{"id":70274,"date":"2014-03-17T18:04:53","date_gmt":"2014-03-17T17:04:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=70274"},"modified":"2016-12-02T16:55:26","modified_gmt":"2016-12-02T15:55:26","slug":"milano-teatro-alla-scala-jewels","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/milano-teatro-alla-scala-jewels\/","title":{"rendered":"Milano, Teatro alla Scala: &#8220;Jewels&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><i>Milano, Teatro alla Scala, Stagione d\u2019opera e balletto 2013-2014<\/i><br \/>\n<b>&#8220;JEWELS&#8221;<\/b><br \/>\nCoreografia <b>George Balanchine<\/b><br \/>\n<b>&#8220;Emeralds&#8221;<\/b><br \/>\nRipresa da Elyse Borne<br \/>\nMusica <b>Gabriel Faur\u00e9<\/b><br \/>\nVITTORIA VALERIO \u2013 ANTONINO SUTERA<br \/>\nVIRNA TOPPI &#8211; MICK ZENI<br \/>\nCorpo di Ballo del Teatro alla Scala<br \/>\n<b>&#8220;Rubies&#8221;<\/b><br \/>\nRipresa da Patricia Neary<br \/>\nMusica <b>Igor\u2019 Stravinskij<\/b><br \/>\nPianoforte Roberto Cominati<br \/>\nMARTA ROMAGNA<br \/>\nVITTORIA VALERIO \u2013 IVAN VASILIEV<br \/>\nCorpo di Ballo del Teatro alla Scala<br \/>\n<b>&#8220;Diamonds&#8221;<\/b><br \/>\nRipresa da Maria Calegari<br \/>\nMusica <b>P\u00ebtr Il&#8217;i\u010d \u010cajkovskij<\/b><br \/>\nPOLINA SEMIONOVA \u2013 FRIEDEMANN VOGEL<br \/>\nCorpo di Ballo del Teatro alla Scala<br \/>\nDirettore <b>David Coleman<\/b><br \/>\nScene <b>Peter Harvey<\/b><br \/>\nCostumi <b>Karinska<\/b><br \/>\n<i>Milano, 15 marzo 2014<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1904 \u2013 2014: centodieci anni dalla nascita di <b>George Balanchine<\/b>. 1983 \u2013 2013: trent\u2019anni dalla morte di George Balanchine. Quali di queste due ricorrenze si scelga, occorre ammettere che non sono state tra le pi\u00f9 onorate. D\u2019altronde chi oggigiorno pu\u00f2 rendere autentica giustizia a questo grande coreografo? Ma, soprattutto, chi pu\u00f2 permettersi di festeggiarlo? Poche compagnie. Quella di <b><i>Jewels<\/i><\/b> resta per\u00f2 una sfida che fa gola a molte direzioni di corpi di ballo. Quali balletti possono reggere il confronto con una concezione della danza cos\u00ec bella e pura? Solo i capolavori del Petipa \u201cmaturo\u201d (<i>Raymonda<\/i>, <i>La bella addormentata<\/i>, la grande scena delle ombre de <i>La Bayad\u00e8re<\/i>) e\u2026 poco altro. <b>Partiture coreografiche in cui il modo di concepire la danza \u00e8 talmente alto da essere inferiore solo a se stesso<\/b>. Solo per limitarci a tempi recenti, l\u2019Op\u00e9ra di Parigi, l\u2019Het Nationale Ballet e da ultimo il Bolshoi di Mosca, hanno fatto le cose veramente \u201cin grande\u201d, ripensando anche il <i>set<\/i> di <i>Jewels<\/i>: ne riparleremo al termine dell\u2019articolo. \u00c8 dalla Russia per\u00f2 che arrivano &#8211; come quasi sempre &#8211; i proverbiali assi nella manica. Lo scorso anno ha fatto molto parlar di s\u00e9 l\u2019ultima scoperta del Bolshoi, Olga Smirnova, proprio come interprete di <i>Diamonds<\/i> (l\u2019ultimo brano di <i>Jewels<\/i>), la quale ha avuto la propria \u201cconsacrazione\u201d anche in occidente, con la <i>tourn\u00e9e<\/i> del Balletto moscovita a Londra negli scorsi mesi di luglio e agosto. Il Balletto del Mariinskij, per non essere da meno, esibisce invece una delle sue grandi dive, Yekaterina Kondaurova, in tutte e tre le parti del balletto: un\u2019impresa veramente titanica non solo sul piano tecnico quanto su quello stilistico. Tutto questo &#8211; oltre al fatto di accennare a recentissime celebri interpreti &#8211; per ribadire ancora volta l\u2019importanza di cui a tutt\u2019oggi <i>Jewels<\/i> si ammanta. In primo luogo nel tentativo di rivitalizzare il mito di Balanchine, del suo modo di fare danza e delle sue muse ispiratrici (proprio come Petipa che sempre ebbe a rimarcare la propria bravura nel modellare la danza per il corpo femminile, anche per quelle ballerine che non gli andavano propriamente a genio\u2026); e poi, banco di prova non secondario, quello previsto per l\u2019intero corpo di ballo qui impiegato in modo veramente massiccio.