{"id":69142,"date":"2014-02-15T02:54:28","date_gmt":"2014-02-15T01:54:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=69142"},"modified":"2016-12-16T17:53:58","modified_gmt":"2016-12-16T16:53:58","slug":"larte-e-la-bellezza-pappano-e-gabetta-a-santa-cecilia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/larte-e-la-bellezza-pappano-e-gabetta-a-santa-cecilia\/","title":{"rendered":"L\u2019Arte e la Bellezza: Pappano e Gabetta a Santa Cecilia"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><i>Roma, Auditorium \u201cParco della Musica\u201d, Accademia Nazionale di Santa Cecilia, stagione 2013-2014<\/i><br \/>\n<b>Orchestra dell\u2019Accademia Nazionale di Santa Cecilia<\/b><br \/>\nDirettore<i> <\/i><b>Antonio Pappano<\/b><br \/>\nVioloncello <b>Sol Gabetta<\/b><br \/>\n<i>Francesco Antonioni: <\/i>Gli occhi che si fermano<br \/>\n<i>Edward Elgar: <\/i>Concerto per violoncello e orchestra in mi minore op. 85<br \/>\n<i>Anton\u00edn Dvo\u0159\u00e1k: <\/i>Sinfonia n. 9 in mi minore op. 95 \u201cDal Nuovo Mondo\u201d<br \/>\n<i>Roma, 11 febbraio 2014\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>Fin da una prima occhiata al programma del concerto, la mano di Pappano si scorge chiara: una paratassi di brani<\/b>, con un\u2019<i>ouverture<\/i> affidata alla musica contemporanea, seguita da un concerto per solo e orchestra e culminante \u2500 dopo l\u2019intervallo \u2500 in una sinfonia. Un format studiato e di successo sicuro.<br \/>\n<b>Apre il concerto una composizione contemporanea, <i>Gli occhi che si fermano<\/i> (2009), ispirata al teramano Francesco Antonioni dalla lettura di un romanzo di Mar\u00edas, <i>Tu rostro maana<\/i><\/b>. Pappano \u2500 come sovente fa \u2500, microfono in mano, spiega le caratteristiche del brano, per poi andarlo a dirigere. Antonioni \u00e8 un compositore raffinato: l\u2019inizio del brano, in un\u2019atmosfera da mistero data dalla febbrile nota all\u2019unisono degli archi e dal frullo dei flauti (un uso insolito dello strumento), conferiscono un abbrivio elettrico al pezzo, che cresce e decresce pi\u00f9 di una volta, come fosse una pulsazione musicale. Sugli archi che tengono per lo pi\u00f9 note fisse, i legni disegnano figurazioni melodiche, sul glissando degli ottoni \u2500 l\u2019<i>allure<\/i> compositivo risente di lezioni eterogenee, da Debussy, passando per Stravinskij, gi\u00f9 fino a Hans Werner Henze, di cui Antonioni \u00e8 stato assistente. Il tutto termina in un crescendo di percezione sonora che culmina in un tripudio ritmicamente ostinato di figurazioni velocissime degli archi e di frammenti schizofrenici degli altri strumenti. <b>La vena compositiva di Antonioni risente profondamente della classicit\u00e0: l\u2019impiantito del brano, lo scheletro \u00e8 di fatto classico, con sperimentazioni tonali \u2500 \u00e8 vero \u2500, ma pur sempre rifuggente dalle aspre dissonanze di tanta musica novecentesca<\/b>. Pappano conduce lasciando cantare il brano stesso: il pubblico apprezza e applaude divertito la salita sul palco di Antonioni stesso, che viene a prendersi un meritato applauso per questa prima esecuzione nei concerti di Santa Cecilia.<br \/>\nUn altro debutto all\u2019ASC segue immediatamente dopo: la bellissima e talentuosa violoncellista argentina<b> Sol Gabetta, classe 1981, esegue il <i>Concerto per violoncello in mi minore<\/i> di Elgar<\/b>. Nel suo elegantissimo abito (busto smanicato dorato e gonna setata color panna), la Gabetta mostra la bellezza e il talento di una Musa. Dotata di una tecnica eccellente, sostenuta da una buona musicalit\u00e0 e da un ottimo senso agogico-ritmico, sente magnificamente i passaggi velocissimi, d\u2019agilit\u00e0, e ha ottimi filati, giocando molto sulla corda; non altrettanto si potrebbe dire della tornitura di alcune note e della capacit\u00e0 di espandere volumetricamente il suono, ma tant\u2019\u00e8: gli anni non le mancano per affinarsi. Il concerto \u00e8 pervaso di un\u2019atmosfera elegiaca, estremamente patetica, ma mai tragica: le figurazioni trocaiche del celeberrimo tema del I movimento \u2500 la cellula tematica composta da Elgar in ospedale, dopo una tonsillectomia, ben prima che pensasse di utilizzarlo per questa composizione \u2500 suggeriscono un pianto spontaneo. Per questo, \u00e8 molto caro a una sensibilit\u00e0 femminile, muliebre: difatti, lo stesso Elgar ne diede due celebri incisioni (1920 e 1928) proprio con una violoncellista, la Harrison; e non ci si dimentichi della versione della du Pr\u00e9 sotto la bacchetta di Barbirolli (EMI, 1967) \u2500 Barbirolli che, a sua volta, era violoncellista in quell\u2019infausta <i>premi\u00e8re <\/i>del concerto, il 27-10-1919 alla Queen\u2019s Hall. Sol Gabetta affronta i quattro movimenti con grande energia, e le riesce