{"id":70224,"date":"2014-03-15T10:21:40","date_gmt":"2014-03-15T09:21:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=70224"},"modified":"2016-12-06T19:05:53","modified_gmt":"2016-12-06T18:05:53","slug":"teatro-alla-scalacsarskaja-nevesta-una-sposa-per-lo-zar","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/teatro-alla-scalacsarskaja-nevesta-una-sposa-per-lo-zar\/","title":{"rendered":"Teatro alla Scala:&#8221;Csarskaja Nevesta&#8221; (Una sposa per lo Zar)"},"content":{"rendered":"<p id=\"yui_3_13_0_ym1_1_1394874412149_2352\" style=\"text-align: justify;\"><i>Milano, Teatro alla Scala \u2013 Stagione d\u2019opera e balletto 2013-2014<\/i><br \/>\n<b>\u00a0\u201cCSARSKAJA NEVESTA&#8221; (Una sposa per lo Zar)<\/b><br \/>\nOpera in quattro atti. Libretto di Il\u2019ja Tjumenev<br \/>\nMusica di\u00a0<b>Nikolaj Rimskij-Korsakov<\/b><br \/>\n<i>Vasilij <\/i><i>Stepanovi<\/i><i>\u010d Sobakin <\/i>ANATOLY KOTSCHERGA<br \/>\n<i>Marfa<\/i><i> <\/i>OLGA PERETYATKO<br \/>\n<i>Grigorij Grigor\u2019evi<\/i><i>\u010d Grjaznoj <\/i>JOHANNES MARTIN KR\u00c4NZLE<br \/>\n<i>Grigorij Luk\u2019janovi<\/i><i>\u010d Maljuta <\/i>TOBIAS SCHABEL<br \/>\n<i>Ivan Sergee<\/i><i>vi<\/i><i>\u010d Lykov <\/i>PAVEL \u010cERNOCH<br \/>\n<i>Ljuba<\/i><i>\u0161<\/i><i>a<\/i> MARINA PRUDENSKAYA<br \/>\n<i>Elisej Bomelij<\/i> STEPHAN R\u00dcGAMER<br \/>\n<i>Domna Ivanovna Saburova<\/i> ANNA TOMOWA-SINTOW<br \/>\n<i>Dunja<\/i><i>\u0161<\/i><i>a<\/i> ANNA LAPKOTVSKAJA<br \/>\n<i>Petrovna<\/i> CAROLA H\u00d6HN<br \/>\n<i>Fuochista dello zar <\/i>GUILLERMO BUSSOLINI<br \/>\n<i>Cameriera <\/i>STEFANIA GIANN\u00cc<br \/>\n<i>Un giovane <\/i>MASSIMILIANO DI FINO<br \/>\nOrchestra e Coro del Teatro alla Scala<br \/>\nDirettore<b>\u00a0Daniel Barenboim<\/b><br \/>\nMaestro del coro\u00a0<b>Bruno Casoni<\/b><br \/>\nRegia\u00a0<b>Dmitri Tcherniakov<\/b><br \/>\nCostumi\u00a0<b>Elena Zaytseva<\/b><br \/>\nLuci\u00a0<b>Gleb Filshtinsky<\/b><br \/>\nVideo\u00a0<b>Raketa Media<\/b><br \/>\nCoproduzione con Straatoper Unter der Linden, Berlino<br \/>\n<i>Milano, 11 marzo 2014\u00a0\u00a0 <\/i><br \/>\nUna mano invisibile che manipola il destino di tutti, piegando misteriosamente la realt\u00e0 al proprio volere. Questa \u00e8 l\u2019essenza inquietante che pervade questo capolavoro di Rimskij-Korsakov, conferendogli un significativo valore aggiunto che lo solleva dal semplice intreccio amoroso tipico del melodramma. \u201cUna sposa per lo zar\u201d (meglio conosciuta come \u201cLa sposa dello zar\u201d o \u201cLa fidanzata dello zar\u201d) \u00e8 ricca di elementi propri dell\u2019opera ottocentesca italiana, sia dal punto di vista musicale (numeri chiusi ben delimitati, dalle arie ai concertati), sia dal punto di vista drammaturgico (il classico triangolo formato da un soprano e un tenore che si amano e vengono ostacolati dai sotterfugi di un baritono geloso). Allo stesso tempo per\u00f2, la vicenda \u00e8 immersa nella cultura russa del Cinquecento, con il suo folklore ben espresso in cori e canti popolari e la sua precisa impronta politica che ha al suo vertice lo spietato zar Ivan il Terribile, mai in scena ma costantemente presente e dominante.<br \/>\nUn\u2019opera avvincente e musicalmente trascinante, rappresentata spessissimo in Russia ma davvero troppo di rado in Italia, ed \u00e8 un peccato.<br \/>\nPer la prima volta a Milano, \u201cUna sposa per lo zar\u201d va in scena al Teatro alla Scala in coproduzione con la Straatoper di Berlino per la regia di <b>Dmitri Tcherniakov<\/b>, che incontriamo nuovamente al Piermarini dopo la sua Traviata inaugurale, per chi scrive piuttosto deludente. Che lasci pure a noi il buon Verdi, ma mettetegli tra le mani capolavori della sua madre patria ed estrarr\u00e0 dal cilindro soluzioni straordinarie. Tcherniakov vede nell\u2019opera di Rimskij-Korsakov un <i>fil rouge <\/i>di straordinaria contemporaneit\u00e0 e decide di evidenziarlo con schiettezza. Quello zar spietato, protagonista del contesto storico originale, che organizza un corpo monastico-militare &#8211; l\u2019opri\u010dnina\u00a0 &#8211; per mantenere ed affermare con la violenza il suo dominio assoluto, viene riletto in chiave moderna cercando una situazione assimilabile ai giorni nostri. Si chiede il regista: \u201cQuale potere, oggi, pu\u00f2 influire su di noi in modo cos\u00ec ineluttabile e aggressivo come il potere dell\u2019opri\u010dnina nel XVI secolo? Chi potrebbe, ai nostri giorni, corrispondere alla figura dello zar? E chi guida i nostri destini e le nostre passioni?