{"id":70947,"date":"2014-04-08T00:52:36","date_gmt":"2014-04-07T22:52:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=70947"},"modified":"2014-04-08T09:18:59","modified_gmt":"2014-04-08T07:18:59","slug":"jules-massenetle-mage","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/jules-massenetle-mage\/","title":{"rendered":"Jules Massenet (1842-1912):&#8221;Le Mage&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Grand Op\u00e9ra in cinque atti e sei quadri su libretto di Jean Richepin. <strong>Catherine Hunold<\/strong> (Anahita), <strong>Kate Aldrich<\/strong> (Varedha),<strong> Luca Lombardo<\/strong> (Zar\u00e2stra), <strong>Jean-Fran\u00e7ois Lapointe<\/strong> (Amrou), <strong>Marcel Vanaud<\/strong> (Le roi d&#8217;Iran), <strong>Julian Dran<\/strong> (Un prisonnier, un Chef Iranien), <strong>Florian Sempey<\/strong> (Un chef touranien, Le H\u00e9raut). <strong>Laurent Campellone<\/strong> (direttore); <strong>Coro Lirico e Orchestra Sinfonica Saint-\u00c9tienne Loire<\/strong>; <strong>Laurent Touche<\/strong> (Maestro del Coro).<\/em> Registrazione: Op\u00e9ra Th\u00e9\u00e2tre de Saint-\u00c9tienne, 9-12 novembre 2012. <strong>2 CD a cura delle edizioni Palazzetto Bru Zane &#8211; Centre de Musique Romantique Fran\u00e7aise,<\/strong> allegati a un volumetto\u00a0 rilegato di 144 pagine (13,5&#215;21 cm) in francese e in inglese. Tiratura limitata e numerata a 3000 copie.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.spreaker.com\/user\/www.gbopera.it\/j-massenet-le-mage-atti-i-e-ii\">Le Mage- Atti 1 e 2<\/a> \/ <a href=\"http:\/\/www.spreaker.com\/user\/www.gbopera.it\/j-massenet-le-mage-atto-3-4-e-5\">Atti 3, 4 e 5<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Conoscendo il temperamento di Massenet, che, terminata un\u2019opera, non riusciva nemmeno per breve tempo a riposare sugli allori e la sua tristezza per l\u2019impossibilit\u00e0 di far rappresentare <i>Werther<\/i>, Hartmann\u00a0e Jean Richepin\u00a0gli offrirono un libretto per un\u2019opera destinata all\u2019Op\u00e9ra dal titolo <i>Le mage<\/i> il cui soggetto s\u2019ispirava alla storia di Zar\u00e2stra. Cos\u00ec nell\u2019estate del 1889 il compositore francese cominci\u00f2 a lavorare a questa nuova opera con l\u2019aiuto del suo amico, lo storiografo Charles Malherbe che lo aiut\u00f2 a scegliere, fra i suoi manoscritti, alcuni brani da utilizzare per i vari atti. <strong>L\u2019opera, in cinque atti e sei quadri, allestita con grande cura da P. Gailhard, direttore del teatro, e con un cast magnifico di cui facevano parte Edmond Verniet (Zar\u00e2stra), Jean-Fran\u00e7ois Delmas\u00a0(Amrou), Jean Martapoura\u00a0(Re dell\u2019Iran), Caroline Fi\u00e9rens\u00a0(Varheda), Marie Lureau-Escalais\u00a0(Anahita), la famosa ballerina Rosita Mauri\u00a0e sul podio Auguste Vianesi, and\u00f2 in scena il 16 marzo 1891 all\u2019Op\u00e9ra<\/strong> con discreto successo, anche se non duraturo, testimoniato da 40 rappresentazioni nonostante qualche perplessit\u00e0 espressa dalla critica.