{"id":68213,"date":"2014-01-29T02:58:30","date_gmt":"2014-01-29T00:58:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=68213"},"modified":"2016-12-11T02:19:46","modified_gmt":"2016-12-11T01:19:46","slug":"68213","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/68213\/","title":{"rendered":"&#8220;La clemenza di Tito&#8221; conquista la Fenice"},"content":{"rendered":"<p><em>Teatro La Fenice, Lirica e balletto Stagione 2013-2014<\/em><br \/>\n<b>\u201c<\/b><b>L<\/b><b>A<\/b><b> <\/b><b>CLEMENZA<\/b><b> <\/b><b>DI<\/b><b> <\/b><b>TITO\u201d<\/b><br \/>\nDramma serio per musica in due atti KV 621<br \/>\nLibretto di Caterino Mazzol\u00e0 dall\u2019omonimo dramma per musica di Pietro Metastasio<br \/>\nMusica di <b>Wolfgang Amadeus Mozart\u00a0 <\/b><br \/>\n<i>Tito Vespasiano <\/i>CARLO ALLEMANO<br \/>\n<i>Vitellia <\/i>CARMELA REMIGIO<br \/>\n<i>Servilla <\/i>JULIE MATHEVET<br \/>\n<i>Sesto <\/i>MONICA BACELLI<br \/>\n<i>Annio <\/i>RAFFAELLA MILANESI<br \/>\n<i>Publio <\/i>LUCA DALL\u2019AMICO<br \/>\nOrchestra e Coro del Teatro La Fenice<br \/>\nMaestro concertatore e direttore<strong> Ottavio Dantone<\/strong><br \/>\nMaestro del Coro <b>Claudio Marino Moretti<\/b><br \/>\nMaestro al cembalo <b>Roberta Ferrari<\/b><br \/>\nRegia <strong>Ursel<\/strong> e <strong>Karl-Ernst Herrmann<\/strong><br \/>\nScene, costumi e luci <b>Karl-Ernst Herrmann\u00a0 <\/b><br \/>\nAllestimento del Teatro Real di Madrid<br \/>\n<i>Venezia, 24 gennaio 2014<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><i>Premi\u00e8re<\/i> de <i>La clemeza di Tito <\/i>alla Fenice, <strong>un&#8217; titolo proposto in precedenza solo due volte al pubblico veneziano: nel 1973 in forma di concerto e nel 1986 in un allestimento firmato da Pier Luigi Pizzi.<\/strong> Grande attesa, dunque, per un melodramma dell&#8217;ultimo Mozart, caduto nell&#8217;oblio per decenni e recentemente rivalutato, a buon diritto, dalla critica. Un&#8217;opera dalla genesi travagliata, composto lottando contro il tempo come altri capolavori dell&#8217;estrema produzione del grande salisburghese.<br \/>\nAll&#8217;inizio dell&#8217;agosto 1791 Mozart riceve una commissione, cos\u00ec urgente che deve lasciare ogni altro impegno: il Teatro Nazionale di Praga gli chiede insistentemente, a nome degli Eccelsi Stati di Boemia (i membri del governo austriaco residenti a Praga), di mettere in musica l&#8217;opera destinata a celebrare solennemente l&#8217;incoronazione di Leopoldo II a re di Boemia, che avrebbe avuto luogo il prossimo 6 settembre, ovvero neanche un mese dopo. Mozart ebbe tale incarico cos\u00ec tardi per il fatto che il lavoro era stato inizialmente offerto a Salieri, il pi\u00f9 eminente musicista di corte,\u00a0 il quale poi aveva rifiutato perch\u00e9 oberato di impegni a Vienna. Mozart, per quanto si trovasse in una situazione di <i>surm\u00e9nage<\/i> (si stava dedicando, in particolare, alla composizione della <i>Zauberfl\u00f6te<\/i>), accett\u00f2 la sfida, non senza pretendere che il vecchio libretto del Metastasio \u2013\u00a0 gi\u00e0 musicato da una quarantina di compositori a partire dal Caldara in occasione dei festeggiamenti per l&#8217;onomastico del nonno di Leopoldo II, Carlo VI, nel 1734 \u2013 venisse\u00a0 ridotto \u201ca vera opera\u201d (come il musicista annoter\u00e0 nel catalogo delle opere da lui redatto), affidando il compito a Caterino Tommaso Mazzol\u00e0 \u2013 allora temporaneamente poeta dei teatri imperiali \u2013 nato a Longarone, ma di origini