quasi tutto bene: il suo animo femminile si concilia bene col I movimento (<i>Adagio. Moderato<\/i>). Eppure, \u00e8 forse pi\u00f9 nella tecnica, che nel sentimento, il suo precipuo talento: lo ha mostrato nel <i>Lento. Allegro molto <\/i>(II movimento) dove agli accordi del violoncello, usato a mo\u2019 di chitarra, fa seguire funambolici passaggi in velocissimo, con una perfetta sgranatura delle note; alla soffusa resa del III movimento, dal carattere schumanniano, si sfrena nel rond\u00f2 del IV \u2500 deve combattere anche con qualche riottoso crine rotto dell\u2019archetto \u2500 e ammiccando all\u2019orchestra con sguardo e movenze da rock star, fa finalmente vibrare quel Guadagnini 1759 (che suono!) nel finale. La direzione di Pappano ha il pensiero all\u2019edizione \u201cfilologica\u201d di Elgar, ma il cuore a quella di Barbirolli: e si sente quando espande i momenti musicali, ove Elgar \u00e8 pi\u00f9 asciutto, incisivo, intimista. Alla fine dell\u2019esibizione la Gabetta regala un suo cavallo di battaglia, una composizione per violoncello solo e voce (dando anche prova di saper ben cantare!) del lettone P\u0113teris Vasks.<br \/>\n<b>Chiude una degna esecuzione della <i>Nona <\/i>di Dvo\u0159\u00e1k, che fin dal 16-12-1893, quando fu battezzata alla Carnegie Hall, ebbe un successo planetario: all\u2019ASC \u00e8 di casa fin dal 1905, quando la diresse per la prima volta Pietro Mascagni<\/b>, che poi la riprese costantemente fino alla sua morte (1923, 1929, 1933, 1935, 1937, 1938 e 1941). Pappano l\u2019ha gi\u00e0 incisa con l\u2019orchestra di Santa Cecilia e l\u2019ha eseguita nel 2011 e 2013, anche in <i>tourn\u00e9es<\/i>. Con raro gusto sincretico, unendo suggestioni musicali boeme e americane (nere e pellirossa), Dvo\u0159\u00e1k scolpisce un capolavoro assoluto: \u00ab\u00e8 lo spirito delle melodie negre e degli indiani d\u2019America che mi sono sforzato di ricreare nella mia nuova Sinfonia. Non ho usato neanche una di quelle melodie. Ho semplicemente scritto dei temi caratteristici incorporando in essi le qualit\u00e0 della musica indiana, e usando questi temi come mio materiale, li ho sviluppati servendomi di tutti i moderni mezzi del ritmo, del contrappunto e del colore orchestrale\u00bb (Dvo\u0159\u00e1k in un\u2019intervista al <i>New York Herald<\/i>). <b>Pappano \u00e8 un conoscitore profondo della partitura: la resa sonora \u00e8 sontuosa, d\u2019effetto<\/b>. Sono diversi i momenti in cui apre i polmoni dell\u2019orchestra: nel I movimento, il rullo del timpano con il trillo tremulo filato dei violini, cui seguono le figurazioni ripetute dei legni, frammenti estremamente lirici e di un gusto primitiveggiante, arcaico; nel II, il lirico assolo del corno inglese, dalla potente semplicit\u00e0, ma evocante tutta l\u2019immensit\u00e0 delle praterie americane, mediante un linguaggio dal sapore pastorale; o, nel III, la trascinante danza dei legni che ricordano gli indiani d\u2019America lanciati in danza attorno ai loro fuochi (gli archi glissanti in scale); e il magnifico, potente finale (IV), dove la <i>texture<\/i> sonora ripercorre tutti i temi. Pappano \u00e8 l\u00ec concentrato, teso, non avendo ancora fatto risuonare l\u2019ultimo accordo, che gi\u00e0 \u00e8 invaso di meritati e generosi applausi. <em>Foto <span id=\"fbPhotoSnowliftCaption\" class=\"fbPhotosPhotoCaption\" tabindex=\"0\" data-ft=\"{&quot;type&quot;:45,&quot;tn&quot;:&quot;*G&quot;}\"><span class=\"hasCaption\">Riccardo Musacchio &amp; Flavio Ianniello<\/span><\/span><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Roma, Auditorium \u201cParco della Musica\u201d, Accademia Nazionale di Santa Cecilia, stagione 2013-2014 Orchestra dell\u2019Accademia Nazionale di Santa Cecilia [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":136,"featured_media":69143,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1005],"tags":[4695,4296,925,14678,4355,9837,9836,4949],"class_list":["post-69142","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-concerti","tag-accademia-nazionale-di-santa-cecilia","tag-antonin-dvorak","tag-antonio-pappano","tag-concerti","tag-edward-elgar","tag-francesco-antonini","tag-orchestra-nazionale-dellaccademia-nazionale-di-santa-cecilia","tag-sol-gabetta"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/69142","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/136"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=69142"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/69142\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/69143"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=69142"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=69142"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=69142"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}