<br \/>\n\u00c8 inutile soffermarsi a lungo sulla genesi e la storiografia di <i>Jewels<\/i>: <b>balletto \u201castratto\u201d a serata intera in tre parti<\/b> (<b><i>Emeralds<\/i><\/b> su musiche di Gabriel Faur\u00e9, <b><i>Rubies<\/i><\/b> su musica di Igor\u2019 Stravinskij e <b><i>Diamonds<\/i><\/b> su musiche di P\u00ebtr Il&#8217;i\u010d \u010cajkovskij) <b>venne eseguito per la prima volta nel 1967 dal New York City Ballet<\/b>, la storica compagnia di Balanchine, nata nel 1948 di cui fu <i>ma\u00eetre de ballet<\/i> e coreografo principale fino al 1983, anno della propria morte. Le tre parti del balletto sono solitamente accostate ad altrettanti periodi e stili di danza: il balletto romantico francese, l\u2019<i>esprit<\/i> della nuova danza americana e, per ultimo, un omaggio alla tradizione del Balletto Imperiale. A livello di \u201cvocabolario e sintassi\u201d, \u00e8 invece importante sottolineare come Balanchine rispondesse a chi gli domandava quali fossero i referenti di <i>Rubies<\/i> che lui si era semplicemente attenuto alle indicazioni previste dalla musica di Stravinskij\u2026 insomma, come se quella fosse l\u2019unica coreografia possibile. Magari i risultati fossero sempre questi.<br \/>\nIl Balletto della Scala, dopo il debutto nel 2011, torna a riproporre questo balletto-simbolo anche per la corrente stagione di ballo. E con buoni risultati. In <i>Emeralds<\/i> hanno figurato complessivamente bene entrambe le coppie, <b>Vittoria Valerio<\/b> &#8211; <b>Antonino Sutera<\/b> e <b>Virna Toppi<\/b> &#8211; <b>Mick Zeni<\/b>. La Valerio, ballerina di tipo <i>petite<\/i> e di tecnica agguerrita, ha sorpreso in particolar modo per versatilit\u00e0 e brio, giacch\u00e9 dopo la defezione di Natalia Osipova a tutte le recite della produzione, \u00e8 stata impiegata anche all\u2019interno della coppia di <i>Rubies<\/i> accanto ad <b>Ivan Vasiliev<\/b>. Vasiliev, a ben vedere l\u2019unico neo della serata, \u00e8 apparso fuori forma, affaticato nella dinamica e stilisticamente tutt&#8217;altro che irreprensibile: \u00e8 forse vero che gi\u00e0 all\u2019apparire del nome in cartellone qualche perplessit\u00e0 poteva nascere, ma era altres\u00ec legittim<b><\/b>o aspettarsi qualcosa di pi\u00f9. Peccato. Contraltare ironico e guizzante alla coppia principale \u00e8 stata ancora una volta <b>Marta Romagna<\/b> in ottima forma. La coppia principale di <i>Diamonds<\/i> ha scatenato, a buon diritto, vere e proprie ovazioni presso il pubblico.<b> Polina Semionova<\/b> \u00e8 stata eccellente, radiosa fin dal suo apparire in scena. La postura nobile di testa e collo, il lavoro di gambe e braccia, oltre alla schiena che sembrava letteralmente svaporare ai <i>cambr\u00e9<\/i>, hanno contribuito a rendere la sua esibizione una pagina di magistero tecnico. Accanto e lei, <b>Friedemann Vogel<\/b> ha dato ancora una volta sfoggio di tecnica vellutata e adamantina. Tutto \u00e8 stato \u201csemplicemente\u201d calibrato, pulito, leggero, impalpabile. Senza queste direttive imprescindibili, i lavori di Balachine comprensibilmente non reggono. All\u2019interno delle delicate asimmetrie di <i>Jewels<\/i>, il Corpo di Ballo ha dato ancora una volta prova dell\u2019ottimo livello raggiunto in questi ultimi anni. Splendida la direzione di <b>David Coleman<\/b> a capo dell\u2019Orchestra scaligera.<br \/>\nUn\u2019ultima annotazione, anche se marginale, su scene e costumi. Le scene rimangono quelle di Peter Harvey, cos\u00ec come i costumi ideati da Karinska, la costumista feticcio di Balanchine. In occasione del debutto scaligero, vennero tacciati di essere ormai superati e polverosi. Chi scrive li ha trovati invece ancora belli, forse talmente legati alla coreografia da esserne quasi parte integrante. Con quell\u2019eccesso barocchetto e un po\u2019 <i>fan\u00e9<\/i>\u2026 gioielli nei gioielli per questo grande e irripetibile balletto. <i>Foto Brescia\/Amisano \u00a9 Teatro alla Scala<\/i><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Milano, Teatro alla Scala, Stagione d\u2019opera e balletto 2013-2014 &#8220;JEWELS&#8221; Coreografia George Balanchine &#8220;Emeralds&#8221; Ripresa da Elyse Borne [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":61,"featured_media":70293,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[744],"tags":[4132,2250,6309,5837,3910,9565,2248,9492,2242,656,9493,8746],"class_list":["post-70274","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-danza","tag-antonino-sutera","tag-corpo-di-ballo-del-teatro-alla-scala","tag-david-coleman","tag-friedemann-vogel","tag-george-balanchine","tag-ivan-vasiliev","tag-jewels","tag-marta-romagna","tag-mick-zeni","tag-polina-semionova","tag-virna-toppi","tag-vittoria-valerio"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/70274","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/61"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=70274"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/70274\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/70293"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=70274"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=70274"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=70274"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}