{"id":65237,"date":"2013-12-16T12:51:05","date_gmt":"2013-12-16T10:51:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=65237"},"modified":"2016-11-30T15:34:43","modified_gmt":"2016-11-30T14:34:43","slug":"i-puritani-di-bellini-allopera-bastille","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/i-puritani-di-bellini-allopera-bastille\/","title":{"rendered":"&#8220;I Puritani\u201d di Bellini all\u2019Op\u00e9ra Bastille"},"content":{"rendered":"<p><i>Parigi, Op\u00e9ra Bastille, Stagione lirica 2013-2014<\/i><br \/>\n<b>\u201cI PURITANI\u201d<\/b><br \/>\nMelodramma serio in tre parti, su libretto di Carlo Pepoli dal dramma storico <em>T\u00eates rondes et Cavalier<\/em> di Jacques-Ars\u00e8ne-Francois-Polycarpe e Boniface-Xavier Saintine.<br \/>\nMusica di <b>Vincenzo Bellini<\/b><br \/>\n<i><i>Lord Gualtiero Valton, governatore puritano <\/i><\/i>WOJTEK SMILEK<i><br \/>\n<\/i><i><i>Sir Giorgio Valton, suo fratello\u00a0 <\/i><\/i>MICHELE PERTUSI<i><br \/>\n<\/i><i><i>Lord Arturo Talbot, cavaliere <\/i><\/i>DMITRI KORCHAK<br \/>\n<i><i>Sir Riccardo Forth, puritano <\/i><\/i>MARIUSZ KWIECIEN<i><br \/>\n<\/i><i>Lord Arturo Talbot <\/i>DMITRI KORCHAK<br \/>\n<i>Sir Riccardo Forth <\/i>MARIUSZ KWIECIEN<br \/>\n<i>Sir Bruno Robertson <\/i>LUCA LOMBARDO<br \/>\n<em>Lady Elvira Valton, figlia di Gualtiero\u00a0 <\/em>MARIA AGRESTA<br \/>\n<i>Enrichetta di Francia. regina d&#8217;Inghilterra <\/i>ANDREEA SOARE<br \/>\nOrchestra e coro dell\u2019Op\u00e9ra National di Parigi<br \/>\nDirettore <b>Michele Mariotti<br \/>\n<\/b>Maestro del coro<i> <\/i><b>Patrick Marie Aubert <\/b><br \/>\nRegia e costumi <b>Laurent Pelly<br \/>\n<\/b>Scene <b>Chantal Thomas\u00a0\u00a0\u00a0 <\/b><br \/>\nLuci<i> <\/i><b>Jo\u00ebl Adam\u00a0 <\/b><br \/>\nNuovo allestimento<br \/>\n<i>Parigi, 6 dicembre 2013<br \/>\n<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><\/b>Da Parigi, che la diede a battesimo, <i>I Puritani<\/i> mancava dal lontano 1987, quando venne messa in scena all\u2019Op\u00e9ra-Comique: dunque si tratta di una storica prima assoluta alla Bastille. Come in quell\u2019occasione (Bruno Campanella), l\u2019opera \u00e8 affidata alla direzione di una maestranza italiana, il talentuosissimo e giovanissimo<b> Michele Mariotti, <\/b>astro nascente della direzione orchestrale made in Italy. Della storica premi\u00e8re parigina, al Th\u00e9\u00e2tre des Italiens (25 gennaio 1835), Rossini \u2013 l\u2019allora eminenza grigia di quel teatro \u2013 fu ideatore e pianificatore (\u00abBellini si nasce, non si diventa\u00bb disse una volta del pi\u00f9 giovane collega): e il successo arrise generoso: \u00abil sipario cal\u00f2 tra un delirio di applausi\u00bb (Bellini a Florimo), su quello che sarebbe stato l\u2019ultimo capolavoro di Bellini. \u00abScolpisci nella tua testa a lettere adamantine: <i>il dramma per musica deve far piangere, inorridire, morire cantando<\/i>\u2026 Poesia e musica, per fare effetto, richiedono naturalezza e niente pi\u00f9\u00bb (Bellini a Pepoli).<br \/>\n<b>Michele Mariotti<\/b> sta compiendo un\u2019evoluzione artistica impressionante: dietro il suo gesto c\u2019\u00e8 sempre un\u2019idea cristallina, <i>alia et eadem<\/i> (per parafrasare Orazio) nell\u2019adattarsi ai diversi autori, pur non tradendo mai s\u00e9 stessa. <b>\u00c8 francamente difficile non lasciarsi convincere dal suo gusto: attenzione al dato sonoro (<i>in primis<\/i> quello vocale), alla pasta orchestrale, alla parabola agogica dell\u2019intera partitura<\/b> \u2013 lo si \u00e8 visto nel breve preludio all\u2019atto I, o nell\u2019uragano a inizio del III. Il polacco <b>Marius Kwicien<\/b> \u00e8 Riccardo: possiede una voce baritonale cantabile, vellutata, polposa, poggiata su un discreto fraseggio \u2013 ma, talvolta, non si esime dallo strafare, come negli acuti interpolati. Veramente notevole la sua cavatina (I atto, \u201cAh! Per sempre io ti perdei\u201d), tutta sul fiato e sul legato, arrivando con agio, nel bel portamento alla fine del cantabile, fino al mi bemolle sovracuto; la cabaletta \u00e8 ben cantata, ma funestata dall\u2019acuto finale, che non esce affatto gradevole; notevolissima la sua performance del duetto-finale II (\u201cIl rival salvar tu d\u00eai\u201d). Giorgio \u00e8 cantato dal bravissimo <b>Michele Pertusi<\/b>, dalla voce ricca di armonici, da autentico basso cantante, scura: a una naturale dotazione, inoltre, unisce un prezioso fraseggio. Pertusi staglia la performance meglio riuscita dell\u2019intera serata: l\u2019intimistico strazio con cui canta la sua romanza (II atto), \u201cCinta di fiori e col bel crin disciolto\u201d, la paternale pacatezza che profonde nel duetto (I atto) con Elvira, \u201cO amato zio, o mio secondo padre!