{"id":69521,"date":"2014-03-02T00:05:07","date_gmt":"2014-03-01T23:05:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=69521"},"modified":"2016-11-29T17:50:51","modified_gmt":"2016-11-29T16:50:51","slug":"mascagni-150nerone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/mascagni-150nerone\/","title":{"rendered":"Pietro Mascagni:&#8221;Nerone&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Con <em>Nerone<\/em>, ultima opera di Mascagni, si conclude il percorso Mascagni 150,<\/strong> dedicato alla scoperta dell&#8217;intera produzione operistica del compositore livornese nel centocinquantesimo anno della nascita. Con questo percorso, che ha dimostrato come l\u2019opera di Mascagni non si riduca solo a <i>Cavalleria <\/i>o all\u2019<i>Amico Fritz<\/i>, le sue opere certamente pi\u00f9 note ed eseguite, ma sia estremamente pi\u00f9 complessa, la redazione di Gbopera si augura di aver realizzato un lavoro di carattere divulgativo che, spera, sia stato apprezzato dai suoi lettori.<br \/>\n\u201cIersera dunque, una radunata modestissima e strettissima di buoni amici aveva chiamato attorno ad uno dei tavoli del nuovo ed elegante ristoratore Lab\u00f2, delle ondate di buonumore per rendere meno uggiosa [sic] a Mascagni le ore del <i>nulla fare<\/i>, che sono le pi\u00f9 terribili per l\u2019artista. E Pietro Mascagni, con la parola fluente, calda, accentuata, ritmata da buono e legittimo livornese, intratteneva gli amici sulle venture dell\u2019arte sua, speranza prima, e sulle vicende della sua vita, memoria ultima; e discorreva di tutto, colorando le frasi con quelle occhiate intelligenti che possiede in sommo grado, quando, n\u00e9 atteso n\u00e9 sospettato, solo, con un fascicolo di musica sotto il braccio, torvo come l\u2019uomo ch\u2019\u00e8 schiavo di una fatica a scadenza fissa, ma nonpertanto per natura giovialissimo, capit\u00f2 nel ristorante Alberto Franchetti[\u2026]. Cos\u00ec, mentre Alberto Franchetti con quel suo fare alla buona parlava del suo <i>Colombo<\/i> e lasciava intravedere i nuovi ideali a cui tende il suo ingegno e i nuovi soggetti a cui vorrebbe dedicarsi Mascagni raccontava che i <i>Rantzau<\/i> erano finiti; che ha pure ultimato <i>Zanetto<\/i>, opera in un atto che prepar\u00f2 per abbinare alla <i>Cavalleria<\/i> (soggetto tolto al <i>Passant<\/i> di Copp\u00e9e); che ha in animo di musicare un soggetto romano autentico <i>Vestiglia<\/i> e che legge e studia Hammerling perch\u00e9 pensa di musicare il <i>Nerone<\/i>. E siccome a questa uscita inattesa, i convitati si credettero in dovere di sbarrare tanto d\u2019occhi, egli riprese:<br \/>\n&#8211; S\u00ec, il <i>Nerone<\/i> pel quale l\u2019egregio M.\u00b0 \u00a0Boito m\u2019accorda ancora tanto tempo!\u201d (L\u2019articolo \u00e8 riprodotto in <i>Carteggio Verdi-Boito<\/i>, a cura di M. Medici e M. Conati, Parma 1978, Vol. 1, pp. 208-209)<br \/>\n<strong>In questo articolo pubblicato sul \u00abSecolo XIX\u00bb di Genova nel 1892, \u00e8 contenuto il primo accenno di Mascagni al progetto di comporre il <i>Nerone<\/i>,<\/strong> soggetto al quale stava lavorando gi\u00e0 da molto tempo Arrigo Boito. Le sue parole tuonarono come un fulmine a ciel sereno nel panorama musicale dell\u2019epoca e soprattutto allarmarono Verdi, al quale Boito era legato da profonda amicizia oltre che dalla collaborazione per l\u2019<i>Otello <\/i>e il <i>Falstaff<\/i>, al punto che il maestro di Busseto scrisse al suo pi\u00f9 giovane librettista il 6 agosto 1892:<br \/>\n\u201cCaro Boito<br \/>\nNon credo d\u2019esser mai stato dei pi\u00f9 