{"id":69071,"date":"2014-02-13T19:36:32","date_gmt":"2014-02-13T17:36:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=69071"},"modified":"2016-12-30T15:21:28","modified_gmt":"2016-12-30T14:21:28","slug":"bentornata-angelina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/bentornata-angelina\/","title":{"rendered":"Ferrara, Teatro Comunale: &#8220;La Cenerentola&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><em>Ferrara, Teatro Comunale, Stagione lirica 2014<\/em><br \/>\n<b>\u201cLA CENERENTOLA, ossia <i>La bont\u00e0 in trionfo<\/i>\u201d<\/b><br \/>\nMelodramma giocoso in due atti\u2028su libretto di Jacopo Ferretti<br \/>\nMusica di <b>Gioachino Rossini<\/b><br \/>\n<i>Don Ramiro<\/i> LU YUAN<br \/>\n<i>Dandini <\/i>CLEMENTE DAILOTTI<br \/>\n<i>Don Magnifico<\/i> UMBERTO CHIUMMO<br \/>\n<i>Clorinda<\/i> CATERINA DI TONNO<br \/>\n<i>Tisbe<\/i> ELISA BARBERO<br \/>\n<i>Angelina<\/i> CHIARA AMAR\u00d9<br \/>\n<i>Alidoro<\/i> FABRIZIO BEGGI<br \/>\n<i>Un maggiordomo<\/i> LORENZO REGAZZO<br \/>\nOrchestra Citt\u00e0 di Ferrara<br \/>\nVoxonus Choir<br \/>\nDirettore <b>Sergio Alapont<\/b><br \/>\nMaestro del coro <b>Alessandro Toffolo<\/b><br \/>\nRegia <b>Lorenzo Regazzo<\/b><br \/>\nScene e costumi <b>Guia Buzzi<\/b><br \/>\nDisegno luci <b>Roberto Gritti<\/b><br \/>\nCoproduzione Teatri e Umanesimo Latino S.p.A. &#8211; Treviso e Fondazione Teatro Comunale di Ferrara<br \/>\n<i>Ferrara, 9 Febbraio 2014<br \/>\n<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In attesa (si spera) di vederla completata nella prossima stagione con <i>L\u2019italiana in Algeri<\/i>, la trilogia rossiniana al Comunale di Ferrara si arricchisce di un secondo tassello: dopo il convincente <i>Barbiere di Siviglia<\/i> con la regia di Italo Nunziata della scorsa stagione, <i>La Cenerentola<\/i> ha fatto registrare il <i>sold out<\/i>. La direzione del teatro, d\u2019intesa con il Comunale di Treviso, col quale \u00e8 coprodotto lo spettacolo, anzich\u00e9 affidarla alle cure di un regista di grido,<strong> ha incaricato Lorenzo Regazzo, certo molto pi\u00f9 noto come cantante barocco e rossiniano, di condurre in porto l\u2019operazione.<\/strong> Senza indugio, diciamo subito che la scoperta di questo nascosto lato del bravo basso veneziano ci piace e in larga parte ci entusiasma.<br \/>\n<strong>La sua regia \u00e8 un vulcano esplosivo di idee allo stesso tempo esilaranti e garbate, operate nel rispetto di Rossini<\/strong> e nella salvaguardia della sana comicit\u00e0 del libretto. Con la complicit\u00e0 delle scene e dei costumi di <strong>Guia Buzzi\u2028e<\/strong> dell\u2019accurato disegno luci di <strong>Roberto Gritti,<\/strong> l\u2019ambientazione viene spostata ai giorni nostri con le sorellastre voracemente ghiotte di musica e giornali di gossip l\u2019una, \u00a0e biscotti del Mulino Bianco l\u2019altra. Don Magnifico \u00e8 invece un nostalgico degli anni \u201960, adora Elvis (con tanto di gigantografia nel salone) al punto da emularne l\u2019abbigliamento e la capigliatura. \u00abIl cantone\u00bb di Cenerentola \u00e8 invece, forse un po\u2019 pi\u00f9 forzatamente, un asse da stiro con una cesta di panni e una rella: la giovane reclusa svolge attivit\u00e0 da tintoria. Don Ramiro (o Dandini, se preferite) \u00e8 il bodyguard di un principe molto trendy che direttamente dalle favole eredita il colore dell\u2019abito e del mantello: azzurro. A proposito di favola, anche sotto questo punto di vista Regazzo ha le idee chiare\u2026 e le chiarisce al pubblico. Sulle ultime battute della sinfonia Alidoro si prepara per svolgere la sua missione alla ricerca di un \u00abcor sincero\u00bb: il suo maggiordomo (che altri non \u00e8 se non lo stesso Regazzo) gli porta vari oggetti da mettere in valigia; fra questi