{"id":70693,"date":"2014-03-30T03:10:45","date_gmt":"2014-03-30T01:10:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=70693"},"modified":"2014-03-30T03:10:45","modified_gmt":"2014-03-30T01:10:45","slug":"leif-ove-andsnes-suona-beethoven","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/leif-ove-andsnes-suona-beethoven\/","title":{"rendered":"Leif Ove Andsnes suona Beethoven"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><i>Roma, Auditorium \u201cParco della Musica\u201d, Accademia Nazionale di Santa Cecilia, stagione 2013-2014 <\/i><br \/>\nPianoforte<i> <\/i><strong>Leif Ove Andsnes<\/strong><br \/>\n<i>Ludwig van Beethoven<\/i>: Sonata in si bemolle maggiore op. 22; Sonata in la maggiore op. 101; Sei Variazioni su un tema originale in fa maggiore op. 34; Sonata in fa minore &#8220;Appassionata&#8221; op. 57<br \/>\n<i>Roma, 28 marzo 2014\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/i><br \/>\nUno pi\u00f9 bello dell&#8217;altro, i <i>recitals<\/i> pianistici proposti quet&#8217;anno dalla maggior istituzione concertistica italiana: l&#8217;Accademia Nazionale di Santa Cecilia. <b>Questa volta \u00e8 il turno di Leif Ove Andsnes, blasonato interprete norvegese, deliziare il pubblico romano e riceverne il consueto, affettuoso ringraziamento; e lo fa con un repertorio a lui particolarmente caro e congeniale: le sonate di Ludwig van Beethoven<\/b>, nelle quali \u00abil pianoforte diventa il re degli strumenti, capace del lirismo pi\u00f9 tenero come degli scoppi pi\u00f9 violenti, e per la prima volta la Sonata si spinge a un linguaggio paragonabile a quello sinfonico\u00bb.<br \/>\nIl programma prevede l&#8217;intreccio di composizioni pi\u00f9 giovanili a altre di pi\u00f9 matura esperienza compositiva. Il primo tempo vede l&#8217;appaiamento di due sonate che si portano pi\u00f9 di un decennio di differenza (la prima \u00e8 del 1800-2, la seconda del 1815-16); ambedue, inoltre, sono state tacciate dalla critica, con troppa faciloneria, di convenzionalismo. <b>Apre la <i>Sonata in si bemolle maggiore op. 22<\/i>, dall&#8217;impianto classicheggiante<\/b>: il primo tempo \u00e8 tutto un brio mozartiano, brillante, quasi lezioso; come ben fa respirare, Andsnes, l&#8217;<i>Adagio<\/i>, con ottime dinamiche volte a enucleare il carattere lirico e nobile della melodia; poi lo spumeggiante <i>Minuetto<\/i>, uno spiritoso gioiellino; infine il virtuosismo dell&#8217;ultimo tempo, in cui il pianista si trova perfettamente a suo agio. <b>Dopo essersi preso gli applausi, ecco il famoso inizio della <i>Sonata in la maggiore op. 101<\/i><\/b>: il norvegese si palesa, le primo movimento, attentissimo ai contrasti dei colori, alla resa del suono puro, sembrando continuamente teso a una resa neoclassica dell&#8217;opera, filologicamente impeccabile; grande \u00e8 il contrasto, singolare (e spia di quella profonda rivoluzione che Beethoven apport\u00f2 alle forme della sonata), \u00a0col vivace secondo tempo, una marcia con trio al centro, dove al rigoroso <i>timing <\/i>marziale \u2500 che espansione volumetrica del suono! \u2500 alterna il placido scorrere del trio, etereo (peccato per un trillo in filato verso la fine, che lascia un po&#8217; cadere: al contrario degli altri della serata, che escono tutti tersi e perlacei dalle dita); poi ecco gli ultimi due movimenti, un <i>Adagio<\/i> che pare un preludio d&#8217;organo al quarto, il cui incipit si riconosce inconfondibilmente per gli stupendi trilli, un passaggio inconsueto, di sommo effetto, che d\u00e0 alla luce una giostra di contrappunti con una fuga, usati con grande senso drammatico, alla Beethoven.