<br \/>\nIl recensore dell\u2019opera per \u00abLe Figaro\u00bb, pur non ritenendo <i>Le mage<\/i> un capolavoro, ne evidenzi\u00f2 alcune qualit\u00e0:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Abbiamo segnalato di passaggio alcune pagine della partitura del signor Massenet che hanno pi\u00f9 vivamente impressionato il pubblico, ma ce ne sono delle altre e numerose, che non l\u2019hanno minimamente interessato. Le mage, se non \u00e8 proprio un capolavoro dell\u2019autore di<\/em> Marie-Magdeleine<em>, \u00e8 un\u2019opera nella quale si ritrovano tutte le qualit\u00e0 del maestro, e soprattutto la chiarezza, la grande qualit\u00e0 francese, che si cerca invano di distruggere. Quanto all\u2019orchestrazione, noi non crediamo che ne esista nelle opere di questi tempi di pi\u00f9 moderna n\u00e9 pi\u00f9 interessante.<\/em> (<i>Le mage<\/i> in \u00abLe Figaro\u00bb, 17 marzo 1891, p. 3).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 duro fu il commento di Fourcaud\u00a0su \u00abLe Gaulois\u00bb:<br \/>\n<em>Ma se noi applaudiamo allo sforzo, noi non arriveremo a pretendere che sia coronato da un successo pieno. Dal punto di vista dell\u2019abbondanza di idee e della loro novit\u00e0, noi non riteniamo <\/em>Le Mage<em> come una delle migliori opere del signor Massenet e non vi troviamo l\u2019equivalente delle belle pagine del <\/em>Roi de Lahore,<em> per esempio.\u00a0<\/em> (L. de Fourcaud, <i>Le mage<\/i>, in \u00abLe Gaulois\u00bb, 17 marzo 1891, p. 3).<br \/>\nQualche riserva fu espressa anche da Moreno\u00a0nella sua recensione per \u00abLe M\u00e9nestrel\u00bb, pur confessando di preferire <i>Le Mage<\/i> a <i>Le Cid<\/i> e ad <i>Esclarmonde<\/i>:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ecco la nuova partitura dell\u2019autore di &#8220;<\/em>Marie-Magdeleine<em>. Tutto sommato la preferiamo, ancora al Cid, che fu una pura fontana di acqua chiara, o a <\/em>Esclarmonde<em>, che fu un\u2019opera di falsit\u00e0. <\/em>Le mage <em>\u00e8 un\u2019opera scientifica, dove nessuna regola di pesantezza \u00e8 stata certamente trascurata. L\u2019avremmo preferita piena di ispirazione e di idee nuove, ma bisogna almeno constatare qui un grande cura della forma, una fattura notevole e una tenuta di stile poco ordinaria. Il signor Massenet inclina ogni giorno di pi\u00f9 verso il dramma che si preconizza oggi, quello dove la declamazione gioca il ruolo pi\u00f9 grande e che si scosta sempre pi\u00f9 dalla musica propriamente detta. \u00c8 un peccato; con questo gioco, la fantasia si prosciuga e perde in freschezza e in invenzione ci\u00f2 che guadagna dalla parte di quella che si chiama verit\u00e0 drammatica [\u2026]. Del luogo comune ridondante, ecco la caratteristica di <\/em>Le Mage.<em> Noi preferiamo di gran lunga, a questo sistema voluto di pesantezza e di pretesa, la poetica seducente di Manon e di <\/em>H\u00e9rodiade<em>. Il signor Massenet si trova evidentemente in un periodo di agitazione, che non gli permette pi\u00f9 di vedere con chiarezza la strada che egli aveva intrapreso cos\u00ec felicemente al suo debutto. Come per il suo eroe Zarastra, un periodo di raccoglimento gli si impone. Egli far\u00e0 bene a ritirarsi sulla montagna santa e a meditarvi sui pericoli di una produzione troppo affrettata. Allora torner\u00e0 a noi pi\u00f9 forte e ritemprato per nuove lotte. Siamo in diritto di attenderci molto dal signor Massenet, il compositore pi\u00f9 meravigliosamente dotato forse della nostra epoca; noi abbiamo dunque il dovere di risparmiargli parole zuccherate che lo farebbero smarrire ancora di pi\u00f9.<\/em> (H. Moreno, <i>Le mage<\/i>, in \u00abLe M\u00e9nestrel\u00bb, ann. 57, n. 12, domenica 22 marzo 1891, p. 92).