{"id":68387,"date":"2020-12-13T01:49:40","date_gmt":"2020-12-13T00:49:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=68387"},"modified":"2020-12-15T16:38:38","modified_gmt":"2020-12-15T15:38:38","slug":"68387","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/68387\/","title":{"rendered":"Pietro Mascagni (1863-1945):&#8221;S\u00ec&#8221; (1919)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u201cPare impossibile! Scrissi <i>Iris<\/i> e mi trovai tra i piedi un\u2019altra Giapponesina. Feci volare Lodoletta\u2026 e vidi per aria un altro uccello. Penso ad un\u2019operetta\u2026 e me ne vedo un\u2019altra sulla faccia\u2026 Basta: ho una speranza: l\u2019operetta mia ha per titolo un semplice <i>S\u00ec<\/i>: speriamo che quell\u2019altra s\u2019intitoli <i>No<\/i>\u201d.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Cos\u00ec lo stesso Mascagni comment\u00f2 la composizione della sua operetta, riferendosi sarcasticamente alla <i>Rondine<\/i> di Puccini. Ad avvicinare Mascagni a questo genere, al quale il compositore non fu del tutto estraneo avendo autorizzato anche una versione operettistica delle <i>Maschere<\/i>, fu Carlo Lombardo, considerato il padre dell\u2019operetta italiana. Geniale e polivalente figura di editore, compositore, librettista e impresario teatrale, Carlo Lombardo firm\u00f2, infatti, tantissimi successi sia con libretti come quelli di <i>Cin-cin-l\u00e0<\/i> e del <i>Paese dei campanelli<\/i> per Virgilio Ranzato o quello di <i>Scugnizza <\/i>per Mario Costa, sia con intelligenti rielaborazioni di musiche composte da altri come quelle di Franz Leh\u00e1r per <i>Der sterngucker<\/i> che divenne <i>La danza delle libellule<\/i>, unica operetta italiana a varcare i confini nazionali. In realt\u00e0 anche con Mascagni, Lombardo tent\u00f2 di ripetere la stessa operazione che aveva fatto con Leh\u00e1r; un giorno si present\u00f2 dal Livornese con un\u2019operetta per la quale aveva utilizzato musiche tratte dalle opere di Mascagni. Fu, forse. allora che Mascagni matur\u00f2 l\u2019idea di scrivere un\u2019operetta completamente nuova. Nacque cos\u00ec <i>S\u00ec<\/i> che, composta su libretto di Lombardo e Arturo Franci, come affermato da Mascagni, anche per sottrarre l\u2019operetta italiana all\u2019asservimento straniero ormai di moda, <strong>fu rappresentata per la prima volta il 13 dicembre 1919 al Teatro Quirino di Roma<\/strong> con <strong>Gisella Pozzi<\/strong> (S\u00ec) e <strong>Amelia Sanipoli<\/strong> (Vera), (Olimpia, (1\u00b0impiegata e cameriera), <strong>Giuseppina Caligaris<\/strong> (Palmira, 2\u00b0impiegata, portinaia e (cuoca), <strong>Orlando Bocci<\/strong> (Luciano),<strong> Nuto Navarrini<\/strong> (Cl\u00e9o de M\u00e9rode, Becil e (Germano), <strong>M. Gariano<\/strong> (Romal, portinaio e chaffeur). Effettivamente in quest\u2019operetta, che guarda all\u2019opera soprattutto nella struttura melodica, gli elementi stranieri sono del tutto inesistenti; l\u2019imperante moda delle danze americane, come il <i>foxtrot<\/i> o la <i>giava<\/i>, che aveva contagiato l\u2019operetta italiana del Novecento, in <i>S\u00ec <\/i>non trova spazio e lascia la scena al valzer che ne caratterizza molte pagine.