{"id":69221,"date":"2014-02-17T23:17:43","date_gmt":"2014-02-17T22:17:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=69221"},"modified":"2016-12-07T19:29:22","modified_gmt":"2016-12-07T18:29:22","slug":"turandot-al-regio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/turandot-al-regio\/","title":{"rendered":"&#8220;Turandot&#8221; al Regio"},"content":{"rendered":"<p><i>Torino, Teatro Regio, stagione lirica 2013-14<\/i><br \/>\n<b>\u201cTURANDOT\u201d<\/b><br \/>\nDramma lirico in tre atti e cinque quadri di Giuseppe Adami e Renato Simoni dall\u2019omonima fiaba teatrale di Carlo Gozzi<br \/>\nMusica di <b>Giacomo Puccini<\/b><br \/>\n<i>La principessa Turandot\u00a0 <\/i>JOHANNA RUSANEN<br \/>\n<i>Il principe ignoto (Calaf)<\/i>\u00a0 ROBERTO ARONICA<br \/>\n<i>Li\u00f9\u00a0 <\/i>CARMEN GIANNATTASAIO<br \/>\n<i>Timur\u00a0 <\/i>GIACOMO PRESTIA<br \/>\n<i>L\u2019imperatore Altoum\u00a0 <\/i>ANTONELLO CERON<br \/>\n<i>Ping <\/i>DONATO DI GIOIA<br \/>\n<i>Pang\u00a0 <\/i>LUCA CASALIN<br \/>\n<i>Pong\u00a0 <\/i>SAVERIO FIORE<br \/>\n<i>Un mandarino\u00a0 <\/i>RYAN MILSTEAD<br \/>\n<i>Il principe di Persia\u00a0 <\/i>DARIO PROLA<br \/>\n<i>Prima ancella\u00a0 <\/i>EUGENIA BRAYNOVA<br \/>\n<i>Seconda ancella\u00a0\u00a0 <\/i>MANUELA GIACOMINI<br \/>\nOrchestra e coro del Teatro Regio di Torino<br \/>\nDirettore\u00a0 <b>Pinchas Steinberg<\/b><br \/>\nMaestro del coro\u00a0 <b>Claudio Fenoglio<br \/>\n<\/b>Regia <b>Giuliano Montaldo<\/b><br \/>\nScene <b>Luciano Ricceri<\/b><br \/>\nCostumi\u00a0 <b>Elisabetta Montaldo<\/b><br \/>\nCoreografie <b>Giovanni Di Cicco<\/b><br \/>\nLuci\u00a0 <b>Andrea Anfossi<\/b><br \/>\nAllestimento del Teatro Carlo Felice di Genova<br \/>\n<i>Torino 16 febbraio 2013<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>La stagione lirica del Regio di Torino prosegue nel segno di una scelta strategica di riduzione dei costi per gli allestimenti senza andare troppo a discapito della qualit\u00e0.<\/strong> Dopo la ripresa di alcune produzioni realizzate negli scorsi anni tocca ora a questa <em>\u201cTurandot\u201d<\/em> prodotta dal Carlo Felice di Genova ed allestita per la prima volta a Torino.<br \/>\nScelta apprezzabile visto che l\u2019allestimento \u2013 curato per la regia <strong>Giuliano Montaldo<\/strong>, per le scene da <strong>Luciano Ricceri<\/strong> e per i costumi da <strong>Elisabetta Montaldo<\/strong> \u2013 conferma pienamente la sua efficacia nonostante gli anni trascorsi dalla sua ideazione. <strong>L\u2019impianto scenico \u00e8 ad un tempo semplice e fastoso<\/strong>, una duplice fila di colonne decorate con bassorilievi di draghi e di altri motivi tradizionali cinesi incornicia un\u2019ampia scalinata a due rampe interrotte da piano intermedio e sormontate da un arco in pietra. La struttura ha nel medesimo tempo funzioni architettoniche e simboliche definendo visivamente la stratificazione sociale del paese: il popolo in basso, la corte al centro e in alto l\u2019Imperatore con il suo ridotto seguito, collocato come un\u2019icona nell\u2019arco e nel I atto Turandot che nel medesimo punto compie la sua silente epifania. Alle spalle della struttura lo spazio vuoto del cielo viene animato da suggestive proiezioni atmosferiche come il sorgere della luna o i primi riverberi del sole all\u2019alba; qualora la vicenda richieda ambienti pi\u00f9 raccolti come nella scena dei ministri questi erano ottenuti con elementi mobili, pareti divisorie decorate con leggeri paesaggi orientali.<\/p>\n<p>I costumi richiamano una Cina arcaica e magica, non chiaramente connotata in una precisa fase storica anche se pi\u00f9 diretti sembravano i richiami al periodo Tang, quello del Secondo Impero e dell\u2019apertura verso il mondo esterno. A quel periodo richiamano i costumi sfarzosi ma ancora semplici come foggia e privi dello sfrenato colorismo dei periodi successivi, le elaborate acconciature e gli abiti dal taglio elegante delle dame di corte simili a quelli delle statuette funerarie del periodo caratterizzati da linee sinuose e aderenti al corpo e da ampie maniche con funzione decorativa o l\u2019insolita caratterizzazione di Pu Tin Pao la cui lunga e incolta barba nera lo caratterizza subito come uno straniero, uno di quegli occidentali \u2013 centrasiatici o iranici \u2013 che compaiono di frequenza nella pittura Tang con il loro portato di esotismo barbarico.