{"id":69240,"date":"2014-02-18T18:01:58","date_gmt":"2014-02-18T17:01:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=69240"},"modified":"2016-12-30T10:08:33","modified_gmt":"2016-12-30T09:08:33","slug":"torinoturandot-cast-alternativo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/torinoturandot-cast-alternativo\/","title":{"rendered":"Torino:&#8221;Turandot&#8221; (cast alternativo)"},"content":{"rendered":"<p><em>Torino, Teatro Regio, Stagione Lirica 2013\/2014<br \/>\n<\/em><strong>&#8220;TURANDOT&#8221;<\/strong><br \/>\nDramma lirico in tre atti e cinque quadri su libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni dall\u2019omonima fiaba teatrale di Carlo Gozzi.<br \/>\nMusica di <b>Giacomo Puccini<\/b><br \/>\nDuetto e scena finale completati da <b>Franco Alfano <\/b><br \/>\n<i>Turandot<\/i> RAFFAELLA ANGELETTI<br \/>\n<i>Il principe ignoto (Calaf)<\/i> WALTER FRACCARO<br \/>\n<i>Li\u00f9<\/i> ERIKA GRIMALDI<br \/>\n<i>Timur<\/i> GIACOMO PRESTIA<br \/>\n<i>L\u2019imperatore Altoum<\/i> ANTONELLO CERON<br \/>\n<i>Ping<\/i> DONATO DI GIOIA<br \/>\n<i>Pang<\/i> LUCA CASALIN<br \/>\n<i>Pong<\/i> SAVERIO FIORE<br \/>\n<i>Un mandarino<\/i> RYAN MILSTEAD<br \/>\n<i>Il principe di Persia<\/i> GUALBERTO SILVESTRI<br \/>\n<i>Prima ancella <\/i>SABRINA AM\u00c8<br \/>\n<i>Seconda ancella<\/i> PIERINA TRIVERO<br \/>\nOrchestra e Coro del Teatro Regio<br \/>\nCoro di voci bianche del Teatro Regio e del Conservatorio \u201cG. Verdi\u201d<br \/>\nDirettore <b>Pinchas Steinberg<br \/>\n<\/b>Maestro dei cori <b>Claudio Fenoglio<\/b><br \/>\nRegia <b>Giuliano Montaldo<\/b> ripresa da <b>Fausto Cosentino<\/b><br \/>\nScene <b>Luciano Ricceri<\/b><br \/>\nCostumi <b>Elisabetta Montaldo<\/b><br \/>\nCoreografia <b>Giovanni Di Cicco <\/b><br \/>\nLuci <b>Andrea Anfossi <\/b><br \/>\nAllestimento Teatro Carlo Felice di Genova<br \/>\n<i>Torino, 13 febbraio 2014<br \/>\n<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>Una piacevole oleografia ha accompagnato gli spettatori di <i>Turandot <\/i>al Regio di Torino<\/b>: la regia di <b>Giuliano Montaldo<\/b>, con scene di <b>Luciano Ricceri<\/b> e costumi di <b>Elisabetta Montaldo<\/b>, si inserisce infatti nel solco degli spettacoli iper-tradizionali, che mai guastano l\u2019ascolto della musica, lasciando in una placida quiete i sensi e la mente. Del resto, non basta gi\u00e0 Puccini, con i suoi esperimenti armonici, la sua ironia a volte cos\u00ec amara, i suoi ariosi commoventi, a svegliare le emozioni degli ascoltatori? Tanto pi\u00f9 che l\u2019oleografia di Montaldo non \u00e8 un\u2019oleografia vuota, o nauseante per via d\u2019eccessi, ma \u00e8 arricchita da preziosi effetti di luce che, nelle proiezioni sul fondale, delineano i mutamenti delle ore del giorno; da coreografie a tratti suggestive (l\u2019apparizione dei fantasmi dei principi giustiziati e la conclusione del I atto, per fare un esempio); da movimenti psicologicamente significativi, come quello compiuto da Turandot quando, mentre domanda al principe straniero \u00abil gelo che d\u00e0 foco, che cos\u2019\u00e8?\u00bb, gli si avvicina, suggerendogli implicitamente la risposta, con un duplice atteggiamento di sfida e di resa che verr\u00e0 spiegato nel duetto finale.<br \/>\nParadossalmente, \u00e8 proprio nel finale non pucciniano \u2013 a proposito: voci di corridoio avevano lasciato intendere che sarebbe stato eseguito il finale scritto da Alfano nella sua prima versione; invece, seppur senza tagli ulteriori, \u00e8 stato proposto, come d\u2019uso, quello rivisto e accorciato da Toscanini \u2013 che si \u00e8 pi\u00f9 apprezzata l\u2019interpretazione di <b>Raffaella Angeletti<\/b>. Il soprano torinese \u00e8 stato chiamato a coprire il ruolo di Turandot in seguito al forfait di Lise Lindstrom, che ha fatto passare al primo cast Johanna Rusanen, a pochi giorni dalla prima rappresentazione; le va dunque reso merito d\u2019aver permesso lo svolgimento delle recite, e d\u2019essersi impegnata per dare senso drammaturgico ad un personaggio per il quale il suo strumento risulta inadatto: la voce, pur sempre intonata, \u00e8 infatti esile rispetto alle richieste pucciniane. Con ci\u00f2, la Angeletti riesce a sollevare il velo su un elemento spesso lasciato in ombra della principessa cinese: la debolezza che si nasconde sotto il manto della freddezza e della crudelt\u00e0, rappresentate dall\u2019emissione lancinante delle note acute. Nelle pagine musicate da Franco Alfano, invece, lo \u201csgelamento\u201d di Turandot d\u00e0 vita ad una figura pi\u00f9 coerente con i tratti vocali dell\u2019interprete. Pi\u00f9 completa