\u201d (Tratto dalle note di regia tradotte dal programma di sala tedesco dello scorso ottobre). La risposta di Tcherniakov \u00e8 acuta e interessante: i mass media. Di questi sceglie la televisione, il medium che probabilmente pi\u00f9 di tutti entra nelle nostre case e servendosi dell\u2019impatto visivo diventa per noi come una finestra sul mondo, ma non altrettanto trasparente. Una sorta di filtro che si interpone tra noi e la realt\u00e0, manipolandola secondo il volere di chi questo medium lo governa. E chi sono quei malefici burattinai che stanno dietro tutto questo? Il regista li identifica con gli opri\u010dniki, che dai guerrieri della vicenda originale si trasformano in dirigenti televisivi. E cos\u00ec il contesto in cui si svolge l\u2019azione si trasforma anch\u2019esso in studios in piena regola, con tutti gli operatori e l\u2019attrezzatura necessaria: giornalisti, fotografi, registi, presentatrici, tecnici, telecamere, microfoni, cavi, luci artificiali, still life verdi, sale da riunione, computer, telefoni, schermi enormi. Le scene sono iperrealistiche e davvero ben realizzate, firmate dallo stesso Tcherniakov che pensa ad un\u2019enorme piattaforma girevole per consentire rapidi cambi scena. Lo studio televisivo compare nel primo e nell\u2019ultimo atto, mentre nel secondo e nel terzo ci troviamo a spiare dall\u2019esterno Casa Sobakin attraverso una grande finestra. All\u2019interno vediamo il salotto di una normale abitazione con tappezzeria fiorata, poltrone bianche e, naturalmente, un grande televisore al plasma che dal punto di vista spaziale e di significato sta al centro della stanza e della vita di tutti.<br \/>\nE in questa grande metafora del potere, che ruolo assume Ivan il Terribile? Tcherniakov fa di lui un prodotto mediatico assolutamente virtuale: quella presenza incombente nel libretto, assoluta e mai manifesta, immateriale\u2026diventa cos\u00ec immateriale da non esistere del tutto. Sono gli opri\u010dniki a creare un ipotetico zar, come vediamo chiaramente nel video proiettato durante l\u2019overture, in cui grazie a potenti software gli operatori uniscono i tratti somatici di sovrani, politici e dittatori russi (riconosciamo, tra gli altri, lo stesso Ivan, Troskij e Stalin) per generare questa figura perfetta, evanescente e misteriosa. Successivamente, per dare credibilit\u00e0 al tutto, nonch\u00e9 un po\u2019 di cronaca e gossip al popolo credulone, decidono di affiancare allo zar inesistente una zarina in carne ed ossa. Sempre durante l\u2019overture assistiamo ad una chat istantanea tra due dirigenti che si accordano su questo punto, aprendo schede di diverse ragazze e individuando in Marfa la zarina perfetta. La scelta della futura moglie da parte del sovrano cui assistiamo nel terzo atto \u00e8 tutta una messa in scena, ed \u00e8 impostata quasi come un casting per ragazze immagine, di cui vedremo le sorridenti gigantografie scorrere una per una su uno schermo gigante, nonch\u00e9 nella tv installata nel salotto di Sobakin. E\u2019 tutta finzione, \u00e8 tutto gi\u00e0 scritto e il pubblico subisce passivamente la costruzione di una realt\u00e0 pilotata, muovendosi impotente come una pedina inanimata. Viene mostrato ci\u00f2 che vuol essere mostrato, selezionato, manipolato, comunicato a piacimento per far credere ci\u00f2 che \u00e8 meglio che il popolo, passivo e ignorante, creda. Ed \u00e8 cos\u00ec che la tragedia finale dell\u2019intreccio amoroso (anche questo come sempre attuale, essendo le passioni umane universali ed eterne) viene abilmente censurata: \u00e8 necessario fare in modo che il popolo non veda le vittime del sistema e la follia di Marfa, che dagli schermi non appare sofferente, ma serena e sorridente davanti alle telecamere come una