{"id":70949,"date":"2014-04-06T19:46:34","date_gmt":"2014-04-06T17:46:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=70949"},"modified":"2015-04-25T17:07:33","modified_gmt":"2015-04-25T15:07:33","slug":"sara-mingardo-in-concerto-a-busseto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/sara-mingardo-in-concerto-a-busseto\/","title":{"rendered":"Sara Mingardo in concerto a Busseto"},"content":{"rendered":"<p><em>Busseto, Collegiata di S. Bartolomeo <\/em><br \/>\n<b><b>Ensemble Marija Judina<\/b>\u00a0&#8211; Associazione Euphonia <\/b><br \/>\nContralto <b>Sara Mingardo\u00a0 <\/b><br \/>\nViolini <b>Silvia Colli<\/b>,<b> Gian Andrea Guerra <\/b><br \/>\nViola <b>Valentina Soncini <\/b><br \/>\nVioloncello <b>Gioele Gusberti <\/b><br \/>\nContrabbasso <b>Vanni Moretto <\/b><br \/>\nClavicembalo e concertazione <b>Giovanni Paganelli <\/b><br \/>\n<i>Antonio Vivaldi: <\/i>Nisi Dominus; Stabat Mater<br \/>\n<i>Fortunato Chelleri:<\/i> Sinfonia in Si bemolle maggiore<br \/>\n<em>Busseto, 3 aprile 2014 \u00a0 \u00a0\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Talvolta la bellezza si manifesta nei luoghi pi\u00f9 impensati. L\u2019associazione Favorita del Re \u2013 Centro Studi Romano Gandolfi \u00e8 nata per commemorare il defunto direttore di coro e d\u2019orchestra Romano Gandolfi, noto soprattutto come direttore del coro della Scala dal 1971 al 1983, e per creare una sede per eventi musicali e culturali nella sua villa di Medesano, in provincia di Parma. Per raccogliere fondi per le sue attivit\u00e0, l\u2019associazione ha organizzato gioved\u00ec 3 aprile 2014 un concerto in cui i due mottetti per contralto e archi <i>Nisi Dominus <\/i>e <i>Stabat <\/i>Mater, tra le migliori creazioni di Antonio Vivaldi, sono stati interpretati dalla pi\u00f9 grande cantante di questo repertorio, Sara Mingardo, che con molta generosit\u00e0 si \u00e8 prestata gratuitamente all\u2019iniziativa.<br \/>\nIl luogo prescelto \u00e8 stato la Collegiata di San Bartolomeo di Busseto, splendida chiesa ricoperta di eleganti stucchi settecenteschi (purtroppo funestati da una orrenda abside neogotica tardo-ottocentesca), che conserva al suo interno alcuni capolavori del pittore cremonese Vincenzo Campi, poco ricordato genio dell\u2019arte cinquecentesca. Un luogo ricco di ricordi verdiani: in questa chiesa, che \u00e8 la principale della \u201ccitt\u00e0\u201d di Busseto, fu infatti organista e maestro di cappella Ferdinando Provesi, l\u2019insegnante di Verdi. Quando Provesi mor\u00ec nel 1833, Verdi sper\u00f2 di succedergli nell\u2019incarico. Gli fu preferito invece, senza alcun concorso, un tal Giovanni Ferrari (oh, Italia!). Solo nel 1836 venne indetto un concorso, che fu finalmente vinto da Verdi.<br \/>\nChe cosa c\u2019entrino Sara Mingardo e Vivaldi con Romano Gandolfi, Verdi e Busseto non \u00e8 chiaro e l\u2019associazione non deve riuscita a fare un\u2019adeguata pubblicit\u00e0 all\u2019evento, perch\u00e9 nonostante il prestigio della solista la chiesa era praticamente vuota (non vogliamo credere che i parmensi non vogliano sentire altro che Verdi), ma, forse anche per questo, il concerto \u00e8 stato molto emozionante. Per motivi economici l\u2019ensemble strumentale organizzato dall\u2019Associazione Euphonia di Modena, diretto dal clavicembalo dal talentuoso direttore ventunenne Giovanni Paganelli, annoverava solo due violini, viola, violoncello, contrabbasso, ma gli strumentisti erano tutti eccellenti barocchisti e la limitazione dell\u2019organico si \u00e8 trasformata in una splendida opportunit\u00e0 per un\u2019esecuzione a parti reali pi\u00f9 libera e viva, che ha valorizzato al massimo le linee vivaldiane e ha permesso alla solista di sfoderare la pi\u00f9 ampia gamma possibile di colori.