{"id":71095,"date":"2014-04-14T00:01:42","date_gmt":"2014-04-13T22:01:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=71095"},"modified":"2016-12-05T17:03:19","modified_gmt":"2016-12-05T16:03:19","slug":"larmonia-sovrasensibile-intervista-con-il-maestro-mark-drusco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/larmonia-sovrasensibile-intervista-con-il-maestro-mark-drusco\/","title":{"rendered":"L&#8217;Armonia sovrasensibile: intervista al compositore  Mark Drusco"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Mark Drusco<\/strong> esordisce come compositore nel 1995. Nel 2000 realizza la colonna sonora del film <i>The Doors of the Unknown<\/i>, di cui partecipa alla regia; il film \u00e8 interpretato dall\u2019attrice americana Corina Katt Ayala (la stessa che ricopre il ruolo della pittrice messicana Frieda Khalo in <i>The Cradle Will Rock<\/i>, per la regia di Tim Robbins, con John Cusack e John Turturro). Nel 2001 compone la\u00a0 colonna sonora del film <i>The Way of Beauty<\/i>, nel 2002 quella di <i>Women in Magic<\/i>, e nel 2003 quella di <i>Downigh<\/i>. Negli anni pi\u00f9 recenti, dedicandosi soprattutto alla composizione, ha delineato un nuovo rapporto tra la sua poetica e il patrimonio della musica di tradizione classica.<br \/>\n<b>Maestro Drusco, Lei \u00e8 un compositore che mantiene sempre attivo il rapporto tra modelli classici e innovazione. Vorrebbe spiegarci che cosa intende con la locuzione <i>Armonia sovrasensibile<\/i>, ossia una struttura musicale di sua elaborazione (e anche nome di una casa discografica che lei ha fondato nel 2012)?<\/b><br \/>\n<i>SupernalArmony<\/i>, ovvero Armonia Sovrasensibile, \u00e8 musica che indaga nell\u2019energia spirituale dell\u2019animo umano e della Bellezza l\u2019aspetto magico e primordiale della Natura. \u00c8 espressione di visioni, percezioni, intuizioni, rivelazioni e condivisioni del Sovrasensibile tradotte in musica. Armonia Sovrasensibile \u00e8 sintesi, perci\u00f2 concentra la propria espressivit\u00e0 in un\u2019estrema brevit\u00e0 della composizione, \u00e8 musica trascendente nei lemmi del Sovrasensibile: Primordialit\u00e0, Ancestralit\u00e0, Ignoto. Per sua natura, Armonia Sovrasensibile \u00e8 vincolata alla struttura compositiva classica, con una strumentazione classica, archi, soprattutto. Il mio mondo non \u00e8 musica per la musica, ma \u00e8 proiezione armonica di riflessi magici naturali. Una sorta di alchimia in musica. Almeno, questa \u00e8 la mia via. Ed \u00e8 come si fa raccontare gli strumenti che conta, e il valore cromatico\/armonico che si conferisce all\u2019interno di un racconto sonoro (di una partitura). Per esempio, le <i>Onde di Meraviglia<\/i>, una delle serie sovrasensibili che ho recentemente composto: io definisco questi brani \u2018emanazioni cromatiche\u2019 della Bellezza. Io non voglio emulare le onde del mare in una sorta di musica a programma, ma mi calo nell\u2019energia delle onde e la descrivo nella sua accezione sovrasensibile; cos\u00ec i violini, le viole, i violoncelli, i contrabbassi si lanciano in racconti di energia. Io penso in termini di battute lunghe (12\/4, ad esempio), all\u2019interno delle quali si sviluppano racconti, visioni in armonie verticali, non orizzontali. Per me una breve sequenza di note \u00e8 una micro storia indipendente, eppure vincolata al richiamo della sequenza che la precede e di quella che la segue. L\u2019incontro, l\u2019intreccio di queste ha per me una valenza di armonia primordiale, ancestrale. Io penso che la mia musica sia tanto arcaica da sembrare nuova e tanto nuova da sembrare arcaica. SupernalArmony \u00e8 diventata un Movimento musicale.<br \/>\n<b>L\u2019arcaismo di cui lei parla traspare soprattutto dalla severit\u00e0 e dall\u2019asciuttezza delle sonorit\u00e0 realizzate (penso per esempio al violoncello, uno degli strumenti ad arco che certamente predilige), mentre le progressioni e le sequenze denunciano una struttura nuova e moderna. C\u2019\u00e8 nella sua musica una confluenza di Medioevo e di contemporaneit\u00e0? Oppure la dialettica storica \u00e8 del tutto superata dai tre lemmi del Sovrasensibile di cui parlava prima? <\/b><br \/>\nLei \u00e8 entrato in profondit\u00e0 nel mio mondo armonico. Voglio dirle che \u00e8 la prima volta che mi capita. Per risponderle: l\u2019uno e l\u2019altro. La musica pre-medievale aveva gi\u00e0 in s\u00e9 l\u2019embrione dell\u2019armonia post-moderna, (pre-medievale e post-moderna sono molto simili) perch\u00e9 le due \u00e8re si assomigliano, quanto meno