{"id":68761,"date":"2014-02-09T00:03:38","date_gmt":"2014-02-08T22:03:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=68761"},"modified":"2016-12-05T15:12:43","modified_gmt":"2016-12-05T14:12:43","slug":"vive-la-france","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/vive-la-france\/","title":{"rendered":"Vive la France!"},"content":{"rendered":"<p><em>Torino, Auditorium RAI \u201cArturo Toscanini\u201d, Stagione Concertistica 2013-2014<\/em><br \/>\n<strong>Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI<\/strong><br \/>\nDirettore <b>Pascal Roph\u00e9 <\/b><br \/>\nArpa <b>Margherita Bassani\u00a0\u00a0 <\/b><br \/>\n<i>Claude Debussy <\/i>: &#8220;Deux danses&#8221; per arpa e orchestra d\u2019archi<br \/>\n<i>Francis Poulenc <\/i>: Sinfonietta<i><br \/>\nGeorge Gershwin <\/i>: &#8220;An American in Paris&#8221;, poema sinfonico (revisione F. Campbell-Watson)<br \/>\n<i>Maurice Ravel <\/i>: &#8220;Bol\u00e9ro&#8221;. Tempo di bolero moderato assai<br \/>\n<i>Torino, 6 febbraio 2014<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se i concerti delle due settimane passate erano saldati tra loro dalla presenza di Bart\u00f3k, di cui l\u2019OSN RAI ha presentato prima i <i>Quattro pezzi per orchestra<\/i> e poi il <i>Concerto [n. 1] per violino<\/i>, penultimo e ultimo appuntamento della stagione sono invece collegati dalla musica di Ravel, e da due brani emblematici dello stile e del fascino del compositore francese: prima <i>Tzigane<\/i>, e adesso quel <i>Bol\u00e9ro<\/i> che, da semplice indicazione ritmica, \u00e8 diventato per antonomasia <i>il<\/i> Bolero, forse l\u2019unico possibile nell\u2019immaginario e nel repertorio della musica mondiali. La struttura dell\u2019intero programma si presenta compatta e coerente quant\u2019altre mai: quattro brani di quattro differenti compositori, tre francesi e uno americano (ma quest\u2019ultimo rende omaggio al contesto parigino, e quindi vuole avvicinarsi ai primi tre), tutti e quattro scritti entro la prima met\u00e0 del Novecento, in un percorso per lo pi\u00f9 proteso verso la danza, la movenza del balletto, eppure senza il completamento (anzi, nel caso di Poulenc con l\u2019espresso rifiuto) della coreografia.<br \/>\n<strong>Nelle iniziali <i>Deux danses<\/i> di Debussy Margherita Bassani, prima arpa dell\u2019OSN RAI, s<\/strong>ceglie di non sottoporre a variazioni il volume sonoro del suo strumento, mantenendolo a un livello di aerea leggerezza. L\u2019accompagnamento orchestrale, limitato ai soli archi, esalta l\u2019arte di alleggerire il suono, dalla prima <i>Danse sacr\u00e9e<\/i> (<i>Tr\u00e8s mod\u00e9r\u00e9<\/i>) almeno fino al centro della seconda <i>Danse profane<\/i> (<i>Mod\u00e9r\u00e9<\/i>), quando l\u2019afflato emotivo si sprigiona altissimo sia dallo strumento solista sia dal gruppo di archi, fusi in mirabile unit\u00e0. Neppure dieci minuti \u00e8 il tempo occupato dalle <i>Danses<\/i>, ma esso \u00e8 pi\u00f9 che sufficiente a tracciare l\u2019<i>allure<\/i> dell\u2019intero concerto; e con il <i>bis<\/i> che la Bassani porge al pubblico (ancora Debussy: la trascrizione del Preludio per pianoforte <i>La fille aux cheveux de lin<\/i>) il sole della Grecia di fine Ottocento e l\u2019esotismo di un\u2019et\u00e0 nostalgica fanno luminoso capolino nell\u2019austero spazio dell\u2019<i>Auditorium<\/i>. Non solo colore, ma ricerca modale; non decorativismo, ma linguaggio nuovo trapelano con vigore da queste pagine, che il pubblico apprezza moltissimo.<br \/>\nAlla ricerca espressiva, timida ma determinata, di un linguaggio inedito, si sostituisce il brio sbarazzino di un lessico altrettanto nuovo ma gi\u00e0 sicuro, deciso, sbruffoncello: quello di <strong><i>Sinfonietta<\/i> di Francis Poulenc.