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La vicenda \u00e8 ambientata nella citt\u00e0 di Bakhdi e sulla montagna sacra, in Persia<\/strong>, e ha per protagonista il generale persiano Zar\u00e2stra, innamorato di Anahita, regina dei Touraniens, una trib\u00f9 sciita che aveva tentato la conquista dell\u2019Iran ed era stata vinta in battaglia. Quest\u2019amore scatena la gelosia di Varheda, sacerdotessa della dea Djahi e le ire di suo padre, il gran sacerdote Amrou che si oppone al fidanzamento, deciso dal re per premiare il gran condottiero, tra Anahita e Zar\u00e2stra. Avendo appreso dal sacerdote che il generale si era impegnato a sposare Varheda, il re ordina allora a Zar\u00e2stra di mantenere la promessa fatta. Il generale allora fugge da Bakhdi e rinnega i suoi dei votandosi al dio del fuoco Ahoura Mazdah del quale, ritiratosi sulla montagna sacra, diviene l\u2019eletto, il mago di una setta iniziatica. Nello\u00a0stesso tempo il re costringe Anahita a sposarlo, ma l\u2019esercito dei Touraniens invade la citt\u00e0 distruggendola e facendo strage dei Persiani. Zar\u00e2stra giunge quando \u00e8 ormai troppo tardi, ma incontra Anahita a capo del suo esercito e, vincendo i sortilegi di Varheda, i due innamorati riescono a salvarsi.<br \/>\n<strong>L\u2019ambientazione orientale dell\u2019opera risalta gi\u00e0 nella prima scena ambientata nel campo di Zar\u00e2stra grazie<\/strong> all\u2019arabeggiante vocalizzo del Prisonnier Touranien, che, dopo un intervento del coro, intona un dolente. languido e poetico canto di prigionia <i>Par les monts, par les vaux<\/i> (Es.1). Subito dopo giunge Varheda che si produce <a href=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Massenet-es.-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-70954\" alt=\"Massenet es. 1\" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Massenet-es.-1-290x92.jpg\" width=\"290\" height=\"92\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Massenet-es.-1-290x92.jpg 290w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Massenet-es.-1-150x47.jpg 150w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Massenet-es.-1-366x116.jpg 366w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Massenet-es.-1.jpg 512w\" sizes=\"auto, (max-width: 290px) 100vw, 290px\" \/><\/a>in un\u2019ardente professione d\u2019amore per Zar\u00e2stra (<i>Et cet amour<\/i>), in cui Massenet pu\u00f2 esprimere compiutamente tutta la sua vena lirica. Zar\u00e2stra, tuttavia, \u00e8 innamorato di Anahita e rifiuta con forza nel successivo duetto con Varheda, l\u2019amore della donna. Molto pi\u00f9 raffinato \u00e8 il duetto con Anahita in quanto vibra, in alcuni passi, di profonda passione mentre l\u2019atto si conclude con l\u2019arabesco iniziale. Questo quadro iniziale fu esaltato anche da Moreno\u00a0il quale non era stato tenero nei confronti dell\u2019opera nella sua recensione per \u00abLe M\u00e9nestrel\u00bb:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Fermiamoci su questo primo quadro che \u00e8 stato particolarmente propizio al musicista. Non lo troveremo pi\u00f9 in seguito in cos\u00ec felice vena. \u00c8 che qui, il signor Massenet si trova bene nella sfera naturale al suo talento. Egli eccelle nel dare alle melodie quel giro sdolcinato e graziosamente malaticcio che si addice ai languori amorosi; e questa volta ancora, egli non ha mancato di trovarsi a suo agio, per dipingere la passione