muranesi (come Piave). Il poeta sottopose il testo di Metastasio ad una drastica riduzione da tre a due atti, volta alla concentrazione dell\u2019azione (com&#8217;era prassi comune alla fine del Settecento per i drammi metastasiani) e provvide alla sostituzione di molte arie dell\u2019impianto originale, con arie e pezzi d&#8217;insieme completamente nuovi. Per quanto riguarda questi ultimi, la partitura<i> <\/i>mozartiana ne conta ben otto, tra cui i due finali d\u2019atto. In particolare, il quintetto \u201cDeh conservate, o dei\u201d nel finale primo, scandito dalle entrate in successione dei diversi personaggi, \u00e8 il vertice espressivo dell&#8217;intero lavoro,\u00a0 in cui la progressione del dramma \u00e8 affidata\u00a0 a un&#8217;unit\u00e0 musicale formalmente compiuta con il coro sullo sfondo, che \u2013 come in una tragedia greca \u2013\u00a0 riferisce sul rapido incalzare della congiura ai danni di Tito. Tra le arie \u201cnuove\u201d, due, in forma di rond\u00f2, sono di fondamentale importanza drammaturgica, in quanto preparano lo scioglimento dell&#8217;intricata vicenda: \u201cDeh per questo istante solo\u201d segue il drammatico recitativo tra Tito e l\u2019amico-traditore Sesto, disposto ormai ad accettare la condanna da parte dell&#8217;amico-imperatore; \u201cNon pi\u00f9 di fiori\u201d, l\u2019ultimo brano solistico dell\u2019opera, esprime il rimorso di Vitellia per l\u2019imminente morte di Sesto: una pagina straordinaria, in cui\u00a0 l&#8217;intervento del corno di bassetto, prediletto da Mozart negli ultimi anni di vita (si pensi al concerto per questo strumento e orchestra in la maggiore \u00a0KV 622 composto due mesi prima di morire) \u00e8 di rara efficacia espressiva nel conflitto interiore che tormenta l&#8217;ambiziosa figlia del predecessore di Tito.<br \/>\nQuanto ai risvolti politici della vicenda, non si pu\u00f2 non cogliere l&#8217;influenza di Voltaire.\u201cTout pour le peuple, rien par le peuple\u201d (Tutto per il popolo, nulla dal popolo) sentenziava pessimisticamente il filosofo illuminista \u2013 fervente ammiratore di questo dramma metastasiano, perch\u00e9 vi vedeva espressa icasticamente la sua teoria dell&#8217;assolutismo illuminato \u2013 esprimendo una radicale sfiducia nelle masse popolari, in una visione ancora per certi versi \u201caristocratica\u201d della politica. Ma nel luglio del 1791, dopo Varennes e la sanguinosa manifestazione repubblicana nel Campo di Marte, l&#8217;ideologia dell&#8217;assolutismo illuminato non era pi\u00f9 credibile. Cos\u00ec il messaggio lanciato dall&#8217;opera di Mozart-Mazzol\u00e0, seppur in una rinnovata, pregevole veste drammaturgia, non era, all&#8217;epoca in cui apparve sulla scena, dei pi\u00f9 esaltanti per chi nutriva sentimenti genuinamente democratici: le sorti di Roma sono nelle mani di un imperatore, combattuto (a parte il <i>deus ex machina<\/i> finale) tra rigore e clemenza, nonch\u00e9 frustrato in amore, che abbastanza spesso si rivela impulsivo e irrazionale al pari del popolo che dovrebbe tutelare. Nondimeno la mozartiana <i>Clemenza di Tito <\/i>\u00e8 un capolavoro, che in molte pagine non ha nulla da invidiare alla contemporanea <i>Zauberfl\u00f6te <\/i>(si pensi all&#8217;importanza del coro)\u00a0 o al <i>Don Giovanni <\/i>(nella scena della congiura): e il valore aggiunto \u00e8 ovviamente soprattutto quello della musica come si \u00e8 potuto constatare nel corso dello spettacolo veneziano, doverosamente preceduto da un minuto di silenzio in memoria del maestro Claudio Abbado, scomparso da pochi giorni, lasciando un vuoto incolmabile. <i>La clemenza di Tito <\/i>\u00e8 stata riproposta alla Fenice nello storico allestimento, <strong>risalente al 1982, ideato dai coniugi tedeschi Ursel e Karl-Ernst Herrmann,<\/strong> responsabili anche di scene, costumi e luci.