produzione \u00e8 un uomo dolce e simpatico ed \u00e8 lui, in fin dei conti, il vero grande protagonista dell&#8217;opera. Risulta, a mio avviso, una spanna sopra tutto il suo <em>entourage<\/em> di basso livello di questa cittadina che si suppone sia Windsor.Questo <em>Falstaff<\/em> cade nel centenario verdiano, quindi ho pensato di ambientare l&#8217;opera nel 1893, l&#8217;anno in cui \u00e8 stato rappresentata alla Scala. Partendo da questo presupposto \u00e8 cambiato tutto, in rapporto ai costumi. I costumi sono esattamente di quell&#8217;anno, neppure d&#8217;epoca. L&#8217;ambientazione \u00e8 un teatro dove Falstaff e Quicly, alla quale io ho dato\u00a0 un&#8217;importanza superiore rispetto a quella che solitamente le si d\u00e0 all&#8217;interno delle quattro comari, sono due attori \/artisti che interpretano i loro ruoli e nei loro rispettivi camerini si preparano ad affrontare questa sorta di scontro tra titani nel quale uno dovr\u00e0 convincere e l&#8217;altro dovr\u00e0 resistere. Perch\u00e8 tutto ci\u00f2? Perch\u00e8 Falstaff \u00e8 l&#8217;ultima opera di Verdi ed \u00e8 scritta come stratificazioni di diversi significati. Tutte citazioni delle precedenti composizioni di cui \u00e8 pienissima quest&#8217;opera, da <em>\u201cOtello<\/em>\u201d a <em>\u201cLa Traviata\u201d,<\/em> a <em>\u201cUn Ballo in Maschera\u201d<\/em>&#8230; ma c&#8217;\u00e8 anche la citazione di Wagner e questo fa di Verdi quella grande mente superiore che \u00e8 stata capace di far suoi e di rendere in commedia, come forma di omaggio a Wagner, certi tic del compositore dell&#8217;avvenire.\u00a0 Un &#8216;opera cos\u00ec divertita e divertente, frutto di una mente cos\u00ec geniale, deve essere resa con il rispetto e l&#8217;ironia che merita. In questo caso, ambientandola in una situazione metateatrale, escono fuori molto bene i caratteri dei personaggi e Quiqly, nella mia visione, \u00e8, per esempio, giovane e bella e quindi non \u00e8 pi\u00f9 la comare vecchia e brutta che funge solo da messaggero, ma anzi \u00e8 un vero Cupido in veste femminile, del quale Falstaff \u00e8 quasi innamorato e, forse, pensa che potrebbe essere lei, invece che Alice e Meg, la sua vera conquista. Secondo me, Verdi vede in Falstaff l&#8217;artista con la A maiuscola. L&#8217;artista \u00e8 colui che ha molto vissuto e che ha molto capito del mondo e che si pu\u00f2 divertire a vederne i difetti ed i tic, ma dentro di s\u00e9, pur avendo tutti i vizi ed essendo profondamente umano, \u00a0rimane puro, un bambino. Per questo \u00e8 un personaggio simpatico e, pur prestandosi a questa burla, in realt\u00e0, lo squallore &#8220;comico&#8221; ricade sui personaggi dell&#8217;entourage.<br \/>\nGiuseppe Verdi ha creato dei personaggi straordinari, che bisogna tirar fuori. Il dottor Cajus solitamente \u00e8 un personaggio secondario, mentre io l&#8217;ho valorizzato, dandogli una caratteristica che viene da Shakespeare. Per il bardo, il personaggio \u00e8 uno straniero, un forestiero, un medico francese e quindi non \u00e8 propriamente integrato nella comunit\u00e0, ma \u00e8 possidente e quindi \u00e8 appetibile per la figlia di un borghese arricchito come Ford. Proprio per questo ho voluto dargli un accento francese ed \u00e8 diventato, figurativamente parlando, un po&#8217; l&#8217;immagine di Arrigo Boito, il librettista di <em>Falstaff<\/em>, poeta della scapigliatura molto vicino al naturalismo francese, che insieme a Verdi ha creato quest&#8217;opera ricca di preziosismi. Cos\u00ec come \u00e8 stratificato il significato musicale della partitura, anche la lingua che usa Boito \u00e8 piena di stratificazioni culturali. Questa \u00e8 un opera colta e, nella mia visione, \u00e8 quasi l&#8217;antenata della commedia musicale che arriver\u00e0 con<em> \u201cGianni Schicchi\u201d<\/em> e, subito dopo, con Nino Rota e il suo\u00a0<em>\u201cIl\u00a0 Cappello di paglia di Firenze\u201d<\/em> e, se vogliamo, con la commedia musicale pi\u00f9 leggera. La grandezza di questo capolavoro \u00e8 tale che Verdi non poteva scrivere altro dopo Falstaff. Ci troviamo di fronte ad un&#8217;opera che chiude una carriera e non la inizia.<br \/>\n<b>Come sceglie i suoi collaboratori? Chi \u00e8 il regista all&#8217;interno di un progetto?\u00a0\u00a0 <\/b><br \/>\nPrima di tutto per la stima che provo nei loro confronti e per la conoscenza delle loro attitudini tecniche ed estetiche. Naturalmente sento la necessit\u00e0 di ricordare una cosa che \u00e8 abbastanza ovvia, ma in Italia va, a mio avviso, sempre ribadita: il regista \u00e8 colui che progetta la produzione. L&#8217;idea parte dal regista e lui \u00e8 il responsabile ultimo del progetto. In Italia, per tradizione storica, si \u00e8 partiti sempre dall&#8217;immagine figurativa, dalla scena e dai costumi e poi veniva la regia, che muove i personaggi sulla scena. Ma non \u00e8 cos\u00ec: l&#8217;Europa ci insegna che \u00e8 il contrario. Dalla nascita dalla regia in Russia sino a tutte le elaborazioni europee, il regista \u00e8 il responsabile del progetto. Questo poi sceglie un costumista, uno scenografo, un tecnico luci che si facciano carico dell&#8217;idea registica. E&#8217; senza\u00a0 dubbio un lavoro di squadra che parte da un&#8217;idea che deve essere comunicata e spiegata. Il regista ha il controllo dell&#8217;immagine figurativa e anche dei costumi.