vaneggiante di Anahita e del suo vincitore, di queste frasi di un fascino avvolgente che hanno fatto il meglio della sua fama. Ha dunque qui scritto un duetto che non deturper\u00e0 certo in alcun modo la raccolta di quelli che noi gli dobbiamo gi\u00e0 nella stessa maniera delicata e tenera. Ha naturalmente prestato a Varedha, la serva dei piaceri, degli accenti pi\u00f9 tormentati e pi\u00f9 turbanti; non \u00e8 pi\u00f9 l\u2019amore casto e puro di Anahita. La sfumatura \u00e8 stata molto bene scelta e resa dal musicista. Il canto dei prigionieri turanici ha molto calore nella sua tristezza e l\u2019invocazione di Amrou agli dei D\u00e9vas non manca di ampiezza. Ecco dunque un primo <\/em>tableau <em>completo, che fondava bene l\u2019opera dall\u2019inizio e ci dava la speranza di un\u2019autentica serie di incantesimi.<\/em> (<i>Ivi<\/i>, p. 91).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Protagonista del primo <i>tableau<\/i> del secondo atto \u00e8 Varheda<\/strong> la quale, dopo le urla esultanti della folla che acclama Zar\u00e2stra vincitore, canta l\u2019aria <i>Descendons plus bas<\/i>, il cui carattere funereo, reso da una scrittura che insiste sui suoni bassi, contrasta con le acclamazioni popolari. Varedha manifesta il suo desiderio di morire, ma proprio in quel momento interviene Amrou il quale le annuncia che la sua vendetta \u00e8 prossima. Il relativo duetto tra Amrou e Varedha presenta uno stile declamatorio, poco apprezzato dalla stampa dell\u2019epoca, mentre le fanfare conducono al <i>tableau<\/i> successivo, una scena trionfale che, in alcune situazioni sceniche e in alcune scelte musicali, ricorda quella trionfale dell\u2019<i>Aida<\/i> di Verdi. In questa scena spiccano, dal punto di vista musicale, l\u2019andante cantabile di Zar\u00e2stra, <i>Ah! Parais, astre de mon ciel<\/i> di grande lirismo e il finale che si distingue per la raffinata scrittura contrappuntistica con Zar\u00e2stra che alla fine si eleva sulla massa invocando il dio Mazda. <strong>Piuttosto contrastata nei giudizi della critica contemporanea \u00e8 la scena della <i>Montagne sainte<\/i>,<\/strong> che, preceduta da un burrascoso preludio, vede come protagonista Zar\u00e2stra ritiratosi sulla Montagna sacra. Questa scena, giudicata in modo contrastante dalla critica, \u00e8 in realt\u00e0 una rielaborazione dell\u2019ode <i>Apollo\u2019s Invocation<\/i>, composta nel 1884 ed eseguita al Festival di Norwich nello stesso anno. Dopo una breve invocazione, da parte dei <i>Mages<\/i>, al <i>Dieu de feu<\/i> in una scrittura solenne, a cappella, e su una melodia orientaleggiante, si sente fuori dalla scena l\u2019invocazione di Zar\u00e2stra a Mazda che alla fine si manifesta con un tuono reso da una vera e propria esplosione orchestrale e dall\u2019uso di disegni cromatici discendenti. Zar\u00e2stra eleva, quindi, \u00a0la preghiera, <i>Heureux celui dont la vie<\/i>, giudicata come <i>uno dei passi buoni della partitura,<\/i> anche da chi, come Moreno,\u00a0non aveva lesinato critiche all\u2019opera. \u00c8 questa, in effetti, una pagina intrisa di lirismo che sfocia nell\u2019inno vero e proprio, <i>O ciel d\u2019Ahoura<\/i>, vibrante di esaltazione mistica, nonostante il ricordo delle passioni terrene e in particolar modo della bella Anahita turbino ancora l\u2019animo di Zar\u00e2stra. Sopraggiunge Varheda che cerca di irretire l\u2019uomo con