{"id":68784,"date":"2014-02-11T10:15:52","date_gmt":"2014-02-11T08:15:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=68784"},"modified":"2015-04-25T17:09:58","modified_gmt":"2015-04-25T15:09:58","slug":"georg-philipp-telemann-1681-1767scherzi-melodici-1734","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/georg-philipp-telemann-1681-1767scherzi-melodici-1734\/","title":{"rendered":"Georg Philipp Telemann (1681-1767):&#8221;Scherzi Melodici&#8221; (1734)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Ensemble Symposium<\/strong>: <strong>Eva Saladin<\/strong> (violino), <strong>Simone Laghi<\/strong> (viola), <strong>Marco Lo Cicero<\/strong> (violone), <strong>Federica Bianchi<\/strong> (clavicembalo).<\/em> Registrazione: 12-14 febbraio 2013, Auditorium \u201cArcangelo Corelli\u201d, Fusignano (RA). Total time: 63\u201916. <strong>1 CD Brilliant Classics 94330<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Georg Philipp Telemann \u00e8 tuttora uno dei compositori pi\u00f9 calunniati della storia.<\/strong> Fu probabilmente una brillante idea del musicologo tedesco Philipp Spitta nella sua biografia <i>Johann Sebastian Bach<\/i> (Lipsia, 1873) quella di dimostrare la superiorit\u00e0 del suo idolo insultando quello che al tempo di Bach era il pi\u00f9 famoso compositore sul suolo tedesco, accusandolo di essere troppo superficiale e troppo prolifico, a dispetto della grande stima che tutti i musicisti tributarono a Telemann nel Settecento (ivi compreso Johann Sebastian Bach, che era suo amico personale e che chiam\u00f2 quello che sarebbe divenuto il pi\u00f9 illustre tra i suoi figli Carl Philipp Emmanuel proprio in suo onore). Come stupirsene, quando ancora oggi musicologi idioti (e potrei citare nomi illustri) credono di dover parlare male di Bach per sostenere la causa di Handel o viceversa? La storia ha vendicato Telemann dimostrando che composizioni che Spitta credeva essere di Bach (ad esempio le cantate BWV 141, 160, 218 e 219) sono sicuramente opera di Telemann. Il popolare poligrafo Romain Rolland nel 1920 tent\u00f2 di portare l\u2019attenzione del pubblico ad un reale ascolto della musica di Telemann e la musicologia ha portato alla redazione di un catalogo del suo sterminato opus compositivo (TWV) e ha reso disponibili edizioni moderne di moltissime partiture, ma la fama di compositore corrivo e superficiale si era gi\u00e0 appicciata al nostro e tuttora viene pappagallescamente ripetuta qua e l\u00e0 nelle poche occasioni in cui il nome di Telemann salta fuori. Non sembra che l\u2019anniversario dei 300 anni della sua nascita nel 1981 abbia portato molti frutti e non si prevede che quello dei 250 anni dalla sua morte nel 2017 possa valere maggiori festeggiamenti. Negli ultimi anni la discografia telemanniana si \u00e8 certamente arricchita, soprattutto ad opera di onesti ensemble barocchi tedeschi, ma mentre i nomi di Handel e Bach tranquillizzano gli organizzatori di concerti, Telemann \u00e8 ancora un illustre Carneade e il terzo posto che gli spetterebbe \u00e8 grottescamente usurpato dalla popolarit\u00e0 che Vivaldi si \u00e8 guadagnato nel Novecento. Se ci fosse qualche musicologo in cerca di fama che si incaricasse di scoprire qualche inedito di Bach attribuendogli qualche cantata di Telemann, nella maniera in cui si attribuisce qualsiasi cosa a Vivaldi, potremmo almeno ascoltarne un po\u2019 di pi\u00f9. Il pubblico non si accorgerebbe minimamente dello scambio e, anzi, oserei affermare che, se non ne conoscesse il nome dell\u2019autore, darebbe la preferenza alle cantate di Telemann, meno torturate di quelle di Bach e ricche di teatrali sorprese armoniche e timbriche.