{"id":65205,"date":"2013-12-15T18:13:42","date_gmt":"2013-12-15T16:13:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=65205"},"modified":"2019-04-05T09:06:04","modified_gmt":"2019-04-05T07:06:04","slug":"schubert-val-bene-una-messa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/schubert-val-bene-una-messa\/","title":{"rendered":"Torino, OSN RAI: Schubert val bene una messa"},"content":{"rendered":"<p><em>Torino, Auditorium RAI \u201cArturo Toscanini\u201d, Stagione Concertistica 2013-2014<\/em><br \/>\n<strong>Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI<\/strong><br \/>\nDirettore <b>Ivor Bolton<br \/>\nCoro Maghini di Torino<\/b><br \/>\nMaestro del Coro<b> Claudio Chiavazza<\/b><br \/>\nOrgano<b> Luke Green<\/b><br \/>\nSoprano <strong>Sylvia Schwartz<\/strong><br \/>\nMezzosoprano <strong>Olivia Vote<\/strong><br \/>\nTenore (I) <strong>Jeremy Ovenden<\/strong><br \/>\nTenore (II)<strong> Hjerrild Sune<\/strong><br \/>\nBasso <strong>Umberto Chiummo<\/strong><b><br \/>\n<\/b><i>Wolfgang Amadeus Mozart<\/i><b> <\/b>:<b> <\/b>Sinfonia n. 35 in re maggiore KV 385<i> \u201cHaffner\u201d<br \/>\nFranz Schubert <\/i>: Messa in mi bemolle maggiore D 950 per soli, coro e orchestra<br \/>\n<em>Torino, 12 dicembre 2013<br \/>\n<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Titolo di spicco nel concerto pre-natalizio dell\u2019OSN RAI, la messa D 950 di Franz Schubert<\/strong> fu completata pochi giorni prima della morte del compositore, ed \u00e8 il suo pi\u00f9 severo lascito spirituale, di dimensioni notevoli sia nell\u2019organico (cinque voci soliste anzich\u00e9 le solite quattro, sebbene sottoutilizzate) sia nell\u2019ampiezza e nello sviluppo dei brani (un\u2019ora piena di musica straordinaria per armonia e per strumentazione).<br \/>\n<strong>All\u2019<i>Auditorium<\/i> \u201cToscanini\u201d il gruppo dei solisti \u00e8 infelicemente collocato tra orchestra e coro,<\/strong> nell\u2019angolo di sinistra; scelta che costituisce un errore, perch\u00e9 pone ancor pi\u00f9 in secondo piano i pochi interventi delle cinque voci, mentre il coro Maghini sfavilla in ciascuna sezione della messa, a partire dai toni supplicanti od osannanti del <i>Kyrie<\/i> e del <i>Gloria<\/i>. L\u2019ascoltatore si chiede, per\u00f2, per quale motivo un coro <i>italiano<\/i>, diretto da un maestro a sua volta <i>italiano<\/i>, pronunci la <i>c<\/i> palatalizzata come <i>z<\/i> sorda, secondo la tendenza fonetica del tedesco: \u00abbenedi<i>z<\/i>imus te \u2026 <i>z<\/i>oeli \u2026cru<i>z<\/i>ifixus \u2026\u00bb, in una progressione di effetti ridicoli e disturbanti che culmina con \u00abex<i>z<\/i>elsis\u00bb del <i>Sanctus<\/i> e con \u00abpa<i>z<\/i>em\u00bb del finale <i>Agnus Dei<\/i>. Forse vale la convinzione che ai tempi di Schubert questa fosse la pronuncia effettiva degli esecutori? Pu\u00f2 essere; ma in terra italica la pronuncia del latino ecclesiastico non pone dubbi (perch\u00e9 non si tratta della lingua di Plauto o di Virgilio, ma di una tradizione tardo-medioevale), e l\u2019adeguamento all\u2019uso germanofono appare piuttosto provinciale.<br \/>\n<strong>Il direttore mantiene sempre in primo piano gli ottoni, in particolare i tromboni del <i>Gloria<\/i>,<\/strong> sbilanciando appena le sonorit\u00e0 sul versante della compassata fanfara; ma \u00e8 la musica in s\u00e9, nella sua composta serenit\u00e0, a rapire l\u2019ascoltatore, e a condurlo in un territorio d\u2019insperata dolcezza (l\u2019attacco del tenore con il versetto \u00abEt incarnatus est\u00bb \u00e8 uno dei momenti pi\u00f9 alti di tutta la produzione schubertiana, e <strong>Jeremy Ovenden<\/strong> lo porge con apprezzabile grazia). I due tenori hanno purtroppo voci chiare molto simili tra loro, e questo annulla la ricerca di contrasti all\u2019interno del concertato (sempre il brano \u00abEt incarnatus est\u00bb). Molto precisa <strong>Sylvia Schwartz<\/strong> negli attacchi, anche se i suoi acuti sono un po\u2019 gridati nell\u2019intervento conclusivo (\u00abDona nobis pacem\u00bb dell\u2019<i>Agnus Dei<\/i>). Corrette le voci del mezzosoprano <strong>Olivia Vote<\/strong> e del basso <strong>Umberto Chiummo<\/strong>. I contributi solistici, del resto, sono cos\u00ec ridotti da non permettere una piena valorizzazione delle qualit\u00e0 propriamente vocali. L\u2019ascoltatore melomane potrebbe anzi dire che nella scrittura schubertiana i cantanti sono trattati poco pi\u00f9 che da \u201cpertichini\u201d, come appare nell\u2019invocazione finale dell\u2019<i>Agnus Dei<\/i>, grandiosamente ripresa dal coro perch\u00e9 risalti il suo ruolo di unico vero protagonista della partitura.