{"id":64550,"date":"2013-12-06T02:49:20","date_gmt":"2013-12-06T00:49:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=64550"},"modified":"2013-12-15T18:14:39","modified_gmt":"2013-12-15T16:14:39","slug":"grandi-virtuosismi-alla-fenice-nel-recente-concerto-della-filarmonica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/grandi-virtuosismi-alla-fenice-nel-recente-concerto-della-filarmonica\/","title":{"rendered":"Grandi virtuosismi alla Fenice nel recente concerto della Filarmonica."},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Venezia, Teatro La Fenice<\/em><strong><br \/>\nOrchestra filarmonica della Fenice<br \/>\n<\/strong>Direttore <strong>Diego Matheuz<br \/>\n<\/strong>Violino <strong>Nicola Benedetti<br \/>\n<\/strong><i>Max Bruch <\/i>Concerto per violino e orchestra n. 1 in sol minore po. 26<br \/>\n<i>B\u00e9la Bart\u00f3k <\/i>Concerto per orchestra<br \/>\n<em>Venezia, 2 dicembre 2013\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/em><br \/>\nUn altro battesimo del fuoco per l&#8217;Orchestra filarmonica della Fenice, che ha pienamente confermato l&#8217;alto livello raggiunto sotto il profilo sia artistico che tecnico, saldamente guidata dal maestro Diego Matheuz, direttore principale del teatro veneziano, che si sta rivelando, ogni volta di pi\u00f9, interprete sensibile e gi\u00e0 maturo, temperando quell&#8217;esuberanza giovanile, che forse era prevalente nelle sue prime <i>performance<\/i> in laguna. <strong>Ospite d&#8217;eccezione la ventiseienne violinista scozzese, dal nome inequivocabilmente italiano, Nicola (sic) Benedetti.<\/strong> I titoli in programma per questa serata erano accomunati dal carattere virtuosistico, presente sia nel lavoro di Bruch, sia in quello di Bart\u00f3k.\u00a0 Analitica e meditativa, in perfetta sintonia con la bella e brava solista (\u00e8 il caso di dirlo), la lettura che Matheuz ha proposto del Concerto n. 1 in sol minore op. 26 di Bruch, mettendo bene in risalto ogni particolare di questa composizione, pervasa da un aura tardo romantica; l&#8217;unica ancora in repertorio di uno dei pi\u00f9 significativi rappresentanti dell&#8217;accademismo musicale nella Germania dell&#8217;Ottocento, assai stimato da Brahms (che nel comporre il suo Concerto per violino aveva in mente proprio questa composizione), continuatore della tradizione di Mendelssohn e deciso avversario della scuola neotedesca di Schmann e Wagner, sostenuta invece da Liszt. Della vastissima produzione di Bruch \u2013 autore, tra l&#8217;altro, di tre concerti per violino e orchestra, tre sinfonie, alcune opere teatrali, e molta musica da camera \u2013 \u00e8 rimasto oggi di fatto soltanto il primo concerto per violino, scritto nel 1866 per Joseph Joachim; un lavoro di grande fascino, composto a soli ventotto anni, che rivela freschezza e vigore giovanile, ma anche momenti colmi di lirismo. Straordinaria l&#8217;interpretazione della Benedetti, che \u2013 sempre ispiratissima e come rapita dalla musica \u2013\u00a0 nel primo tempo, denominato da\u00a0 Bruch <i>Vorspiel <\/i>(Preludio) per la libert\u00e0 quasi rapsodica del suo fluire, ha iniziato l&#8217;esecuzione appoggiando dolcemente l&#8217;archetto sullo strumento nel sol iniziale, per ottenere una languida nota lunga senza vibrato, che ha preannunciato le seduzioni sonore con cui avrebbe soggiogato il pubblico nel suo dialogo con l&#8217;orchestra in tono ora elegiaco, ora patetico, ora drammatico, perfettamente assecondata dagli strumentisti della Filarmonica. Nel secondo tempo (<i>Adagio<\/i>), pervaso da una vena patetica al limite dell&#8217;affettazione \u2013 indubbiamente uno tra i pi\u00f9 bei movimenti lenti di tutte le composizioni per violino e orchestra, legato senza soluzione di continuit\u00e0 al primo movimento come avviene nell&#8217;analogo concerto di Mendelssohn \u2013 la violinista si \u00e8 distinta per cantabilit\u00e0 ed intensit\u00e0 espressiva, accompagnata da un&#8217;orchestra che ha saputo corrisponderle ora intessendo delicatissime trame sonore ora partecipando ai momenti di forte <i>pathos <\/i>con affettuoso coinvolgimento, fatto di bel suono, perfetto affiatamento, sensibilit\u00e0 musicale. Vigoroso il <i>Finale<\/i>, dove la violinista ha messo in mostra tutta la sua padronanza dello strumento nei passaggi virtuosistici come nei momenti in cui prevale un certo gusto per il grandioso, complici ancora una volta Matheuz e l&#8217;orchestra. L&#8217;esecuzione \u00e8 stata salutata da scroscianti applausi e da qualche meritatissimo \u201cBrava!\u201d Ne \u00e8 seguito un <i>bis<\/i>: la Sarabanda dalla Partita n. 2 per violino solo di Bach, eseguita sfoggiando uno stupendo fraseggio e senso della forma.<br \/>\nMa il vero battesimo del fuoco per la Filarmonica si \u00e8 avuto con l<strong>&#8216;esecuzione del bartokiano Concerto per orchestra.