{"id":67,"date":"2008-06-04T22:24:37","date_gmt":"2008-06-04T20:24:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=67"},"modified":"2018-08-08T17:04:17","modified_gmt":"2018-08-08T15:04:17","slug":"giacomo-puccini-un-compositore-tra-due-secoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/giacomo-puccini-un-compositore-tra-due-secoli\/","title":{"rendered":"Giacomo Puccini: Un compositore tra due secoli"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8220;&#8230; mentre il basso fondamentale delle opere di Verdi \u00e8 un grido di battaglia, quello di Puccini \u00e8 un invito all&#8217;amplesso&#8221;<\/em>. Cos\u00ec scrive Mosco Carner il pi\u00f9 autorevole biografo di Giacomo Puccini. Il commento \u00e8 forte e far\u00e0 certamente trasalire qualche &#8220;Verdiano DOC&#8221;, ma non v&#8217;\u00e8 dubbio che Puccini \u00e8 stato un formidabile ritrattista di personaggi femminili; il cui \u00a0pathos risulta, di volta in volta, in grado di coinvolgere il pubblico in maniera pi\u00f9 convincente dei rispettivi &#8220;patners&#8221; maschili. La sensualit\u00e0 unita ad una graffiante umanit\u00e0 sono il binomio dei profili delle eroine pucciniane, che non furono mai manichini ma figure estremamente vive e dinamiche, spesso, in parte anche autobiografiche. Giacomo Puccini nacque in Versilia il 22 dicembre 1858, in un&#8217;antica famiglia di musicisti. Il padre Michele, morto prematuramente nel 1864, era maestro di cappella de Duomo di Lucca, come lo furono buona parte dei suoi avi. Alla sua morte tale incarico fu trasferito provvisoriamente all&#8217;allievo prediletto, Fortunato Magi, con la clausola di cedere tale incarico a Giacomo non appena fosse stato possibile. Il destino del piccolo era, in parte, gi\u00e0 segnato: la musica! Si tratt\u00f2, pertanto, del proseguimento dell&#8217;arte famigliare e non il caso del genio coltivato nell&#8217;arido terreno, come spesso si \u00e8 voluto romanzare. La madre, Albina, \u00e8 donna piuttosto autoritaria, ma schietta, in forza si crede alla condizione di vedovanza, con sei figli da sfamare e uno in arrivo, quel Michele unico fratello di Giacomo. Ovvio, che i primi insegnamenti musicali, Puccini, li apprendesse dal Magi, cantando anche nel coro di voci bianche del Duomo. Successivamente fu iscritto all&#8217;Istituto Musicale di Lucca, dove i suoi progressi furono cos\u00ec prolifici e rapidi, che tutte le chiese del territorio se lo contendevano quale organista. Agli uffici religiosi egli alternava impegni di carattere pi\u00f9 mondano, intrattenendo il pubblico elegante dei locali alla moda: suonava al pianoforte raffinate rielaborazioni dei motivi delle opere pi\u00f9 in voga. L&#8217;opera avrebbe segnato la sua vita fin da quel 1876 quando si rec\u00f2, a piedi, a Pisa per ascoltare <em>Aida <\/em>di Verdi. L&#8217;impressione ricevuta fu enorme tanto da imprimere alle sue aspirazioni la spinta verso il teatro lirico.<br \/>\nIl suo primo lavoro, la <strong><em>Messa a quattro voci<\/em><\/strong> (la quale in parte ricomparir\u00e0 nella successiva <em>Manon<\/em>), composta nel 1880 rivela gi\u00e0 una consistente tecnica compositiva unita ad un&#8217;originale freschezza inventiva. Ottenuta una borsa di studio, tramite supplica alla Regina Margherita, e un aiuto finanziario dal prozio materno, Puccini si reca a Milano per completare gli studi musicali presso il Conservatorio. Erano quelle le nuove sedi di studi musicali, poich\u00e9 il giovane Stato Italiano vi aveva trasferito le competenze che prima spettavano agli svariati maestri di cappella d&#8217;istituzione e tradizione religiosa. A Milano ebbe come insegnanti: Antonio Bazzini ed Amilcare Ponchielli, che tanto contarono sulla sua formazione scolastica. Il primo compositore e violinista (tanto ammirato da Paganini e Schubert) era un esponente della scuola strumentale italiana, il secondo, col quale Puccini strinse forti legami d&#8217;amicizia, operista di tradizione ottocentesca ma ancora inebriato dal successo de <em>La Gioconda<\/em> opera al tempo tra le pi\u00f9 rivoluzionarie in bilico fra tradizione italiana e grand-op\u00e9ra francese. Era consuetudine del conservatorio che gli allievi si congedassero con una loro composizione.