<br \/>\n<b>Nel suo caso, maestro, all&#8217;interno del suo teatro da direttore artistico ha la possibilit\u00e0 di scegliere non solo i suoi collaboratori, ma anche i cantanti, il che porta, per la sua visione, a minori limiti creativi&#8230;\u00a0\u00a0 <\/b><br \/>\nCerto, questo \u00e8 vero ed \u00e8 anche l&#8217;optimum che non sempre si pu\u00f2 avere. E&#8217; comunque una sfida adattare un progetto ad altre personalit\u00e0, come nel caso di Jesi dove, rispetto alla produzione di Sassari, abbiamo cambiato il direttore d&#8217;orchestra ed il personaggio di Meg, pur mantenendo la base del cast. Questi cambiamenti, che sembrano di poca importanza, sono <a href=\"http:\/\/rilevanti.il\/\">r<\/a>ilevanti. Il direttore d&#8217;orchestra cambia l&#8217;approccio al progetto ed in qualche modo la parte registica ha una sua ridefinizione. Avere un&#8217;altra cantante significa rimodulare il rapporto tra questa ed i colleghi sul palco.<br \/>\n<b>Quando pensa ad un progetto registico pensa mai al pubblico?\u00a0\u00a0 <\/b><br \/>\nIl pubblico ha una sua intelligenza e capisce di uno spettacolo il senso ultimo anche se non individua questa citazione o quell&#8217;analisi: questo non importa. Quello che vede \u00e8 sempre un progetto organico, coerente. Se si crea un spettacolo ben costruito, il pubblico lo percepisce. Quello che non accetta il pubblico \u00e8 essere preso in giro.<br \/>\n<b>&#8230;quando se ne accorge&#8230;\u00a0\u00a0 <\/b><br \/>\nAppunto. Io ho affrontato il mio lavoro di direttore artistico in una\u00a0 visione maieutica nei confronti del pubblico e nella regia cerco di fare altrettanto. Il mio rispetto per la musica \u00e8 cos\u00ec sentito che penso che si debba comunicare nella maniera pi\u00f9 sana e pi\u00f9 giusta fuori da un narcisismo di autore che a tutti i costi si sovrappone al significato dell&#8217;opera.<br \/>\n<b>Un progetto nel cassetto?\u00a0\u00a0 <\/b><br \/>\nCome regista ci sono tanti titoli che vorrei mettere in scena: per esempio, non ho mai affrontato Puccini e mi piacerebbe fare una <em>Butterfly<\/em>, una <em>Turandot<\/em> e anche un <em>Trittico<\/em>. Puccini \u00e8 un compositore intellettuale nonostante quello che sembra e cio\u00e8 solo emotivo. Chiaramente c&#8217;\u00e8 anche quella componente, ma l&#8217;emotivit\u00e0 di Puccini \u00e8 estremamente costruita a tavolino. Trovo molto pi\u00f9 emotivo Donizetti . Mi piacerebbe fare l<em>&#8216;Aida,<\/em> perch\u00e9 la considero la mia opera &#8211; feticcio, ed un altro Rossini serio dopo il <em>\u201cMose in Egitto\u201d<\/em>, cos\u00ec come un&#8217;\u201c<em>Armida\u201d. <\/em>E non ti nascondo che attendo con trepidazione di poter fare \u201c<em>Les dialogues<\/em> <em>des Carm\u00e9lites\u201c\u00a0<\/em>di Poulenc perch\u00e9 in quel compositore io vedo molte cose di me. In quest&#8217;opera c&#8217;\u00e8 tutta la parte spirituale, profonda, drammatica e malinconica che io ho dentro e che nelle opere comiche rovescio in ironia. <em>Un ringraziamento particolare all&#8217;Ufficio Stampa dell&#8217;Ente Concerti di Sassari\u00a0 &#8220;Marialisa De Carolis&#8221;.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo il grandissimo successo ottenuto a Sassari\u00a0 e a Jesi con la sua regia di\u00a0 Falstaff\u00a0 verdiano,\u00a0 Marco [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":19,"featured_media":64538,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[207,153,14667,6587],"class_list":["post-64347","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-interviste","tag-falstaff","tag-giuseppe-verdi","tag-interviste","tag-marco-spada"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64347","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/19"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=64347"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64347\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":87668,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64347\/revisions\/87668"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/64538"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=64347"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=64347"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=64347"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}