{"id":64700,"date":"2013-12-14T01:45:40","date_gmt":"2013-12-14T00:45:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=64700"},"modified":"2021-05-11T18:10:19","modified_gmt":"2021-05-11T16:10:19","slug":"mascagni-150zanetto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/mascagni-150zanetto\/","title":{"rendered":"Pietro Mascagni (1863 &#8211; 1945) :&#8221;Zanetto&#8221; (1896)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><b><i>La genesi<\/i><\/b><\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><em>\u201cIo credo che il Mascagni abbia fatto in queste scene deliziose la sua opera pi\u00f9 organica, pi\u00f9 originale e pi\u00f9 continuata. Una sola nota tolta o aggiunta o mutata danneggerebbe il gioiello, disturberebbe quei discorsi sotto la luna, al cospetto di una Firenze pallida e addormentata\u201d. <\/em>Definita dallo scrittore e giornalista Ugo Ojetti un gioiello dopo la prima milanese avvenuta alla Scala il 18 marzo 1896 sotto la direzione del compositore stesso con <strong>Maria Pizzigalli (Silvia) e Stefania Collamarini (Zanetto)<\/strong>, <strong><i>Zanetto<\/i>, in realt\u00e0, aveva ricevuto il suo battesimo teatrale il 2 marzo 1896 con gli stessi interpreti<\/strong> nella sala Pedrotti del Liceo Musicale, oggi Conservatorio, Rossini di Pesaro, dove Mascagni si era appena insediato come direttore. Mentre l\u2019operina, a Pesaro, aveva riscosso un discreto successo, a Milano ebbe un\u2019accoglienza contrastata non solo da parte del pubblico piuttosto freddo ma anche da parte della critica che si mostr\u00f2 ora favorevole ora ostile; se Ugo Ojetti, infatti, esalt\u00f2 l\u2019opera senza riserve, diversa fu l\u2019opinione del primo biografo di Mascagni, Giannotto Bastianelli, che, come aveva fatto per <i>Silvano<\/i>, stronc\u00f2 <i>Zanetto<\/i> senza possibilit\u00e0 d\u2019appello:<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u201cAl soggetto sconciamente realistico del <i>Silvano<\/i>, segue con un nuovo sbalzo, un soggetto di squisita poesia: <i>Zanetto<\/i> o \u00ab<i>Le passant<\/i>\u00bb di F. Copp\u00e9e. La dolce e intima scena che ne forma il contenuto a dir vero non era molto consona alla natura esteriore del Mascagni. Occorreva prima di tutto un librettista che non sbertucciasse il delizioso episodio con versi che non significano nulla \u2013 <i>Cuore<\/i>, c&#8217;\u00e8 il <i>dolore<\/i>, tra il <i>profumo<\/i> e lo <i>splendore<\/i> \u2013 , e in secondo luogo occorreva un musicista di arte molto pi\u00f9 evoluta e sinuosa di quello che non sia l&#8217;ingenuo e rozzo linguaggio mascagnano. Certo, se confrontiamo lo <i>Zanetto<\/i> al <i>Silvano<\/i>, ci accorgiamo subito che il fascino sentimentale del soggetto ha suscitato qualche fantasma vero nella inerte immaginazione del maestro. Il preludio, sebbene cos\u00ec poco intonato alla signorilit\u00e0 umoristica che dovrebbe avere un madrigale sussurrato in lontananza \u2013 siamo nel Rinascimento, a Firenze \u2013 ; la canzone di Zanetto sebbene cos\u00ec poco elegantemente trovadorica; l&#8217;appassionata e bell&#8217;aria \u00abnon andar da Silvia\u00bb, sebbene anch&#8217;essa troppo plebea per sgorgare dall&#8217;anima d&#8217;una grande cortigiana fiorentina; sono brani di musica che invano si cercherebbe nel <i>Silvano<\/i>. Ma nel complesso l&#8217;opera \u00e8 viziosa; il recitativo ne \u00e8 povero, convenzionale, spesso pesante. Si aggiunga, a momenti, un <i>cantabile<\/i> indegno della penna d&#8217;uno scrittorucolo di romanze a base di sentimentalit\u00e0 da <i>Scena illustrata<\/i>. So che lo <i>Zanetto<\/i> ha esercitato un certo fascino sugli studenti intellettuali del