<br \/>\nPuccini, che gi\u00e0 da qualche tempo schizzava appunti musicali, present\u00f2 nel luglio 1883 <strong><em>Capriccio Sinfonico<\/em><\/strong>, il quale dest\u00f2 molto scalpore nell&#8217;ambiente musicale milanese; tanto che il critico Filippo Filippi ebbe a scrivere: <em>&#8220;In Puccini c&#8217;\u00e8 un deciso e rarissimo temperamento specialmente sinfonista. Unit\u00e0 di stile, personalit\u00e0, carattere&#8221;<\/em>. Le premesse per successivi traguardi c&#8217;erano tutte, e Puccini, incoraggiato anche dal suo maestro Ponchielli, voleva tentare il concorso indetto da Sonzogno per un&#8217;opera in un atto. Il Ponchielli interpell\u00f2 il poeta Ferdinando Fontana che in breve tempo forn\u00ec al Puccini la stesura per <strong><em>Le Villi<\/em><\/strong><em>.<\/em><br \/>\nQuest&#8217;opera fu composta di getto a Lucca, e presentata nella sua versione autografa al concorso, tale da rendersi illeggibile anche per Ponchielli, il quale era in commissione, e non pot\u00e9 sostenere il suo allievo. Nell&#8217;ambiente musicale si continuava a parlare del giovane autore del <em>Capriccio<\/em> tanto lodato dal Filippi, allorch\u00e9 il Fontana (che era anche giornalista molto apprezzato) riusc\u00ec a radunare in uno dei tanti salotti alla moda alcuni nomi importanti: il direttore Franco Faccio, il compositore Alfredo Catalani, il poeta e compositore Arrigo Boito (i cui legami con Ricordi erano strettissimi) e molti altri. Puccini suon\u00f2 per intero la sua opera, il risultato fu un&#8217;immediata colletta per la prima rappresentazione che avvenne al Teatro Dal Verme il 31 maggio 1884. Ricordi stamp\u00f2 gratuitamente il libretto. L&#8217;ottimo successo fu sicuramente insolito per un esordiente. Ricordi, con abile fiuto, acquis\u00ec i diritti dell&#8217;opera e commission\u00f2 al binomio Puccini-Fontana un nuovo melodramma. Le critiche lusinghiere non mancarono di porre l&#8217;accento sull&#8217;elemento sinfonico dell&#8217;opera, o meglio, sulla ricchezza di colori orchestrali dalle moderne armonie acustiche. Argomento che verr\u00e0 sempre ampiamente dibattuto in tutti i lavori pucciniani.<br \/>\n<strong><em>Edgar<\/em><\/strong><em>,<\/em> la seconda opera di Puccini va in scena al Teatro alla Scala la sera del 21 aprile 1889: l&#8217;esito fu uno stiracchiato successo di stima. Le ragioni di quest&#8217;opaca riuscita furono molteplici. In primi la fonte, una sconnessa vicenda sviluppata in un arzigogolato libretto; poi fatti personali del compositore, i quali influenzeranno anche l&#8217;estro artistico. Poco dopo il successo delle <em>Villi<\/em>, muore la madre, una figura di riferimento ed esemplare per Puccini; ed inizia la vorticosa e travagliata relazione con Elvira Botturi (poi diverr\u00e0 sua moglie) la quale fugge dalla toscana con i due figli avuti dal marito, ed in grembo quello di Puccini, raggiungendo questi a Milano. Il fatto non pass\u00f2 inosservato in molti ambienti milanesi! L&#8217;animo di Puccini era dunque allo stremo e l&#8217;unica persona che credeva lui, mettendosi tutti contro, fu l&#8217;editore Ricordi. Questi continu\u00f2 a corrispondere il mensile a Puccini, e nel frattempo si era preoccupato di fornirgli un nuovo canovaccio: <strong><em>Manon Lescaut<\/em><\/strong>, dramma di Prevost. Scelta azzardata e curiosa, visto che da circa sei anni trionfava in tutta Europa l&#8217;omonima opera composta dal francese Massenet. Lunghissima e travagliata fu la gestazione del libretto, cui collaborarono infinite