disinvolta first lady. Marshall McLuhan, il pi\u00f9 illustre studioso del fenomeno mass media, scriveva nel suo saggio <i>Gli strumenti del comunicare<\/i>: \u201cArchimede disse una volta: \u00abDatemi un punto d&#8217;appoggio e sollever\u00f2 il mondo\u00bb. Oggi avrebbe indicato i nostri media elettrici dicendo: \u00abM&#8217;appogger\u00f2 ai vostri occhi, ai vostri orecchi, ai vostri nervi e al vostro cervello, e il mondo si sposter\u00e0 al ritmo e nella direzione che sceglier\u00f2 io\u00bb\u201d. Ecco il nocciolo di questa grande metafora registica e di questa messa in scena avvincente e intrisa di significato, da vedere e rivedere.<br \/>\nNon \u00e8 da meno la resa musicale, grazie all&#8217;ottima prestazione dei cantanti in scena e dell&#8217;Orchestra della Scala, diretta magistralmente da <b>Daniel Barenboim<\/b>. La sua lettura \u00e8 a fuoco, precisa e decisa, efficace in tutte le sfumature in una gamma che va dagli impulsi lugubri dell\u2019overture agli spensierati squarci lirici riservati alla protagonista Marfa. Il Maestro riesce perfettamente a valorizzare una partitura gi\u00e0 di per s\u00e9 suggestiva e trascinante, calcando con particolare enfasi sulle tinte fosche e scure, quasi a sottolineare quel velo inquietante che ricopre l&#8217;intera opera. Apprezzabilissimo anche lo stacco dei tempi, pi\u00f9 incalzante che dilatato, che trasporta lo spettatore e lo lascia in apnea durante tutto l\u2019incedere impietoso della tragedia.<br \/>\nEccezionale anche la performance del cast vocale nel suo complesso, con al vertice la prova maiuscola dei due principali personaggi femminili.\u00a0<b>Olga Peretyatko<\/b> (Marfa) convince da subito grazie ad una vocalit\u00e0 morbida e pulita totalmente in linea con l\u2019essenza innocente della giovane protagonista. Sorridente e spensierata, interpreta la futura zarina sventurata con luminosa dolcezza, fin dall\u2019aria di sortita \u201cA Novgorod vivevamo vicini\u201d in cui confida alla sua amica Dunja\u0161a come nacque l\u2019amore con il suo Lykov. L\u2019atmosfera cambia con lo svilupparsi della tragedia, quando i suoi sogni vengono distrutti dal capriccio dello zar virtuale che individua in lei la futura moglie. Le sue speranze d\u2019amore si trasformano in un incubo che esplode nella grande scena della pazzia del quarto atto, richiamando eroine folli di memoria donizettiana o belliniana. Una Marfa intensa, smarrita, disperata, in un\u2019interpretazione drammaticamente reale grazie all\u2019indiscussa padronanza vocale e alle spiccate doti attoriali. Cos\u00ec la vediamo barcollante in preda all\u2019illusione di scorgere l\u2019amato perduto, per poi riaversi e accorgersi della cruda realt\u00e0, nella sua pietosa condizione di vittima sacrificale schiacciata da un sistema cieco e spietato. Una sofferenza imposta e inevitabile che non risparmia in fondo nessun altro personaggio, a cominciare dalla Ljuba\u0161a interpretata da una <b>Marina Prudenskaya<\/b> in gran spolvero. Donna sola e amante tradita in cerca di vendetta: un personaggio complesso e affascinante che il mezzosoprano russo ha saputo impersonare con poliedrica intensit\u00e0, sia sul fronte scenico che su quello vocale. Se ne pu\u00f2 apprezzare la bella voce brunita in particolare nella famosa Canzone a cappella \u201cPresto, presto, o madre cara\u201d che risuona in tutta la sala facendo sfoggio di gran volume ed impeccabile intonazione nonostante la difficolt\u00e0 di questa pagina. Disperata nel primo duetto con Grjaznoj, infiammata mentre medita vendetta sotto la finestra di Marfa, risoluta nel duetto con Bomelij: la bravura della Prudenskaya sta nel riuscire a rimanere sempre in bilico tra la rabbia e la desolazione, chiave di lettura perfetta per entrare appieno in questo ruolo.