indiscreti parlandovi troppo spesso del Nerone. \u2013 Ma dopo l\u2019articolo del Secolo XIX di Genova che vi mando, credo dover mio per l\u2019amicizia e la stima che ho per Voi, di dirvi che ora non dovete pi\u00f9 esitare. Bisogna lavorare giorno e notte, se f\u00e0 d\u2019uopo, e far s\u00ec che Nerone sia pronto per l\u2019anno venturo \u2013 anzi find\u2019adesso bisognerebbe far pubblicare = <i>\u201cQuest\u2019anno alla Scala Falstaff, l\u2019anno venturo Nerone<\/i>\u2026 Questo parr\u00e0 a Voi una risposta alle impertinenze citate dal Giornale di Genova. \u00c8 vero! ma non c\u2019\u00e8 rimedio, e secondo me, non vi \u00e8 altro da fare\u201d (<i>ivi<\/i>, pp. 207-208)<br \/>\nA differenza di Verdi, Boito non si preoccup\u00f2 molto dell\u2019articolo e tre giorni dopo rispose all\u2019anziano compositore:<br \/>\n\u201cCaro Maestro Mio<br \/>\nLe assicuro che l\u2019articolo del Secolo XIX\u00b0 non mi ha fatto n\u00e9 caldo e n\u00e9 freddo e che per quello non vorrei affrettare d\u2019un giorno il compimento dell\u2019opera, ma la buona e forte lettera che lo accompagna mi ha talmente scosso che se non mi metto a correre adesso non correr\u00f2 mai pi\u00f9. Le prometto, pel gran bene che le voglio, che far\u00f2 ogni sforzo per terminare il lavoro in tempo da poterlo rappresentare l\u2019anno dopo il Falstaff. Far\u00f2 ogni sforzo glielo prometto, una promessa fatta a Lei vale, lo so. \u00c8 detta\u201d (<i>Ivi<\/i>, pp. 209-210)<br \/>\n<strong>Per la verit\u00e0 n\u00e9 Boito n\u00e9 Mascagni, nonostante i buoni propositi, composero in breve tempo il loro <i>Nerone<\/i>.<\/strong> Lasciato incompiuto e completato da Antonio Smareglia e Vincenzo Tommasini sotto la supervisione di Toscanini, che lo avrebbe diretto, il <i>Nerone<\/i> di Boito and\u00f2 in scena postumo alla Scala, ben 32 anni dopo, il 1\u00b0 maggio 1924, mentre per quello di Mascagni si dovr\u00e0 attendere il 1932, anno in cui il compositore decise seriamente di lavorare ad un\u2019opera che avesse questo soggetto. In quell\u2019anno Mascagni aveva interpellato lo scrittore e librettista vicentino Arturo Rossato perch\u00e9 gliene fornisse il libretto, ma, non rimanendo soddisfatto del lavoro di quest\u2019ultimo, si rivolse ancora una volta a Targioni-Tozzetti. <strong>Nel 1932, tuttavia, erano lontani i tempi in cui Sonzogno e Ricordi si contendevano un\u2019opera di Mascagni e il compositore, non riuscendo a trovare un editore che gliela stampasse, la pubblic\u00f2 a sue spese.<\/strong> Certo la pubblicit\u00e0 non manc\u00f2 e dell\u2019opera si parl\u00f2 sul \u00abGiornale d\u2019Italia\u00bb dove apparve un articolo, a firma di Bruno Barilli, intitolato <i>Aspettando il Nerone<\/i>, ma sembra che nei confronti di questo ultimo lavoro di Mascagni ci fosse, se non l\u2019ostracismo, l\u2019indifferenza da parte del regime fascista. Mussolini, al quale il compositore aveva inviato lo spartito, lo rifiut\u00f2, infastidito dal chiasso che, a suo giudizio, si stava facendo attorno a quest\u2019opera nella quale probabilmente non vedeva alcun vero e proprio omaggio al regime, e disert\u00f2 la <i>premi\u00e8re <\/i>dell\u2019opera, mandando al suo posto Galeazzo Ciano. Nonostante tutto, il successo arrise alla <i>premi\u00e8re<\/i>, che si tenne alla <strong>Scala di Milano il 16 gennaio 1935<\/strong>, sotto la direzione del compositore con un cast d\u2019eccezione costituito dai soprani <strong>Lina Bruna Rasa<\/strong> (Atte) e <strong>Margherita Carosio<\/strong> (Egloge), dai tenori <strong>Aureliano