persone, tra queste: Illica e Giacosa, i quali con Puccini strinsero ottimi rapporti d&#8217;amicizia e professionali, e gli stessi Ricordi e Puccini. Tra vari ripensamenti, indecisioni, incoraggiamenti (a Cernobbio Francesco Paolo Tosti applaud\u00ec entusiasticamente alla lettura del libretto) si giunge al debutto fissato per i 1\u00b0 febbraio 1893 al Teatro Regio di Torino. Ricordi aveva opportunamente evitato la Scala, dove il successivo 9 febbraio sarebbe &#8220;nato&#8221; il <em>Falstaff<\/em> verdiano. Fu un trionfo! La critica unanime tributava a Puccini gli onori che meritava collocandolo sull&#8217;onda del successo dalla quale non sarebbe mai sceso. Difficile e complesso sarebbe tentare di quantificare quanto verismo ci sia nella musica di Puccini. In effetti, egli non si aggrapp\u00f2 mai a nessuna corrente, restando sostanzialmente &#8220;svizzero&#8221;, ma adoper\u00f2 in piccole dosi ora la scapigliatura, ora il verismo, ma sempre nel suo stile che pu\u00f2 per buoni versi definirsi strettamente personale, appunto <em>Pucciniano<\/em>, caratterizzato da un&#8217;attenta, minuta ed artificiosa melodia musicale. I proventi del successo consentirono a Puccini di acquistare la Villa di Torre del Lago (oggi Museo Puccini), che sar\u00e0 per sempre il suo rifugio personale. Arrigo Boito, quando seppe che Puccini aveva puntato gli occhi sul romanzo <em>Sc\u00e8nes de la vie de Boh\u00e8me<\/em> di Murger, tent\u00f2 di tutto per farlo recedere da quel progetto per indirizzarlo verso un soggetto pi\u00f9 ampio, pi\u00f9 importante, pi\u00f9 consono al palcoscenico. Tentativo vano! Puccini fece elaborare ai Giacosa &amp; Illica il libretto di una vicenda statica, offrendoci cos\u00ec un commuovente spaccato di vita povera, ma ricca di sentimenti, che avr\u00e0 per titolo <strong><em>La Boh\u00e8me<\/em><\/strong>. Anche in questo caso non mancarono indecisioni, ripensamenti, litigi (con il Giacosa, poi appianati); emerse anche in quest&#8217;occasione tutta la complessit\u00e0 del comporre pucciniano. L&#8217;opera debutt\u00f2 al Regio di Torino il 1 febbraio 1896 con esito s\u00ec favorevole, ma non entusiasmante, come per Manon; dirigeva Arturo Toscanini. Con il succedersi delle repliche, <em>La Boh\u00e8me<\/em>, prese un successo sempre pi\u00f9 crescente. Il trionfo culmin\u00f2 con l&#8217;eccellente performance canora, che offrirono <em>Adelina Sthele<\/em> e <em>Edoardo Garbin<\/em>, qualche mese pi\u00f9 tardi a Palermo. Da allora \u00e8 forse una delle opere pi\u00f9 rappresentata nel mondo. Puccini si mise nuovamente al lavoro su un progetto che aveva accantonato ma non abbandonato: il dramma <strong>Tosca <\/strong>di Victorien Sardou. Ottenuta, al secondo tentativo, l&#8217;autorizzazione da parte dell&#8217;autore, Puccini nel musicare quest&#8217;opera incontr\u00f2 le pi\u00f9 ingarbugliate difficolt\u00e0 nei rapporti e con i librettisti e con l&#8217;editore. A Giacosa non piaceva il soggetto e Ricordi non concordava con il finale. Doveroso ricordare che Puccini s&#8217;interess\u00f2 a Tosca dopo averne visto una rappresentazione in francese, lingua che non conosceva affatto, a Milano con la mitica Sarah Bernhardt, la quale non gli piacque per la sua recitazione iperrealistica ma sicuramente catalizzante. Ci troviamo in pieno periodo &#8220;verista&#8221; sia teatrale sia musicale, dal quale Puccini attinger\u00e0 sempre con discrezione, ma va rilevato quanto sia diversa l&#8217;eroina di Puccini da quella di Sardou. Puccini volle essere molto scrupoloso e documentato sui particolari, in effetti, l&#8217;opera si svolge in tre luoghi storici e ben definiti di Roma. Da un prete volle sapere quale nota dava il campanile di S. Pietro, quali preghiere far dire ad una parte del coro e l&#8217;esatta versione del rituale romano per il Te Deum. Le parole dello stornello, su commissione di