{"id":66884,"date":"2014-01-12T00:08:54","date_gmt":"2014-01-11T23:08:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=66884"},"modified":"2020-06-05T08:57:11","modified_gmt":"2020-06-05T06:57:11","slug":"mascagni-150isabeau","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/mascagni-150isabeau\/","title":{"rendered":"Pietro Mascagni (1863-1945):&#8221;Isabeau&#8221; (1911)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Prima rappresentazione: Buenos Aires, Teatro Coliseo, 2 giugno 1911.<br \/>\nDopo <i>Amica<\/i> passarono ben sei anni prima che un\u2019altra opera di Mascagni calcasse le scene.<\/strong> Numerosi impegni direttoriali e gli strascichi legali dovuti al contenzioso con il Liceo Musicale di Pesaro che, in base a una sentenza della Corte d\u2019Appello di Ancona, si risolse a favore del compositore, avevano rallentato l\u2019attivit\u00e0 compositiva di Mascagni che, nel frattempo, il 20 novembre 1905 ottenne un nuovo grande successo con una ripresa, al Teatro Adriano di Roma, delle <i>Maschere<\/i>, presentate in una versione ridotta senza il <i>Prologo recitato<\/i> e la <i>Parabasi<\/i>. Sembra comunque che il progetto per una nuova opera non riuscisse a decollare prima del 1909, quando Mascagni assunse la carica di direttore artistico del Costanzi di Roma; lo stesso compositore ricord\u00f2 cos\u00ec quel periodo di lavoro intenso e febbrile: \u201cNon \u00e8 vero che il melodramma sia finito in Italia. La questione \u00e8 che manca l\u2019entusiasmo. Nessuno certo farebbe oggi quel che io feci al <i>Costanzi<\/i> di Roma anni fa: impresario, direttore e compositore unico. Ebbi il coraggio di dirigere tutte le opere della stagione, e la mia contabilit\u00e0 fu molto semplice, la cassa poi semplicissima. Rinunciai ad andare a Napoli dove mi aspettava Illica con un libretto e volli esaurire tutto il programma senza cambiare un\u2019opera n\u00e9 saltare un concerto\u201d (<i>Mascagni parla<\/i>, cit., p. 155).<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Il libretto, con il quale Illica lo attendeva, era quello di <i>Isabeau<\/i><\/strong>, il cui soggetto medievale, tratto dalla leggenda di Lady Godiva ripresa in una sua lirica dal poeta inglese Alfred Tennyson, aveva affascinato Mascagni al punto che aveva parlato di <i>qualit\u00e0 magnifiche del lavoro<\/i> nel quale intravedeva la possibilit\u00e0 di dare vita ad un nuovo teatro musicale. Il suo entusiasmo per il soggetto fu, tuttavia, raffreddato non solo dalla stagione estremamente ricca e impegnativa del Costanzi di Roma durante la quale diresse personalmente <i>Tristano e Isotta<\/i>, <i>Boh\u00e8me<\/i>, <i>Mefistofele<\/i>, <i>I Maja<\/i>, <i>Don Carlos<\/i>, <i>Lohengrin<\/i>, <i>Norma<\/i>, <i>Iris<\/i>, <i>La festa del grano<\/i>, <i>Il barbiere di Siviglia<\/i>, <i>Mese Mariano<\/i> e <i>Cavalleria rusticana<\/i>, ma anche dalla collaborazione con Illica che all\u2019inizio non fu semplice, come lo stesso compositore ricord\u00f2 sempre nei colloqui intercorsi con De Carlo:<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u201cCon Illica eravamo molto amici; fu il migliore dei miei librettisti, ma litigavamo spesso perch\u00e9 io non ero mai contento. Da giovane ero veramente un po\u2019 prepotente e nervoso anch\u2019io, specialmente quando i versi non mi davano ispirazione. Beh! Un bel giorno Illica sbott\u00f2 e bel bello mi mand\u00f2 a farmi benedire. Cercai un altro poeta. Ma poi lo calmai. Per <i>Isabeau<\/i> ero ospite di Illica. Nel 1911 alla vigilia della sua festa, io mi trovavo con lui. Lavoravamo insieme come due fratelli, per meglio fondere le nostre