<\/strong> La <i>joie de vivre<\/i> dei quattro movimenti di danza non prescinde da quella tipica tecnica poulenchiana di innestare l\u2019onda calda e sensuale degli archi sulle sonorit\u00e0 nette e taglienti dei fiati: arricchimento strumentale realizzato in quasi tutte le arcate del discorso musicale, sin dall\u2019<i>Allegro con fuoco<\/i> dell\u2019avvio. Il direttore Pascal Roph\u00e9 sottolinea i tratti ironici, come i <i>glissando<\/i> o i grassocci tremuli degli ottoni; non insiste troppo, invece, sugli aspetti dissonanti o sulla politonalit\u00e0 della scrittura. Il <i>Molto vivace<\/i> \u00e8 il quadro delle danze popolari, in cui il ritmo non ha comunque il sopravvento sul languore meditativo, che smorza le frivolezze del I movimento per proseguire nel III (<i>Andante cantabile<\/i>), elegante come un minuetto di Haydn (di cui si richiamano infatti le movenze, ma con qualche sorniona dissonanza, come ad avvertire che il Novecento incalza sempre, anche se la Seconda Guerra Mondiale \u00e8 ormai alle spalle). Roph\u00e9 rende benissimo l\u2019ossimorica \u201cmeditazione ammiccante\u201d che domina in Poulenc; e non persegue un\u2019espressivit\u00e0 sfrontata, neppure quando a permetterlo sarebbe l\u2019autore stesso; anche il finale <i>Prestissimo e tr\u00e8s gai<\/i> \u00e8 infatti mantenuto all\u2019interno di un contesto garbato e saltellante, verso una studiata goffaggine, mai sguaiata. Inconfondibili sonorit\u00e0 frammiste di fiati e di ottoni concludono la fanfara con <i>grandeur<\/i> sinfonica; restano nelle orecchie i trilli della tromba solista, nella retorica autoironia degli ultimi accordi.<br \/>\n<strong>Anche se inframmezzato dall\u2019intervallo, il passaggio da Poulenc a Gershwin appare quasi naturale;<\/strong> forse perch\u00e9 il direttore trasforma in eleganza parigina anche le spigolosit\u00e0 dello stile <i>musical<\/i> di <strong><i>An American in Paris<\/i><\/strong>. Ma non per questo alle percussioni manca il giusto rilievo; anzi, oltre ai sonorissimi clacson dell\u2019esordio e del finale, esse spiccano in tutto il loro comparto, al pari della tromba piccola di<strong> Marco Braito<\/strong> e degli accurati interventi del primo violino <strong>Alessandro Milani.<\/strong> Verso il finale del sedicente poema sinfonico Roph\u00e9 sottolinea il taglio beethoveniano delle sequenze e dell\u2019accompagnamento ritmico: emerge bene la parodia della musica europea, realizzata a bella posta da un americano che vuole assumere la grazia parigina, come il prolungato sberleffo del basso-tuba lascia intendere prima della stretta, di nuovo strombazzante di clacson e di ottoni in fortissimo. Neppure nella reboante clausola, per\u00f2, c\u2019\u00e8 la sfacciataggine del <i>jazz<\/i> o del <i>musical<\/i> di facile consumo, perch\u00e9 il direttore mantiene un limite di sobriet\u00e0 oltre il quale non vuole spingersi. Ci si accorge ora, soprattutto a paragone con <i>Sinfonietta<\/i> di Poulenc, che la delicatezza iniziale dell\u2019arpista corrisponde a quella con cui il direttore si accosta alle varie pagine, anche di Gershwin.<br \/>\n<strong>Il brano sicuramente pi\u00f9 atteso dell\u2019intero programma \u00e8 l\u2019ultimo, il <i>Bol\u00e9ro<\/i> di Maurice Ravel.<\/strong> Ma prima delle annotazioni sulla qualit\u00e0 esecutiva occorre rallegrarsi della copiosa presenza di studenti e di adolescenti al concerto, perch\u00e9 l\u2019ascolto dal vivo del <i>Bol\u00e9ro<\/i> \u00e8 soprattutto un\u2019esperienza esistenziale importante, e in particolare per il pubblico giovane, che forse partecipa per la prima volta a una serata musicalmente lontana da quelle cui \u00e8 (o non \u00e8) abituato. Quando poi a condurre il <i>Bol\u00e9ro<\/i> \u00e8 un direttore attento e razionale come Roph\u00e9 (allievo e collaboratore &#8211; non si dimentichi &#8211; di Pierre Boulez) il risultato \u00e8 davvero rimarchevole. Egli non bada tanto all\u2019eleganza complessiva del suono n\u00e9 insiste sulla voluttuosa melodia: elementi che rischiano l\u2019effetto stucchevole; a <strong>Roph\u00e9 interessa piuttosto rispettare il vero mistero del brano, quel carattere che lo rende unico e paradossale, ossia la conciliazione del ritmo di base con la melodia di tema e contro-tema,<\/strong> grazie al contrasto progressivo di timbri strumentali. Per questo motivo i due tamburi che ripetono per 170 volte le due battute in \u00be sono collocati agli estremi opposti dell\u2019ultima fila orchestrale, in modo da garantire un effetto stereofonico perfetto e vincolante, tutto dipendente dal vigile sguardo direttoriale.