<br \/>\n<strong>La miglior qualit\u00e0 del Coro Maghini \u00e8 probabilmente l\u2019omogeneit\u00e0 vocale<\/strong>, impeccabile soprattutto nel <i>Benedictus<\/i> conclusivo: i gruppi maschile e femminile, che Schubert fa spesso cantare all\u2019unisono, si fondono in un suono denso e compatto come quello di una canna d\u2019organo. Sicuramente Ivor Bolton \u00e8 molto attento alla concertazione di coro e di orchestra, alla scelta di sonorit\u00e0 marcate ma mai soverchianti (a parte la decisione di emarginare il quintetto vocale, tipico delle scuole anglosassoni), incline a staccare tempi incalzanti, funzionali alla <i>climax<\/i> drammatica insita nelle sezioni liturgiche. E il pubblico torinese apprezza moltissimo l\u2019esecuzione, applaudendo a lungo il coro e l\u2019orchestra, i cantanti e il direttore.<br \/>\n<strong>A introdurre il concerto era la sinfonia <i>Haffner<\/i> di Mozart, apparsa nella conduzione di Bolton come gi\u00e0 filtrata da una certa severit\u00e0 liturgica<\/strong>, poich\u00e9 non aveva nulla di scintillante e di ben rifinito. Nella testura strumentale emergevano abbastanza bene le striature scure dei fiati: non soltanto colore, ma fervore di ritmi sotterranei, indizio di inquietudini e di angosce percepite di lontano. Nella scelta dei tempi Bolton preferisce un brio risoluto (quello che applicher\u00e0 anche in Schubert), come si coglie bene dal II movimento, privo di indicazioni specifiche ma solitamente eseguito come <i>Andante<\/i>. Forse un po\u2019 troppo accentuata l\u2019originaria <i>allure<\/i> militaresca della serenata <i>Haffner<\/i>, da cui la sinfonia deriva, nel III movimento (<i>Minuetto &#8211; Trio<\/i>), con il timpano che scandisce ossessivamente ogni segmento ritmico. Parimenti, nel IV trionfa l\u2019aspetto della fanfara, e dunque ancora la sonorit\u00e0 degli ottoni, mentre i disegni degli archi sono appena abbozzati. Un Mozart fluido, ma un po\u2019 sotto tono, evidentemente perch\u00e9 le prove sono state concentrate pi\u00f9 sulla seconda parte del programma; se Schubert in generale val bene la fatica di una messa, la D 950 in particolare val bene una sinfonia mozartiana.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Torino, Auditorium RAI \u201cArturo Toscanini\u201d, Stagione Concertistica 2013-2014 Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI Direttore Ivor Bolton Coro Maghini [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":102,"featured_media":65208,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1005,22371],"tags":[9282,9281,2426,9279,2415,9280,6483,5505,3579,253],"class_list":["post-65205","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-concerti","category-franz-schubert","tag-claudio-cavazza","tag-coro-maghini-di-torino","tag-franz-schubert","tag-ivor-bolton","tag-jeremy-ovenden","tag-olivia-vote","tag-orchestra-sinfonica-nazionale-della-rai","tag-sylvia-schwartz","tag-umberto-chiummo","tag-wolfgang-amadeus-mozart"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/65205","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/102"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=65205"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/65205\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":87059,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/65205\/revisions\/87059"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/65208"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=65205"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=65205"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=65205"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}