idee. Illica mi fece molti elogi per il duetto dell\u2019<i>Isabeau<\/i>, dicendomi che ne era rimasto instupidito. \u00abSei veramente molto gentile, gli dissi, ma i tuoi versi sono brutti\u00bb. Non rispose neanche una parola. La mattina dopo quando scesi in sala, trovai sul leggio del pianoforte un pacchetto di carta: era il nuovo duetto di <i>Isabeau<\/i>. Gentile atto di amicizia che dipingeva a meraviglia il cuore di quell\u2019uomo! Era veramente buono Illica e quando lavoravo mi stava sempre vicino. Dunque mi misi al pianoforte e musicai il nuovo duetto. A tavola trovai un piccolo corno di corallo nel bicchiere. \u00abVedi, mi disse, tu non mi hai fatto il regalo, ma io ho voluto farlo a te, ti ho fatto un corno\u00bb. Quello era il giorno della sua festa e non avevo pensato a fargli un regalo! Ci rimasi male perch\u00e9 amici e conoscenti gli avevano mandato molte testimonianze di affetto. Risposi commosso: \u00abAnch\u2019io ti ho fatto un regalo, ed eccolo: ho musicato il nuovo duetto, te lo fo\u2019 sentire, l\u2019ho scritto stamane\u00bb. Ma il duetto d\u2019amore in quanto a scena, cos\u00ec com\u2019\u00e8 oggi, \u00e8 nato sul palcoscenico, come veramente nascono tutti i duetti\u201d (<i>ivi<\/i>, pp. 155-156). <strong>Dopo un intenso lavoro, che si svolse a stretto contatto con il librettista e con lo scenografo Rovescalli<\/strong> e che, secondo quanto riferito dal biografo Edoardo Pompei, sarebbe durato per tre mesi, <strong><i>Isabeau<\/i> nel 1911 era pronta per il suo battesimo teatrale che avvenne in terra sudamericana al Teatro Coliseo di Buenos Aires, il 2 giugno,<\/strong> sotto la direzione dello stesso compositore con <strong>Maria Farneti<\/strong> (Isabeau), <strong>Amelia Colombo<\/strong> (Ermyngarde) e<strong> Olga Simzis<\/strong> (Ermyntrude), <strong>Maria Pozzi<\/strong> (Giglietta), <strong>Antonio Saludas<\/strong> (Folco), <strong>Carlo Galeffi<\/strong> (re Raimondo), <strong>Rizzardo De Ferrara<\/strong> (Faidit) e <strong>F.Biancofiore<\/strong> (araldo), <strong>Giuseppe La Puma<\/strong> (Cornelius) e <strong>Teofilo Dentale<\/strong> (vegliardo\/cavaliere Ethel).<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Mascagni aveva stipulato un contratto con l\u2019impresa Teatral per una serie di concerti in Sudamerica e per la prima rappresentazione di questa sua nuova opera, le cui prove erano state fatte, prima della partenza, al Carlo Felice di Genova. Questa <i>tourn\u00e9e <\/i>riserv\u00f2 a Mascagni un notevole successo sia in qualit\u00e0 di direttore d\u2019orchestra che di compositore con <i>Isabeau<\/i> che, alla prima rappresentazione, fu salutata dal pubblico con numerose chiamate e fu ripresa 9 volte in diciassette giorni.<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/w.soundcloud.com\/player\/?url=https%3A\/\/api.soundcloud.com\/tracks\/832417771&amp;color=%23ff5500&amp;auto_play=false&amp;hide_related=false&amp;show_comments=true&amp;show_user=true&amp;show_reposts=false&amp;show_teaser=true&amp;visual=true\" width=\"100%\" height=\"300\" frameborder=\"no\" scrolling=\"no\"><\/iframe><br \/>\n<\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><b><i>L\u2019opera &#8211; Atto primo<\/i><\/b><\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">L\u2019azione, che si svolge nell\u2019arco di una giornata i cui tre momenti, <i>Il mattino, Il meriggio <\/i>e <i>La sera<\/i>, corrispondono ai tre atti, inizia nella sala del trono di una reggia duecentesca di un luogo non ben precisato. Il re Raimondo \u00e8 seduto sul suo trono, mentre un Araldo, accompagnato da solenni trombe e timpani, proclama a