<br \/>\nA giudicare da un colpo di tosse particolarmente grassa tra due movimenti, Sara Mingardo non doveva essere nella sua forma fisica migliore, ma nulla di questo si sarebbe mai potuto evincere dal canto, che \u00e8 stato al contrario un modello di perfezione e pulizia. La tecnica di Sara Mingardo dovrebbe essere additata a tutte le cantanti come l\u2019esempio pi\u00f9 riuscito della corretta, impalpabile fusione tra il registro di petto e il registro centrale (che \u00e8 una cosa ben diversa dal \u201ctirare su\u201d il registro di petto o del \u201ctirare gi\u00f9\u201d il registro di testa). Sara Mingardo canta sempre con la sua voce e questo le permette di essere sempre espressiva e spesso infinitamente commovente. Per fare solo un esempio, con altre (o altri) interpreti l\u2019\u201dEja Mater\u201d dello <i>Stabat <\/i>pu\u00f2 essere un pezzo piuttosto anodino, financo grigio. Nell\u2019intimo concerto bussetano \u00e8 stato un momento di grandissima emozione, grazie al continuum sempre cangiante del carismatico primo violino Silvia Colli e allo stupefacente chiaroscuro del contralto. Difficilmente credo che udr\u00f2 una messa di voce in registro di petto pi\u00f9 bella ed intensa di quella eseguita da Sara Mingardo sul Do basso che apre il pezzo. La masochistica richiesta alla vergine di poter soffrire con lei i suoi tormenti \u00e8 stata incarnata attraverso un ventaglio inesauribile di colori che trascolorano rapinosamente l\u2019uno nell\u2019altro, sempre collegati tra loro e mai \u201cfinti\u201d o \u201cnon appoggiati\u201d, dal forte pi\u00f9 pieno al pianissimo pi\u00f9 impalpabile, assecondati dalla direzione sensibile di Paganelli. Tramontata definitivamente (e per fortuna!) l\u2019epoca in cui il \u201cbarocco\u201d doveva essere eseguito in maniera grigia e anonima per \u201cvendicarsi\u201d del romanticismo, viviamo oggi in un\u2019epoca in cui \u201cbarocco\u201d \u00e8 sinonimo di eccesso, non di rado perfino di circo equestre. Lontanissima da questi due eccessi, Sara Mingardo rappresenta invece una rara realizzazione di quell\u2019ideale settecentesco (testimoniato ad esempio dagli aurei trattati del Tosi e del Mancini) in cui bellezza (cio\u00e8 naturalezza) del suono ed espressivit\u00e0 non sono nemici ma al contrario alleati. Se questi compositori italiani come Vivaldi scrivevano cose cos\u00ec semplici, se confrontate con le complessit\u00e0 di Bach non era per mancanza di preparazione contrappuntistica o solo per abitudini stilistiche ma anche per lasciare campo libero al contributo espressivo degli interpreti, i quali per\u00f2 devono essere all\u2019altezza del compito. Durante l\u2019esecuzione di questi due mottetti, nel ristretto uditorio pochi cigli sono rimasti asciutti.<br \/>\nPer concedere un attimo di riposo alla cantante e per separare i due mottetti in dolorose tonalit\u00e0 minori, l\u2019ensemble ha eseguito con molto brio una <i>Sinfonia in Si bemolle maggiore<\/i> in tre tempi del compositore parmigiano (poi emigrato in Svezia e Germania) Fortunato Chelleri (Parma, 1690 \u2013 Kassel, 1757), piacevolissima opera in un precoce \u201cstile galante\u201d, notevole soprattutto per il secondo movimento (<i>Affettuoso<\/i>) basato sul tema di \u201cLascia ch\u2019io pianga\u201d dal <i>Rinaldo <\/i>di Handel, che aveva avuto modo di conoscere durante il suo soggiorno londinese nel 1726-27. Non credo che il Centro Studi Romano Gandolfi sia riuscito nel suo intento di raccogliere fondi con questo evento, ma pu\u00f2 se non altro andare orgoglioso di aver offerto ai pochissimi partecipanti un\u2019esperienza musicale indimenticabile. P.V.Montanari<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Busseto, Collegiata di S. 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