giustappunto una zucca e soprattutto una scarpetta adagiata su di un morbido cuscino. Elementi che Alidoro rimander\u00e0 prontamente indietro, preferendovi ovviamente lo smaniglio. Proprio la scarpetta costituir\u00e0 una sorta di <i>fil rouge<\/i> comico della rappresentazione, con il maggiordomo che testardamente prover\u00e0 pi\u00f9 vote a rifilarla ad Alidoro o alla stessa Cenerentola come soluzione ad ogni problema. Se una critica deve essere mossa al disegno registico, essa deve riguardare proprio <strong>il personaggio di Angelina, che viene privato della sua componente <i>larmoyante <\/i>e diviene una donna dal carattere e dai tratti spesso eccessivamente temperamentosi.<\/strong> Ne consegue che alcuni momenti perdano quel pizzico di pathos che dovrebbe caratterizzarli: il riferimento \u00e8 ovviamente al quintetto \u00abSignor, una parola\u00bb e soprattutto al duetto con Ramiro, che da <i>coup de foudre<\/i> viene declassato ad uno scambio di confidenze fra personaggi fisicamente troppo distanti.<br \/>\n<strong>Di contro Regazzo merita un plauso non solo per aver costruito per s\u00e9 dal nulla e con un sano pizzico di inventiva il ruolo del maggiordomo tuttofare, ma soprattutto per non aver ceduto alla tentazione di accaparrarsi il ruolo di Alidoro<\/strong> (nel quale peraltro \u00e8 assai esperto), cedendo lo scettro ad una giovane voce proveniente dal vivaio del Carlo Felice di Genova. <strong>Fabrizio Beggi<\/strong>, che peraltro si disimpegna assai bene nel ruolo del precettore. La sua prestazione si rivela infatti convincente del punto di vista interpretativo mentre la voce, da autentico basso cantante, \u00a0robusta sana e salda \u00e8 maggiormente incline alla vocalit\u00e0 staccata della prima parte dell\u2019opera (strepitoso il suo ingresso in \u00abun tantin di carit\u00e0\u00bb) e ai recitativi (intonati sontuosamente) che al canto sostenuto e legato della grande aria \u00abL\u00e0 del ciel nell\u2019arcano profondo\u00bb: qui qualche suono fisso (specie all\u2019attacco del cantabile) non gli impedisce comunque di ricevere l\u2019applauso convinto del pubblico. Ad ogni modo, le carte in regola per maturare ancora il ruolo ci sono davvero tutte, impazienti attendiamo poi Beggi al cimento con i ruoli principali dell\u2019opera seria rossiniana. Riascolto dopo tanti anni (15 per la precisione, dai tempi di un <i>Don Giovanni<\/i> a Sassari, ndr) <strong>Umberto Chiummo.<\/strong> A dispetto degli anni, che passano per tutti ed anche per la sua voce che inizia a farsi leggermente velata, riconosco al suo Don Magnifico il carisma di un grande interprete in grado di mascherare alcune imperfezioni nella vocalit\u00e0 (non cos\u00ec marcatamente rossiniana) con una trascinante verve scenica. Ci\u00f2 detto il suo patrigno convince in particolare per l\u2019ammirevole tecnica di respirazione nel sillabato, che scivola chiarissimo con disinvoltura e facilit\u00e0. Una volta scavalcati alcuni \u201cincidenti di percorso\u201d nella (difficilissima) cavatina di sortita, il Dandini di<strong> Clemente Daliotti,<\/strong> teatralmente efficace ed esilarante, \u00e8 di bella e schietta vocalit\u00e0 baritonale. Il punto di forza della sua prestazione resta per\u00f2, insieme ad un valido fraseggio, il canto di agilit\u00e0, che a dispetto della giovane et\u00e0 gi\u00e0 \u00e8 padroneggiato con grande accortezza e gusto. <strong>Lu Yuan<\/strong><i>, <\/i>alle prese con il temibile ruolo di Don Ramiro,\u2028\u00e8 un interprete assai spigliato, forte di una buona presenza scenica. La voce, che appartiene alla famiglia dei tenori contraltini (sullo stampo di William Matteuzzi), nella sua elegante leggerezza \u00e8 preziosa nel registro centrale, dove il cantante \u00e8 capace di attacchi morbidi (come quello