Pertile<\/strong> (Nerone), <strong>Giuseppe Nessi<\/strong> (Icelo), <strong>Gino Del Signore<\/strong> (Faonte), <strong>Ettore Parmeggiani<\/strong> (Nevio), <strong>Aleksandr Vesselovskij<\/strong> [Alessandro Wesselovsky] e <strong>Nello Palai<\/strong> (pastore), dai baritoni <strong>Apollo Granforte<\/strong> (Menecrate), <strong>Fabio Ronchi<\/strong> (Epafrodito) e <strong>Aristide Baracchi<\/strong> (Vinicio) e dai bassi <strong>Duilio Baronti<\/strong> (Clivio Rufo), <strong>Tancredi Pasero<\/strong> (Babilio), <strong>Giuseppe Noto<\/strong> (Petronio), <strong>Luciano Donaggio<\/strong> (Mucrone) e <strong>Franco Zaccarini<\/strong> (Eulogio).<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.spreaker.com\/user\/www.gbopera.it\/mascagni-150-nerone-atto-primo\"><b><i>Atto primo<\/i><\/b><\/a><br \/>\nAll\u2019interno di una taverna nella Suburra, Mucrone, un vecchio gladiatore oggi taverniere, preoccupato dal passaggio di un\u2019orribile cometa, foriera, a suo dire, di carestia, s\u2019interroga sul futuro cercando la risposta nei dadi. A Mucrone si uniscono altri due avventori, il mimo Nevio e il vecchio gladiatore Petronio, che discutono del periodo di decadenza che sta vivendo la Roma imperiale. In quel clima di precariet\u00e0 ed incertezza, rappresentato da una musica cupa, uno squarcio di luce si apre quando Nevio si concede un riferimento al cristianesimo, la religione che, nel silenzio e nell\u2019oscurit\u00e0 delle catacombe, sta facendo molti proseliti. Nella taverna entra di corsa Egloge inseguita da due uomini che di l\u00ec a poco, nello stupore generale, si riveleranno essere Menecrate e Nerone in persona. Quest\u2019ultimo si mostra clemente nei confronti dei presenti rei di lesa maest\u00e0, perch\u00e9 intimoriti dalla sua presenza. Solo Nevio prevede a Nerone una triste fine a causa della sua dissolutezza e delle sue ingiustizie, ma l\u2019imperatore non gli presta fede e ordina a Menecrate di condurre a palazzo la fanciulla che stava inseguendo. All\u2019interno della taverna Nerone incontra Atte, una liberta nel cui amore egli vorrebbe annegare le sue preoccupazioni, ma la donna gli ricorda (<i>Gi\u00e0 i germani oppressi<\/i>) i problemi che affliggono il suo traballante potere. Nel frattempo ritorna Menecrate con un gruppo di pretoriani che accompagnano Nerone al suo palazzo e insieme al popolo intonano un coro di gloria all\u2019imperatore, concluso da trionfali fanfare che stridono con le condizioni in cui \u00e8 ridotto l\u2019uomo.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.spreaker.com\/user\/www.gbopera.it\/mascagni-150-nerone-atto-secondo\"><b><i>Atto secondo<\/i><\/b><\/a><br \/>\nAccompagnato dagli archi, Nerone sta declamando un passo dell\u2019<i>Edipo re <\/i>di Sofocle, quando viene interrotto da Menecrate che gli chiede chi voglia ammettere alla sua presenza tra Babilio, il vecchio astrologo, o la giovane greca. Nerone propende per il primo e subito dopo riprende a cantare il passo dell\u2019<i>Edipo re<\/i> che aveva interrotto in precedenza. Ammesso alla presenza dell\u2019imperatore, Babilio, con tono oracolare, gli predice la prossima morte dicendo che questa sarebbe venuta un\u2019ora dopo la sua. Nerone, dopo aver ordinato di prendere in consegna Babilio, affinch\u00e9 non gli capiti nulla, chiede, in una scrittura melodica sensuale, che venga condotta alla sua presenza, la bella danzatrice greca introdotta dagli acuti suoni dei legni in un\u2019epifania di bellezza. Estremamente contrastante \u00e8 la caratterizzazione musicale dei due personaggi: a Nerone, la cui