e affascinante \u2013 e parte del merito risale gi\u00e0 a Puccini \u2013 \u00e8 la figura di Li\u00f9, che ha trovato nel soprano <b>Erika Grimaldi<\/b> l\u2019interprete dotata della giusta dolcezza, capace di esprimere la remissivit\u00e0 della schiava come il grido di dolore della donna disperata ma ferma nel difendere l\u2019uomo che ama. Lo strazio interiore si percepisce tanto nella delicata messa di voce che conclude l\u2019aria del I atto, quanto nella voluta screziatura che, sul verso \u00abio chiudo stanca gli occhi\u00bb di \u00abTu che di gel sei cinta\u00bb, interrompe la morbidezza del canto per volgersi quasi in parlato. Pur in presenza dell\u2019indubbia emozione dovuta al debutto assoluto nel ruolo, si pu\u00f2 dire che la Grimaldi abbia trovato un personaggio tagliato sulla sua vocalit\u00e0 e personalit\u00e0. Il tenore <b>Walter Fraccaro<\/b> \u00e8 un Calaf sicuro di s\u00e9, dalla voce possente, pastosa e stentorea, che passa come un rullo compressore su tutti gli ostacoli frapposti ai suoi desideri cos\u00ec come sulle difficolt\u00e0 poste dalla partitura pucciniana (compresi gli ensemble orchestrali e corali); si potrebbe auspicare da lui una maggiore variet\u00e0 nella tavolozza dei colori, ma, a quanto pare, \u00e8 questo il Calaf desiderato dal pubblico, che, al termine di \u00abNessun dorma\u00bb, tributa una vera ovazione al tenore, chiedendo invano il bis.<br \/>\nTra gli altri interpreti, comuni al primo cast, si \u00e8 indubbiamente messo in luce il basso <b>Giacomo Prestia<\/b>, tratteggiando a tutto tondo, pur nella brevit\u00e0 dei suoi interventi, la figura moralmente patriarcale, anche se fisicamente debolissima, del vecchio Timur, con timbro omogeneo su tutto il registro e accento sentitamente umano. Tremulo vegliardo impotente \u00e8 invece l\u2019imperatore Altoum raffigurato dal tenore <b>Antonello Ceron<\/b>. I tre ministri Ping, Pong e Pang (\u00e8 inevitabile considerarli un po\u2019 come se fossero tutt\u2019uno), interpretati, rispettivamente, dal baritono <b>Donato Di Gioia<\/b> e dai tenori <b>Saverio Fiore<\/b> e <b>Luca Casalin<\/b>, erano ben caratterizzati, sia nei loro tratti macchiettistici di figure di colore, sia nell\u2019umanit\u00e0 che emerge quando si abbandonano con nostalgia ai ricordi e alle speranze.<br \/>\n<strong>Il Coro (comprensivo di voci bianche) in <i>Turandot<\/i> ha un peso non indifferente,<\/strong> in quanto viene ad essere, similmente a quanto accade in alcuni titoli verdiani, un vero personaggio del dramma. E le compagini del Regio, istruite da Claudio Fenoglio, hanno saputo rispondere a questo ruolo disegnando una folla espressiva, ondeggiante nei sentimenti e vivida nella loro manifestazione, come ben dimostra l\u2019acclamazione \u00abDiecimila anni al nostro imperatore!\u00bb, ora trionfante e <i>pompier<\/i>, ora sfiduciata e sommessa. Il direttore <b>Pinchas Steinberg<\/b> sa cogliere l\u2019essenza rigogliosa della partitura, mettendone in luce lo sperimentalismo e ponendo l\u2019accento, talvolta un po\u2019 troppo, sugli elementi d\u2019effetto immediato<span style=\"color: #000000;\">. <em>Foto Ramella &amp; Giannese<\/em><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Torino, Teatro Regio, Stagione Lirica 2013\/2014 &#8220;TURANDOT&#8221; Dramma lirico in tre atti e cinque quadri su libretto di [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":56,"featured_media":69251,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[5740,4171,5491,1478,136,9866,2162,145,922,920,4920,919,144,1266],"class_list":["post-69240","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-recensioni","tag-antonello-ceron","tag-donato-di-gioia","tag-erika-grimaldi","tag-giacomo-prestia","tag-giacomo-puccini","tag-giuliano-montaldo","tag-luca-casalin","tag-opera-lirica","tag-pinchas-steinberg","tag-raffaella-angeletti","tag-saverio-fiore","tag-teatro-regio-di-torino","tag-turandot","tag-walter-fraccaro"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/69240","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/56"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=69240"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/69240\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":88236,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/69240\/revisions\/88236"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/69251"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=69240"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=69240"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=69240"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}