{"id":71081,"date":"2014-04-08T13:55:50","date_gmt":"2014-04-08T11:55:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=71081"},"modified":"2016-12-30T15:26:21","modified_gmt":"2016-12-30T14:26:21","slug":"ferrara-teatro-comunale-la-boheme","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/ferrara-teatro-comunale-la-boheme\/","title":{"rendered":"Ferrara, Teatro Comunale: &#8220;La Boh\u00e8me&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><em>Teatro Comunale \u201cClaudio Abbado\u201d &#8211; Stagione Lirica 2013\/2014<\/em><br \/>\n<strong>&#8220;LA BOH\u00c8ME&#8221;<\/strong><br \/>\nDramma lirico in quattro quadri<br \/>\nLibretto di Luigi Illica e salvatore Giacosa<br \/>\nDa <em>Sc\u00e8nes de la vie de Boh\u00e8me<\/em> di Henri Murger<br \/>\nMusica di <strong>Giacomo Puccini<\/strong><br \/>\n<em>Mim\u00ec<\/em> NOZUKO TETO<br \/>\n<em>Musetta<\/em> RUTZAN MANTASHYAN<br \/>\n<em>Rodolfo, poeta<\/em> MATTEO LIPPI<br \/>\n<em>Marcello, pittore<\/em> BYONG ICK CHO<br \/>\n<em>Schaunard, musicista<\/em> PAOLO INGRASCIOTTA<br \/>\n<em>Colline, filosofo<\/em> FRANCESCO MILANESE<br \/>\n<em>Alcindoro\/Beno\u00eet<\/em> MIRKO QUARELLO<br \/>\nOrchestra Regionale Filarmonica Veneta<br \/>\nDirettore <strong>Francesco Lanzillotta<\/strong><br \/>\nCoro Lirico Amadeus (M\u00b0 del coro: <strong>Giuliano Fracasso<\/strong>)<br \/>\nCoro di voci bianche Associazione Musicale Manzato (M\u00b0 del coro <strong>Livia Rado<\/strong>)<br \/>\nRegia, scene e costumi <strong>Ivan Stefanutti<\/strong><br \/>\nCooproduzione Teatro Comunale di Bolzano, Teatro dell\u2019Aquila di Fermo, Fondazione Teatro Comunale di Treviso, Fondazione Teatro Comunale di Ferrara, in collaborazione con Regione Veneto<br \/>\nAllestimento di Comune di Bassano \/ Operafestival, Comunae di Padova, Comune di Rovigo \/ Teatro Sociale<br \/>\n<em>Ferrara, 4 Aprile 2014<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il teatro non pi\u00f9 semplicemente \u201ccomunale\u201d ma ora<strong> \u201cClaudio Abbado\u201d <\/strong>di <strong>Ferrara<\/strong> chiude la propria stagione lirica all\u2019insegna del repertorio pi\u00f9 consolidato. Per il titolo pucciniano la direzione del teatro ripropone, in parte, un format della &#8220;Luisa Miller&#8221;, presentando in palcoscenico un cast composto dai vincitori di un prestigioso concorso di canto italiano guidati da un direttore esperto. Se nel caso della Miller inaugurale constatammo la debolezza dell\u2019esperimento in ragione delle rigorose esigenze della musica verdiana, qui con il debutto dei vincitori del concorso<strong> \u201cToti Dal Monte\u201d<\/strong> il binomio nuovi talenti-direzione si rivela nel complesso assai soddisfacente e il cast adeguato al cimento. Il quartetto maschile di protagonisti dipinge con scrupolo, grazie ad un buon affiatamento sulla scena, il ritratto degli artisti squattrinati. Seppure dal punto di vista attoriale ciascuno sia a suo modo ancora piuttosto acerbo, questi \u201cragazzi\u201d traggono la loro forza scenica (con la complicit\u00e0 dell\u2019attenzione del regista) dalla coesione del gruppo, sicch\u00e9 i momenti migliori risultino quelli delle prime scene del primo atto e del terzo. Dal punto di vista vocale per\u00f2 i distinguo sembrano doverosi.<br \/>\nIl Rodolfo di <strong>Matteo Lippi<\/strong> non avr\u00e0 forse ancora maturato il pieno peso vocale necessario ad una completa resa drammatica del ruolo, ma canta con grande generosit\u00e0 e partecipata musicalit\u00e0. La timbrica chiara della voce si lascia apprezzare fin dall\u2019attacco di \u201cNei cieli bigi\u201d: ed \u00e8 proprio da l\u00ec che si intravedono i pregi di una vocalit\u00e0 lirica cristallina raffinata ma ancora affinabile. Lippi regge, occorre sottolinearlo, l\u2019impatto vocale ed emotivo delle due romanze \u00abChe gelida manina\u00bb e \u00abO Mim\u00ec tu pi\u00f9 non torni\u00bb e anche se la prima lo prova decisamente di pi\u00f9 della seconda, l\u2019espressivit\u00e0 risulta la chiave vincente di entrambi. Da migliorare nello specifico la coesione fra i registri e in particolare la regione dell\u2019acuto, dove i suoni tendono ad assottigliarsi. Marcello appare nelle corde di <strong>Byong Ick Cho<\/strong> che ha dalla sua una gi\u00e0 pi\u00f9 che sapientemente maturata sensibilit\u00e0 verso la lingua italiana e una vocalit\u00e0 baritonale assai tonante e generosa specie nei centri, seppure dalla timbrica invero non eccessivamente seducente. In ombra lo Schaunard di <strong>Paolo Ingrasciotta<\/strong> mentre eccessivamente artefatta appare la vocalit\u00e0 del Colline di <strong>Francesco Milanese<\/strong>.