<br \/>\n<strong>La regia di Montaldo lavora per piccoli tocchi, per dettagli in cui si riconosce la mano del grande uomo di cinema<\/strong> attendo alle emozioni e agli stati d\u2019animo. Di grande efficacia il gioco di sguardi che precede la soluzione dell\u2019ultimo indovinello con gli occhi di Turandot e Calaf che si fissano per un attimo finch\u00e9 la principessa come atterrita si scosta incapace di reggerne il confronto riuscendo a rendere cos\u00ec visivamente palese quella \u201cluce degli eroi\u201d, quella \u201csuperba certezza\u201d su cui essa torner\u00e0 nel duetto finale. E come non notare la profonda, commovente verit\u00e0 del momento in Calaf guida dolcemente la mano del padre cieco a quella di Li\u00f9 ormai morta per iniziare il viaggio comune nella \u201cnotte che non ha mattino\u201d.<\/p>\n<p>Sul piano visivo la componente meno convincente risultavano quindi le coreografie di <strong>Giovanni Di Cicco<\/strong> spesso troppo invasive con il loro continuo ipercinetismo e la loro profusione di figuranti che in alcuni punti tendevano quasi a distrarre lo spettatore.\u00a0\u00a0 <strong>La tenuta musicale era affidata ad un maestro di assoluta esperienza come Pinchas Steinberg,<\/strong> grande conoscitore della musica di Puccini. Il direttore statunitense offre della partitura una lettura fortemente personale e di grande coerenza; il maestro americano vede in \u201cTurandot\u201d un\u2019opera prettamente novecentesca e tende ad evidenziare i tratti pi\u00f9 moderni della scrittura pucciniana, quelli che l\u2019avvicinano alle coeve sperimentazioni mitteleuropee quali la forza dell\u2019andamento ritmico \u2013 particolarmente significativo il peso dato alle percussioni nella lettura di Steinberg \u2013 la cura degli impasti timbrici, spesso di estrema originalit\u00e0 nel loro ricercare suggestioni esotiche ed arcane; la dimensione quasi meccanica di alcuni momenti come quelli dei ministri anche a scapito di una maggior cantabilit\u00e0, di una maggior propensione all\u2019abbandono melodico che pure la musica di Puccini tende a suggerire in pi\u00f9 punti mentre sul piano drammaturgico si nota una propensione per tempi tesissimi, per un passo teatrale implacabile e per un\u2019imponenza dell\u2019architettura musicale di portata quasi wagneriana. Una visione quindi molto coerente, forse non naturalmente vicina al gusto italiano ma non priva di interesse nel suo richiamarsi ad una specifica tradizione esecutiva che trova il pi\u00f9 evidente precedente nella storica incisione di Eric Leinsdorf, non a caso un figlio della cultura musicale mitteleuropea trasferito negli Stati Uniti ovvero del medesimo retroterra culturale in cui si inserisce la formazione di Pinchas Steinberg.<br \/>\n<strong>\u00a0Il cast \u2013 pur non esente da pecche \u2013 si \u00e8 mostrato comunque all\u2019altezza delle richieste e ha fornito una convincente prestazione,<\/strong> specie tenendo conto della scarsit\u00e0 di voci drammatiche attualmente presenti sulla scena. Subentrata all\u2019originariamente prevista Lisa Lindstr\u00f6m la finlandese<strong> Johanna Rusanen<\/strong> \u00e8 sicuramente al limite come Turandot. La voce non sembra quella di un autentico soprano drammatico quanto piuttosto quella di un lirico corposo quale si prevede nel repertorio wagneriano per parti come Siegliende e ovviamente tende a faticare nei passaggi pi\u00f9 scopertamente drammatici previsti da scrittura pucciniana inoltre il settore acuto non \u00e8 sicurissimo e la voce tende a trascendere nell\u2019urlo, difficolt\u00e0 che sono risultate palesi soprattutto nella grande scena d\u2019entrata mentre nel prosieguo della recita la voce si \u00e8 scaldata e l\u2019emissione \u00e8 diventata pi\u00f9 rotonda e meno forzata permettendole di portare a casa con una certa sicurezza il duetto finale. Va per altro riconosciuto che la Rusanen dispone di una voce ampia e sonora, specie nel registro centrale ricco di corpo ed emerge con sicurezza sull\u2019imponente massa orchestrale cos\u00ec come riuscita \u00e8 la scelta di giocare sul piano espressivo sfruttando la natura pi\u00f9 lirica della voce per tratteggiare una Turandot sostanzialmente fragile, la cui freddezza sembra derivare dalla paura per il mondo esterno e per l\u2019universo maschile. Una prova quindi pi\u00f9 che accettabile specie considerando la scarsit\u00e0 di autentici soprani drammatici e le vicissitudini che hanno portato alla sostituzione.