{"id":67722,"date":"2014-01-23T05:35:42","date_gmt":"2014-01-23T03:35:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=67722"},"modified":"2017-01-06T09:45:07","modified_gmt":"2017-01-06T08:45:07","slug":"67722","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/67722\/","title":{"rendered":"&#8220;Tosca&#8221; al  Coccia di Novara"},"content":{"rendered":"<p><i>Novara, Teatro Coccia, stagione lirica 2013-14<\/i><br \/>\n<b>\u201cTOSCA\u201d<\/b><br \/>\nMelodramma in tre atti di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa da \u201c<i>La Tosca<\/i>\u201d di Victorien Sardou<br \/>\nMusica di <b>Giacomo Puccini<\/b><br \/>\n<i>Floria Tosca\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/i>CELLIA COSTEA<br \/>\n<i>Mario Cavaradossi\u00a0\u00a0\u00a0 <\/i>LORENZO DECARO<br \/>\n<em>Barone<\/em><i>Vitellio Scarpia\u00a0\u00a0 <\/i>IVAN INVERARDI<br \/>\n<i>Cesare Angelotti\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/i>DANIELE CUSARI<br \/>\n<i>Il sagrestano\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/i>DAVIDE PELISSERO<br \/>\n<i>Spoletta\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/i>SAVERIO PUGLIESE<br \/>\n<i>Sciarrone\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/i>MASSIMILIANO GALLI<br \/>\n<i>Un carceriere\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/i>RADU PINTILIE<br \/>\n<i>Un pastorello\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/i>ALESSANDRA FERRARI<br \/>\nOrchestra Filarmonica del Piemonte<br \/>\nCoro Schola Cantorum San Gregorio Magno<br \/>\nDirettore\u00a0 <b>Valerio Galli<\/b><br \/>\nMaestro del coro\u00a0 <b>Mauro Rolfi<\/b><br \/>\nRegia\u00a0\u00a0 <strong>F<\/strong><b>abio Ceresa<\/b><br \/>\nScene e costumi\u00a0\u00a0 <b>Justin Arienti<\/b><br \/>\nNuova produzione Fondazione Teatro Coccio<br \/>\n<i>Novara 19 gennaio 2013<br \/>\n<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Terzo \u2013 e ultimo \u2013 titolo della breve stagione lirica novarese questa nuova produzione di \u201c<i>Tosca\u201d<\/i><\/strong> segna purtroppo un netto regresso rispetto ai precedenti spettacoli che avevano riservato notevoli elementi di interesse. Pi\u00f9 che alle singole prestazioni vocali il sostanziale fallimento della produzione va a ricadere su regia e direzione d\u2019orchestra che con i loro limiti troppo evidenti hanno inevitabilmente compromesso il tutto.<br \/>\n<strong>La parte visiva dello spettacolo \u00e8 stata affidata al giovane regista Fabio Ceresa<\/strong> affiancato da <strong>Justin Arienti<\/strong> per scene e costumi. L\u2019impianto scenico optava per ambienti astratti e stilizzati \u2013 forse anche troppo per un\u2019opera cos\u00ec profondamente inserita nella propria realt\u00e0 storica \u2013 ma non privi di funzionalit\u00e0; composti da due strutture praticabili a scale su pi\u00f9 livelli su cui erano posti gli oggetti caratterizzanti i vari atti e da alcuni pannelli verticali che evocavano in chiave simbolica le colonne di Sant\u2019Andrea della Valle e i parati dello studio di Scarpia mentre scomparivano nel III atto lasciando spazio al cielo terso dell\u2019alba. Un impianto magari non particolarmente attraente ma funzionale e non disturbante cos\u00ec come i costumi \u2013 opera dello stesso Arienti \u2013 di impianto assolutamente tradizionale.<br \/>\n<strong>Quello che invece risultava totalmente mancato era l\u2019aspetto prettamente registico t<\/strong>anto sul piano dei movimenti \u2013 imbarazzante la gestione delle masse con il coro che durante il Te Deum \u00e8 come perso sul palcoscenico senza alcuna idea di cosa fare \u2013 tanto nella caratterizzazione dei personaggi. Se le pi\u00f9 lineari figure di Tosca e Cavaradossi in qualche modo riuscivano credibili totalmente mancata era invece quella del barone Scarpia. Se \u00e8 un errore ridurre il mefistofelico capo della polizia pontificia in un orco di malvagit\u00e0 troppo scoperta ancora peggio \u00e8 trasformarlo in una figura sostanzialmente comica cosa troppo spesso sfiorata dalla regia di Ceresa. Il II atto \u00e8 in tal senso emblematico, il sipario si alza con Scarpia intento a fare il bagno in una tinozza \u2013 con esplicita citazione de \u201cLa morte di Marat\u201d di David \u2013 e subito dopo canta \u201cHa pi\u00f9 forte sapor\u201d restando sempre nella vasca, a torso nudo intento a bere un bicchiere di vino e la mente evoca