{"id":71136,"date":"2014-04-12T01:13:24","date_gmt":"2014-04-11T23:13:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=71136"},"modified":"2016-12-18T22:27:02","modified_gmt":"2016-12-18T21:27:02","slug":"festival-mozart-strauss-al-teatro-massimo-di-palermo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/festival-mozart-strauss-al-teatro-massimo-di-palermo\/","title":{"rendered":"Festival Mozart-Strauss al Teatro Massimo di Palermo"},"content":{"rendered":"<p><em>Palermo, Teatro Massimo, Stagione Sinfonica 2014<\/em><i><br \/>\n<\/i><strong>Orchestra del Teatro Massimo<br \/>\n<\/strong>Direttore <strong>George Pehlivanian<\/strong><br \/>\nViolino <strong>Salvatore Greco<br \/>\n<\/strong>Soprano<strong> Marjorie Owens <\/strong><br \/>\n<em>Wolfgang Amadeus Mozart: <\/em>Serenata in Re maggiore K 250\/248b \u2018Haffner\u2019<br \/>\n<em>Richard Strauss: <\/em>Vier letzte Lieder;\u00a0 Also sprach Zarathustra op. 30<i> <\/i><i><br \/>\n<em>Palermo, 8 aprile 2014 \u00a0<\/em><\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Concepito come rassegna a s\u00e9 all\u2019interno della stagione sinfonica 2014 del Teatro Massimo di Palermo, il \u2018Festival Mozart-Strauss\u2019 intende innanzitutto celebrare i 150 anni dalla nascita di Richard Strauss, proponendo un interessante accostamento con alcune delle pi\u00f9 celebri pagine di Mozart, al quale si ricollega l\u2019atmosfera settecentesca di una significativa parte della produzione straussiana. Sviluppandosi nel mese di aprile, il progetto per\u00f2 si rivolge anche ad altri compositori, come Francis Poulenc (di cui verr\u00e0 eseguito lo <i>Stabat Mater<\/i>) o Johannes Brahms (protagonista dell\u2019ultimo concerto con l\u2019<i>Alt-Rhapsodie<\/i> op. 53 e lo <i>Schicksalslied<\/i> op. 54 d). In tal modo \u2013 ha spiegato il commissario straordinario Fabio Carapezza Guttuso \u2013 si \u00e8 voluto instaurare <b>un rapporto ancor pi\u00f9 simbiotico con la stagione operistica<\/b>, rimandando soprattutto all\u2019opera inaugurale (<i>Feuersnot<\/i> di Strauss) e al <i>Don Giovanni<\/i>, che andr\u00e0 in scena nella seconda met\u00e0 di maggio. E dopo il convincente e apprezzato avvio con la proiezione di <i>Der Rosenkavalier<\/i> (1925) \u2013 film muto di Robert Wiene accompagnato dall\u2019esecuzione dal vivo delle musiche di Strauss \u2013 il secondo appuntamento \u00e8 stato anticipato dall\u2019inaugurazione di una variopinta mostra nella Sala Pompeiana, tutta dedicata agli allestimenti mozartiani nel teatro palermitano dagli anni \u201950 sino ad oggi, con l\u2019esposizione di bozzetti, figurini, costumi di scena, programmi di sala, fotografie e locandine (la mostra rimarr\u00e0 aperta sino all\u20198 giugno).<br \/>\nL\u2019impressione \u00e8 stata quella di sfogliare un album di ricordi tra le mura della propria abitazione, sensazione che si \u00e8 mantenuta anche all\u2019avvio del concerto. Ospite abituale del palcoscenico del Massimo, <b>George Pehlivanian<\/b> propone di solito una buona sintonia con la compagine orchestrale, ma in questa occasione i risultati sono apparsi irregolari, determinando un forte disequilibrio fra le due parti del programma. Incide forse la struttura atipica della Serenata \u2018Haffner\u2019, opera che pu\u00f2 essere letta come combinazione di due brani \u2013 un concerto per violino seguito da una sinfonia \u2013 oppure come lavoro sinfonico pi\u00f9 complesso, introdotto da una <i>ouverture<\/i> in due tempi e contraddistinto al suo interno da tre movimenti concertanti, con il violino nel ruolo di solista. <b>Le discontinuit\u00e0 della composizione la rendono dunque poco adatta ad un ascolto in sala da concerto, rivelando quelle caratteristiche di musica da occasione che le sono proprie<\/b> (la <i>Serenata<\/i> venne composta nel 1776 per il matrimonio tra Marie Elisabeth Haffner con Franz Xaver Sp\u00e4th). Dal canto suo il direttore ha adottato una linea interpretativa piuttosto uniforme, riflessa in un\u2019omogeneit\u00e0 di gesto che \u00e8 rimasta sostanzialmente indifferente alla molteplicit\u00e0 stilistica delle sezioni. Pehlivanian, dunque, si \u00e8 espresso in una direzione abbastanza disincantata, allegramente superficiale e pressoch\u00e9 priva di sfumature. A sua volta l\u2019orchestra ha risposto alcune volte con partecipazione, altre volte quasi di malavoglia, non raggiungendo in alcuni passaggi l\u2019auspicato