gran voce il bando reale, in base al quale il vincitore di una tenzone d\u2019amore avrebbe ottenuto la mano della principessa Isabeau, ritrosa al matrimonio e all\u2019amore. Una musica leggera, cameristica da raffinata corte medievale e caratterizzata dalla voce di un violino solista, introduce la scena successiva nella quale si apprende da un coro femminile che Isabeau ha appena fatto ritorno da un pellegrinaggio, mentre con un sottile contrasto vocale il re Raimondo e Messer Cornelius, suo ministro, rispettivamente basso e baritono, espongono il loro progetto consistente nel dare un marito ad Isabeau in modo da assicurare la discendenza. Giunge Isabeau, nei confronti della quale il re, dietro suggerimento del perfido Cornelius, sveste i panni del padre per assumere quelli del monarca sin dalle prime battute del duetto che, per\u00f2, si preannuncia puro e quasi celestiale nelle tenere sonorit\u00e0 dei legni che accompagnano le parole della fanciulla, la quale alla fine, di fronte al padre, si genuflette anche vocalmente con un salto di <i>decima discendente<\/i> di impervia intonazione. L\u2019uomo, in una scrittura solenne (<i>Gi\u00e0 per terra e castella<\/i>), rivela alla figlia il suo progetto della tenzone d\u2019amore all\u2019interno della quale la fanciulla, che deve presentarsi con un vestito pi\u00f9 aperto e non con il bianco manto da suora che era solita portare, deve scegliere il suo sposo. La ragazza afferma, con accenti drammatici, la sua volont\u00e0 di non voler rinunciare al suo bianco manto, simbolo della sua purezza, al quale Isabeau intona un vero e proprio inno (<i>Questo mio bianco manto<\/i>) di acceso e candido lirismo. Accompagnato da sua nonna Giglietta, giunge Folco il quale sembra di conoscere quei luoghi che avrebbe visto in sogno. Gi\u00e0 nel lessico usato dall\u2019uomo, tutto giocato su lemmi che appartengono al campo semantico della vista, si riflette il destino crudele che colpir\u00e0 Folco il quale, per adesso, intona un romantico inno, tutto intriso di cromatismi al sogno (<i>Sogno se poso<\/i>), nel quale si afferma il concetto della doppia vista, quella del corpo e quella dell\u2019anima. Cornelius, sopraggiunto, vorrebbe cacciare i due, trattenuti, per\u00f2, da Isabeau, che chiama se stessa con l\u2019appellativo Reginotta. Giglietta espone le ragioni della sua visita motivata non solo dal desiderio di voler offrire ad Isabeau delle colombelle, ma anche dalla volont\u00e0 di accompagnare il nipote Folco, affascinato dalla fanciulla che avrebbe visto durante una cavalcata nel bosco. Questi trova in Isabeau un\u2019immediata <i>corrispondenza d\u2019amorosi<\/i> <i>sensi<\/i> in quanto la sua anima, come quella della ragazza, sembra elevarsi verso vette celestiali rappresentate da accordi acuti. Una breve pagina strumentale introduce l\u2019ingresso della folla che accorre per la tenzone cortese, intonando un coro maestoso (<i>Onde di polve<\/i>) alla cui conclusione Cornelius recita la battuta <i>indietro la canaglia!<\/i> Dopo un virtuosistico passo dei violini, le trombe annunciano la contesa con i vari pretendenti che, per bocca dell\u2019araldo, offrono i loro doni ad Isabeau la quale li rifiuta tutti suscitando il dolore del re che, prima, si adira con il popolo, reo di inneggiare alla figlia, e poi con la sua stessa figlia condannandola a cavalcare nuda a mezzogiorno per la citt\u00e0 nel drammatico finale, nel quale, tuttavia, la purezza di Isabeau non sembra intaccata grazie alla ripresa del celestiale tema che aveva caratterizzato il suo ingresso in scena nel primo atto.