<\/strong> Questa composizione \u2013 com&#8217;\u00e8 noto \u2013\u00a0 deve la sua origine a quell&#8217;instancabile animatore dell&#8217;ambiente musicale americano che fu Serge Koussevitzky, il quale nel 1943, sollecitato da Jozsef Szigeti e Fritz Reiner, and\u00f2 a trovare Bart\u00f3k, degente in un ospedale negli Stati uniti, per commissionargli un pezzo per orchestra da dedicare alla memoria della defunta consorte Natalie. Tra agosto ed ottobre, nella quiete del soggiorno di cura e riposo di Saranac Lake, il musicista ungherese compose, in non pi\u00f9 di otto settimane, il Concerto per orchestra, primo dei capolavori della sua produzione americana. La partitura, che ha come cellula germinale l&#8217;intervallo di quarta magistralmente trattato, prevede una compagine orchestrale davvero imponente, affidando ai diversi strumenti o gruppi di strumenti un ruolo concertante o addirittura solistico. Una prova davvero ardua per le orchestre di tutto il mondo, che richiede agli strumentisti grande coesione e senso dell&#8217;insieme e, nello stesso tempo, la capacit\u00e0 di far risaltare le singole sezioni, i singoli strumenti, impegnati in passaggi, come si \u00e8 notato poc&#8217;anzi, anche di natura virtuosistica. E la Filarmonica, insieme al giovane direttore venezuelano, ha superato la prova a pieni voti.\u00a0 Nell&#8217;<i>Andante non troppo<\/i> dell&#8217;<i>Introduzione<\/i> si \u00e8 apprezzato un suono assolutamente coeso durante l&#8217;esposizione del misterioso motivo iniziale da parte dei bassi, prima dell&#8217;apparizione del tema delineato con precisione dai flauti e successivamente dalle trombe, interrotto bruscamente dall&#8217;urlo dei violini, sempre impeccabili nel suono e nel fraseggio; impareggiabili per bel timbro e musicalit\u00e0 i tromboni e le trombe, protagonisti nel gioco contrappuntistico, che anima il successivo <i>Allegro vivace<\/i> in forma di sonata.<br \/>\nEsemplare lo <i>Scherzo <\/i>\u2013 intitolato in partitura (in italiano) <i>Il giuoco delle coppie \u2013 <\/i>dove le sette coppie di strumenti si sono segnalate per nitore di suono e senso del ritmo nelle variazioni sul tema, preannunciato da un tamburo militare, procedendo per intervalli paralleli: i fagotti per seste, gli oboi per terze, i clarinetti per settime, i flauti per quinte e le trombe in sordina per\u00a0 seconde maggiori. Suggestiva la parte centrale del movimento, una sorta di asimmetrico corale in forma tripartita, colorato dell&#8217;oro brunito degli ottoni. Di grande seduzione sonora la \u201cnotturna\u201d impressionistica <i>Elegia<\/i>, aperta dalla cupa e misteriosa introduzione monodica di contrabbassi e timpani, in cui sulla tenue sonorit\u00e0 creata dagli archi, tra ondeggianti glissati dell&#8217;arpa ed echi di flauti e clarinetti, spiccavano le acute figurazioni dell&#8217;oboe e poi dell&#8217;ottavino, creando un&#8217;atmosfera magica, prima dell&#8217;improvviso ritorno del tema dell&#8217;<i>Andante<\/i> iniziale.<br \/>\nTutta l&#8217;orchestra ha brillato nell&#8217;eccentrico <i>Intermezzo interrotto,<\/i> costituito da due soggetti alternati di carattere popolaresco (il primo lieve e grazioso, il secondo struggente e appassionato), finch\u00e9 si \u00e8 imposta bruscamente la burlesca, che ricorda sia <i>La vedova allegra<\/i> che la S<i>infonia di Leningrado <\/i>di \u0160ostakovi\u010d (forse una trovata per sbeffeggiare l&#8217;ancora imperante nazismo). \u00a0Nitido il richiamo dei corni e perfettamente scandito il trafelato <i>perpetuum mobile<\/i> degli archi, che introducono allo spumeggiante <i>Finale: <\/i>una girandola di motivi, su cui si spiccava luminoso il tema delle trombe, costituente il soggetto di una fuga liberamente articolata, in cui si sono distinte varie sezioni dell&#8217;orchestra, prima dell&#8217;esposizione trionfale degli ottoni, con accenti di <i>blues<\/i> nello stile di Gershwin \u2013 omaggio al musicista americano, di cui Bartok all&#8217;epoca era ospite. E cos\u00ec via fino all&#8217;imperiosa coda conclusiva. Applausi a non finire una volta terminata l&#8217;esecuzione con una vera ovazione tributata alle parti che si erano pi\u00f9 messe in luce e, in particolare, alle trombe. Secondo <i>bis<\/i> della serata: la Danza ungherese\u00a0 n.1\u00a0 di Brahms, eseguita con grande <i>verve<\/i>, ma anche con acuto senso dei contrasti dinamici ed agogici.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Venezia, Teatro La Fenice Orchestra filarmonica della Fenice Direttore Diego Matheuz Violino Nicola Benedetti Max Bruch Concerto per [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":72,"featured_media":64552,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1005],"tags":[981,14678,1631,9240,7324,8529],"class_list":["post-64550","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-concerti","tag-bela-bartok","tag-concerti","tag-diego-matheuz","tag-max-bruch","tag-nicola-benedetti","tag-orchestra-filarmonica-della-fenice"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64550","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/72"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=64550"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64550\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/64552"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=64550"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=64550"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=64550"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}