{"id":68454,"date":"2014-02-03T00:40:44","date_gmt":"2014-02-02T22:40:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=68454"},"modified":"2016-12-05T16:13:48","modified_gmt":"2016-12-05T15:13:48","slug":"68454","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/68454\/","title":{"rendered":"Uno Stradivari di nome Lady Inchiquin"},"content":{"rendered":"<p><em>Torino, Auditorium RAI \u201cArturo Toscanini\u201d, Stagione Concertistica 2013-2014<\/em><br \/>\n<strong>Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI<\/strong><br \/>\nDirettore <b>Juraj Val\u010duha<\/b><br \/>\nViolino <b>Frank Peter Zimmermann<\/b><br \/>\n<i>B\u00e9la Bart\u00f3k<\/i>: Concerto [n. 1] per violino e orchestra (op. postuma) Sz 36<br \/>\n<i>Maurice Ravel<\/i>: <i>Tzigane<\/i>, rapsodia da concerto per violino e orchestra<br \/>\n<i>Ludwig van Beethoven<\/i>: Sinfonia n. 7 in la maggiore op. 92<br \/>\n<i>Torino, 30 gennaio 2014\u00a0\u00a0\u00a0 <\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La commissione da parte di una ricca ed estrosa aristocratica irlandese, la creazione nel 1711, l\u2019appartenenza a Fritz Kreisler, e ora il pi\u00f9 che decennale utilizzo da parte di Frank Peter Zimmermann<\/strong> (per concessione della Portigon AG, attuale proprietaria). Tutto, insomma, dalla storia secolare all\u2019eccezionale bravura di chi lo utilizza, concorre al fascino e al mistero che <strong>avvolgono il violino Stradivari protagonista del tredicesimo concerto della stagione OSN RAI a Torino.<\/strong> Tanto pi\u00f9 che a Zimmermann sono affidati due brani molto diversi (anche se meno di quindici anni separano la loro composizione), come il raro concerto che Bart\u00f3k scrisse poco pi\u00f9 che venticinquenne (pubblicato ed eseguito postumo, soltanto nel 1958, a causa della pudica &#8211; e un po\u2019 bisbetica &#8211; dedicataria), e <i>Tzigane<\/i> di Ravel (che invece \u00e8 un tipico brano virtuosistico, ben conosciuto dalle platee di tutto il mondo).<br \/>\n<strong>Gi\u00e0 la settimana scorsa al centro del programma RAI figurava Bart\u00f3k, con i <i>Quattro pezzi per orchestra<\/i> op. 12; la sua nuova presenza \u00e8 molto felice<\/strong>, soprattutto per la competenza e la sicurezza con cui il direttore principale dell\u2019OSN ne affronta le opere nel corso di pi\u00f9 occasioni, e ovviamente anche perch\u00e9 offre la possibilit\u00e0 a Zimmermann di presentare per la prima volta nelle stagioni torinesi della RAI il concerto d\u2019esordio del compositore ungherese. L\u2019opera si apre con una sorta di segnale cifrato in <i>Andante sostenuto<\/i>, un piccolo tema di quattro note detto \u201c<i>Leitmotiv<\/i> di Stefi\u201d, ossia una cellula musicale che s\u2019identifica con Stefi Geyer, la studentessa dell\u2019Accademia Musicale di Budapest alla quale il compositore dedica l\u2019opera, tra 1907 e 1908, per esprimerle il suo amore. \u00c8 davvero bello che nell\u2019iniziale presentazione di tale tema il primo violino dell\u2019OSN Alessandro Milani tenga testa a Zimmermann nel breve duetto; del resto &#8211; vale ricordarlo nel confronto tra strumenti &#8211; anche il violino di Milani risale proprio al 1711, ed \u00e8 un Francesco Gobetti messo a disposizione dalla Fondazione Pro Canale. A imporsi, comunque, \u00e8 subito la sonorit\u00e0 dello Stradivari: persino nei momenti di pieno orchestrale, quando Val\u010duha non \u00e8 certo parco nei volumi, una lama di luce brilla sulla massa sonora, ed \u00e8 il timbro chiaro del violino solista, con il suo vibrato dolcissimo, appena percepibile. La