<br \/>\nLa scena essenziale, dai tenui colori \u2013 gradazioni di verde acqua \u2013 in gran parte fissa, si rivela uno spazio particolarmente adatto a mettere in valore i vari elementi, pi\u00f9 o meno simbolici, che caratterizzano questa messinscena: dal marmoreo trono imperiale, al porticato, sotto cui si erge una statua alata che appare sul fondo a suggerire il Campidoglio, al massiccio cubo che cala con sinistra lentezza dal soffitto nel momento cruciale della prevista condanna di Sesto per poi risalire quasi sospinto dalla leggerezza del perdono da parte del magnanimo imperatore. Sobri, ma di buon gusto, anche i fantasiosi costumi, che oscillano tra un Settecento stilizzato e la modernit\u00e0, inducendoci a collocare la vicenda in una sorta di tempo misto. Lunghi soprabiti si attagliano ai ruoli maschili, fatta eccezione per Publio che sfoggia un frac nero dalle smisurate code sotto cui porta una balenante corazza. Di varie fogge e colori quelli dei personaggi femminili, sempre comunque funzionali ai vari momenti del dramma: color fuxia per la sensuale Vitellia nella scena in cui trama vendetta contro Tito, bianco con l&#8217;orlo della gonna colorato quando Tito la elegge a sua futura sposa. Cos\u00ec Servilia indossa un abitino bianco a <i>pois<\/i> rossi rivelando a Tito la sua impossibilit\u00e0 di amarlo, mentre \u00e8 vestita sobriamente di nero di fronte alla freddezza di Vitellia, che la notizia della condanna di Sesto non smuove dal suo egoismo. Una messinscena credibile ed efficace \u2013 anche grazie a un indovinato, e calibrato, uso delle luci \u2013 senza la solita frenesia di stupire a tutti i costi. Unico appunto, che ci permettiamo di fare: una gestualit\u00e0 talora un po&#8217; troppo realistica, in particolare nelle effusioni tra Vitellia e Sesto, in cui quest&#8217;ultimo tenta di alzarle la gonna. Non \u00e8 certo per moralismo che lo segnaliamo, ma perch\u00e9 una simile gestualit\u00e0, esteriorizzando eccessivamente il dramma, cozza, a nostro avviso, contro la classica compostezza, l&#8217;introspezione sottile degli affetti, che rivela la musica.<br \/>\n<strong>Assolutamente all&#8217;altezza dell&#8217;allestimento scenico il<i> cast<\/i>, quanto a mezzi vocali, sensibilit\u00e0 interpretativa, f<\/strong>raseggio, presenza scenica. Tragica e sensuale la Vitellia di <strong>Carmela Remigio<\/strong>, soprano dalla voce estesa ed omogenea nei vari registri, sfavillante nei sonori acuti, ma anche capace di mezze voci e sfumature, che ha sfoggiato note sempre ben centrate e ricche di armonici, affrontando la tessitura molto ampia prevista da Mozart per la sua parte, oltre che precisione nelle colorature. Notevole la sua prestazione a cominciare dalla prima delle sue arie, \u201cDeh se piacer mi vuoi\u201d, fino alla ricordata \u201cNon pi\u00f9 di fiori\u201d, culmine di un&#8217;interpretazione tesa a rivelare gli oscuri recessi dell&#8217;animo del personaggio.