subito Falstaff alla Giarrettiera intento a scaldarsi con il vin caldo e la stessa associazione dimostra gi\u00e0 che qualche cosa non funziona. All\u2019entrata di Mario il barone si degna almeno di uscire dalla vasca e di mettersi una vestaglia che terr\u00e0 fino alla fine dell\u2019atto; tutta la prima parte dell\u2019atto e inoltre infarcita di controscene chiamate ad evocare in modo alquanto improprio il cameratismo che unisce Scarpia ai suoi uomini. L\u2019entrata di Tosca non riesce a far salire la tensione drammatica, le minacce alla donna non hanno nulla del mostro ad un tempo sadico e affascinante pensato da Puccini e dai suoi librettisti ma con tutta la loro mimica di ditini alzati e faccette pi\u00f9 o meno buffe richiamano di nuovo le sfuriate di Falstaff con Bardolfo e Pistola o i rimbotti di Don Pasquale al riottoso nipotino. La scena della morte di Scarpia evidentemente pensata come un colpo di teatro si risolveva purtroppo in farsa: Tosca pugnala Scarpia che ricade nella vasca da bagno e muore rantolando fra gli asciugamani con una gestualit\u00e0 che ancora ricorda troppo da vicino Falstaff nella cesta del bucato e diventa difficile trattenere le risate, ed il fatto che si rida in un momento come questo \u00e8 la prova pi\u00f9 lampante del fallimento registico.<br \/>\n<strong>Il resto della regia \u00e8 fatto per lo pi\u00f9 di trovate che vorrebbero essere originali ma che di fatto risultano ridicole o demoralizzanti,<\/strong> testimoniando solo la totale mancanza di idee del regista. Gi\u00e0 l\u2019apparizione nel I atto della Marchesa Attavanti che passeggia per Sant\u2019Andrea assistendo alla vicenda suscita pi\u00f9 d\u2019una perplessit\u00e0 ma ancora peggiore \u00e8 il suo ricomparire nel III sugli spalti di Castel Sant\u2019Angelo a cantare la parte del pastorello tanto pi\u00f9 che la scelta non \u00e8 priva di implicazioni musicali. Gi\u00e0 affidare lo stornello ad un soprano anzich\u00e9 ad una voce bianca ne modifica la particolare cifra espressiva ma ancora peggiore \u00e8 la scelta di farla cantare in proscenio scompaginando completamente la raffinatissima architettura spaziale concepita da Puccini. E come ultima trovata \u2013 cos\u00ec da guastare anche il finale dall\u2019opera \u2013 il regista si inventa di far trascinare per gli spalti a Tosca il cadavere di Mario in modo da gettarsi abbracciata al corpo morto di lui. Praticamente una lezione di cosa non debba essere una regia lirica capace di tarpare le ali a qualunque buona intenzione.<br \/>\n<strong>Come se non fossero sufficienti i danni fatti dalla regia la direzione d\u2019orchestra di Valerio Galli infligge il colpo mortale a qualunque speranza.<\/strong> Il giovane direttore \u2013 che pur vanta una formazione di alto livello e collaborazioni anche prestigiose \u2013 non dimostra di essere all\u2019altezza della partitura pucciniana, di cui spesso si ignora la ricchezza e la complessit\u00e0 orchestrale. Non solo il piano espressivo \u00e8 totalmente appiattito ad una ricerca di drammaticit\u00e0 identificata con un eccessivo aumento della massa di suono \u2013 fino a risultare fastidioso in una sala piccola e di buona acustica come quella novarese \u2013 ma mostra spesso gravi lacune nel tener uniti palcoscenico e orchestra e addirittura imperdonabili errori negli attacchi. Lasciata a se stessa l\u2019Orchestra filarmonica del Piemonte che pure aveva ben impressionato in \u201cNorma\u201d tende ad andare in confusione con gli ottoni spesso forzati e persino evidenti problemi di intonazione dei violini nell\u2019introduzione di \u201cE lucevan le stelle\u201d. Il coro costretto a forzare per contrastare l\u2019eccessivo volume orchestrale \u00e8 ovviamente anch\u2019esso in difficolt\u00e0.<br \/>\n<strong>In tale contesto le prestazioni dei vari cantanti diventano difficili da analizzare<\/strong> con precisione. Dispiace soprattutto per la protagonista, il giovane soprano rumeno <strong>Cellia Costea,<\/strong> in possesso di una materiale vocale di notevole interesse. Voce ampia, corposa, morbida e femminile con un settore centrale ampio e sonante e gravi ricchi di suono ma con qualche difficolt\u00e0 nel settore acuto, meno naturale e con una certa tendenza a spingere troppo gli acuti che non risultavano sempre sicuri \u2013 il DO della \u201clama\u201d \u00e8 risultato quanto meno avventuroso. L\u2019emissione della voce \u00e8 corretta e anche la proiezione della stessa risulta pienamente soddisfacente. L\u2019impressione \u00e8 quella di una cantante interessante e con buoni mezzi di partenza anche se ancora bisognosa di qualche aggiustamento sul piano tecnico e sarebbe utile risentirla in un contesto migliore e pi\u00f9 professionale per valutarla pienamente. Sul piano interpretativo sfrutta una notevole presenza scenica perfetta per il personaggio mentre il fraseggio tende a limitarsi ad un\u2019esibita passionalit\u00e0 ma come gi\u00e0 detto non era questo il contesto per maggiori approfondimenti interpretativi.