pacatezza del periodare del I movimento \u00e8 quanto di meglio possa adattarsi all\u2019espressivit\u00e0 dello Stradivari, lontano da ogni facile effetto virtuosistico. Nel II movimento (<i>Allegro giocoso &#8211; Meno allegro e rubato &#8211; A tempo [ma pi\u00f9 quieto]<\/i>) Zimmermann pu\u00f2 valorizzare anche le sue capacit\u00e0 tecniche, specialmente negli impervi passaggi di uno stile grottesco e graffiante (che ritrae il carattere della dedicataria). L\u2019orchestra non ha un ruolo musicale parallelo allo strumento solista, ma si limita per lo pi\u00f9 ad accompagnarlo, tranne in alcune sezioni di passaggio, invero non troppo significative. La direzione di Val\u010duha si distingue per equilibrio e correttezza, anche nell\u2019articolato finale (<i>Tempo I &#8211; Vivo &#8211; Molto sostenuto &#8211; Poco pi\u00f9 agitato &#8211; Lento &#8211; Tempo I<\/i>); precisione calligrafica e sobriet\u00e0 caratterizzano sempre Zimmermann, che non forza mai l\u2019intensit\u00e0 sonora dello strumento, e non certo per risparmiare energia. Semplicemente perch\u00e9 non ce n\u2019\u00e8 bisogno: come se il violino si regolasse sulla base delle richieste della partitura, secondo un naturale e vitale meccanismo di adattamento.<br \/>\n<strong>Dopo Bart\u00f3k, la platea di Torino ha un altro privilegio d\u2019ascolto, per un brano celebre, che per\u00f2 Zimmermann non esegue in pubblico da dieci anni; e l\u2019assenza di <i>Tzigane<\/i> <\/strong>dalle ultime stagioni del virtuoso fa s\u00ec che il ritorno a questo spartito non abbia nulla di manierato, di civettuolo, di collaudato: la qualit\u00e0 interpretativa si staglia subito, nelle 58 battute d\u2019esordio esclusivamente affidate al violino. Ogni nota dello Stradivari brilla dell\u2019intero spettro dei colori; l\u2019ascoltatore, anzi, ha l\u2019impressione di sentire almeno due violini, non tanto per il volume del suono, quanto per la diversit\u00e0 interna delle voci e per la ricchezza di tinte e sfumature. Sul tappeto dell\u2019introduzione violinistica s\u2019innesta poi nitidissima l\u2019arpa di Margherita Bassani (che sar\u00e0 protagonista del prossimo concerto RAI); ed \u00e8 grazie all\u2019intesa perfetta tra direttore e violinista che anche in <i>Tzigane<\/i> si percepisce quel timbro sonoro cos\u00ec affascinante e un po\u2019 nostalgico, di musica del <i>carillon<\/i>, tipico di Ravel. Ma Zimmermann riesce a evitare quegli effetti un po\u2019 triviali, volti alla pura emozione virtuosistica, che sovente caratterizzano il repertorio per violino in generale e <i>Tzigane<\/i> in particolare (\u00abcostruita con scaltrita artificialit\u00e0 e l\u2019estetica che la ispira \u00e8 veramente \u201cvieux jeu\u201d\u00bb, scrive Enzo Restagno in <i>Ravel e l\u2019anima delle cose<\/i>); il solista preferisce invece ricorrere all\u2019ironia, allo scherzo garbato, alla signorile sprezzatura. Il trionfo tributato dal pubblico convince infine il solista a concedere un <i>bis<\/i>: il preludio in mi maggiore di Bach, iniziale della Partita n. 3. Ed \u00e8 straordinario come dai colori di Ravel Zimmermann sia capace di trascorrere alle trasparenze (anzi, alle esaltazioni) del \u201cbianco\u201d, della purezza bachiana; il che lascia il pubblico semplicemente incantato.<br \/>\n<strong>Nella seconda parte del concerto torna protagonista l\u2019orchestra, perch\u00e9 Val\u010duha propone la Sinfonia n. 7 di Beethoven.