<br \/>\n<strong>Oltre che per la stupidit\u00e0 di alcuni musicologi, la fama di superficialit\u00e0 Telemann se l\u2019\u00e8 guadagnata scrivendo, a fianco delle pi\u00f9 impegnate cantate sacre,<\/strong> molti lavori strumentali che si concentrano pi\u00f9 sulla melodiosit\u00e0 della parte superiore e sulla verve ritmica, tralasciando volutamente il contrappunto imitativo, in ci\u00f2 precorrendo la moda \u201cgalante\u201d, rivolgendosi anche al pubblico di suonatori amatoriali con raccolte a stampa di musica di facile esecuzione o dagli intenti didattici. Ma anche in questa parte pi\u00f9 \u201ccommerciale\u201d della sua produzione, Telemann mantiene una qualit\u00e0 altissima e un\u2019ispirazione originale e talvolta bizzarra, che si rif\u00e0 alla musica popolare (specialmente a quella polacca) e si avvale spesso di accattivanti asimmetrie e di sorprendenti spostamenti ritmici. \u00c8 questo il caso di questi<strong> <i>Scherzi melodichi <\/i>(1734), una raccolta di sette suites per violino, viola e fondamento (cio\u00e8 basso continuo), ognuna intitolata ad un giorno della settimana<\/strong> e ciascuna composta da una Introduzione e sei \u201cariette semplici e facili\u201d, come promette il frontespizio. Il contrappunto (di cui pure Telemann era abilissimo) vi \u00e8 bandito e la viola non fa altro che realizzare le armonie del basso o seguire in seste o terze la parte del violino. Musica di consumo quanto altre mai, e difatti \u00e8 stata scritta \u201cper divertimento di coloro che prendono le acque minerali in Pirmonte\u201d, ovvero per i frequentatori delle terme di Bad Pyrmont, dove il compositore si era recato per curare certi suoi acciacchi. Non penso che questo debba frenare nessuno dall\u2019ascolto di questa musica, piacevole e intelligente oggi come allora.<br \/>\n<strong>Nel 2011 l\u2019austriaco Ensemble Delirio aveva pubblicato per la casa discografica Capriccio un album che nonostante il titolo <\/strong><i><strong>A<\/strong> Week of Telemann<\/i> eliminava il trio di Gioved\u00ec (TWV42: Es2) per fare posto a tre brevi cantate per soprano dalla raccolta <i>Harmonischer Gottesdienst<\/i>. La scelta \u00e8 comprensibile. Questa raccolta di pezzetti brevi e disimpegnati si gusta molto meglio a piccoli sorsi. Un concerto composto di tutti e sette gli \u201cscherzi\u201d in fila sarebbe veramente indigesto. Ma d\u2019altra parte non si vede perch\u00e9 uno dovrebbe ascoltare un cd tutto d\u2019un fiato. Immagino che sia una questione di gusti personali. Personalmente ritengo preferibile avere tutta la raccolta in un\u2019unica incisione, come riferimento, come quella appena pubblicata da Brilliant Classics, realizzata dal <strong>giovane gruppo romagnolo Ensemble Symposium, composto da Eva Saladin <\/strong>(violino),<strong> Simone Laghi <\/strong>(viola, anche autore dell\u2019edizione impiegata, edita da Edizioni Pian &amp; Forte),<strong> Marco Lo Cicero <\/strong>(violone) e<strong> Federica Bianchi <\/strong>(clavicembalo). A parte il trio mancante, sia l\u2019esecuzione del Delirio che quella del Symposium sono molto valide ed entrambi gli ensemble esibiscono una conoscenza della corretta ornamentazione barocca. I tempi di metronomo sono molto simili, ma all\u2019interno di questi tempi gli italiani esibiscono una maggiore libert\u00e0 di fraseggio e una maggiore disponibilit\u00e0 ad enfatizzare la provenienza popolare di alcuni materiali e cercano di variare la tavolozza timbrica talora omettendo il clavicembalo o, in un caso, affidando un ritornello al solo clavicembalo. Ma ci\u00f2 che fa pendere la bilancia dalla parte degli italiani \u00e8 soprattutto il timbro pi\u00f9 piacevole del clavicembalo impiegato e la ripresa del suono della Brilliant, pi\u00f9 morbida rispetto a quella pi\u00f9 clinica della Capriccio (nonch\u00e9 una copertina del cd pi\u00f9 bella). Il succo del discorso comunque \u00e8 che se amate la musica del Settecento e non conoscete Telemann (o, peggio, pensate di conoscerlo da pochi ascolti frettolosi) vi state perdendo molto. P.V.Montanari<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ensemble Symposium: Eva Saladin (violino), Simone Laghi (viola), Marco Lo Cicero (violone), Federica Bianchi (clavicembalo). 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