<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/w.soundcloud.com\/player\/?url=https%3A\/\/api.soundcloud.com\/tracks\/947948812&amp;color=%23ff5500&amp;auto_play=false&amp;hide_related=false&amp;show_comments=true&amp;show_user=true&amp;show_reposts=false&amp;show_teaser=true&amp;visual=true\" width=\"100%\" height=\"300\" frameborder=\"no\" scrolling=\"no\"><\/iframe><\/span><\/p>\n<div style=\"font-size: 10px; color: #cccccc; line-break: anywhere; word-break: normal; overflow: hidden; white-space: nowrap; text-overflow: ellipsis; font-family: Interstate,Lucida Grande,Lucida Sans Unicode,Lucida Sans,Garuda,Verdana,Tahoma,sans-serif; font-weight: 100;\"><a style=\"color: #cccccc; text-decoration: none;\" title=\"www.gbopera.it\" href=\"https:\/\/soundcloud.com\/gbopera\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">www.gbopera.it<\/a> \u00b7 <a style=\"color: #cccccc; text-decoration: none;\" title=\"Pietro Mascagni (1863-1945):&quot;S\u00ec&quot; (1919)\" href=\"https:\/\/soundcloud.com\/gbopera\/pietro-mascagni-1863-1945si-1919\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Pietro Mascagni (1863-1945):&#8221;S\u00ec&#8221; (1919)<\/a><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong><i>L\u2019operetta &#8211;\u00a0 Atto primo <\/i><\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Una brillante e leggera introduzione orchestrale conduce lo spettatore in un ufficio telegrafico dove delle telegrafiste e degli chasseur d\u2019h\u00f4tel danno vita ad una pagina di carattere gaio. Qui giunge la principessa Vera che, innamorata del duca Luciano di Chablis, suo cugino, vuole cercare, travestita da telegrafista, di far naufragare il particolare progetto matrimoniale di quest\u2019ultimo. Vengono consegnate delle lettere alla donna che, contemplandole, intona il <i>Valzer lento delle Lettere<\/i> (<i>Fogli vergati<\/i>) dalla struttura tripartita e caratterizzato da un malinconico tema.<br \/>\nMentre Vera si traveste da telegrafista, nello stesso ufficio fa il suo ingresso Luciano con interessanti rivelazioni: l\u2019uomo avrebbe, infatti, ereditato la fortuna dello zio, test\u00e9 morto, a patto che si fosse sposato entro un mese dopo la morte. Per entrare in possesso dell\u2019eredit\u00e0 senza rinunciare alla sua libert\u00e0, Luciano ha pensato di sposare una ragazza che lo tradisca subito dopo giustificando il divorzio e chiede a Romal, chiamato anche Pap\u00e0 l\u2019amour e proviseur delle Folies-Berg\u00e8re, di procurargliene una. La scelta ricade su S\u00ec, una ragazza chiamata cos\u00ec perch\u00e9 non ha mai detto di no. Con una semplice telefonata l\u2019affare \u00e8 fatto, mentre viene scelto, nella persona del domestico Cleo de Merode, l\u2019uomo con il quale S\u00ec avrebbe dovuto tradire Luciano dopo le nozze. Questi, felice, intona, insieme con le impiegate che fungono da coro, la sua sortita <i>La vita delle impiegate<\/i>, formalmente un rond\u00f2 il cui refrain brillante (<i>Bimbe! La luce elettrica<\/i>) \u00e8 un gaio inno ai piaceri della vita. Nell\u2019ufficio Luciano incontra Vera che ritiene sia una telegrafista come le altre e, attratto da lei, incomincia a corteggiarla con modi galanti. Un accenno contenuto nella loro conversazione all\u2019apparecchio telegrafico diventa lo spunto per il tenero<i> duetto dell\u2019apparecchio telegrafico<\/i> nel quale la parola \u201camore\u201d diventa assoluta protagonista. Mentre i due si allontanano, giunge S\u00ec che mostra subito il suo carattere frivolo nella sua sortita (<i>L\u2019umanit\u00e0 si cruccia<\/i>), anche questo un piccolo rond\u00f2 dal carattere brillante sia nel testo, che insiste su allitterazioni volutamente sgradevoli, sia nella musica in cui il <i>refrain<\/i> (<i>Delle Folies Berg\u00e8re<\/i>), \u00e8 costituito da un valzer che si contrappone alla patetica strofa. La ragazza si incontra, prima, con Luciano con il quale stipula il patto e, poi, con Cleo de Merode con il quale d\u00e0 vita ad un duetto comico (<i>\u00c8 proprio una sciocchezza<\/i>) nel quale trova sfogo la vena melodica di Mascagni. Pi\u00f9 complessa, secondo tradizione, \u00e8 