<br \/>\nSul piano vocale buona anche la prova del baritono bresciano<strong> Ivan Inverardi<\/strong> nei panni di Scarpia. Solido professionista e cantante di grande esperienza dispone di una voce autenticamente baritonale omogenea e ben timbrata su tutta la gamma e con buona facilit\u00e0 nella salita agli acuti, il colore vocale \u00e8 piacevole anche se non personalissimo e la grande esperienza con il ruolo lo aiuta nel corso di tutta la recita. Purtroppo sul piano interpretativo \u00e8 stato la principale vittima delle follie registiche e va riconosciuto ad Inverardi di aver recitato con convinzione e che gli infelici risultati sul piano espressivo vanno imputati al regista e non al cantante. Meno riuscita la prova di<strong> Lorenzo Decaro<\/strong> come Cavaradossi. Il tenore pugliese disporrebbe di un buon materiale vocale di base e di un timbro brunito non privo di suggestione ma i limiti tecnici inficiano irreparabilmente la prova. La voce \u00e8 sempre ingolata e povera di proiezioni \u2013 nei duetti risultava sistematicamente coperto dalla Costea &#8211; e il mancato appoggio sul fiato rende il settore grave quasi afono. Inoltre si nota una totale mancanza di gusto e di musicalit\u00e0 con una tendenza ad allungare inutilmente gli acuti \u2013 per altro guastati da un evidente vibrato \u2013 con il solo risultato di trovarsi esausto e di rischiare di steccare nei passaggi seguenti \u2013 com\u2019\u00e8 avvenuto dopo la puntatura eccessivamente tenuta su \u201cLa vita mi costasse\u201d con successiva rottura di voce su \u201cvi salver\u00f2\u201d. Buona la prova del basso <strong>Daniele Cusari<\/strong> come Cesare Angelotti, voce di bel colore e di buona presenza. Il sagrestano di <strong>Davide Pelissero<\/strong> \u00e8 ben cantato e fraseggiato con gusto senza eccessivi eccessi caricaturali \u2013 nonostante la regia ci metta anche qui del suo \u2013 ma la voce \u00e8 troppo chiara, quasi tenorile pi\u00f9 che da basso buffo. Buoni mezzi vocali ha mostrato lo Spoletta di <strong>Saverio Pugliese<\/strong> mentre di anonima correttezza <strong>Massimiliano Galli<\/strong> come Sciarrone. <strong>Alessandra Ferrari<\/strong> non canta male la parte del pastorello ma \u00e8 l\u2019impostazione generale data alla scena a risultare falsata, modesto infine il carceriere di <strong>Radu Pintilie<\/strong>.<em> Foto di Mario Mainino<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Novara, Teatro Coccia, stagione lirica 2013-14 \u201cTOSCA\u201d Melodramma in tre atti di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa da [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":166,"featured_media":67727,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[6435,9613,5355,829,136,8260,8168,9052,145,6588,110,3057],"class_list":["post-67722","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-recensioni","tag-cellia-costea","tag-daniele-cusari","tag-davide-pelissero","tag-fabio-ceresa","tag-giacomo-puccini","tag-ivan-iverardi","tag-justin-arienti","tag-lorenzo-decaro-it","tag-opera-lirica","tag-teatro-coccia-di-novara","tag-tosca","tag-valerio-galli"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/67722","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/166"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=67722"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/67722\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":87405,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/67722\/revisions\/87405"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/67727"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=67722"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=67722"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=67722"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}