<br \/>\nIl secondo tempo vede ancora una doppietta ben scelta. <b>Aprono le <i>Variazioni op. 34<\/i> \u2500 dello stesso periodo della <i>Sonata op. 22<\/i>, con cui s&#8217;\u00e8 aperto il concerto<\/b>. Andsnes interpreta con grande espressivit\u00e0, cercando di dare un&#8217;anima a ogni carattere, risultando veramente convincente e declinando il semplice, cantabile tema originale nei diversi modi. <b>Ed ecco arrivare il momento clou: l&#8217; &#8220;Appassionata&#8221;, la <i>Sonata in fa minore op. 57<\/i>, monumento all&#8217;arte del piano e celeberrima tra le composizioni del tedesco<\/b>. Questa volta la linea interpretativa di Andsnes, fin&#8217;ora mai realmente uscito dall&#8217;alveo di un empireo d&#8217;avorio, si fa pi\u00f9 intensa, cupa: la tripudiante materia musicale e emotiva viene sbrigliata di ogni razionalismo. E vediamo che il volto del norvegese non \u00e8 esente da corrugamenti e commozioni. Inizia risoluto lo strafamoso arpeggio iniziale, cupo, poi ha un moto quasi d&#8217;ira nella scala a cascata che d\u00e0 l&#8217;avvio alla parte centrale (\u00e8 bravo a non perdere mai n\u00e9 l&#8217;abbrivio n\u00e9 il <i>timing <\/i>sostenuto), per concludere con un&#8217;instabile tensione nel finale; indi il soffuso martellamento dell&#8217;andante, che sfocia in un delta di delicate variazioni dalle atmosfere trasognate, notturne, con le note che sembrano zampillare di colori; poi, tutto si spezza nel <i>perpetuum <\/i>ruzzante, riottoso dell&#8217;ultimo movimento, dove Andsnes fa piangere, finanche gridare il pianoforte, per concludere pateticissimo nel possente finale, imperniato di accordi megalitici. Tutta la tensione si sfoga in fragorosi applausi; Andsnes ha perfino la forza di regalare al pubblico un altro po&#8217; di Beethoven e uno dei <i>Moments musicaux<\/i> di Schubert, al fine del quale si asciuga una lacrima, testimonianza del lavoro non solo tecnico-interpretativo, ma anche psicologico.<br \/>\n<b>Andsnes \u00e8 un interprete oltremodo completo, che fa dell&#8217;eleganza il suo blasone (in questo si incasella nella schiera di Benedetti Michelangeli o Ashkenazy): ottimo tocco, suoni e passaggi sgranatissimi, legati e arcate ben connessi, respirati, buon uso della pedalistica (forse, in qualche passaggio, ne sarebbe bastata un tantino meno), omogeneit\u00e0 sonora fra mano destra e sinistra, senso nobile dell&#8217;agogica e un&#8217;eccellente tecnica virtuosistica<\/b>. Cosa volere di pi\u00f9? Non stupisce che sia ospite fisso dell&#8217;Accademia, fin dall&#8217;ormai lontano 1996.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Roma, Auditorium \u201cParco della Musica\u201d, Accademia Nazionale di Santa Cecilia, stagione 2013-2014 Pianoforte Leif Ove Andsnes Ludwig van [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":136,"featured_media":70694,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1005],"tags":[10184,14678,3693,3645],"class_list":["post-70693","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-concerti","tag-accademia-nazionale-di-santa-cecilia-diroma","tag-concerti","tag-leif-ove-andsnes","tag-ludwig-van-beethoven"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/70693","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/136"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=70693"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/70693\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/70694"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=70693"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=70693"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=70693"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}