tempo. Ma credo che essi, se non eran dei babbei, fossero pi\u00f9 vellicati nella loro sentimentalit\u00e0 dall&#8217;<i>idea<\/i> del soggetto, che dall&#8217;<i>attuazione<\/i> mascagnana di quest&#8217;idea. La verit\u00e0 \u00e8 che quest&#8217;idea non fu saputa incarnare. Convengo per\u00f2 che tra i libretti mascagnani lo <i>Zanetto<\/i> \u00e8 l&#8217;unico che, accanto alla <i>Cavalleria<\/i> e a parte del <i>Ratcliff<\/i>, pu\u00f2 significare qualcosa di poetico\u201d. (G. Bastianelli, <i>Pietro Mascagni<\/i>, Ricciardi, Napoli, 1910, pp. 72-74).<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Oggetto di sperticate lodi, ma anche di stroncature, <i>Zanetto<\/i> \u00e8 un\u2019opera che va giudicata nella sua individualit\u00e0 e, non, come spesso \u00e8 stato fatto, sempre in relazione alla produzione ad essa precedente<\/strong>. In realt\u00e0 <i>Zanetto<\/i> segna quasi una cesura tra la prima parte della produzione di Mascagni intrisa di elementi sia veristici (<i>Cavalleria <\/i>e <i>Silvano<\/i>) sia idillici (<i>Amico Fritz<\/i>) sia romantici (<i>Guglielmo Ratcliff<\/i>), e i suoi lavori pi\u00f9 maturi che, aperti da <i>Iris<\/i>, mostrano un avvicinamento al mondo poetico-musicale del Decadentisimo. Composto su un libretto che Targioni-Tozzetti e Menasci trassero da <i>Zanetto<\/i> o \u00ab<i>Le passant<\/i>\u00bb di F. Copp\u00e9, <i>Zanetto<\/i> \u00e8 comunque un\u2019opera piuttosto atipica all\u2019interno della produzione di Mascagni, sia per il contenuto che per la realizzazione musicale <strong>\u00c8 un lavoro estremamente delicato per il quale Mascagni mostr\u00f2 una certa predilezione<\/strong>, dimostrata dalla sua preferenza accordatale durante una <i>tourn\u00e9e<\/i> in Germania nel mese di ottobre 1896; in quell\u2019occasione, infatti, fece eseguire alcune anticipazioni di questa sua nuova opera al posto di brani tratti da <i>Silvano<\/i> che pur aveva debuttato con successo qualche mese prima.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><b><i><span style=\"color: #ff0000;\"><a style=\"color: #ff0000;\" href=\"http:\/\/opera.stanford.edu\/Mascagni\/Zanetto\/libretto.html\">L\u2019opera<\/a><\/span><br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"YouTube video player\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/yU3ErVbMWzw\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/i><\/b><\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Ambientata in un paesino nei pressi di Firenze, l\u2019operina si apre con un insolito preludio vocale,<\/strong> costituito da un madrigale, anche se della forma rinascimentale non \u00e8 mantenuto il rapporto, praticamente inesistente, tra musica e parola, dal momento che il coro, formato da soprani, tenori e bassi divisi, non intona un testo poetico, ma si esibisce in vocalizzi. Questo brano, con il quale \u00e8 introdotta un\u2019opera in cui la musica scorre senza soluzione di continuit\u00e0 come se fosse un unico <i>brano da camera<\/i>, presenta una struttura tripartita (A-B-A<sup>1<\/sup>) con una sezione iniziale, nella quale emergono i soprani primi con un tema che ritorner\u00e0 spesso nel corso dell\u2019opera, seguita da una sezione centrale omoritmica che precede la ripresa e una \u00a0coda conclusiva. Un elegante tema, che emerge alla voce pi\u00f9 acuta su una scrittura accordale come in una <i>frottola<\/i> rinascimentale, <strong>introduce la protagonista Silvia che si lamenta di non aver mai incontrato il vero amore<\/strong> e soprattutto della volgarit\u00e0 di alcuni suoi spasimanti come il podest\u00e0 e il mercante che avrebbero cercato di conquistarla con l\u2019oro. Questo suo lungo