del duetto, ad esempio), accattivante nel registro medio. Gli acuti per\u00f2, inclini a sonorit\u00e0 nasalizzate o al falsettone, mancano di quel peso al quale altri interpreti ci hanno abituato; il canto di agilit\u00e0 poi \u00e8 in pi\u00f9 punti ancora spigoloso e gutturale. Yuan merita per\u00f2 un premio speciale: in questo nostrano proliferare indistinto di voci dell\u2019est che intonano parole senza una piena consapevolezza del loro dire, Yuan lascia il segno proprio per la sensibile padronanza dell\u2019italiano (che ha imparato cos\u00ec bene tanto da avere la \u201czeppola\u201d), sicch\u00e9 il suo canto possiede una piena consapevolezza della parola e una gradevole e rispondenza fra gesto e linea melodica.<br \/>\nSono invero piuttosto restio a consegnare frettolosamente palme della gloria a giovani stelle del firmamento lirico, anche perch\u00e9 spesso hanno poi tradito, in preda ai fumi del successo, gli iniziali entusiasmi, volgendo lo sguardo verso repertori inadatti al loro organo vocale. Tuttavia sono felicissimo, nell\u2019occasione, di fare una piacevole eccezione alla regola: la Angelina di <strong>Chiara Amar\u00f9<\/strong> deve essere a pieno titolo inserita fra le migliori di questo secolo. E i motivi sono molteplici. Anzitutto vocali, poich\u00e9 finalmente (dopo anni di magra e qualche astro) siamo in presenza di una voce di autentico mezzosoprano rossiniano e di un\u2019artista intelligente e raffinata in grado di piegare il suo organo alle esigenze della parte. L\u2019artista siciliana, che fortunatamente per noi pare abbia scelto Rossini come suo terreno d\u2019elezione, sposa la causa del pieno recupero stilistico della vocalit\u00e0 di un personaggio troppo spesso bistrattato da belcantiste improvvisate o da colleghe che ne hanno affrontato la scrittura con la stessa mentalit\u00e0 e lo stesso stile con i quali hanno affrontato quella di altri compositori. Angelina ritrova cos\u00ec la sua giovanile freschezza, la luminosit\u00e0 di un canto sincero in cui le esigenze del belcanto si sposano a quelle di un personaggio che vive sulla scena una vita totalmente differente da quella degli altri protagonisti semplicemente perch\u00e9, a differenza di loro, \u00e8 cos\u00ec straordinariamente umano. Chiara Amar\u00f9 trasmette questo (e molto altro ancora) con una voce che \u00e8 tale perch\u00e9 alla consapevolezza del dono ha unito la seriet\u00e0 dello studio, la maturit\u00e0 della scelta del repertorio e la gioiosa determinazione della sua sana sicilianit\u00e0. La cantante \u00e8 quindi assolutamente maiuscola sotto tutti i punti di vista, dell\u2019intonazione, del timbro, del colore sempre vario, della musicalit\u00e0 coerentemente raffinata, della variet\u00e0 delle intenzioni nel fraseggio; accenti, inflessioni, smorzature sono gi\u00e0 quelli della rossiniana di rango. Sbalordisce poi come le bellissime bruniture del suo timbro (con le quali conquista nella Canzone) si dissipino nei passi di coloratura, sciorinati garantendo un saldo appoggio ad ogni volatina, dedicando un amore particolare ad ogni singola nota; la precisione \u00e8 quindi maniacale (e il suo rond\u00f2 strappa giustamente l\u2019ovazione), l\u2019attenzione elevatissima, altrettanto il rispetto straordinario della scrittura, della quale sa bene di essere una umile interprete. Alla Amar\u00f9, che evidentemente possiede lo straordinario dono di far apparire estremamente semplici anche le volatine pi\u00f9 impervie, auguriamo di cuore di preservare intatta quella sapienza con la quale ha intrapreso il suo cammino belcantistico e di continuare ad approfondire il dialogo con la musica rossiniana, dalla quale \u00abpi\u00f9 se ne cava, pi\u00f9 ne resta a cavar\u00bb.