un lungo discorso con il quale gli promette il trono dell\u2019Iran, aggiungendo che Anahita l\u2019ha dimenticato e ha deciso di sposare un altro uomo. Il duetto, che ne consegue, sebbene un po\u2019 troppo lungo, \u00e8 una delle pagine pi\u00f9 ispirate dell\u2019opera che raggiunge il suo <i>hapax<\/i> nella parte conclusiva quando Zar\u00e2stra afferma: <i>Sous le coups tu peux brisser \u2013 Tout mon corps qui t\u2019aime<\/i>. Nel quarto atto la scena si sposta nel tempio della dea Djahi dove i sacerdoti la invocano; in questa scena sono collocate le danze d\u2019obbligo nel genere del Grand-Op\u00e9ra che, pur essendo di ottima fattura grazie alla scrittura che indulge su stilemi esotici, delusero la critica alla prima esecuzione. Moreno, sempre su \u00abLe M\u00e9nestrel\u00bb, scrisse un commento del tutto condivisibile:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Quinto tableau. \u2013 Ecco l\u2019ora del balletto. Lo si aspettava con una certa impazienza. \u00c8 l\u00e0 dove di consueto il signor Massenet, che \u00e8 un sinfonista abile, dissemina fiori con profusione; questa volta il suo bouquet \u00e8 sembrato un po\u2019 appassito. Certo, ci sono sempre degli effetti timbrici curiosi, accompagnamenti strumentali ingegnosi; in un certo punto anche l\u2019antico caprone esplode in suoni rauchi, come nelle feste del dio Pan. Non si tratta pertanto qui che di celebrare le feste della dea Djahi, che si adatterebbe molto pi\u00f9 alla mollezza e a idee voluttuose. Il balletto non ha fatto impressione.\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><a href=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Massenet-es.-2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-70956\" alt=\"Massenet es. 2\" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Massenet-es.-2-290x137.jpg\" width=\"290\" height=\"137\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Massenet-es.-2-290x137.jpg 290w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Massenet-es.-2-150x71.jpg 150w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Massenet-es.-2-366x173.jpg 366w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Massenet-es.-2.jpg 512w\" sizes=\"auto, (max-width: 290px) 100vw, 290px\" \/><\/a>Le danze appaiono un lavoro raffinato ma di mestiere<\/strong>, come il resto dell\u2019atto nel quale \u00e8 rappresentata la celebrazione delle nozze tra Anahita e il re. Tra i brani spiccano la preghiera di Amrou <i>Fais fleurir, \u00f4 sainte ivresse<\/i> e l\u2019andante di Anahita <i>Ah! si tu m\u2019aimes<\/i>, che \u00e8 una delle pagine pi\u00f9 significative dell\u2019atto. Nell\u2019ultimo atto si distingue l\u2019aria di Zar\u00e2stra, <i>O mon pays<\/i>, che con i suoi slanci lirici \u00e8 uno dei brani pi\u00f9 belli per tenore (Es. 34) scritti da Massenet il quale ne avrebbe rielaborato la musica in <i>Sapho<\/i>. L\u2019ingresso sulla scena di Anahita d\u00e0 l\u2019occasione a Massenet di scrivere un duetto pieno di passione, <i>Anahita vivante!&#8230; toi!&#8230; toi mon ador\u00e9!&#8230; <\/i>nel quale la musa lirica del compositore trova libero sfogo, mentre l\u2019invocazione finale di Varheda alla dea Djahi mostra una troppo scoperta influenza wagneriana.