<\/p>\n<p>Apprezzabile la prova di<strong> Roberto Aronica<\/strong> coma Calaf, il tenore romano dispone di una voce naturalmente bella per timbro e colore, ampia, sonora e con notevole proiezione secondo la miglior tradizione tenorile italiana capace di conquistare subito il pubblico. Di contro si nota un\u2019eccessiva tendenza ad aprire troppo i suoni cos\u00ec come a spingere troppo negli acuti \u2013 cosa per altro non necessaria essendo naturalmente gi\u00e0 ricchi di suono \u2013 con il rischio di giungervi gi\u00e0 stanco come nel caso del Si naturale di \u201cNessun dorma\u201d che avrebbe potuto essere tenuto per maggior tempo. In ogni caso la prestazione va considerata positivamente specie nei momenti pi\u00f9 lirici e congeniali ai suoi mezzi vocali ma viene risolto con sicurezza anche del duetto di Alfano, forse il passo meno confacente ai suoi mezzi vocali.<br \/>\n<strong>Carmen Giannattassio<\/strong> \u00e8 una buona Li\u00f9, risolta con propriet\u00e0 sul veramente musicale. La voce del soprano napoletano \u00e8 di autentico soprano lirico ma dotata di un buon corpo e di efficace proiezione, la linea di canto \u00e8 curata e l\u2019emissione morbida e rotonda; il timbro se non bellissimo \u00e8 piacevole anche se manca della giovanile luminosit\u00e0 che dovrebbe caratterizzare Li\u00f9. Scenicamente perfetta per il ruolo della giovane schiava si muove in scena con propriet\u00e0 e convinzione mentre nel fraseggio si sarebbe preferito maggior approfondimento ed un gioco di colori pi\u00f9 variato.<strong> Giacomo Prestia<\/strong> \u00e8 un Timur vocalmente rilevante e di accento autorevole capace di autentica commozione nella scena della morte di Li\u00f9. Il timbro decisamente senile di Antonello Ceron non \u00e8 improprio per l\u2019imperatore Altoum ma la voce \u00e8 decisamente troppo flebile. Nel terzetto dei ministri il Ping di <strong>Donato di Gioia<\/strong> mostra un buon materiale vocale ma non sempre composto mentre pienamente riuscita la prova dei due tenori <strong>Luca Casalin<\/strong> (Pang) e <strong>Saverio Fiore<\/strong> (Pong) puntuali nel canto e ben centrati sul piano espressivo. Completavano il cast <strong>Ryan Milstead<\/strong> (Un mandarino), <strong>Eugenia Braynova<\/strong> (Prima ancella), <strong>Manuela Giacomini<\/strong> (Seconda ancella) e<strong> Dario Prola<\/strong> (Il principe di Persia). Il coro diretto da <strong>Claudio Fenoglio<\/strong> particolarmente impegnato in quest\u2019opera e messo in particolare evidenza dalla direzione di Steinberg si mostra pienamente all\u2019altezza delle richieste confermandosi una delle compagini di vertice della scena italiana. Teatro gremito e convinto successo per tutti gli interpreti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Torino, Teatro Regio, stagione lirica 2013-14 \u201cTURANDOT\u201d Dramma lirico in tre atti e cinque quadri di Giuseppe Adami [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":166,"featured_media":69222,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[4090,136,9866,9867,145,922,4342,919,144],"class_list":["post-69221","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-recensioni","tag-carmen-giannattasio","tag-giacomo-puccini","tag-giuliano-montaldo","tag-johanna-rusanen","tag-opera-lirica","tag-pinchas-steinberg","tag-roberto-aronica","tag-teatro-regio-di-torino","tag-turandot"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/69221","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/166"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=69221"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/69221\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/69222"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=69221"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=69221"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=69221"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}