\u201d, ovvero l\u2019aspra forza con cui canta il duetto con Riccardo, sono sintomatici del suo stato di grazia. Elvira \u00e8 <b>Maria Agresta<\/b>, cantante d\u2019indubbio talento, ma che forse affronta, in questo caso, un ruolo non proprio nelle sue corde, con un risultato buono, ma non eccelso. La sua voce, dal timbro terso e classico, e la sua pur cristallina tecnica (trilli, messe di voce, mezze voci), spesso sono costrette a dura prova da una linea di canto \u2013 quella scritta per la celebre Giulia Grisi \u2013, che esige sforzi di intensa drammaticit\u00e0: ma risulta graziosa l\u2019esecuzione della polacca (\u201cSon vergine vezzosa\u201d), riesce a essere sufficientemente intensa nelle scene d\u2019assieme (il finale III, in particolare), e a portare a casa un ottimo duetto con Arturo (III atto, \u201cFin\u00ec\u2026me lassa! Oh! Come dolce all\u2019anima\u201d). Proprio l\u2019esecuzione della complessa aria-scena della follia (II atto, \u201cQui la voce sua soave\u201d \u2013 \u201cVien diletto, \u00e8 in ciel la luna!\u201d) mette a nudo alcuni limiti del suo mezzo vocale, anche se il risultato \u00e8 pregevole: sotto l\u2019eccellente direzione di Mariotti, la sua voce si sposa bene con l\u2019orchestra, palesando una notevole sensibilit\u00e0, ma non trasuda quell\u2019intensit\u00e0 drammatica che il momento richiederebbe (in alcuni acuti \u2013 si sente \u2013 \u00e8 costretta a sforzare molto); nella cabaletta \u2013 in cui Mariotti si tiene prudentemente a freno \u2013 qualche accento \u00e8 sacrificato, ma si fanno apprezzare i pianissimi e diversi portamenti, senza per\u00f2 dare quell\u2019effetto quasi spettrale che l\u2019impervia parte vocale qui suggerirebbe. Il russo <b>Dmitry Korchak<\/b> affronta il funambolico ruolo di Arturo; la sua voce, eccessivamente nasale, e il timbro, alquanto comune, non ne fanno un miracolo della natura, ma le note ci sono tutte (o quasi), sorrette da una buona tecnica. Soffuso, ma metallico, il suo \u201cA te, o cara, amor talora\u201d (I atto: un arioso che confluisce in un quartetto, esempio mirabile dello <b>sperimentalismo morfologico cui era giunto Bellini<\/b>) lo vede ancora freddo; comincia a scaldarsi nel successivo duetto con Enrichetta, per poi dare il meglio di s\u00e9 nell\u2019atto III, il vero e proprio atto di Arturo. Nella romanza (\u201cA una fonte afflitto e solo\u201d) \u00e8 capace di soffondere la voce, con qualche acuto leggermente stridulo; prosegue poi bene nel duetto con Elvira e termina con un intenso \u201cCredeasi misera!\u201d (un arioso inserito nel complesso finale III, magistralmente diretto da Mariotti), dove per\u00f2 non esegue il celeberrimo fa sovracuto, tomba di tenori: un vero peccato, giacch\u00e9 l\u2019avrebbe potuto tranquillamente emettere in falsetto (si ricordino, ad esempio, Pavarotti o Gedda), o almeno di testa in voce mista (si pensi alla magnifica esecuzione di Kunde), secondando cos\u00ec Bellini, che non pensava certo a tutte le emissioni \u2018di petto\u2019 che si pretendono oggi \u2013 la nota era stata, infatti, pensata per la leggendaria voce di Giovanni Battista Rubini, di cui si lodava la naturalissima capacit\u00e0 di passaggio dal registro acuto a quello in sovracuto, mascherando tale difficolt\u00e0 con una sorta di falsettone di testa, ammiratissimo da tutt\u2019Europa. <b>I comprimari sono ottimi, tranne l\u2019Enrichetta della Soare<\/b>, decisamente sotto tono. <b>Il coro \u00e8 eccezionale<\/b> (ma, a tratti, non perfettamente amalgamato).