<br \/>\nIl versante femminile riserva, per\u00f2, le sorprese pi\u00f9 gradevoli. Seppure la carnagione e la fisicit\u00e0 di <strong>Nozuko Teto<\/strong> siano poco adatti a dipingere quel ritratto veritiero di una giovane tisica che i puristi del realismo potrebbero pretendere, la sua Mim\u00ec ha una personalit\u00e0 forte (forse perfino troppo), lotta tenacemente perch\u00e9 in lei la vita prevalga sulla morte. La voce colpisce per la tavolozza cromatica e l\u2019espressivit\u00e0, entrambe ben spese al servizio della causa pucciniana. Regala al pubblico una \u00abMi chiamano Mim\u00ec\u00bb trasudante di dolcezza con oltretutto uno spavaldo slancio nel registro acuto; positiva impressione che sar\u00e0 confermata anche nel terzo atto durante \u00abD\u2019onde lieta usc\u00ec\u00bb. La Musetta di <strong>Rutzan Mantashyan<\/strong> \u00e8 la migliore del cast, sia scenicamente (assai spigliata nel dipingere il ritratto della civettuola tutto pepe) sia vocalmente, dove alterna al temperamento dell\u2019esordio momenti di grande sensibilit\u00e0: vertici in questo senso il suo \u201cvalzer\u201d (del quale la bacchetta di Lanzillotta dilata sensibilmente i tempi per sottrarlo ad ogni convenzionalit\u00e0) e il quartetto del III atto, dove trova felicemente la via di un fraseggio accurato. Di <strong>Mirko Quarello<\/strong>, impegnato nel doppio ruolo di Beno\u00eet e Alcindoro, si dir\u00e0 che \u00e8 molto meglio nel secondo cimento piuttosto che nel primo, dove la voce per piegarsi all\u2019inflessione comica e attempata richiesta dell\u2019et\u00e0 del personaggio perde sul piano dell\u2019articolazione della parola e del volume: cos\u00ec la gustosa scena della riscossione dell\u2019affitto, che regge buona parte del suo effetto teatrale sul racconto del \u00abpadron di casa\u00bb, viene diluita nel mare magnum della musica pucciniana.<br \/>\nVeniamo ora alla parte visiva. L\u2019allestimento di <strong>Ivan Stefanutti<\/strong> non \u00e8 certo una novit\u00e0 dell\u2019ultima ora (gira l\u2019Italia ormai da diversi anni, raccogliendo plausi e approvazioni) ma \u00e8 sicuramente intelligente e soprattutto coerente. Nell\u2019idea del regista, Boh\u00e8me non \u00e8 un\u2019opera policroma, dove la variet\u00e0 degli accadimenti si intreccia alla variet\u00e0 dei sentimenti umani. L\u2019accadimento \u00e8 uno solo: la morte della protagonista, contrapposta quasi grottescamente all\u2019estrema vitalit\u00e0 e vivacit\u00e0 del quartetto maschile; uno \u00e8 anche il sentimento predominante: l\u2019amore ricambiato di Rodolfo, che sembra alleggerire l\u2019anima e la mente di Mim\u00ec oppressa soltanto dal giogo della sua imminente fine. Per perseguire questa estetica, Stefanutti crea un allestimento sostanzialmente \u201cbicromo\u201d: sposta l\u2019azione agli anni \u201930, nella Parigi di Picasso e Cocteau, si aggrappa all\u2019estetica del film in bianco e nero (rifacendosi specialmente a Marcel Carn\u00e9 e Jean Vigo). In questa Boh\u00e8me non trova quindi spazio quella vitale cromia che rende ogni istante dell\u2019esistenza distinguibile dal successivo e dai precedenti, dominano solo gli opposti vita\/bianco morte\/nero; nel mezzo c\u2019\u00e8 solo il triste grigiore dei parigini, mossi dalla frenesia della vita mondana e dello shopping, mentre attorno a loro si consuma, nell\u2019indifferenza, il dramma di un\u2019esistenza. Perfino il rosa della cuffietta di Mim\u00ec non \u00e8 tale, ma solo una delle tante tonalit\u00e0 di grigio, sia perch\u00e9 prodotto di quella stessa societ\u00e0 alla quale ella vorrebbe appartenere, sia perch\u00e9 in lei ogni colore si mischia con il nero di quella \u00abterribil tosse che il petto le scuote\u00bb. Le bellissime e glaciali luci vengono usate a fini drammatici per sottolineare la tensione scenica o il repentino mutamento di situazione: particolarmente suggestive quelle all\u2019inizio del quatto atto, quando la frizzante e divertita vita del quartetto viene bruscamente uccisa dall\u2019ingresso di Musetta che annuncia l\u2019arrivo di Mim\u00ec. La regia segue, molto spesso, l\u2019estetica filmica; un