<br \/>\nSi difende bene anche il comparto maschile, capeggiato dal Grjaznoj di <b>Johannes Martin Kr\u00e4nzle<\/b>, ottimo baritono forse perfettibile quanto a tecnica vocale, ma attore di altissima levatura che mantiene il personaggio credibile e magnetico per tutto il corso dell\u2019opera. Il fedifrago opri\u010dnik \u00e8 un altro personaggio assai tormentato, il cui amore per la giovane Marfa \u00e8 significativo nell\u2019intreccio sentimentale dell\u2019opera e innesca le reazioni a catena che \u2013 pur sempre con l\u2019invisibile mano dello zar come arbitro assoluto \u2013 conduce al tragico finale. <b>Pavel <\/b><b>\u010c<\/b><b>hernoch<\/b> ha tutto sommato convinto nel ruolo di Lykov, forte di una bella voce tenorile inficiata solo talvolta dall\u2019eccessivo impeto del cantante, ma che si \u00e8 dimostrata gradevolmente soave e ben gestita nell\u2019aria dell\u2019atto III \u201cLe nubi tempestose sono sparite\u201d. Convincenti anche il mefistofelico Bomelij di <b>Stephan R\u00fcgamer<\/b> e il freddo opri\u010dnik Maljuta di <b>Tobias Schabel<\/b>.<br \/>\nBuona anche la prova di <b>Anatoli Kotscherga<\/b>, e anche se la voce soffre ora di una certa usura, il suo Sobakin \u00e8 ancora di tutto rispetto. Di voce sfiorita si pu\u00f2 parlare anche per la settantatreenne <b>Anna Tomowa-Sintow<\/b>, applaudita con entusiasmo forse pi\u00f9 per cordiale affetto verso questo grande nome che per la sua effettiva prestazione nei panni di Domna Saburova. Contributi soddisfacenti anche da parte di <b>Anna Lapkovskaja<\/b> (Dunja\u0161a) e <b>Carola H\u00f6hn<\/b> (Petrovna), fino ad arrivare all\u2019affidabile trio di comprimariato (<b>Guillermo Bussolini, Stefania Giann\u00ec, Massimiliano Di Fino<\/b>).<br \/>\nIl <b>coro<\/b> diretto da Bruno Casoni non sbaglia un colpo, e ancora una volta ci rende partecipi di una prova eccellente nonostante l\u2019apparente ostacolo della lingua, disimpegnandosi con facilit\u00e0 nei bei pezzi d\u2019insieme che impreziosiscono la partitura (peccato per il taglio brutale sulla Danza con coro \u201cIl luppolo selvatico\u201d che non abbiamo avuto il piacere di ascoltare). Alla fine il pubblico ha tributato un meritato successo a tutti gli artisti, con particolare entusiasmo riservato a Prudenskaya, Peretyatko e Kr\u00e4nzle. Ovazioni anche per il Maestro Barenboim, che ha riportato ripetutamente alla ribalta tutto il cast generando applausi interminabili. Ci si chiede se anche questa sera fosse uscito il regista come avrebbe reagito il pubblico: stando ai commenti fuori dal teatro e nel foyer, si sarebbe probabilmente diviso nettamente tra entusiasti e nostalgici delusi. Perch\u00e9 vedere sempre nel nuovo il male a priori?<em>Foto \u00a0Brescia\/Amisano \u00a9 Teatro alla Scala<\/em><\/p>\n<p id=\"yui_3_13_0_ym1_1_1394874412149_2351\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Milano, Teatro alla Scala \u2013 Stagione d\u2019opera e balletto 2013-2014 \u00a0\u201cCSARSKAJA NEVESTA&#8221; (Una sposa per lo Zar) Opera [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":99,"featured_media":70229,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[6429,5374,8563,10075,10073,344,3470,10076,6540,8029,10078,4932,2372,145,10074,10077,5375,4129,7445,10072],"class_list":["post-70224","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-recensioni","tag-anatoli-kotscherga","tag-anna-lapkovskaja","tag-anna-tomowa-sintow","tag-carola-hohn","tag-csarskaja-nevesta","tag-daniel-barenboim","tag-dmitri-tcherniakov","tag-guillermo-bussolini","tag-johannes-martin-kranzle","tag-marina-prudenskaya","tag-massimiliano-di-fino","tag-nikolaj-rimskij-korsakov","tag-olga-peretyatko","tag-opera-lirica","tag-pavel-chernoch","tag-stefania-gianni","tag-stephan-rugamer","tag-teatro-alla-scala-di-milano","tag-tobias-schabel","tag-una-sposa-per-lo-zar"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/70224","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/99"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=70224"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/70224\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":87374,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/70224\/revisions\/87374"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/70229"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=70224"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=70224"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=70224"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}