Puccini, appartengono a Giggi Zanazzo fondatore del celebre <em>&#8220;Rugantino&#8221;<\/em> che scrisse questa simpatica quartina in romanesco. <em>Tosca <\/em>and\u00f2 inscena il 14 gennaio 1900 al Teatro Costanzi di Roma, ma era gi\u00e0 pronta per la met\u00e0 del 1899, furono problemi organizzativi a spostarla nel nuovo secolo. L&#8217;attesa per questa nuova opera era febbricitante e a Roma per la prima si riun\u00ec tutto il mondo musicale italiano, e non solo, pare ci fosse anche Gustav Mahler (al quale l&#8217;opera non piacque) oltre, ovviamente, alle istituzioni capeggiate dalla Regina Margherita. L&#8217;accoglienza del pubblico e della critica non fu entusiastica, si parl\u00f2 di scarsa originalit\u00e0 nella melodia e di sadismo (scena della tortura). In effetti, Puccini in <em>Tosca <\/em>compie un mutamento compositivo radicale rispetto ai precedenti lavori, percorrendo la strada delle descrizioni brucianti, delle scene violente, degli scontri all&#8217;ultimo sangue, risultando anche biecamente verista in alcuni passi del II atto dove egli accetta enfasi, urla ed esagitazione frenetica. Non bisogna commettere l&#8217;errore di considerare Tosca opera del puro verismo, poich\u00e9 in Puccini, \u00e8 sempre presente la vena romantica, anche nei passi pi\u00f9 infocati, i quali sono sempre sviluppati a piccole dosi. Se, con il trionfo di <em>Manon Lescaut,<\/em> si pu\u00f2 intravedere il passaggio del testimone, della tradizione operistica italiana, tra Verdi e Puccini (dopo sette giorni Verdi presenta l&#8217;ultima sua opera <em>Falstaff<\/em>); con <em>Tosca<\/em>, che segna il \u2018900, Puccini getta nuove basi di linguaggio musicale senza mai scordare la sua vera vena romantica. Se da un lato il compositore si rese interprete di varie correnti ideologiche ed emotive che il suo raro fiuto seppe utilizzare e fondere con abilit\u00e0 attingendo soprattutto da colleghi francesi, dall&#8217;altro, bisogna riconoscergli che ogni risorsa espressiva \u00e8 calata senza trucchi all&#8217;interno di un&#8217;anima latina, sensuale ed appassionata nella disperazione e nella gioia, bisognosa di espandersi in un canto melodico determinato dall&#8217;istinto e dalla naturalezza.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><em><span lang=\"IT\" style=\"font-size: 14pt;\"><!--[endif]--><\/span><\/em><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><em><span lang=\"IT\" style=\"font-size: 14pt;\"><!-- [if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--><\/span><\/em><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span lang=\"IT\" style=\"font-size: 14pt;\"><!-- [if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span lang=\"IT\" style=\"font-size: 14pt;\"><!-- [if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span lang=\"IT\" style=\"font-size: 9pt;\"><!-- [if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;&#8230; mentre il basso fondamentale delle opere di Verdi \u00e8 un grido di battaglia, quello di Puccini \u00e8 [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":78,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[15],"tags":[14671,136],"class_list":["post-67","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-approfondimenti","tag-approfondimenti","tag-giacomo-puccini"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/67","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=67"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/67\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":86977,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/67\/revisions\/86977"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/78"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=67"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=67"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=67"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}