<\/strong> Prova impegnativa, che il direttore supera egregiamente, senza alcuna esitazione o incertezza. \u00c8 la solenne cadenza del timpano a guidare tutto il <i>Poco sostenuto &#8211; Vivace<\/i> con cui la sinfonia si apre, anche se si percepisce come Val\u010duha persegua l\u2019omogeneit\u00e0 del suono (ben diversamente dalle bizzarrie pluricromatiche che Mikhail Pletnev ha voluto ostentare, sempre a Torino, nel corso di un recentissimo <a href=\"http:\/\/www.gbopera.it\/2014\/01\/67757\/\">concerto<\/a> presso l\u2019<i>Auditorium<\/i> \u201cGiovanni Agnelli\u201d del Lingotto). Ma il particolare pi\u00f9 interessante \u00e8 il rispetto di quell\u2019afflato alla danza, che richiama la definizione wagneriana della Sinfonia n. 7, appunto quale \u201capoteosi della danza\u201d. Il celebre <i>Allegretto<\/i> \u00e8 decisamente pi\u00f9 scorrevole del solito, ma non affrettato; il direttore decide infatti di non concedere nulla alla solennit\u00e0 cadenzata della marcia funebre, ma di evocare piuttosto il mesto volteggio di un danzatore. E a questo proposito Val\u010duha insiste sul legato tra le cellule metriche alla base della costruzione musicale (dattilo + spondeo), in maniera tale che i frammenti ritmici siano poco riconoscibili, perch\u00e9 fusi in un procedere molto pi\u00f9 sciolto e fluido, eppure sempre preciso (encomiabili, a questo proposito, gli archi). La danza si fa pi\u00f9 frenetica nella struttura speculare del <i>Presto &#8211; Assai meno presto &#8211; Presto<\/i>, senza per\u00f2 eccedere n\u00e9 nel ritmo n\u00e9 nella sonorit\u00e0: il Beethoven di Val\u010duha non \u00e8 n\u00e9 nevrotico n\u00e9 soggetto ad alcuno scatto nervoso, di quelli che proiettano da uno stato d\u2019animo a un altro; il suo Beethoven \u00e8 quindi coeso, tanto nella tensione verso la danza quanto nella moderazione dello spettro sonoro, poich\u00e9 il passaggio dal piano al forte non \u00e8 mai troppo accentuato. Il momento pi\u00f9 imponente coincide con il finale del III movimento, com\u2019\u00e8 giusto che sia. Forse sono di gusto un po\u2019 <i>pompier<\/i> attacco e sviluppo del finale <i>Allegro con brio<\/i>, anche se spicca la bravura degli ottoni; appena un velo di pesantezza basta per far sfumare un poco quell\u2019<i>allure<\/i> di perdurante danza nata in apertura. Ma l\u2019effetto complessivo, confermato dall\u2019unanime e prolungato entusiasmo dei presenti, \u00e8 quello di uno tra i concerti meglio riusciti dall\u2019inizio della stagione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Torino, Auditorium RAI \u201cArturo Toscanini\u201d, Stagione Concertistica 2013-2014 Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI Direttore Juraj Val\u010duha Violino Frank [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":102,"featured_media":68459,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1005],"tags":[981,14678,9713,1508,3645,376,6483],"class_list":["post-68454","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-concerti","tag-bela-bartok","tag-concerti","tag-frank-peter-zimmermann","tag-juraj-valcuha","tag-ludwig-van-beethoven","tag-maurice-ravel","tag-orchestra-sinfonica-nazionale-della-rai"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/68454","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/102"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=68454"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/68454\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/68459"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=68454"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=68454"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=68454"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}