monologo, che, per la sua realizzazione musicale piuttosto variegata, non si pu\u00f2 ascrivere a nessuna forma della tradizione lirica ottocentesca, si conclude su un interrogativo accordo di <i>dominante<\/i> di <i>do minore<\/i> che sembra rappresentare al meglio gli interrogativi della donna sulla sua condizione. Proprio in quel momento il suono dell\u2019arpa sembra darle una risposta, introducendo <strong>il personaggio di Zanetto che, pur essendo un uomo, \u00e8 interpretato da un mezzosoprano<\/strong> <i>en travesti<\/i> scelto per riprodurre le caratteristiche vocali del castrato dell\u2019opera del Seicento e del Settecento. Accompagnato dall\u2019arpa, Zanetto intona una semplice serenata (<i>Cuore v\u2019\u00e8 il dolore<\/i>) dal testo piuttosto convenzionale con l\u2019occorrenza di lemmi come \u00abcuore\u00bb, \u00abfiore\u00bb e \u00abamore\u00bb, che, in rima, avrebbero incantato in una sua nota lirica Umberto Saba, ma che in questo contesto sembrano banali e scontati. Nonostante il testo il lirismo semplice di questa serenata dalla struttura bipartita (A-A<sup>1<\/sup>) incanta Silvia che, non sentendo pi\u00f9 la voce del giovane, decide di ritirarsi nel suo palazzo. Introdotto dall\u2019elegante tema gi\u00e0 sentito all\u2019inizio, entra Zanetto che, in una scrittura quasi da <i>recitar cantando<\/i>, manifesta la sua intenzione di dormire in quel luogo all\u2019aria aperta. La ripresa del tema del madrigale in una delicata orchestrazione da camera accompagna il ritorno sulla scena di Silvia che, scesa di corsa dalla terrazza, prima contempla il giovane mentre dorme e, poi, lo sveglia. Il tema iniziale, orchestrato sempre in modo delicato con un organico quasi cameristico, accompagna la prima parte del dialogo tra Silvia e Zanetto che si svolge in un\u2019atmosfera musicalmente preziosa e apparentemente serena interrotta\u00a0 dalla <i>settima diminuita<\/i> che introduce il turbamento di Silvia la quale teme, con il suo <i>amore funesto<\/i>, di recare un male all\u2019innocenza del suo interlocutore. Zanetto, da parte sua, si presenta (<i>Sono Zanetto<\/i>) come un cantore vagabondo in una scrittura che oscilla tra il tono declamatorio, ancora una volta da <i>recitar cantando<\/i> della parte iniziale, e le movenze dell\u2019arietta settecentesca (<i>So condurre col fragile remo<\/i>) orchestrata con delicatezza. La donna, meravigliata di quella vita raminga, chiede a Zanetto con accenti di profondo lirismo se mai una volta abbia sognato una dimora stabile o se una fanciulla sia riuscita a bloccare quel suo andare ramingo ma riceve sempre una risposta negativa. Zanetto, pur avendo paura dell\u2019amore, ammaliato dall\u2019atmosfera che si \u00e8 creata, alla fine confessa il suo desiderio di volere restare con Silvia <i>(Io qui potrei forse restare<\/i>) su un semplice accompagnamento accordale che fa risaltare le parole nella parte iniziale per cedere il posto ad una scrittura di intenso e appassionato lirismo alle parole <i>Madonna bella<\/i>. Silvia, inizialmente turbata, decide, per\u00f2, di allontanare Zanetto che, dopo aver visto rifiutate le sue proposte di rimanere in qualit\u00e0 o di paggio o di scudiero, constata, con un languido tema discendente, che il suo sogno \u00e8 svanito; spera, tuttavia, di aver maggior fortuna il giorno dopo con <i>Silvia fiorentina<\/i>, senza rendersi conto che si trova di fronte alla donna che sta cercando. Zanetto le chiede consiglio sul da farsi aggiungendo che ha sentito parlare della bellezza altera di Silvia la quale recherebbe sfortuna a chi le sta vicino. Silvia, sempre turbata, inizialmente non risponde, ma sollecitata da Zanetto, in