<br \/>\nUna volta segnalata la bravura straordinaria e la frizzante simpatia di <strong>Caterina Di Tonno<\/strong>\u2028 ed <strong>Elisa Barbero<\/strong> nei ruoli Clorinda e Tisbe, nonch\u00e9 averle ringraziate per la sportivit\u00e0 e la voglia di mettersi in gioco con le quali hanno accolto e fatto proprie le idee della regia, rimane da dire della direzione d\u2019orchestra, che \u00e8 stata l\u2019anello debole dello spettacolo. <strong>Sergio Alapont<\/strong>,\u2028alla guida dell\u2019Orchestra Citt\u00e0 di Ferrara,\u2028conferma e in parte amplifica quelle perplessit\u00e0 gi\u00e0 emerse lo scorso anno in occasione della sua lettura del <i>Barbiere di Siviglia<\/i>. Se allora la direzione fu viziata da una eccessiva e leziosa quadratura, questa volta, desideroso di imprimere alla partitura una nota pre-romantica, la sua bacchetta annoia non poco, fin dalla sinfonia, ridotta ad un mero esercizio di articolazione. I tempi vengono completamente fraintesi e mortalmente dilatati (salvo poi subire improvvisi accelerazioni) con una conseguente quanto evidente discrasia con la vorace rapidit\u00e0 delle trovate registiche; i rallentando, inseriti ad libitum, oltre a\u00a0 sballare il rapporto fra palcoscenico e buca, destabilizzano i cantanti, che vorrebbero invece lasciarsi coinvolgere e persuadere dal ritmo della scrittura rossiniana. Convince poco anche la gestione dei crescendo, a cui mancano quelle accattivanti e seducenti vigoria e variet\u00e0, per le quali ogni nota dovrebbe essere, sul piano del volume, differente dalla precedente e dalla successiva. Da questa eccessiva intellettualizzazione del discorso musicale, la frizzante scrittura orchestrale esce svilita e privata di quell\u2019istintiva malizia che la caratterizza. Perfino l\u2019orchestra Citt\u00e0 di Ferrara appare sottotono, sfibrata, avara di accenti e timbriche, monotona e monocroma, oltre che scollata dalle voci alle quali spesso \u00e8 venuto meno il sostegno della strumentazione. Molto bene invece il <i>Voxonus Choir <\/i>\u2028diretto da <strong>Alessandro Toffolo<\/strong>. Successo sincero di pubblico con applausi convinti al cast e meritatissima ovazione alla protagonista dopo il suo accattivante rond\u00f2. <em>Foto Marco Caselli Nirmal.<\/em><\/p>\n<p><i>\u00a0<\/i><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ferrara, Teatro Comunale, Stagione lirica 2014 \u201cLA CENERENTOLA, ossia La bont\u00e0 in trionfo\u201d Melodramma giocoso in due atti\u2028su [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":68,"featured_media":69079,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[9819,3576,886,9814,9815,5068,143,9816,186,350,9813,145,9817,2684,1588,3579,9818],"class_list":["post-69071","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-recensioni","tag-alessandro-toffolo","tag-caterina-di-tonno","tag-chiara-amaru","tag-clemente-dailotti","tag-elisa-barbero","tag-fabrizio-beggi","tag-gioachino-rossini","tag-guia-buzzi","tag-la-cenerentola","tag-lorenzo-regazzo","tag-lu-yuan","tag-opera-lirica","tag-roberto-gritti","tag-sergio-alapont","tag-teatro-comunale-di-ferrara","tag-umberto-chiummo","tag-voxonus-choir"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/69071","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/68"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=69071"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/69071\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":88264,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/69071\/revisions\/88264"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/69079"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=69071"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=69071"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=69071"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}