<br \/>\nAnaloga la <i>performance<\/i> del mezzosoprano <strong>Monica Bacelli<\/strong>, nella parte <i>en travesti <\/i>di Sesto, che ci ha regalato un personaggio reso tenero e spregiudicato dall&#8217;amore, segnalandosi in \u201cParto, parto, ma tu ben mio\u201d e successivamente, in &#8220;Deh per questo istante solo&#8221; \u2013 forse l&#8217;aria pi\u00f9 bella dell&#8217;opera \u2013 interpretata con intensit\u00e0 espressiva anche nella sua sezione pi\u00f9 mossa; ma si \u00e8 fatta apprezzare anche nel quintetto \u201cDeh conservate, o dei\u201d, dove \u00e8 apparsa trascinante. Irresistibili le due interpreti quando cantavano insieme. Autorevole <strong>Carlo Allemano<\/strong> nei panni di Tito, tenore di grande professionalit\u00e0, che ci ha consegnato un imperatore ora ambiguo e roso dal dubbio ora nobile e solare, sorretto da una voce imponente. La sua interpretazione \u00e8 apparsa particolarmente autorevole nelle due arie \u201cDel pi\u00f9 sublime soglio\u201d e \u201cAh, se fosse intorno al trono\u201d. <strong>Raffaella Milanesi<\/strong> (Annio), soprano dalla voce limpida, si \u00e8 messa in luce anche per la disinvoltura mostrata sulla scena, rivelandosi intensa e vocalmente ineccepibile in \u201cTorna di Tito a lato\u201d e in \u201cTu fosti tradito\u201d, mentre <strong>Julie Mathevet<\/strong> (Servilia) ha brillato con la sua\u00a0 voce leggera nel duetto con Annio \u201cAh, perdona al primo affetto\u201d e nell&#8217;unica sua aria \u201cS&#8217;altro che lacrime\u201d. <strong>Luca Dall\u2019Amico<\/strong> \u00e8 stato un\u00a0 Publio virile, anche grazie alla sua ben timbrata voce di basso, in particolare nell&#8217;aria a lui affidata \u201cTardi s&#8217;avvede d&#8217;un tradimento\u201d. <strong>Irreprensibile il coro, come sempre ben istruito da Claudio Marino Moretti,<\/strong> da \u201cSerbate, o Dei custodi\u201d a \u201cChe del ciel, che degli Dei\u201d. In buona forma l&#8217;orchestra del Teatro La Fenice, guidata da un <strong>Ottavio Dantone<\/strong>, preciso ed attento alle esigenze del canto, per quanto in certe pagine, come nell&#8217;ouverture, certe marcature dinamiche, ci sono apparse eccessive. Successo calorosissimo per tuttti. Ovazioni per gli interpreti dei ruoli principali. <em>Foto Michele Crosera<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Teatro La Fenice, Lirica e balletto Stagione 2013-2014 \u201cLA CLEMENZA DI TITO\u201d Dramma serio per musica in due [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":72,"featured_media":68221,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[9673,1250,4709,5295,9672,9671,2385,3319,145,1589,1334,319,9674],"class_list":["post-68213","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-recensioni","tag-carlo-allemano","tag-carmela-remigio","tag-claudio-marino-moretti","tag-julie-mathevet","tag-karl-ernst-herrmann","tag-la-celmenza-di-tito","tag-luca-dallamico","tag-monica-bacelli","tag-opera-lirica","tag-ottavio-dantone","tag-raffaella-milanesi","tag-teatro-la-fenice-di-venezia","tag-ursel-herrmann"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/68213","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/72"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=68213"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/68213\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":86868,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/68213\/revisions\/86868"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/68221"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=68213"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=68213"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=68213"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}