solo esempio: il motivo del valzer di Musetta diventa musica di livello interno, tutelata dalla presenza sulla scena di un suonatore ambulante di fisarmonica che invita al ballo i parigini ancora prima che Musetta inizi il brano. In questo modo il suo canto risulta giustificato dal motivo del valzer che lei stessa sente sulla scena. Si apprezza anche la gestione dello spazio nel secondo atto, dove al fianco della consolidata bipartizione verticale della scena (si stampo zeffirelliano) Stefanutti affianca una bipartizione orizzontale tutelata dal Caff\u00e8 Momus: sul lato sinistro la massa dei parigini, sul lato destro, in prossimit\u00e0 di un lampione, le prostitute, coloro che proprio da quella massa vengono escluse; con loro Marcello si intratterr\u00e0 nel tentativo di far ingelosire la sopraggiunta Musetta. Meno funzionale alla drammaturgia, invece, l\u2019abuso dell\u2019elemento scenico della poltrona nella mansarda, specie nel primo atto e in particolare durante le romanze dei due protagonisti: vedere Rodolfo che intona comodamente seduto la seconda parte della sua \u00abgelida manina\u00bb e sempre seduto ascolta la risposta della fioraia gracchia con il trasporto di sentimento sbalzato dalla musica pucciniana. Un espediente visivo che tiene fisicamente distanti i due protagonisti, che dovrebbero invece sentirsi sempre pi\u00f9 attratti fra loro e che, a ben guardare, dipinge come eccessivamente temperamentoso e forte il carattere di una Mim\u00ec che dovrebbe fare dell\u2019insicurezza e della precariet\u00e0 al sua cifra drammatica.<br \/>\nQuanto alla direzione di <strong>Francesco Lanzillotta<\/strong> alla guida di un\u2019Orchestra Regionale Filarmonica Veneta in pregevole spolvero, \u00e8 stata semplicemente affascinante. Raramente \u00e8 capitato di sentire una versione del titolo pucciniano cos\u00ec avaro di colori e al contempo cos\u00ec vario e articolato nella dinamica. Lanzillotta cio\u00e8 si pone in piena sintonia con la bicromia proposta da Stefanutti e asciuga all\u2019essenziale i colori della partitura. Se in alcuni punti finisce per smarrirsi l\u2019ardore passionale insito nel disegno orchestrale (specie nel terzo atto), la linea interpretativa alla lunga appare vincente, non solo perch\u00e9 regala una unitariet\u00e0 di intenti con il disegno registico a che lo spettacolo risulti nel complesso coerente, ma anche perch\u00e9 lascia maturare nello spettatore la piena consapevolezza di un uso drammaticamente teso della dinamica nella musica del compositore toscano. Assai valido l\u2019apporto del <strong>Coro Lirico Amadeus<\/strong> e del <strong>Coro di Voci Bianche \u201cAssociazione Musicale Manzato\u201d<\/strong> rispettivamente diretti da<strong> Giuliano Fracasso<\/strong> e <strong>Livia Rado<\/strong>. Al termine, successo incandescente unito al rammarico per la chiusura di una stagione lirica nel complesso estremamente convincente. <em>Foto Piccinni &#8211; Treviso<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Teatro Comunale \u201cClaudio Abbado\u201d &#8211; Stagione Lirica 2013\/2014 &#8220;LA BOH\u00c8ME&#8221; Dramma lirico in quattro quadri Libretto di Luigi [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":68,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[10258,2709,10261,136,17806,758,109,17807,10259,10264,10262,145,10260,10263,1588],"class_list":["post-71081","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-recensioni","tag-byong-ick-cho","tag-francesco-lanzillotta","tag-francesco-milanese","tag-giacomo-puccini","tag-giuliano-fracasso","tag-ivan-stefanutti","tag-la-boheme","tag-livia-rado","tag-matteo-lippi","tag-mirko-quarello","tag-nozuko-teto","tag-opera-lirica","tag-paolo-ingrasciotta","tag-rutzan-mantashyan","tag-teatro-comunale-di-ferrara"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/71081","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/68"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=71081"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/71081\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":88265,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/71081\/revisions\/88265"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=71081"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=71081"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=71081"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}