la struttura del Finale, al quale partecipano quasi tutti i personaggi. Il carattere brillante di questa pagina, nella quale \u00e8 rivelato il progetto matrimoniale di Luciano, trova un momento patetico nel valzer lento (<i>M\u2019avevan detto<\/i>) intonato da Vera che, gelosa e delusa, crede di aver perduto l\u2019oggetto del suo amore. Un suo insulto al <i>demimonde<\/i>, classe sociale a cui appartengono le telegrafiste, produce una loro \u201cviolenta reazione\u201d, mentre la ripresa del <i>refrain<\/i> della sortita di Luciano, questa volta intonato da Vera, conclude il primo atto.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><b><i>Atto secondo <\/i><\/b><\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Il secondo atto si apre con un coro carnevalesco perfettamente intonato al clima allegro e un po\u2019 ebro delle Folies Berg\u00e8re e soprattutto al matrimonio, farsesco almeno nelle intenzioni di Luciano, che si celebra tra questi e S\u00ec, protagonisti del successivo duettino del corteo nuziale. Celebrato il matrimonio, S\u00ec, innamorata di Luciano, non rispetta il patto, dichiarando di volergli restare fedele, mentre, dal canto suo, un ebro Cleo de Merode non compie alcun passo avanti nel suo tentativo di sedurla. Rimasto solo, Luciano incontra Vera con la quale d\u00e0 vita al <i>Duetto della seduzione<\/i>, in cui i due, in una scrittura intrisa di quel lirismo tipico delle migliori pagine della produzione operistica di Mascagni, si scoprono amanti. Da parte sua S\u00ec, innamorata di Luciano, \u00e8 triste e manifesta questo suo sentimento, prima, in un valzer lento, poi a Cleo de Merode, l\u2019uomo con il quale avrebbe dovuto consumare il tradimento. Il clima apparentemente drammatico della scena viene, per\u00f2, stemperato dal <i>Duetto americano<\/i> <i>grottesco<\/i>, una pagina brillante nella quale i due personaggi si intrattengono citando nuovi balli importati dall\u2019America. Luciano \u00e8 furente, perch\u00e9 S\u00ec non ha rispettato i patti, mentre un coro intona, al ritmo di una lenta marcia, un inno al Color rosso. Cleo de Merode, sempre pi\u00f9 ebro, continua a corteggiare S\u00ec che, contravvenendo al suo soprannome, risponde di no. L\u2019ingresso di Vera, che d\u00e0 vita ad un alterco con S\u00ec, prelude al Finale dell\u2019atto secondo caratterizzato dal susseguirsi dei temi principali fin qui ascoltati, mentre Vera e Luciano fuggono insieme.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong><i>Atto terzo <\/i><\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Un breve e delicato preludio, nel quale \u00e8 descritto, in una scrittura di romantico lirismo, il sorgere della luna, apre il terzo atto caratterizzato da due duetti, quello del <i>Ballo triste<\/i>, intonato da S\u00ec e da Cleo de Merode, nel quale la donna manifesta ancora una volta la sua tristezza per la sua condizione, e quello <i>Del calendario<\/i>, nel quale i due protagonisti Luciano e Vera evocano, nella forma del rond\u00f2 il cui <i>refrain<\/i> \u00e8 costituito da un languido valzer sostenuto, i momenti salienti della loro storia d\u2019amore. Nella seguente parte dialogica si assiste allo scioglimento con S\u00ec che ritorna mesta alla sua vita passata, mentre il senso dell\u2019operetta \u00e8 racchiuso nel Finale nel quale Vera e Luciano si dichiarano reciprocamente\u00a0 e senza riserve il loro amore.<br \/>\n<strong>In allegato il libretto dell&#8217;opera<\/strong><br \/>\n<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cPare impossibile! Scrissi Iris e mi trovai tra i piedi un\u2019altra Giapponesina. 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