angoscia viene rappresentata da una scrittura frammentaria, si contrappone Egloge, la cui serenit\u00e0 non teme nemmeno la morte. La sua <i>romanza<\/i>, <i>Danzo notte e d\u00ec, <\/i>nella quale la donna esprime la sua filosofia di vita tutta tesa alla ricerca del piacere della danza, per quanto effimero, \u00e8 uno squarcio di luce in questa cupa parte iniziale del secondo atto. Colpito dalle parole e dalla bellezza di Egloge, Nerone elogia la donna (<i>Egloge, o tutta bella<\/i>) in una scrittura di appassionato lirismo che caratterizza l\u2019intero duetto nel quale i due si scoprono innamorati. Dopo la parola <i>Amore<\/i>, cantata a due da Nerone ed Egloge, anche l\u2019orchestra sembra liberarsi in una \u00a0pagina di acceso lirismo. Giungono subito dopo delle danzatrici greche che intonano un coro quasi incorporeo per la purezza melodica (<i>O luminosi margini dell\u2019Ellade<\/i>), mentre Egloge d\u00e0 libero sfogo al suo sogno di passione. La fanciulla viene bruscamente risvegliata da Atte la quale la mette in guardia dicendole che anche i fiori nella casa di Nerone diventano forieri di morte (<i>Non danzar sull\u2019orlo dell\u2019abbisso<\/i>). Un\u2019inquieta orchestra con disegni agitati rappresenta la trepidazione del momento. Egloge sembra non voler sentire gli avvertimenti di Atte che in un drammatico appello (<i>Io posso per forza d\u2019incanti<\/i>) insiste nel consigliarla di allontanarsi da quella casa. Giunge Nerone che consegna la bella Egloge a Faonte affinch\u00e9 questi la conduca nelle sue stanze, mentre, annunciati da Menecrate, giungono Vinicio, il prefetto del pretorio, e Rufo, il Principe del senato. Un magniloquente coro di pretoriani e senatori saluta Nerone, raggiunto, per\u00f2, dalla cattiva notizia che l\u2019esercito stanziato in Spagna avrebbe acclamato imperatore Galba, mentre l\u2019atto si conclude con il dolce e sensuale canto di Egloge, ripreso da un assolo del violino.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.spreaker.com\/user\/www.gbopera.it\/mascagni-150-nerone-atto-terzo\"><b><i>Atto terzo<\/i><\/b><\/a><br \/>\nUna musica lussureggiante sia per i brillanti temi sia per la ricerca armonica introduce l\u2019atto terzo, il cui sipario si apre nel palazzo di Nerone dove si sta svolgendo un\u2019orgia, resa musicalmente con interventi dei vari personaggi e del coro che inneggiano alla bellezza di Egloge e all\u2019arte. Nerone improvvisa un canto a Venere (<i>Quando, al soave anelito di primavera<\/i>) dalla struttura strofica, anche se l\u2019oggetto del suo amore \u00e8 Egloge alla quale si rivolge con accenti pieni di passione (<i>Tu soffri, o mio tesoro<\/i>). Durante l\u2019orgia Atte, gelosa, avvelena Egloge che muore non prima di aver ripreso il celestiale tema che ha caratterizzato la sua parte sin dall\u2019inizio, lasciando l\u2019imperatore nella pi\u00f9 profonda disperazione. Nerone non ha nemmeno il tempo per piangere, perch\u00e9 Faonte gli porta la notizia che la plebe sta insorgendo contro di lui acclamando Galba come futuro imperatore. Nerone, tradito anche da Menecrate che fugge via e rimasto solo, contempla il corpo esamine di Egloge (<i>Tu dormi intanto<\/i>) in una scrittura di tenero lirismo. L\u2019unica persona rimastagli fedele \u00e8 Atte che vorrebbe salvarlo perch\u00e9 in preda ai fantasmi della sua mente che si materializzano nella coppa avvelenata che gli ricorda quella da lui stesso offerta a Britannico. In questo drammatico duetto Atte non pu\u00f2 fare a meno di considerare la sua triste condizione di donna innamorata, non