<br \/>\nLa prima enunciazione del tema, a cura del flauto di <strong>Alberto Barletta<\/strong>, \u00e8 attenuata, trattenuta, rappresentando un\u2019origine umile e ancestrale della melodia (complice la prima parte del concerto, richiama subito il <i>Pr\u00e9lude \u00e0 l\u2019apr\u00e8s-midi d\u2019un faune<\/i>); con l\u2019ottavino il sistema degli accenti propone una variazione, e neppure questo \u00e8 casuale, perch\u00e9 coglie la dinamicit\u00e0 interna di un organismo vivo, soggetto a continui cambiamenti. A proposito della complessit\u00e0 strutturale del <i>Bol\u00e9ro<\/i>, Enzo Restagno ha scritto: \u00abSe il metro \u00e8 regolare ma lo spazio al suo interno viene scandito in maniera non perfettamente simmetrica, \u00e8 il principio stesso di regolarit\u00e0 che viene incrinato\u00bb (<i>Ravel e l\u2019anima delle cose<\/i>, Milano 2009); dal ritmo di base alla scansione di tema e contro-tema, dunque, Roph\u00e9 non fa altro che sottolineare un conflitto insito nella natura stessa della pagina. <strong>Le prime parti orchestrali diventano a mano a mano determinanti nell\u2019accumulo timbrico dei diciotto strumenti affidatari di tema<\/strong> e contro-tema; ottimo il saxofono, per esempio, un po\u2019 pi\u00f9 impacciato il trombone, magnifici l\u2019oboe d\u2019amore di <strong>Teresa Vicentini<\/strong> e il corno inglese di <strong>Franco Tangari<\/strong>, semplicemente inesorabile il timpano di <strong>Claudio Romano<\/strong> quando subentra ai tamburi nel corroborare il ritmo. Perch\u00e9 il problema fondamentale, ostentato dallo stesso Ravel, \u00e8 appunto il ritmo, che a differenza di suono, agogica e timbri, non deve subire alcuna variazione (la partitura reca l\u2019indicazione precisa semiminima = 72). Molto spesso i direttori d\u2019orchestra non resistono alla tentazione di stringere o rilassare il tempo, specie in corrispondenza di determinati passaggi o del finale. Roph\u00e9, al contrario, \u00e8 inflessibilmente metronomico dall\u2019inizio alla fine; ed \u00e8 emozionante osservare con quale concentrazione i solisti alle percussioni non stacchino mai gli occhi dal volto e dal gesto direttoriali, in cui \u00e8 riposta la concertazione dell\u2019intero congegno. Esso deflagra su se stesso, dopo la virata dell\u2019unica modulazione da do maggiore a mi maggiore prima del finale, e produce una conseguente esplosione di applausi; cos\u00ec intensi che Roph\u00e9 invita l\u2019orchestra a iterare l\u2019ultima parte, in un momento di gioia collettiva: ogni ascoltatore si rende conto di aver assistito a un miracolo dell\u2019arte. E dire che Ravel, rispondendo una volta alla domanda su quale fosse il suo capolavoro, disse: \u00abMa il <i>Bol\u00e9ro<\/i>, naturalmente, peccato che sia completamente privo di musica!\u00bb<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Torino, Auditorium RAI \u201cArturo Toscanini\u201d, Stagione Concertistica 2013-2014 Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI Direttore Pascal Roph\u00e9 Arpa Margherita [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":102,"featured_media":68764,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1005],"tags":[3064,14678,1713,3305,9780,376,6483,9779],"class_list":["post-68761","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-concerti","tag-claude-debussy","tag-concerti","tag-francis-poulenc","tag-george-gershwin","tag-margherita-bassani","tag-maurice-ravel","tag-orchestra-sinfonica-nazionale-della-rai","tag-pascal-rophe"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/68761","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/102"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=68761"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/68761\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/68764"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=68761"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=68761"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=68761"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}