per confusione sociale; ma quella si rifaceva al sovrasensibile in modo spontaneo, naturale, magico, mentre questa \u00e8 costruita, artefatta e grottesca. Quella era l\u2019epoca dell\u2019uomo in cerca di nuovi lemmi, a 360 gradi, in cui tutto era magico, sovrasensibile, mentre questa \u00e8 l\u2019epoca del disordine sociale elevato a ordine preconfezionato, e il magico, il sovrasensibile, sono una moda, e anche un affare. \u00a0Nella mia musica non c\u2019\u00e8 contaminazione o confluenza di due mondi lontani, ma c\u2019\u00e8 un nuovo e unico lemma, basato sul concetto che la musica cos\u00ec com\u2019\u00e8 oggi non ha pi\u00f9 nulla da esprimere perch\u00e9 \u00e8 totalmente svincolata dall\u2019essere umano e dai suoi sogni. Io cerco di ripristinare un vincolo duraturo fra i sogni dell\u2019uomo di oggi e il senso della sua vita e questo per una nuova \u00e8ra in cui l\u2019uomo sia capace di esprimere il meglio di s\u00e9 spontaneamente, senza l\u2019enfasi del \u2018personaggio\u2019 e della sua glorificazione. Cos\u00ec, il mio arcaismo armonico diventa un possibile futuro, l\u2019asciuttezza dei miei strumenti diventa lucidit\u00e0 espressiva, e il tutto confluisce nell\u2019Armonia Sovrasensibile.<br \/>\n<b>Ho alluso al Medioevo anche per un\u2019altra dimensione importante della sua musica: l\u2019epica. Nelle arti performative del Novecento, pi\u00f9 che la musica \u00e8 stato il cinema a riappropriarsi dell\u2019epica. Secondo lei \u00e8 un rapporto che deve invertirsi? Gli intellettuali che oggi \u201cfanno tendenza\u201d parlano sempre dell\u2019epica (in qualunque arte sia declinata) con un certo sospetto. \u00a0<\/b><br \/>\nL\u2019epica nel cinema \u00e8 una fasulla enfasi del mito dell\u2019eroe, anche quando alla fine del film l\u2019eroe muore. Ma se riandiamo all\u2019<i>Odissea<\/i>, Odisseo torna a casa lacero e si trasforma in uno straccione, ma dentro \u00e8 l\u2019uomo scaltro e vincente che pianifica la sua giusta vendetta. \u00c8 l\u2019epica dell\u2019UOMO, non del burocrate che torna dalla consorte e scaltrisce sul possibile compromesso con i Proci.\u00a0 Il mezz\u2019uomo di oggi farebbe questo, pur di sopravvivere. L\u2019epica espressa dal cinema hollywoodiano ha messo l\u2019accento sul superuomo, ma lo ha fatto riducendo tutto a muscoli e azione subordinata al mito di s\u00e9. Ma ora \u00e8 tempo che sia la musica ad appropriarsi di un\u2019epica, di un nuovo modo si sentire, di vivere. Abbiamo bisogno di spontaneit\u00e0, non di labirintica complessit\u00e0. Di sintesi, non di lezioso artificio fine a se stesso. Dobbiamo tornare alla logica spontanea dell\u2019uomo dell\u2019Ottocento, che trascendeva l\u2019esistenza per conferirle una magica visione, e questo lo rendeva un uomo libero; e dentro, anche se fuori restava servo della gleba, una condizione a cui non poteva sottrarsi. Gli \u2018intellettuali\u2019 di oggi sono schiavi di un concetto di libert\u00e0 artistica costruita sulle macerie del liberalismo, ma hanno dimenticato la spontanea trascendenza che la musica\u00a0 pu\u00f2 creare. Se la mia musica \u00e8 <i>epica<\/i> lo \u00e8 perch\u00e9 si riappropria del mito finale: la condivisione con la Bellezza, l\u2019energia magica della Natura.<br \/>\n<b>Al rapporto tradizione\/contemporaneit\u00e0 di cui si parlava prima lei ha recentemente aggiunto un influsso dell\u2019arte orientale, con la <i>Harmony Haiku<\/i>. Si tratta della trasformazione delle <i>Armonie sovrasensibili<\/i>, oppure \u00e8 una strada parallela, ottenuta dalla suggestione di un mondo musicale e narrativo completamente \u201caltro\u201d, come quello giapponese? <\/b><br \/>\nAll\u2019inizio riconsiderai la struttura letteraria degli antichi Haiku giapponesi e cinesi legati alla filosofia Zen e Ch\u2019an. Allora un poeta doveva esprimere in due, al massimo in tre versi concetti, visioni, rivelazioni o pensieri molto complessi; l\u2019haiku doveva contenere il mondo in due versi. Ma si trattava di poesia. Io ho applicato il concetto delle antiche poesie Haiku alla mia musica, e ho elaborato un sistema strutturale armonico di sintesi, ma poi gli Hamony Haiku sono entrati nel sistema armonico delle mie Armonie Sovrasensibili e hanno infuso una nuova visione al tutto, fino a diventare, come dice lei, un mondo musicale parallelo e completamente \u2018altro\u2019, ma allo stesso tempo vincolato, per contenuti e struttura musicale, ai principi di SupernalArmony.<br \/>\n<b>Un particolare che certamente colpisce l\u2019ascoltatore \u00e8 la durata predeterminata di queste sue composizioni: 58 secondi. Perch\u00e9?