<br \/>\nLe scene, firmate da<b> Chantal Thomas, <\/b>sono nell\u2019ordine del minimalismo. Una scheletrica struttura di ferro, ruotante su una pedana, freddamente geometrica, quasi uno schizzo affrettato di un architetto d\u2019altri tempi, fornisce l\u2019intera scenografia, variata <i>ad hoc<\/i> a seconda delle esigenze: nell\u2019atto I (la fortezza di Lord Valton) \u00e8 assai articolata, con scale, una lunga passeggiata e un portico; nell\u2019atto II (interno della fortezza) viene mantenuta solo la struttura con la stanza di Elvira e una scalinata che vi conduce, poi, durante il duetto finale, viene calata la facciata di un interno e scheletri di finestre a arco acuto; nell\u2019atto III si ritrova parte della prima struttura, che rappresenta il giardino di fronte alla fortezza. <b>Tutta l\u2019evocazione dell\u2019ambientazione \u00e8 quindi demandata alla regia e ai costumi storici<\/b>, stupendi; <b>una regia, quella di Laurent Pelly, sovente accurata, con momenti addirittura enigmatici<\/b> (come lo svenimento di Elvira alla fine dell\u2019opera prima della dissolvenza, che lascia aperte contrastanti interpretazioni), <b>ma non scevra qua e l\u00e0 di fastidiose ingenuit\u00e0<\/b>: si pensi, per esempio, al camminare avanti e indietro di Enrichetta e delle guardie; alla disposizione in fila sul proscenio dei soldati cromwelliani nella prima scena; o al momento in cui, nel loro duetto, Riccardo e Giorgio si tolgono le giacche, avanzando con smaccato machismo. Parca la presenza delle luci (Adam), che spesso devono tentare di connotare il metaforizzato spazio vuoto bianco del palco. <b>Una regia, dunque, nient\u2019affatto memorabile, in linea con i dogmi registici contemporanei: regala qualche bel momento, ma non convince appieno. <\/b>Non che sia semplice approntare una regia per <i>I Puritani<\/i>: se musicalmente palesano <b>quell\u2019autentica cornucopia che \u00e8 l\u2019invenzione belliniana <\/b>(che fa solo scorgere quale <i>gradus ad parnassum<\/i> avrebbe potuto compiere il compositore, se non fosse stato costretto a siglare questo testamento prematuro), c\u2019\u00e8 da dire che presentano non poche farraginosit\u00e0 drammaturgiche. Nel complesso, comunque, un\u2019ottima serata di teatro, che dovrebbe farci riflettere anche sulla professionalit\u00e0 con cui s\u2019affronta e si tramanda il nostro repertorio all\u2019estero. Potrebbero ben descriverla alcune bellissime parole che von Hiller dedic\u00f2 proprio a Bellini, suo pi\u00f9 anziano e ammirato collega: \u00abgli spiriti dotati non brillano soltanto per il loro talento, e persino le loro imperfezioni hanno qualcosa di grazioso\u00bb. <em> Foto Andrea Messana \u00a9<\/em> <em>Op\u00e9ra National de Paris<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Parigi, Op\u00e9ra Bastille, Stagione lirica 2013-2014 \u201cI PURITANI\u201d Melodramma serio in tre parti, su libretto di Carlo Pepoli [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":136,"featured_media":65244,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[9295,2239,93,672,568,9293,791,122,145,3421,224],"class_list":["post-65237","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-recensioni","tag-andreea-soare","tag-chantal-thomas","tag-i-puritani","tag-laurent-pelly","tag-maria-agresta","tag-marius-kwiecen","tag-michele-mariotti","tag-michele-pertusi","tag-opera-lirica","tag-opera-national-de-paris","tag-vincenzo-bellini"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/65237","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/136"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=65237"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/65237\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":87066,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/65237\/revisions\/87066"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/65244"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=65237"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=65237"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=65237"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}