<br \/>\n<strong>Non cos\u00ec popolare come altre opere di Massenet e offuscata dai suoi capolavori, <i>Le mage<\/i><\/strong>, dopo la sua prima rappresentazione, \u00e8 praticamente scomparsa dai cartelloni teatrali e non ha conosciuto, se non per pochissimi brani, una vera e propria fortuna discografica. A parziale risarcimento di questa scarsa attenzione tributatale \u00e8 stata da poco pubblicata la prima edizione integrale dell\u2019opera in CD realizzata, con l\u2019<strong>Orchestre Symphonique dell\u2019Op\u00e9ra di Saint-\u00c9tienne<\/strong> diretta da<strong> Laurent Campellone<\/strong>, nel mese di novembre 2012 a cento anni dalla morte di Massenet. Quest\u2019incisione, oltre ad avere il merito di far conoscere al largo pubblico quest\u2019opera caduta in oblio, si distingue per un\u2019esecuzione precisa e nel complesso buona. Un merito va accordato preliminarmente \u00a0alla concertazione di Laurent Campellone, direttore d\u2019orchestra dalla vasta cultura musicale (annovera tra i suoi studi il violino, la tuba, le percussioni e anche il canto), che si \u00e8 mostrato particolarmente attento alla scelta dei tempi e al carattere sinfonico della partitura; ci\u00f2 emerge nella ricerca di sonorit\u00e0 che non sovrastano mai le voci, ma si amalgamo con esse al fine di realizzare una superiore unit\u00e0 suggerita dalla partitura nella quale sono presenti continui richiami tra gli strumenti e la voce. Anche le sonorit\u00e0 pi\u00f9 forti, come quelle prescritte dall\u2019autore all\u2019inizio del quarto atto prima del <i>Divertissement<\/i>, non appaiono mai aspre, mentre una certa morbidezza \u00e8 riscontrabile nei passi lirici degli archi di cui \u00e8 disseminata la partitura. Complessivamente valido\u00a0 il cast vocale scelto con particolare attenzione alla vocalit\u00e0, tutt&#8217;altro che facile, di quest\u2019opera. Appassionato nel duetto dell\u2019atto primo con Anahita e fervente di zelo religioso nella preghiera dell\u2019atto terzo, il tenore <strong>Luca Lombardo<\/strong> (Zar\u00e2stra) affronta con musicalit\u00e0 e sicurezza il ruolo allo stesso modo del soprano <strong>Catherine Hunold,<\/strong> interprete sensibile e cantante dalla bella linea vocale, pur con qualche tensione nel registro acuto. Domina il cast la personalit\u00e0 autenticamente teatrale del mezzosoprano <strong>Kate Aldrich<\/strong>, che tratteggia una Varheda appassionata e vocalmente sicura su tutta la linea vocale, come si pu\u00f2 vedere nell\u2019aria <i>Descendons plus bas<\/i> dell\u2019atto secondo. Particolarmente versato per i ruoli di Massenet, il baritono <strong>Jean-Fran\u00e7ois Lapointe<\/strong> ci consegna un Amrou estremamente credibile sotto ogni punto di vista. Completano degnamente il cast: <strong>Marcel Vanaud<\/strong> (Le Roi d&#8217;Iran); <strong>Julien Dran<\/strong> (Un Prisonnier Touranien) e<strong> Florian Sempey<\/strong> nella doppia veste di Un Chef Touranien\u00a0 e di Le H\u00e9rault. Buona, infine, anche la prova del coro ben preparato da <strong>Laurent Touche.<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p>La parte storico-musicale \u00e8 un estratto da: <i>Jules Massenet. Les tribulations d\u2019un auteur. Una vita per il teatro musicale<\/i>, di Riccardo Viagrande. Casa Musicale Eco, Monza, 2012, pp. 85-89. Si ringrazia l\u2019editore per averne concesso la pubblicazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Grand Op\u00e9ra in cinque atti e sei quadri su libretto di Jean Richepin. 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