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><b><i>Atto secondo<\/i>\u00a0 <\/b><\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Un tema agitato introduce immediatamente il popolo che manifesta, con un tono a tratti ieratico e perentorio, il suo desiderio di sprangare porte e finestre affinch\u00e9 la cavalcata di Isabeau per la citt\u00e0 non venga vista. Il re accoglie di buon grado il desiderio del popolo, mentre la voce di un vegliardo, in modo ieratico, afferma che sarebbe stato ucciso chi avrebbe trasgredito a questo \u201ceditto\u201d popolare guardando Isabeau. Nel frattempo anche le donne inneggiano alla purezza di Isabeau la quale, accompagnata dalle due ancelle Ermyntrude ed Ermyngarde, inizia la sua cavalcata che, annunciata dal suono delle campane, si traduce in una pagina sinfonica, per nulla descrittiva ma di carattere evocativo nella scrittura di intenso lirismo alla quale non sono estranei elementi politonali. Un tema, che si fa sempre pi\u00f9 agitato, introduce Folco irritato dall\u2019ipocrisia del popolo che, in questo modo, non avrebbe omaggiato la fanciulla. L\u2019uomo decide di guardare Isabeau con occhi puri, ma rischia un linciaggio popolare evitato da Faidit, dal Siniscalco, dal Connestabile e dal prevosto che lo strappano dalle grinfie della folla. L\u2019atto si conclude con una dolce asserzione di Folco che, anticipando la sua imminente sorte, afferma <i>per morire<\/i>, come se ormai fosse totalmente immerso in un destino di amore e morte.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><b><i>Atto terzo<\/i><\/b><\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Il suono di un clavicordo conduce all\u2019interno di un Oratorio dove le due ancelle di Isabeau stanno pregando. La fanciulla, che appare nel vano della porta dell\u2019Oratorio, \u00e8 ancora sconvolta e in un lungo \u201cmonologo\u201d, una pagina di vibrante declamato, mostra il suo rimorso per aver corrisposto allo sguardo di Folco decretandone cos\u00ec la morte. Introdotta da un cromatico tema agitato appare Giglietta che implora, ancora una volta, Isabeau affinch\u00e9 questa possa salvare la vita al nipote. La fanciulla si reca da Faidit al quale chiede di fargli incontrare Folco, mentre una campana annuncia il coprifuoco. Subito dopo inizia il \u201cduetto\u201d d\u2019amore tra Isabeau e Folco, al quale aveva fatto cenno Mascagni nel citato colloquio con De Carlo. Folco viene destato da un suo sogno, durante il quale la morte e i tormenti, lungi dal fargli paura, vengono sublimati dall\u2019amore per la fanciulla. Questo duetto \u00e8 una pagina in cui momenti di vibrante declamato si alternano ad atti di intenso lirismo soprattutto quando i due protagonisti si riconoscono innamorati e inneggiano a questo sentimento. I due amanti non possono godere, per\u00f2, del loro sogno d\u2019amore, in quanto Cornelius, che, di nascosto, aveva assistito alla scena, apre le porte ad una folla inferocita desiderosa di mettere in atto la pena prevista per Folco. L\u2019opera precipita cos\u00ec verso il tragico finale nel quale i due giovani amanti muoiono uccisi, ma felici, inneggiando all\u2019amore. Il dramma di amore e morte si \u00e8 cos\u00ec consumato in un\u2019opera dalla forte struttura sinfonica, nella quale la musica scorre fluidamente senza soluzione di continuit\u00e0 e senza la presenza di veri e propri pezzi chiusi. <strong><span style=\"color: #ff0000;\">In allegato il libretto dell&#8217;Opera<\/span><\/strong><br \/>\n<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Prima rappresentazione: Buenos Aires, Teatro Coliseo, 2 giugno 1911. 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