corrisposta, di Nerone (<i>Perch\u00e9 m\u2019innamorai d\u2019un uomo tanto crudele<\/i>). Le brutte notizie non sono finite per Nerone che, dopo aver appreso da Faonte della morte di Babilio, la quale, come recitava la profezia, avrebbe preceduto di un\u2019ora la sua, pianifica la sua fuga insieme con Atte. Segue un interludio orchestrale nel quale \u00e8 ripercorsa musicalmente la vita di Nerone, come si pu\u00f2 leggere nella didascalia che recita:<br \/>\n\u201cO neroniana potenza travolta dal Fato, squassata come una vecchia quercia! O temporale scatenato su Roma! O ricordi dell\u2019adolescenza serena, o prime nubi dei sensi inquieti e irrequieti! O tu, che danzavi e sorridevi, Egloge, o tanto amata e tanto pianta! O immota rondine nel devastato nido!<br \/>\nO desiderata taverna che alleggeriva il fardello dei logoranti rimorsi! O invocazione a Dioniso consolatore! O Atte, amante prima, madre dell\u2019unico figlio, l\u2019hai seguito, lo segui&#8230; lo seguirai fino alla morte&#8230; O neroniana potenza, paurosamente, agitata sotto il presagio della Cometa di Cesare!\u201d<br \/>\nLa tempesta, che si abbatte su Roma, sembra rappresentare, nell\u2019accompagnamento agitato, la turbolenta vita dell\u2019imperatore, mentre gli archi intonano un tema nel quale Mascagni mostra la sua capacit\u00e0 di far cantare l\u2019orchestra. Questo interludio-sipario fa da ponte tra il primo e il secondo quadro dell\u2019atto terzo che si svolge nella casa suburbana di Faonte dove Nerone trova momentaneo ricovero insieme ad Atte. Nerone, stanco, agitato e attanagliato dai fantasmi della morte, deride la poesia di Orazio secondo cui l\u2019uomo giusto non avrebbe timore n\u00e9 della plebe n\u00e9 della morte e subito dopo si addormenta mentre nell\u2019animo di Atte rinasce l\u2019amore che provava per l\u2019imperatore (<i>N\u00e8 tu possa mai risvegliarti<\/i>). L\u2019incubo del presunto arrivo di Galba risveglia Nerone la cui mente, ormai divenuta completamente folle, \u00e8 preda dei fantasmi delle sue vittime. Ormai precipitato nelle tenebre della follia, Nerone, dopo aver chiesto ad Atte di suicidarsi <i>per dargli un po\u2019 di core<\/i>, si fa uccidere da Faonte.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con Nerone, ultima opera di Mascagni, si conclude il percorso Mascagni 150, dedicato alla scoperta dell&#8217;intera produzione operistica [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":48,"featured_media":69525,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[15,124],"tags":[14671,8675,9928,9929,9927,14673,9930,4129],"class_list":["post-69521","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-approfondimenti","category-pietro-mascagni","tag-approfondimenti","tag-aureliano-pertile","tag-lina-bruna-rasa","tag-margherita-carosio","tag-nerone","tag-pietro-mascagni","tag-tancredi-pasero","tag-teatro-alla-scala-di-milano"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/69521","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/48"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=69521"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/69521\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":87045,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/69521\/revisions\/87045"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/69525"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=69521"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=69521"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=69521"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}