una pagina d\u2019intenso lirismo (<i>Non andar da Silvia<\/i>) nella quale confessa in modo non del tutto chiaro al giovane il suo amore, lo consiglia a non cercare quella donna. Zanetto dichiara, in una pagina intrisa,\u00a0 a sua volta, di tenero lirismo, che sarebbe partito portando con s\u00e9 il ricordo soave di quell\u2019incontro. La donna, da parte sua, vorrebbe fargli dono di un anello, ma Zanetto rifiuta chiedendole un oggetto meno ricco che abbia un valore simbolico come il fiore con il quale Silvia aveva adornato i suoi capelli. Silvia glielo dona, dicendogli che sarebbe appassito nelle sue mani e che la morte di quel fiore gli avrebbe ricordato la sua sorte. In questo passo la breve vita del fiore e la sua morte sembrano rappresentare rispettivamente la precariet\u00e0 del sogno che i due personaggi stanno vivendo e \u00a0il dolore che si mescola al piacere di quel fugace quanto intenso incontro. Zanetto, da parte sua, ha paura di partire e la sua melodia, che gira attorno alle stesse note, sembra mostrare il disorientamento dell\u2019uomo che chiede consiglio a Silvia su quale strada seguire. La donna le indica quella dove <i>splende l\u2019aurora<\/i> e Zanetto si allontana intonando la serenata <i>Cuore v\u2019\u00e8 il dolore<\/i>. Al suo canto si unisce Silvia che, commossa, dichiara come l\u2019amore l\u2019abbia fatta piangere, mentre l\u2019opera si conclude con un passaggio dalla triade di <i>re maggiore<\/i> a quella di <i>re minore<\/i> che sembra rappresentare il dolore per il sogno svanito. In effetti tutta l\u2019opera sembra avere la delicatezza di un sogno che non riesce a realizzarsi proprio nel momento in cui ci sono tutti i presupposti perch\u00e9 questo accada. Silvia, che rifiuta il pur cercato amore di Zanetto, e quest\u2019ultimo, che, a sua volta, non si accorge di avere di fronte la donna che aveva cercato, sembrano due personaggi talmente innamorati dei loro rispettivi sogni da aver paura della sua possibile realizzazione umana. La loro felicit\u00e0, dunque, si risolve nel breve volgere di quell\u2019incontro tanto intenso da riempire i loro cuori, anche se alla fine il dolore della separazione avvelena quel momento cos\u00ec bello e unico. La musica esprime questo sogno attraverso delicate atmosfere e un\u2019orchestrazione che in alcuni passi presenta un carattere cameristico e intimo, come il sentimento che lega Silvia a Zanetto.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><i>\u00a0<\/i><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La genesi \u201cIo credo che il Mascagni abbia fatto in queste scene deliziose la sua opera pi\u00f9 organica, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":48,"featured_media":64701,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[15,124],"tags":[14671,14673,9251],"class_list":["post-64700","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-approfondimenti","category-pietro-mascagni","tag-approfondimenti","tag-pietro-mascagni","tag-zanetto"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64700","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/48"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=64700"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64700\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":102039,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64700\/revisions\/102039"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/64701"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=64700"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=64700"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=64700"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}