<\/b><br \/>\nPerch\u00e9 quei 58 secondi di musica devono essere la sintesi estrema di una storia, di un\u2019emozione, di una visione complessa. Io compongo per lemmi, non per descrizioni. Faccio un esempio: nell\u2019<i>Haiku del Vento e dell\u2019Erba<\/i>, che prosegue la serie degli <i>Haiku della Sorgente<\/i>, il violino sul tasto \u00e8 l\u2019energia a folate del vento; il secondo violino, in crescendo breve, \u00e8 il respiro del vento, mentre i violoncelli in crescendo lungo sono il respiro dell\u2019erba e il suo anelito. L\u2019incontro e l\u2019intreccio dei violini (vento) e dei violoncelli (erba) \u00e8 l\u2019armonia del brano. In questi 58 secondi di musica c\u2019\u00e8 la sintesi estrema di un racconto magico, la storia della condivisione fra il vento e l\u2019erba.<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"\/\/www.youtube.com\/embed\/peI7ivwyYjg\" width=\"420\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><br \/>\n<b><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>\u00a0\u00c8 da parecchi anni che Lei lavora molto per il cinema, in particolare americano, per la composizione della colonna sonora di film. Come si \u00e8 evoluta secondo Lei la musica per cinema negli ultimi vent\u2019anni? Molto spesso le grandi produzioni holliwoodiane presentano musiche di stile assai antiquato; a volte sembra addirittura che i modelli sinfonici degli anni Cinquanta-Sessanta (alla Bernard Herrmann, tanto per capirsi) siano insostituibili \u2026 <\/b><br \/>\n\u00c8 vero, ma questo \u00e8 dovuto a molti fattori che condizionano i compositori, prima di tutto la convinzione, nell\u2019Industry hollywoodiana, che in un film la musica sia di supporto alle scene. Cos\u00ec, nelle colonne sonore dei film non si \u00e8 mai andati oltre \u2018l\u2019evocativo\u2019, il suggestivo, l\u2019armonia ad effetto, e questo ha provocato un ristagno artistico nella musica per film. Io credo invece che la musica debba essere un elemento trascinatore in un film, perch\u00e9 se la musica \u00e8 elevata, grande, significativa, lo \u00e8 anche il film, ma non viceversa.<br \/>\n<b>I lettori di \u201cGBopera\u201d sono soprattutto appassionati di melodramma e melomani. Qual \u00e8 il suo rapporto con l\u2019opera, e con il teatro musicale in genere? Vorrebbe cimentarsi in questo ambito performativo? Nell\u2019et\u00e0 digitale il teatro musicale secondo lei \u00e8 destinato a scomparire o a mutare sensibilmente?<\/b><br \/>\nL\u2019opera vive e continuer\u00e0 a vivere di luce propria. Il teatro musicale, invece, \u00e8 passato attraverso molte rielaborazioni strutturali, spesso partendo dall\u2019aspetto scenografico, che ha finito per influenzare anche la musica. Io sto elaborando un nuovo aspetto della mia musica: il teatro musicale Sovrasensibile.<br \/>\n<b>Quali sono le sue caratteristiche? \u00c8 sempre presente quella congiunzione di parola letteraria e di musica strumentale che caratterizza sin dalle origini il teatro musicale?<\/b><br \/>\nImmagini, suoni, sillabe, parole senza una storia n\u00e9 un approccio sociale ma con una valenza sovrasensibile; avr\u00e0 una possibile visione di un teatro musicale libero, spontaneo, dove la voce non racconta, ma si eleva a vita, a lemma di una ragion d\u2019essere della voce stessa, in cui la musica \u00e8 compagna di avventure della voce, non accompagnatrice di storie trite o confezionate. Immagini un lungo assolo di voce e nient\u2019altro e poi un lungo assolo di musica, poi un intreccio di voce e di strumenti che riprendano quegli assolo e ne facciano un cantico, e avr\u00e0 la primordiale visione di ci\u00f2 che la voce umana e la musica possono fare insieme, senza che ci sia bisogno di gorgogliare melodrammatiche sequenze di esistenza condite con costumi grotteschi davanti al paravento del sipario o di una costruita e patetica scenografia.<br \/>\n<b>Qual \u00e8 il suo rapporto con gli esecutori della musica che compone?<\/b><br \/>\nLibert\u00e0. E condivisione. <b>\u00a0<\/b><br \/>\n<b>E il rapporto con il pubblico? Lo vorrebbe pi\u00f9 diretto, ossia vissuto nella sala da concerto?<\/b><br \/>\nVorrei che la gente si alzasse e andasse a mettere gli occhi sugli strumenti e li riempisse di musica. Vorrei che gli strumentisti suonassero in mezzo alla gente e per la gente. Vorrei che la musica fosse vita nella vita.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mark Drusco esordisce come compositore nel 1995. 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