rapporto di amalgama fra sezione dei fiati e degli archi. A <b>Salvatore Greco<\/b>, primo violino dell\u2019orchestra del Teatro Massimo, il difficile compito di solista in una parte apparentemente agevole, ma in realt\u00e0 impervia per tessitura acuta, passaggi arditi, note scoperte. Nel complesso la sua prova ottiene una convincente purezza di suono in alcuni punti \u2013 in particolare nell\u2019<i>Andante<\/i> \u2013 alternata a momenti decisamente sottotono. Soprattutto nel <i>Minuetto<\/i>, Greco ci \u00e8 sembrato piuttosto ingessato nell\u2019esecuzione, con sbavature nella tenuta di suono, per poi sciogliersi nel <i>Rond\u00f2<\/i> (sebbene nel ritornello la sincronizzazione ritmica non fosse sempre perfetta).<br \/>\nTutt\u2019altra atmosfera nella seconda parte della serata, dedicata ad uno Strauss poco settecentesco e pi\u00f9 autenticamente tardoromantico. In questo caso la buona prova dell\u2019orchestra ha confermato l\u2019impressione delle ultime esibizioni, e cio\u00e8 che la compagine mostrasse qualche difficolt\u00e0 pi\u00f9 o meno evidente nella prima parte del concerto (o nei primi atti dell\u2019opera, come nel caso del recente <i>Otello<\/i>) per poi riaversi completamente nella seconda, quasi stentasse ad ingranare. Certamente la raffinata scrittura dei <i>Vier letzte Lieder<\/i> si prestava in modo particolare a sprigionare le buone qualit\u00e0 degli strumentisti, supportati da un Pehlivanian pi\u00f9 ispirato e dalla significativa presenza di <b>Marjorie Owens<\/b>. Il soprano statunitense, per quanto specializzato nel repertorio straussiano e soprattutto wagneriano, sembra possedere un timbro e un fraseggio non del tutto adatti alla morbidezza cangiante dei <i>Lieder<\/i>. Tuttavia la Owens ha dalla sua due importanti punti a favore: <b>la straordinaria intensit\u00e0 del volume, equilibrata nelle diverse zone del registro e sempre alla pari con la densit\u00e0 orchestrale<\/b>, e una particolare sensibilit\u00e0 di interpretazione, grazie alla quale ha saputo modulare effetti di continuo diversi (per quanto spesso in modo impercettibile), con apici di intensit\u00e0 in <em>Beim Schlafengehen<\/em> e <i>Im Abendrot<\/i>. Anche Greco si \u00e8 qui trovato a maggior agio, dando il meglio nello struggente assolo che caratterizza il breve interludio del penultimo Lied. La mobilit\u00e0 gestuale che il direttore d\u2019orchestra ha saputo recuperare nei <i>Lieder<\/i> \u00e8 poi giunta a piena maturazione nel poema sinfonico <i>Also sprach Zarathustra<\/i>, senza dubbio una delle opere pi\u00f9 conosciute del compositore monacense. L\u2019incipit pi\u00f9 celebre nella storia della musica sinfonica \u2013 insieme a quello della <i>Quinta<\/i> di Beethoven \u2013 \u00e8 risuonato subito con veemenza monumentale, trovando sostegno nell\u2019attacco potente degli ottoni, nel fuoco degli archi e nella sfrontatezza delle percussioni. Grande merito alla sezione grave degli archi, in particolare ai violoncelli, ai quali \u00e8 stato affidato l\u2019arduo intento di sviluppare il decorso musicale (apprezzati su tutti <i>Das Grablied<\/i> e <i>Das Tanzlied<\/i>), tenendo alta l\u2019attenzione di un pubblico generalmente interessato ed emotivamente coinvolto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Palermo, Teatro Massimo, Stagione Sinfonica 2014 Orchestra del Teatro Massimo Direttore George Pehlivanian Violino Salvatore Greco Soprano Marjorie [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":54,"featured_media":71185,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1005],"tags":[14678,5214,10273,14675,10272,3247,253],"class_list":["post-71136","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-concerti","tag-concerti","tag-george-pehlivanian","tag-marjorie-owens","tag-richard-strauss","tag-salvatore-greco","tag-teatro-massimo-di-palermo","tag-wolfgang-amadeus-mozart"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/71136","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/54"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=71136"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/71136\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/71185"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=71136"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=71136"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=71136"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}